• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07032 VOLPI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che: la vita e la cultura millenaria delle comunità del Gennargentu ruotano attorno...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07032 presentata da RAFFAELE VOLPI
martedì 21 febbraio 2017, seduta n.766

VOLPI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

la vita e la cultura millenaria delle comunità del Gennargentu ruotano attorno all'allevamento del suino. Gli abitanti della zona traggono da sempre sostentamento dall'allevamento di suini ed altre variabili suinicole;

nell'area del Gennargentu (Barbagia e Ogliastra), la Giunta regionale sarda, tramite una task force coordinata da "unità di progetto per l'eradicazione della peste suina africana", ha stabilito l'abbattimento con la forza, "manu militari", di molti suini sani, fonte di sopravvivenza di un'antichissima cultura dell'allevamento. Il suino sardo allo stato brado, importante fonte di reddito e di sostentamento delle popolazioni locali, è patrimonio di biodiversità, patrimonio genetico di una razza suina in via di estinzione, inserita fra le 6 razze autoctone nazionali presenti nell'isola. La razza tutelata per legge è stata ufficialmente riconosciuta con decreto ministeriale n. 21664 l'8 giugno 2006;

la regolarizzazione degli allevamenti, con l'estinzione del pascolo brado, sarebbe condizione igienico-sanitaria indispensabile per l'eradicazione della peste suina africana;

su tale linea l'azione di abbattimento dei suini sani allo stato brado voluta dalla Giunta regionale sarda va avanti nonostante le numerose, inascoltate lamentele degli allevatori, impossibilitati a regolarizzare i propri allevamenti suini entro i termini stabiliti scaduti il 30 novembre 2015 e a causa delle pesanti sanzioni da pagare;

sono stati presentati diversi esposti in merito all'abbattimento di capi suini di razza sarda, affinché vengano effettuate opportune indagini valutando gli eventuali profili di illiceità penale e individuare i possibili responsabili e procedere nei loro confronti;

l'11 novembre 2011 la Comunità europea ha istituito il divieto assoluto di far varcare i confini della Sardegna per qualsiasi prodotto a base di carne suina sarda. La peste suina africana, nonostante sia una forma influenzale altamente virulenta, è innocua per l'uomo ed il virus non è trasmissibile attraverso le carni macellate e lavorate. Attualmente risultano insufficienti le motivazioni di carattere scientifico e sanitario che giustifichino il divieto di esportazione dei prosciutti sardi anche quando la loro stagionatura rispetta le normative europee, considerato che nei documenti disponibili non esiste traccia di tali indispensabili motivazioni. In Sardegna non è attualmente possibile in nessun caso lavorare e esportare prosciutti di carne suina proveniente da allevamenti sardi, anche se sottoposti a un trattamento di fermentazione e di stagionatura naturali di almeno 190 giorni, causando ingenti danni economici ai singoli operatori e all'economia dell'area del Gennargentu e della Sardegna. Il mercato delle carni suine sarde resta chiuso. Il macellato è destinato a un mercato interno che, sebbene con alti consumi, rappresenta un bacino ristretto;

l'unità di progetto per la lotta alla peste suina africana che opera al servizio della Giunta continua con proclami a minacciare ulteriori interventi di abbattimenti di suini allo stato brado mentre il territorio è diventato una pericolosa polveriera sociale pronta a esplodere: si registra una grave situazione di tensione sociale che potrebbe causare un pericoloso conflitto con le popolazioni;

si è chiusa il 18 ottobre 2016 con l'ultima audizione tenuta nella sede della ASL 1 di Sassari con i rappresentanti dell'unità di progetto la visita degli ispettori del Food and veterinary office (Fvo) della Commissione europea, che hanno visto il team di esperti UE, supportati dai colleghi del Ministero della salute, del Centro di referenza nazionale pesti suine, dal personale degli uffici veterinari per gli adempimenti comunitari (UVAC) e dai NAS dei Carabinieri visitare macelli, punti di allevamento e di trasformazione in diversi territori dell'Isola;

nell'area del Gennargentu la stragrande maggioranza degli allevatori alleva suini non solo come azienda ma anche per fabbisogno familiare. Se tutti i cittadini utenti del diritto d'esercizio d'uso civico facessero richiesta di recintare porzioni di territorio, la superficie da concedere sarebbe praticamente insufficiente, per cui sarebbe impossibile soddisfare tutte le richieste, con conseguenti possibili discriminazioni;

la regolarizzazione dei suini irregolari nei demani civici dell'area del Gennargentu può essere realizzata positivamente solo restituendo il diritto e uso millenario di pascolo brado agli allevatori e a tutti i cittadini utenti del diritto di uso civico del loro territorio. La peste suina africana nei demani civici non può e non deve rappresentare motivazione plausibile per imporre il divieto a tempo indeterminato del diritto di pascolo brado previsto dalla legge regionale n. 12 del 1984,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano porre in essere azioni per fermare lo sterminio di una specie suina da tutelare, patrimonio di biodiversità dell'area del Gennargentu e principale fonte di sostentamento delle popolazioni locali, effettuando prelievi sui suini, regolarizzando i maiali sani ed investendo, piuttosto, le ingenti somme destinate all'abbattimento degli animali al pascolo brado alla ricerca dei vaccini per la peste suina africana.

(4-07032)