• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07117 DE PIETRO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze - Premesso che: la disciplina...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07117 presentata da CRISTINA DE PIETRO
martedì 7 marzo 2017, seduta n.777

DE PIETRO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la disciplina relativa alla procedura per la sorveglianza sugli squilibri macroeconomici è contenuta nel "six pack" ossia un complesso di 6 atti legislativi sulla governance economica europea. Coerentemente con la ratio sottesa al patto di stabilità e crescita, la procedura per gli squilibri macroeconomici (macroeconomic imbalance procedure, MIP) si articola in una fase preventiva e in un'eventuale fase correttiva;

in particolare, il regolamento (UE) n. 1176/2011 e il regolamento (UE) n. 1174/2011 contengono specifiche regole sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici e sulle misure esecutive per la correzione degli squilibri macroeconomici eccessivi nella zona euro;

per quanto concerne le misure preventive, ai sensi del regolamento (UE) n. 1176/2011, il Consiglio, su raccomandazione della Commissione e conformemente alla procedura di cui all'articolo 121, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), può rivolgere le necessarie raccomandazioni allo Stato membro che presenti degli squilibri;

in relazione ai casi ritenuti più gravi, si può poi ricorrere a un più incisivo meccanismo correttivo: su impulso della Commissione, il Consiglio può, in conformità all'articolo 121, paragrafo 4, adottare una raccomandazione che stabilisca l'esistenza di uno squilibrio eccessivo e che raccomandi allo Stato membro interessato l'adozione di misure correttive. Tale raccomandazione deve specificare la natura e le implicazioni degli squilibri e, inoltre, contenere sia una serie di indicazioni strategiche da seguire sia il termine entro cui lo Stato membro interessato deve presentare un piano d'azione correttivo;

una relazione sul meccanismo di allerta (alert mechanism report, AMR), redatta dalla Commissione sulla base di un quadro di valutazione (scoreboard) di indicatori e soglie, rappresenta uno degli elementi fondamentali della MIP. Gli indicatori del quadro di valutazione si riferiscono sia a squilibri esterni sia a squilibri interni: per ciascun indicatore risulta individuata una soglia che indica il potenziale insorgere di un problema;

per quanto concerne il saldo delle partite correnti degli Stati membri, si prevede che il valore del saldo delle partite correnti, calcolato come media mobile sui valori di un triennio, non debba superare le soglie pari a meno 4 per cento/più 6 per cento del PIL;

premesso altresì che:

sebbene, rispetto al saldo delle partite correnti, la soglia del più 6 per cento del PIL risulti essere semplicemente una soglia raccomandata, la cui violazione non può dar luogo ad alcun tipo di automatismo, è tuttavia preoccupante il fatto che, ormai da anni, Paesi come Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia siano caratterizzati da avanzi delle partite correnti considerevoli e persistenti;

in particolare, per il sesto anno consecutivo, il valore del saldo delle partite correnti della Germania ha superato la soglia del 6 per cento del PIL;

secondo dati basati sulla contabilità nazionale, riportati nella relazione 2017 sul meccanismo di allerta della Commissione europea, l'avanzo delle partite correnti della Germania ha registrato un ulteriore aumento, per attestarsi all'8,5 per cento del PIL nel 2015, a seguito di un marcato aumento nel 2014, in quanto tutti i settori dell'economia hanno continuato a ridurre l'indebitamento, rendendo ancora maggiore lo squilibrio tra risparmi e investimenti del Paese. Anche i bassi prezzi del petrolio e gli effetti delle ragioni di scambio hanno contribuito in parte all'ulteriore aumento dell'avanzo nel 2015. L'avanzo della Germania è ancora più elevato, in quanto si colloca al 9,4 per cento del PIL, se si tiene conto dei dati corretti per il ciclo;

in accordo con la disciplina relativa alla procedura MIP, la Germania ha ricevuto indicazioni da parte delle Istituzioni europee in relazione all'importante squilibrio relativo al valore del saldo delle partite correnti. In particolare la Germania, la cui bilancia commerciale, secondo dati pubblicati da Eurostat, eccede di quasi il quadruplo la media di tutti gli altri Stati membri, è stata invitata ad aumentare gli investimenti pubblici;

a novembre 2016, in occasione della pubblicazione dell'ultima relazione sul meccanismo di allerta, la Commissione ha identificato 13 Stati membri, alla testa dei quali con larghissimo margine figura ancora la Germania per il livello dell'avanzo, che risulteranno oggetto di accurata valutazione al fine di arrivare a stabilire, nella primavera 2017, se esitano squilibri macroeconomici eccessivi;

considerato che:

come messo in luce fra gli altri dal professor Carlo Degli Abbati, è opportuno riflettere sulle ragioni storiche che hanno permesso alla Germania la creazione di tale avanzo commerciale. Date le circostanze eccezionali della riunificazione, a partire dal 1990, la Germania ha potuto introdurre nel suo sistema nazionale delle misure di carattere economico e sociale configuranti delle forme di dumping che non sarebbero mai state, altrimenti, consentite in ambito comunitario. Si tratta in particolare dell'abolizione del salario minimo, reintrodotto solo nel 2016, nonché dell'abolizione del sistema pubblico di previdenza e protezione sociale, sostituito da assicurazioni di tipo semiprivatistico commisuranti la protezione agli importi contributivi versati. A ciò si è aggiunta una strategia mirata di delocalizzazioni industriali, condotta con la partecipazione delle compagini sindacali secondo il sistema tedesco della Mitbestimmung ossia la co-decisione aziendale. In seguito, la politica tedesca export oriented di bassi consumi, bassi investimenti, basse importazioni è stata poi confermata con l'introduzione nel 2002 dell'euro, come moneta unica e non comune, come inizialmente proposto dalla commissione Delors;

la stessa struttura dell'euro, immaginata come "moneta paniere" costituita dal valore di cambio in dollari statunitensi di ciascuna moneta, ha offerto al marco tedesco, ad un tempo, la moneta europea più forte e più rappresentata negli scambi e una preponderanza assoluta. Una volta introdotta in luogo delle monete nazionali, l'euro ha immediatamente provocato un'inflazione consistente nei Paesi già a moneta debole, con conseguente indebolimento della rispettiva posizione commerciale, mentre i Paesi già a moneta forte non hanno conosciuto alcuna inflazione interna e hanno conseguito invece un consistente miglioramento della loro posizione commerciale. Lo spostamento dei vantaggi economici comparati a favore dei Paesi a moneta forte ha immediatamente aggravato la situazione economica della periferia del sistema europeo, provocando quel meccanismo di opposizione tra centro e periferia che i padri fondatori avevano inteso sin dall'inizio evitare, fornendo al mercato unico una struttura di fondi strutturali e di coesione di assistenza;

successivamente, dopo la crisi del 2008, le politiche di austerità di bilancio hanno prodotto un'ulteriore frammentazione del mercato finanziario europeo che ha visto quasi cessare i flussi interbancari infracomunitari e il confinamento nazionale della circolazione dei capitali. Almeno a partire dal 2010, l'area euro ha cominciato a funzionare in maniera antitetica al funzionamento dell'area dollaro, con effetti depressivi sulla crescita degli Stati periferici della UE. Questo perché, differentemente dall'area euro, nell'area dollaro il Paese forte posto al centro del sistema, gli Stati Uniti d'America, consumando e importando molto, contribuisce a distribuire la moneta creata fra tutti partecipanti dell'area;

nell'area euro, la superpotenza centrale, la Germania, con la sua politica di bassi consumi, bassi investimenti e basse importazioni, rivolta a conseguire spettacolari avanzi di bilancio, che non danno peraltro luogo ad alcuna redistribuzione verso la periferia del sistema, agisce, invece, come una "pompa monetaria" che aspira e fa sparire senza ritorni all'interno del sistema bancario tedesco i flussi monetari creati;

mentre da anni le istituzioni europee hanno messo in atto una moltitudine di misure volte a condizionare, contenere, penalizzare gli eccessivi disavanzi dei Paesi dell'euro, finendo in ultima analisi per aggravare dal punto di vista macroeconomico la situazione di deflazione e di disoccupazione soprattutto giovanile dei Paesi della corona periferica, a tutto vantaggio dei Paesi forti del centro del sistema, solo una tiepida attenzione è stata riservata dalle stesse istituzioni europee verso quei Paesi come Germania, Paesi Bassi ed alcuni Paesi scandinavi, in misura minore, che si trovano da anni in una macroscopica situazione di violazione dei parametri introdotti dal MIP;

non risulta, infine, condivisibile la tesi della cancelliera Merkel, secondo la quale gli avanzi tedeschi avvengono con scambi con Paesi fuori dall'euro, poiché non tiene conto del fatto che la procedura MIP non prevede analisi dei flussi e che comunque, malgrado le menzionate affermazioni, il 52 per cento del commercio tedesco ha ancora corso in ambito infracomunitario,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza della situazione;

quali specifiche iniziative intenda promuovere, a livello europeo e internazionale, per indurre la Germania e gli altri Paesi, caratterizzati da avanzi delle partite correnti considerevoli e persistenti, a modificare la propria politica economica;

se non ritenga opportuno invitare la Commissione europea a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, affinché la Germania e gli altri Paesi citati adottino finalmente misure concrete, finalizzate a ridurre lo squilibrio relativo al valore del saldo delle loro partite correnti;

se non ritenga opportuno promuovere, a livello europeo, un ampio processo politico di revisione delle regole relative alla governance economica europea, dando rilievo alla necessità di una maggiore attenzione alla gravità degli effetti derivanti dagli squilibri connessi anche agli eccessivi saldi attivi delle partite correnti di alcuni Stati membri in tutta l'area euro.

(4-07117)