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Atto a cui si riferisce:
C.4/02722 il fenomeno umanitario delle accoglienze di bambini bielorussi – di cui sono motore famiglie italiane, di qualsiasi estrazione sociale e colore politico – è unico al mondo, ed è ben sotto...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Sabato 21 dicembre 2013
nell'allegato B della seduta n. 143
4-02722
presentata da
BINETTI Paola

Risposta. — Con l'interrogazione in esame, l'interrogante pone una serie di quesiti riguardanti la delicata problematica delle adozioni internazionali, in particolare dei minori bielorussi. Viene, altresì, richiamata l'attenzione del Governo sull'opportunità di procedere ad una riforma della Commissione per le adozioni internazionali che ne preveda, tra l'altro, un inquadramento diverso rispetto a quello attuale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
La Commissione per le adozioni internazionali, da me presieduta in virtù della delega conferitami dal Presidente del Consiglio dei ministri, è l'autorità centrale italiana preposta all'esecuzione della Convenzione de L'Aja del 1993 sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozioni internazionale, ratificata dall'Italia con la legge n. 476 del 1998.
Per quanto concerne la proposta di riforma della Commissione per le adozioni internazionali, di cui l'interrogante auspica lo spostamento presso il Ministero degli affari esteri, mi preme sottolineare che l'incardinamento della Commissione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è stato il risultato di una precisa scelta del legislatore del 1998, in considerazione dei compiti di coordinamento rispetto all'attività dei vari ministeri che hanno competenze sulla materia e, in particolare: il Ministero degli affari esteri (per la stipulazione di convenzioni bilaterali, la documentazione necessaria per l'ingresso del minore in Italia, i controlli consolari sullo svolgimento delle adozioni all'estero), il Ministero dell'interno (inizialmente per il permesso di soggiorno, ora abolito, e per i controlli alla frontiera), il Ministero della giustizia (competenze degli organi giudiziari) e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (funzione sociale di protezione dell'infanzia e della famiglia).
In qualità di autorità centrale, la Commissione per le adozioni internazionali ha il compito principale di garantire che le adozioni di bambini stranieri avvengano nel rispetto dei principi stabiliti dalla convenzione de L'Aja. Tali principi sono: il principio di sussidiarietà, che prevede l'obbligo di privilegiare le possibili alternative all'adozione internazionale nel paese di origine del minore; il principio di parità, in base al quale occorre che gli aspiranti genitori adottivi posseggano adeguati requisiti di idoneità e di capacità di adottare; il principio di reciprocità, che tende al riconoscimento automatico delle adozioni concluse in uno Stato aderente alla convenzione, in tutti gli altri Stati membri.
Segnalo che nei principali Paesi europei, le autorità centrali competenti per le adozioni sono incardinate in prevalenza presso i Ministeri della giustizia o degli Affari sociali; solamente in Francia e negli Stati Uniti, il relativo Servizio si trova, rispettivamente, presso il Ministero degli affari esteri e il dipartimento di Stato.
Per quanto riguarda l'Italia, la scelta di incardinare la Commissione per le adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è stata effettuata coerentemente con il carattere interministeriale delle sue competenze. Tale carattere si riflette anche nella composizione della Commissione di cui fanno parte, oltre che rappresentanti dei vari ministeri, anche rappresentanti delle regioni e degli enti locali.
Il Ministero degli affari esteri, che partecipa ai lavori della Commissione con un suo rappresentante, si adopera costantemente attraverso l'amministrazione centrale e la rete all'estero, sia per il buon esito delle singole procedure di adozione, sia per facilitare le iniziative di cooperazione promosse e finanziate dalla Commissione per le adozioni internazionali, d'intesa con le autorità centrali dei Paesi d'origine dei minori da adottare, seguendo altresì le dinamiche delle adozioni internazionali, l'assetto normativo, le prassi e le proposte di legge all'estero. La rete diplomatico- consolare, inoltre, collabora con gli enti autorizzati relativamente alle attività di legalizzazione e controllo della documentazione, assistenza alle famiglie adottanti e rilascio dei visti agli adottandi, previa autorizzazione all'ingresso e alla permanenza in Italia del minore da parte della Commissione per le adozioni internazionali.
Le attività svolte dalla Commissione nel corso degli anni hanno portato a concreti risultati e successi sia sul piano interno che internazionale, attraverso una collaborazione intensa ed efficace con il Ministero degli affari esteri. Tale circostanza è confermata dai dati trasmessi dagli Uffici dai quali emerge che l'Italia è il primo Paese europeo per numero di accoglienza di minori, secondo nel mondo solo agli Stati Uniti d'America.
Le informazioni acquisite dagli uffici evidenziano, tra l'altro, che ad esempio, il modello francese non è stato in grado di evitare la fortissima riduzione del numero di adozioni realizzate dai cittadini francesi. Secondo i dati relativi al 2011, ad esempio, in Italia sono state realizzate più del doppio delle coeve adozioni francesi.
Quanto sopra mi sembra che confermi la validità della scelta di mantenere l'incardinamento della Commissione per le adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Tuttavia, come ho più volte sostenuto, da ultimo anche nel corso della mia audizione presso la I Commissione della Camera dei deputati, ritengo che l'attuale sistema delle adozioni internazionali possa certamente essere migliorato, semplificato, aggiornato e razionalizzato.
Al riguardo, confermo di aver dato precise direttive ai miei uffici affinché si proceda al riordino della Commissione per le adozioni internazionali e, in particolare, si provveda alla semplificazione del procedimento di adozione, anche attraverso una riduzione dei tempi – allineandoli, ad esempio, a quelli della Francia e degli Stati Uniti –, alla riconsiderazione dei relativi costi, al miglioramento dei rapporti con i Paesi di origine degli adottandi e con gli enti italiani autorizzati a curare le adozioni.
Per quanto concerne il delicato tema delle adozioni di minori provenienti dalla Bielorussia, segnalo che la collaborazione in materia di adozioni internazionali, instauratasi tra la Repubblica di Bielorussia e l'Italia, è ormai ventennale e di grande rilievo; il nostro Paese è, attualmente, l'unico con il quale sono in corso forme di collaborazione.
Al fine di completare le procedure a suo tempo aperte, sia il Governo Berlusconi che il Governo Monti hanno posto in essere una serie di interventi.
In particolare, il Governo Berlusconi ritenne di intervenire al massimo livello, coinvolgendo direttamente il Presidente del Consiglio pro-tempore e avvalendosi di un organismo triangolare (Bielorussia, Italia e Santa Sede) con il compito di garantire l'esito positivo delle richieste. Si sottolinea che, successivamente, interventi di tal genere non sono stati più praticabili a causa delle sanzioni adottate dall'Unione europea nei confronti della Bielorussia.
Comunque, a fronte dei positivi risultati raggiunti sui casi pendenti con l'iniziativa descritta, le famiglie interessate tra cui, in particolare, quelle di accoglienza dei minori bielorussi ospitati periodicamente nell'ambito dei programmi di soggiorno terapeutico post-Chernobyl, si sono rivolte alla Commissione per le adozioni internazionali, chiedendo di poter presentare nuove domande di adozione.
Durante il Governo Monti, allo scopo di sgomberare il terreno del rapporto tra i due Paesi da ogni possibile fraintendimento, nel maggio del 2012, vi è stata una missione tecnica a Minsk di una delegazione guidata dal Capo di Gabinetto del Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione pro-tempore con delega in materia di adozioni internazionali, che ha avuto una serie di incontri con il vice Ministro degli affari esteri, il Ministro dell'istruzione e l'Autorità per le adozioni.
All'iniziativa ha fatto seguito una ripresa dei rapporti tra i due Paesi che si è concretizzata, in primo luogo, nell'invio alle autorità bielorusse di elenchi di coppie italiane già in possesso del decreto di adozione per la Bielorussia.
A fronte della posizione assunta da parte bielorussa circa l'importanza del ruolo di mediazione che l'Italia può svolgere in Europa, tenuto conto dei problemi in atto con l'Unione (il regime sanzionatorio condiviso tra i Paesi membri dell'Unione europea, accanto a specifiche misure, quali il bando sulla concessione dei visti e il congelamento dei beni stabilite nei confronti dei sostenitori del Presidente Lukaschenko, suggerisce il diradamento del dialogo bilaterale al più alto livello), si è avuto cura di sottolineare che le adozioni internazionali attengono in via esclusiva al campo degli interventi umanitari, come segnalato anche dall'interrogante nell'interrogazione in oggetto.
Nel nuovo contesto di collaborazione instauratosi tra i due Paesi, senza più necessità di un coinvolgimento della Santa sede, sono stati compiuti numerosi passi avanti.
Da ultimo, nel mese di aprile 2013, l'ambasciata bielorussa a Roma ha consegnato un elenco di 146 minori, le istruttorie per le cui adozioni si ritengono positivamente concluse. È stata, tuttavia, ribadita la posizione del Governo bielorusso che, per avviare il concreto affidamento dei minori, riteneva necessaria una nota a firma del Presidente del Consiglio dei ministri diretta al Presidente Lukashenko. In concreto, si è avuto solo un'interlocuzione tra i Ministri degli esteri dei due Paesi.
In proposito si segnala che le adozioni rientrano nell'azione di cauto rilancio del partenariato bilaterale con la Bielorussia, che privilegia i contatti a livello di società civile. È proprio in tale contesto che, durante l'incontro tra il vice Ministro Dassù e la sua omologa bielorussa Kupchyna che si è svolto a Roma nel luglio 2013, è stata evidenziata la priorità accordata da parte italiana alle procedure adottive di minori bielorussi tuttora pendenti: in particolare, è stato sottolineato come la realizzazione di più ambiziosi progetti di cooperazione bilaterale, in ambito economico e commerciale, non possa prescindere da una soluzione su basi pragmatiche dei casi pendenti di adozione.
Da parte bielorussa si ritiene tuttora attuale l'interlocuzione diretta tra il nostro Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica Bielorussa.
In tal senso si sono espressi anche i delegati delle famiglie adottanti in Bielorussia che ho personalmente incontrato il 19 novembre 2013, nella mia qualità di Presidente della Commissione per le adozioni internazionali.
In tale occasione, ho sottolineato la delicatezza degli interventi da porre in essere, dovuta, da un lato, al fatto che le adozioni internazionali attengono in via esclusiva al campo degli interventi umanitari, dall'altro, alla necessità di tener conto dell'appartenenza dell'Italia all'Unione europea che ha confermato l'impianto sanzionatorio (già imposto nel 2008 e rinnovato nel 2010) nei confronti di quella Nazione.
Nel medesimo incontro ho, inoltre, confermato il mio personale impegno, che voglio ribadire anche in questa sede, perché si giunga alla conclusione delle procedure di adozione a suo tempo aperte.
Si tratta di una questione alla quale tengo moltissimo e che ho sottoposto all'attenzione delle massime autorità del nostro Paese.
Sono convinta che ci si debba adoperare in ogni modo per risolvere il dramma delle famiglie e dei minori coinvolti e, per quanto mi riguarda, continuerò a fare tutto il possibile per contribuire a trovare una soluzione.
Il Ministro per l'integrazione: Cécile Kyenge.