• C. 4284 EPUB Proposta di legge presentata l'8 febbraio 2017

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Atto a cui si riferisce:
C.4284 Abrogazione delle leggi 21 dicembre 2005, n. 270, e 6 maggio 2015, n. 52, in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
approvato con il nuovo titolo
"Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali"


Frontespizio Relazione Progetto di Legge
Testo senza riferimenti normativi
XVII LEGISLATURA
 

CAMERA DEI DEPUTATI


   N. 4284


PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
TURCO, ARTINI, BALDASSARRE, BECHIS, SEGONI
Abrogazione delle leggi 21 dicembre 2005, n. 270, e 6 maggio 2015, n. 52, in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
Presentata l'8 febbraio 2017


      

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Onorevoli Colleghi! — A seguito del risultato del referendum costituzionale e delle conseguenti dimissioni del Governo Renzi, argomento prevalente nei giornali e nei dibattiti televisivi è in questi giorni la legge elettorale, da cui dipendono se e quando ci saranno nuove elezioni e le alleanze con cui i partiti si presenteranno di fronte agli elettori. Si tratta di una questione difficile da risolvere, perché l’Italicum, la legge elettorale in vigore (ma solo per la Camera dei deputati, come si farà notare in seguito), non piace a nessuno o quasi e tutte le forze parlamentari si sono impegnate a cambiarlo. Non è chiaro però se e quanto queste stesse forze siano disponibili ad accordarsi su una nuova legge e, nel caso, quanto tempo ci vorrà per raggiungere un compromesso.
      Il sistema elettorale al momento è caotico e incoerente: ci sono due leggi elettorali completamente diverse, una per la Camera dei deputati e una per il Senato della Repubblica. Quella per la Camera dei deputati è l’Italicum, una legge creata per produrre in ogni circostanza una netta maggioranza. Questo obiettivo è garantito da un grande premio di maggioranza che viene assegnato a chi ottiene il 40 per cento dei consensi su base nazionale o vince il ballottaggio tra i due partiti più votati.
      L’Italicum vale solo per la Camera dei deputati e non solo perché la Costituzione prevede che il Senato della Repubblica sia eletto su base regionale: durante le trattative per la sua approvazione si decise di non estenderlo al Senato della Repubblica, nemmeno modificandolo, per legare in qualche modo la sua effettiva applicazione all'approvazione della riforma costituzionale e per rassicurare così chi temeva che subito dopo l'approvazione della legge elettorale il Governo Renzi avrebbe dato le dimissioni per tornare a votare subito. Dall'altra parte, l'attuale tripolarismo italiano – dove tre partiti o coalizioni hanno circa un terzo dei voti ciascuno – può essere «disinnescato» con il premio di maggioranza nazionale, come quello della Camera dei deputati, ma non con molti premi di maggioranza regionali come sarebbe dovuto avvenire al Senato della Repubblica, facendo venire meno così la principale caratteristica dell’Italicum, cioè la garanzia di avere sempre una netta maggioranza in Parlamento per chi ha un voto in più degli altri.
      Il fallimento del referendum fa sì che il Senato della Repubblica resti com'è adesso nella sua forma e nelle sue funzioni e in esso c'è una situazione opposta. La legge elettorale del Senato della Repubblica è il cosiddetto Consultellum, cioè un'evoluzione del vecchio Porcellum, la legge elettorale escogitata nel 2005 dall'allora Ministro Roberto Calderoli, nelle parti rimaste in vigore dopo la sentenza della Corte costituzionale. Si tratta di un sistema proporzionale quasi puro che fa l'esatto contrario dell’Italicum, ossia porta a un'altissima frammentazione della rappresentanza politica e rende quasi impossibile formare una maggioranza.
      Se votassimo domani con le due leggi elettorali in vigore, quindi, il risultato probabilmente sarebbe una Camera dei deputati con una netta maggioranza del Partito democratico (PD) o del Movimento 5 Stelle (M5S), al momento i due principali partiti secondo i sondaggi, e un Senato della Repubblica spezzettato e non in grado di formare una maggioranza. Anche per questa ragione quasi tutti i partiti sono d'accordo, almeno a parole, nel voler adottare una nuova legge elettorale che sia più organica e che renda possibile la formazione, se non di una maggioranza di coalizione «monocolore», almeno una di larga coalizione (cioè tra centrodestra e centrosinistra).
      Le cose si complicano ulteriormente: in ogni caso, infatti, è molto probabile che non andremo mai a votare con l’Italicum, perché la legge elettorale, dopo la pronuncia della Corte costituzionale, la cui decisione era attesissima dal giorno successivo al referendum costituzionale, ha stabilito che l’Italicum è immediatamente applicabile in tutte le sue parti tranne il ballottaggio al secondo turno per le prime due liste e i capilista bloccati. Si può mantenere la legge elettorale, che viene però stravolta rispetto alle sue intenzioni originarie, ovvero andare verso un sistema maggioritario molto forte. Resta una legge proporzionale per la Camera dei deputati, che darebbe una solida maggioranza solo nel caso in cui uno degli schieramenti superi il 40 per cento. Solo per la Camera dei deputati, ricordiamo, perché l’Italicum non prevedeva la vittoria del «no» al referendum e quindi implicitamente dava per scontata la non elettività del Senato della Repubblica. Se si andasse a votare oggi, si voterebbe quindi con Italicum e Consultellum.
      In teoria tutti i partiti hanno manifestato l'intenzione di non ritrovarsi in questa situazione e vorrebbero approvare in tempi relativamente rapidi una nuova legge elettorale con cui presentarsi al voto già nella primavera del 2017.
      Al momento circolano molte proposte di nuova legge elettorale, alcune di tipo proporzionale con premio di maggioranza, simili al Porcellum, ma con un premio ridotto per evitare una nuova bocciatura della Corte costituzionale (queste proposte sono spesso definite di tipo «greco», l'unico sistema in occidente, oltre quello italiano, a prevedere un premio di maggioranza). Altri propongono sistemi misti proporzionale-maggioritario (a volte chiamati «sistema tedesco») come il Mattarellum, in vigore in Italia dal 1993 al 2005, che assegna il 75 per cento tramite collegi maggioritari e il 25 per cento sulla base di criteri proporzionali. Alcuni hanno proposto un Mattarellum 2.0, simile alla vecchia legge ma con l'aggiunta di un premio di maggioranza.
      Nel dibattito su quale sistema scegliere sono presenti due esigenze differenti. Da un lato i singoli partiti hanno preferenze di tipo «tattico»: si può essere tendenzialmente contrari ai sistemi che prevedono una componente maggioritaria (dove, cioè, in ogni collegio i vari candidati vanno allo scontro diretto e ottiene il seggio chi conquista la maggioranza dei voti). L'altra esigenza che viene spesso citata nasce dalla distribuzione attuale dei consensi tra i partiti italiani: che piaccia o no ci sono tre o quattro partiti o coalizioni che si dividono gran parte dei voti, quindi l'unico modo per escludere le grandi coalizioni e «sapere chi governa la sera delle elezioni» – la frase che si sente dire più spesso – è applicare una qualche forzatura con i premi di maggioranza oppure scegliere un sistema maggioritario simile a quello in vigore nel Regno Unito. L’Italicum era stato pensato come un compromesso per garantire questo risultato, ma sarà probabilmente cambiato e in ogni caso non riguarda il Senato della Repubblica. Il problema è che finché il Paese resta diviso in tre o quattro blocchi di medie dimensioni (PD, M5S, Lega Nord e Forza Italia) un eventuale Parlamento che rispecchi la frammentazione dell'elettorato potrà formare una maggioranza solo grazie ad ampie e probabilmente instabili alleanze. D'altro canto, con un Paese così diviso, è molto difficile pensare a un sistema elettorale in grado di assegnare la maggioranza a una forza parlamentare votata soltanto da una minoranza dell'elettorato. Molto del futuro della legge elettorale dipenderà quindi dalle trattative parlamentari dei prossimi mesi, dall'abilità tattica dei singoli leader politici e dalla loro volontà di raggiungere un compromesso. La presente proposta di legge prevede, per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, di applicare le disposizioni, rispettivamente, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e del testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della legge 21 dicembre 2005, n. 270.
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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.

      1. La legge 21 dicembre 2005, n. 270, la legge 6 maggio 2015, n. 52, e gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 8 marzo 2006, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2006, n. 121, sono abrogati.
      2. Fatte salve le disposizioni relative all'elezione dei deputati e dei senatori assegnati alla circoscrizione Estero, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica si applicano le disposizioni, rispettivamente, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e del testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della legge 21 dicembre 2005, n. 270.