• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00294    premesso che:     con l'entrata in vigore della legge 21 luglio 2016, n. 145, recante disposizioni concernenti la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, lo...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00294presentato daPINI Gianlucatesto diMercoledì 8 marzo 2017, seduta n. 755

   La Camera,
   premesso che:
    con l'entrata in vigore della legge 21 luglio 2016, n. 145, recante disposizioni concernenti la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, lo Stato si è dotato di uno strumento normativo più adeguato a disciplinare, sia nella fase decisionale che in quella attuati va, l'impiego delle nostre forze armate all'estero, ormai parte strutturale della politica estera e di difesa nazionale;
    la legge 21 luglio 2016, n. 145, votata a larga maggioranza da entrambi i rami del Parlamento, ha in effetti configurato la decisione parlamentare in materia di partecipazione del nostro Paese alle missioni internazionali come una vera e propria «autorizzazione», attribuendo quindi alle Camere un ruolo di co-decisione;
    la Deliberazione adottata dal Governo lo scorso 14 gennaio rappresenta il primo tassello attuativo del nuovo sistema ed espone per l'anno 2017 l'intero impegno programmatico dell'Italia nelle missioni internazionali, già in essere o di nuovo avvio;
    l'approccio del Governo alla sicurezza internazionale ed al contributo del nostro Paese al suo mantenimento che emerge dall'analisi della Deliberazione adottata lo scorso 14 gennaio pare riflettere una visione molto convenzionale e conservatrice della realtà, che è invece in piena trasformazione, sotto la spinta di cambiamenti straordinari destinati ad incidere nei teatri di maggior rilevanza strategica per il nostro Paese;
    l'elemento nuovo più importante è l'accentuazione della tendenza degli Stati Uniti a ridurre l'ampiezza della propria presenza militare esterna, per effetto del cambio di Amministrazione avvenuto a Washington lo scorso 20 gennaio;
    della nuova postura adottata dagli Stati Uniti è un aspetto già visibile la richiesta rivolta dalla Casa Bianca a tutti gli Stati alleati di contribuire più attivamente al mantenimento della pace e della sicurezza, non soltanto elevando le spese militari al 2 per cento del prodotto interno lordo, ma altresì assumendo maggiori responsabilità dirette nella propria difesa e nella tutela dei propri interessi nazionali;
    è sempre più forte l'aspettativa che tra le future mosse della nuova Amministrazione americana rientri una profonda revisione delle relazioni intrattenute dagli Stati Uniti con la Federazione Russa, rispetto alla quale potrebbe presto aver luogo un reset, ovvero un ripensamento completo suscettibile di riproporre Mosca nei termini di partner, ponendo fine all'attuale fase di contrapposizione;
    su queste basi, diventa realistica anche la prospettiva di una futura rimodulazione degli interventi promossi dalla Nato, con riduzione di quelli in prossimità delle frontiere russe e parallelo ampliamento degli impegni a Sud;
    appare altresì certa la conferma dell'impegno statunitense a sradicare il cosiddetto Stato Islamico da tutte le zone in cui si è insediato e a contrastare il cosiddetto Islam Politico, prima che abbia luogo una significativa riduzione della presenza americana in Mediterraneo e Medio Oriente;
    è conseguentemente di particolare urgenza prevedere l'accantonamento di forze e capacità da impiegare all'occorrenza nell'autotutela degli interessi nazionali del nostro Paese, un'esigenza tanto forte quanto poco conciliabile con il modello di presenza militare esterna prescelto dai Governi della Repubblica che si sono succeduti in questi anni, caratterizzato invece dalla persistente dispersione delle truppe del nostro Paese su una grande quantità di scacchieri, a fronte della quale non sono finora sempre giunti ritorni politici apprezzabili;
    si ritiene pertanto che debba essere ripensato l'intero quadro di riferimento concettuale che ha portato il nostro Paese a proiettare il proprio impegno estero su un arco di crisi assai ampio, che si estende dall'Africa Occidentale all'Afghanistan, attraversando l'intero Medio Oriente, in favore di una postura più adeguata alla effettiva statura geopolitica dell'Italia, che non è una grande potenza;
    in effetti, il Governo propone di svolgere nel 2017 circa quaranta di missioni, in parte nuove, in parte riattivazioni o trasformazioni di missioni rispettivamente sospese o riviste nelle sedi internazionali, con un impiego massimo di 7.459 unità di personale delle Forze armate e di 167 unità di personale delle Forze di polizia. Il fabbisogno finanziario totale è pari a circa 1.132 milioni di euro, in lieve incremento rispetto al 2016. A parità di esborso sarebbe opportuno rinunciare ad alcuni impegni per devolvere maggiori risorse ad altre missioni di carattere prioritario;
    se è condivisibile l'idea di considerare il Mediterraneo il fulcro delle nostre maggiori preoccupazioni di sicurezza e meritano altresì considerazione gli interventi in corso nelle regioni da cui partono i flussi migratori diretti verso l'Europa o in atto negli Stati di transito, genera invece dubbi la volontà di permanere in forza in teatri di scarso o nullo interesse per la Repubblica;
    in quest'ottica, risultano di decisiva importanza gli interventi in atto o prevedibili che concernono la Libia, Paese da cui la nostra economia trae petrolio di straordinaria qualità, che è tra i pochi fattori residui della competitività economica del nostro Paese. Non sarebbe inoltre da escludere una revisione della politica di sostegno al Governo di Accordo Nazionale, qualora questo manchi l'obiettivo di acquisire il pieno controllo del territorio libico o perda l'appoggio della comunità internazionale. E in ogni caso probabile il fatto che gli Stati Uniti non contribuiranno con proprie forze alla stabilizzazione della nostra ex colonia, mentre è in aumento l'influenza localmente esercitata dalla Russia, dall'Egitto e dalla Francia;
    l'eventualità di dover proteggere da soli, o comunque con limitati sostegni esteri, interessi nazionali a rischio di compromissione e la necessità di contenere e dissuadere i flussi migratori diretti dalle coste africane verso il nostro Paese inducono altresì a ritenere prioritarie anche le missioni navali in atto nel Mediterraneo, da quella sotto bandiera nazionale nota come Mare Sicuro a quelle che si svolgono sotto le insegne dell'Ue e della Nato, di cui tuttavia dovrà essere accentuato il profilo anti-migratorio, attraverso l'adozione di regole d'ingaggio rigorose;
    occorre al contempo essere consapevoli dei limiti dell'influenza che il nostro Paese può esercitare sulla composizione della guerra civile in atto in Siria, teatro in cui le maggiori parti in causa sono presenti con massicce forze combattenti oppure operano rifornendo alleati locali. La nostra sostanziale irrilevanza nello scacchiere ha confermato anche la sostanziale inutilità del nostro contingente schierato nel Libano meridionale, che nel migliore dei casi è inerte e nel peggiore può divenire una vulnerabilità a carico del nostro Paese in ogni scenario che contempli il deterioramento dei rapporti tra Iran e comunità internazionale, purtroppo non da escludere. Di qui, l'opportunità di preparare ed attuare entro l'estate il nostro ritiro dall'Unifil;
    appare invece del tutto in linea con le esigenze del momento e le priorità identificate anche dalla nuova Amministrazione americana l'impegno militare contro il Daesh, che potrebbe anche essere allargato, qualora la sconfitta delle milizie del sedicente Califfato tardasse a concretizzarsi;
    le infiltrazioni del Daesh nei Balcani permettono oggi di riqualificare anche la nostra presenza militare in Kosovo, Albania e Bosnia-Erzegovina, teatri nei quali alla tutela delle minoranze ora può e deve affiancarsi la ricerca dei Foreign Fighters di ritorno da Siria ed Iraq;
    l'impegno nazionale nelle missioni deliberate dalla Nato in Lettonia, Bulgaria ed Islanda appare invece scarsamente compatibile con l'orientamento del nostro Paese, peraltro recentemente confermato dal Governo, a rimuovere le sanzioni imposte alla Russia dopo l'annessione della Crimea, circostanza che dovrebbe quanto meno suggerire l'adozione di regole di ingaggio limitate a funzioni di autodifesa. Suscita altresì perplessità la scelta del Governo di schierare i caccia da superiorità aerea Eurofighter Typhoon in Bulgaria ed Islanda. In Turchia costituisce di contro apprezzabile dimostrazione di prudenza l'aver circoscritto l'impiego dei nostri missili Samp-t alle sole ipotesi di intercettazione di missili;
    in Afghanistan, la transizione dall'Isaf a Resolute Support e la crescita delle responsabilità delle forze di sicurezza locali non hanno affatto comportato la riduzione del rischio di una vittoria finale dei Taliban. Sembra invece piuttosto vero il contrario, circostanza che dovrebbe indurre il Governo a riflettere sul senso del protrarsi della presenza italiana in quel Paese. Molte delle aree conquistate e difese dai nostri militari sono infatti rapidamente ricadute nelle mani dei guerriglieri talebani e non ne è progettato il recupero, mentre le infiltrazioni del sedicente Stato Islamico si sono finora registrate soltanto in zone esterne a quelle nelle quali vi sono nostre basi. Non saranno le nostre truppe a porre fine al conflitto civile che ormai insanguina l'Afghanistan da oltre trenta anni mentre è significativo il pericolo che possano essere risucchiate in un vortice di azioni e rappresaglie da parte dell'Iran, qualora tra la nuova Amministrazione americana ed il regime di Teheran i rapporti si deteriorassero fino ad innescare una crisi di grandi proporzioni. Si ritiene quindi opportuno consigliarne il graduale ritiro, da perfezionare entro la fine dell'anno, anche per mettere a disposizione degli Stati Maggiori forze più consistenti da utilizzare in teatri di più immediato interesse nazionale. Hanno del resto già abbandonato l'Afghanistan diversi contingenti di Paesi alleati degli Stati Uniti, come il Canada, la Francia, i Paesi Bassi ed il Regno Unito, senza che ciò venisse considerato disonorevole da alcuno;
    gli interventi della cooperazione allo sviluppo sui teatri di crisi servono soprattutto ad acquisire la benevolenza delle popolazioni civili locali nei confronti dei nostri contingenti. Occorrerebbe quindi anche in questo caso concentrarli in pochi Paesi, possibilmente quelli nei quali si registra il nostro maggior coinvolgimento militare, ove le condizioni di sicurezza lo consentano;
    gli aiuti umanitari possono infine essere utilizzati per concorrere alla stabilizzazione di aree nelle quali insistano importanti interessi nazionali del nostro Paese, in particolare quelli connessi alla limitazione dei flussi migratori irregolari, dalla Libia alla Tunisia, passando per la fascia che congiunge la Mauritania al Ciad, al Sudan ed al Corno d'Africa, in cui operano anche piccoli contingenti militari italiani di cui potrebbe anche essere considerato l'incremento. Di particolare valenza strategica sotto questo profilo è il Niger, crocevia dei corridoi migratori diretti dall'Africa occidentale verso la Libia, dove non sarebbe cattiva idea prevedere una presenza militare ed umanitaria più incisiva;
   autorizza le seguenti missioni:
    con riferimento all'Europa (Schede da 1 a 10);
    1. Joint Enterprise (missione NATO – scheda 1);
    2. EULEX Kosovo (personale militare) (missione UE – scheda 2);
    3. EULEX Kosovo (personale Polizia di Stato) (missione UE – scheda 3);
    4. EULEX Kosovo (magistrati) (missione UE – scheda 4);
    5. United Nations Mission in Kosovo UNMIK (missione ONU – scheda 5);
    6. EUFOR ALTHEA (missione UE – scheda 6);
    7. Missione bilaterale Forze di polizia in Albania (scheda 7);
    8. Sea Guardian (missione NATO – scheda 9);
    9. EUNAVFOR MED operazione SOPHIA (missione UE – scheda 10);
    con riferimento all'Asia (schede da 11 a 21);
    1. Resolute Support Mission (missione NATO – scheda 11);
    2. UNIFIL (missione ONU – scheda 12);
    3. Missione bilaterale di addestramento forze di sicurezza libanesi (scheda 13);
    4. EUPOL COPPS (missione UE – scheda 18);
    5. Partecipazione alla Coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh (scheda 19);
    6. Impiego su basi bilaterali di personale militare negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrain, in Qatar e a Tampa per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medioriente e Asia (scheda 21);
    con riferimento all'Africa (Schede da 22 a 36);
    1. Operazione Ippocrate in Libia (scheda 22);
    2. United Nations Support Mission il Lybia UNSMIL (missione ONU – scheda 23);
    3. Missione su base bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica (scheda 24);
    4. Missione UE antipirateria denominata ATALANTA (missione UE – scheda 25);
    5. EUTM Somalia (missione UE – scheda 26);
    6. EUCAP Somalia (missione UE – scheda 27);
    7. Missione bilaterale di addestramento delle forze di polizia somale e gibutiane (scheda 28);
    8. Impiego di personale militare presso la base nazionale nella Repubblica di Gibuti (scheda 29);
    9. Missione UN denominata United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali MINUSMA (missione ONU – scheda 30);
    10. Missione UE denominata EUTM Mali (missione UE-scheda 31);
    11. EUCAP Sahel Mali (missione UE – scheda 32);
    12. EUCAP Sahel Niger (missione UE – scheda 33);
    13. Multinational Force and Observers in Egitto MFO (scheda 34);
    14. Missione UE denominata EUBAM LIBYA (missione UE – scheda 35);
    15. Impiego di un dispositivo aeronavale nazionale per la sorveglianza e la sicurezza dei confini nazionali nell'area del Mediterraneo centrale (operazione Mare Sicuro) (scheda 36);
    con riferimento ai Dispositivi NATO (Schede da 37 a 42);
    1. Partecipazione al dispositivo NATO a difesa dei confini sud-orientali dell'Alleanza denominato «Active Fence» (scheda 37);
   2. Partecipazione al dispositivo NATO per la sorveglianza dello spazio aereo dell'area sud-orientale dell'Alleanza (scheda 38);
   3. Partecipazione al dispositivo NATO per la sorveglianza navale nell'area sud dell'Alleanza (scheda 39);
   4. Partecipazione al potenziamento della presenza NATO in Lettonia (scheda 40);
   autorizza altresì le seguenti attività:
    1. le esigenze comuni a più teatri operativi delle Forze armate per l'anno 2017 (scheda n. 43);
    2. il supporto info-operativo a protezione delle Forze armate (scheda n. 44);
    3. le iniziative di cooperazione allo sviluppo e di sminamento umanitario (scheda 45);
    4. gli interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza (Scheda 46);
    5. la partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per la pace e la sicurezza (scheda n. 47);
    6. l'erogazione del contributo a sostegno delle Forze di sicurezza afghane, comprese le forze di polizia (scheda n. 48);
    7. gli interventi operativi di emergenza e di sicurezza (scheda n. 49);
   non autorizza:
    1. United Nations Peacekeeping Force in Cyprus UNFICYP (missione ONU – scheda 8);
    2. Temporary International Presence in Hebron TIPH2 (missione multilaterale – scheda 14);
    3. Missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza palestinesi (scheda 15);
    4. European Union Border Assistance Mission in Rafah EUBAM Rafah (missione UE – scheda 16);
    5. European Union Police Mission for the Palestinian Territories EUPOL COPPS (personale della Polizia di Stato) (missione UE scheda 17);
    6. United Nations Military Observer Group in India and Pakistan UNMOGIP (missione ONU – scheda 20);
    7. Partecipazione al dispositivo NATO Air Policing in Bulgaria (scheda 41);
    8. Partecipazione al dispositivo NATO Interim Air Policing in Islanda (scheda 42);
   impegna il Governo, con riferimento alle seguenti missioni:
    1. Sea Guardian (missione NATO – scheda 9), a promuovere, in sede NATO, l'adozione di regole d'ingaggio più decisamente orientate al contrasto dei flussi migratori irregolari;
    2. EUNAVFORMED SOPHIA (missione UE – scheda 10), a promuovere, in sede UE, l'adozione di regole d'ingaggio più decisamente orientate al contrasto dei flussi migratori irregolari, proponendone la transizione alle fasi più avanzate;
    3. Resolute Support Mission (missione NATO – scheda 11), a promuovere, in sede NATO, iniziative volte ad attuarne il graduale ripiegamento, con rimpatrio completo entro il 31 dicembre 2017;
    4. United Nations Interim Force in Lebanon UNIFIL (missione ONU – scheda 12), a promuovere, in sede ONU, iniziative volte a prorogarla per soli sei mesi, con l'obiettivo di rimpatriarla completamente entro il 30 giugno 2017;
    5. Missione bilaterale di supporto sanitario in Libia Operazione Ippocrate (scheda 22), a promuovere iniziative con la controparte libica volte a predisporne l'eventuale sgombero da Misurata e conseguente rischieramento in altra parte della Libia qualora l'evoluzione delle condizioni politiche sul terreno lo renda necessario;
    6. Missione UE denominata EUTM Somalia (missione UE – scheda 26), a promuovere nelle sedi competenti l'inserimento nel suo mandato di finalità di prevenzione dei flussi migratori diretti verso l'Europa;
    7. Missione UE denominata EUCAP Somalia (ex EUCAP Nestor) (missione UE – scheda 27), a promuovere nelle sedi competenti l'inserimento nel suo mandato di finalità di prevenzione dei flussi migratori diretti verso l'Europa;
    8. Missione UE denominata EUCAP Sahel Mali (missione UE – scheda 32), a promuoverne nelle sedi competenti il significativo potenziamento;
    9. Missione UE denominata EUCAP Sahel Niger (missione UE – scheda 33), a promuoverne nelle sedi competenti il significativo potenziamento;
    10. Partecipazione al dispositivo NATO in Lettonia Enhanced Forward Presence (scheda 40), a promuovere, in sede NATO, iniziative volte a ridurne la durata a soli tre mesi e vincolandone lo svolgimento alla circostanza che le truppe italiane siano dotate esclusivamente di armamenti leggeri per l'autodifesa;
    11. Con riferimento alla scheda 46, a prevederne la progressiva concentrazione nei teatri ove operino unità militari nazionali e nei Paesi di primaria importanza ai fini del controllo dei flussi migratori irregolari.
(6-00294) «Gianluca Pini, Fedriga, Allasia, Attaguile, Borghesi, Bossi, Busin, Caparini, Castiello, Giancarlo Giorgetti, Grimoldi, Guidesi, Invernizzi, Molteni, Pagano, Picchi, Rondini, Saltamartini, Simonetti».