• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01190    premesso che:     la coltivazione della patata ha origini antiche, tanto che, sin dall'introduzione della specie in Italia e prima dello sviluppo industriale, per gran parte...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01190presentato daRUSSO Paolotesto diMartedì 21 febbraio 2017, seduta n. 745

   La XIII Commissione,
   premesso che:
    la coltivazione della patata ha origini antiche, tanto che, sin dall'introduzione della specie in Italia e prima dello sviluppo industriale, per gran parte della popolazione rurale essa ha rappresentato un'importante base dell'alimentazione, insieme ai legumi;
    la penisola italiana consente di disporre di aree particolarmente vocate per la pataticoltura, tanto che, la specifica orografia del territorio nazionale genera situazioni pedo-climatiche diversificate in grado di assicurare la produzione di diverse tipologie di prodotto;
    la coltivazione della patata riveste una particolare valenza economica nel contesto del sistema agricolo nazionale, riconducibile sia ai valori della produzione lorda vendibile, sia ad alcune sue caratteristiche produttive e commerciali;
    la produzione di patate è distribuita su tutto il territorio nazionale e, secondo i dati forniti dalle associazioni di categoria, interessa circa 70.000 ettari, per una produzione di circa 1,5/1,6 milioni di tonnellate e una produzione lorda vendibile pari a circa 1 miliardo di euro;
    la coltivazione della patata è presente in tutte le regioni del nostro Paese e la possibilità di raccogliere il prodotto per 10 mesi l'anno consente all'Italia di avere una specificità che la rende unica in ambito europeo;
    il nostro Paese propone, infatti, una diversificazione nella produzione con patate estive coltivate per lo più nel centro Italia, patate novelle al sud e patate da industria, con la Campania che risulta esserne la prima regione italiana per produzione;
    il settore della patata rappresenta l'unico comparto produttivo non regolamentato dalla politica agricola comune (Pac) e non gode pertanto di alcun sostegno comunitario;
    in Italia, sin dal 1988, sono stati autorizzati aiuti statali per finanziare due interventi per la gestione del mercato della patata, ovvero quelli di cui all'accordo professionale per la trasformazione industriale e lo stoccaggio privato per il prodotto destinato al mercato del fresco;
    tali strumenti – a fronte di un impegno finanziario contenuto (circa l'1 per cento della produzione lorda vendibile del comparto) – hanno conseguito effetti estremamente positivi, permettendo ai sistemi organizzati di investire nell'innovazione tecnologica attraverso la quale è stato possibile migliorare la qualità del prodotto, avendo particolare attenzione ai problemi legati agli aspetti sanitari e ambientali; inoltre, essi hanno consentito il superamento delle cicliche crisi che colpivano il settore fine agli inizi degli anni Novanta e la salvaguardia del reddito dei produttori, con ricadute positive per tutta la filiera agroalimentare;
    all'articolo 43 del regolamento (CE) n. 1182/2007, relativo alla riforma del settore ortofrutticolo (poi trasfuso nel regolamento (CE) n. 1234/2007), è stato previsto che gli Stati membri avrebbero potuto continuare a erogare aiuti di Stato nel quadro di un regime esistente per la produzione e il commercio di patate, fresche o refrigerate, fino al 31 dicembre 2011;
    a partire dal 2012, il settore pataticolo non ha più beneficiato di alcun aiuto di Stato ad eccezione del 2014, ultimo anno in cui si è applicato l'articolo 68 del regolamento dell'Unione europea n. 73/2009;
    il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha predisposto, nel 2012, un piano di settore per la filiera pataticola con il quale sostenere il settore, con le misure previste dal decreto legislativo n. 102 del 2005, con l'obiettivo di individuare percorsi e strumenti che accompagnino il consolidamento della struttura organizzativa del settore, garantendo il necessario livello di competitività e di reddito alle aziende agricole;
    le associazioni di categoria hanno più volte posto l'attenzione sulle evidenti difficoltà riscontrabili nell'effettiva applicabilità del piano di settore per la filiera pataticola, in particolar modo nella erogazione dei fondi (circa 3 milioni di euro) previsti dallo stesso piano;
    la coltivazione della patata ha da sempre prodotto un livello di redditività costante, contribuendo a creare un assetto produttivo e commerciale evoluto e garantendo il mantenimento del tessuto economico e dell'occupazione;
    alla luce di quanto appena esposto risulta, dunque, indispensabile individuare una specifica strategia al fine di non vanificare i risultati positivi sino ad oggi raggiunti,

impegna il Governo:

   ad attivare urgentemente le azioni previste dal piano nazionale per il settore della filiera pataticola, in particolare nelle seguenti aree di intervento:
    a) contrasto alle principali problematiche fitosanitarie della patata;
    b) sviluppo di uno specifico progetto di ricerca genetica della patata con successiva validazione scientifica ed aziendale;
    c) azioni specifiche per la verifica dell'originalità della patata, con l'impiego della tecnica degli isotopi al fine di salvaguardare la produzione italiana;
   a promuovere, nelle sedi opportune, il rinnovo della convenzione con l'Osservatorio economico della patata;
   ad assumere iniziative per costituire un osservatorio economico nazionale della patata con il compito di condurre specifiche analisi degli andamenti produttivi nazionali ed europei;
   ad incentivare e promuovere le opportune iniziative al fine di rafforzare i rapporti di filiera attraverso il riconoscimento di denominazioni di origine protetta (A.O.P) a livello nazionale, come previsto dal regolamento dell'Unione europea n. 1308/2013;
   ad assumere le opportune iniziative, in sede di riforma di medio termine della politica agricola comune, affinché alla patata sia riconosciuto un sostegno accoppiato, ai sensi dell'articolo 52 del regolamento dell'Unione europea n. 1307/2013;
   a sviluppare un programma di studio e ricerca tendente ad evidenziare in modo scientifico ed inopinabile, che la produzione di acrilamide, ritenuta cancerogena, che si sviluppa durante il processo di trasformazione industriale, risulterebbe molto ridotta per le patate novelle fresche rispetto a quelle continentali e conservate.
(7-01190) «Russo».