• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01701    in questi giorni il Governo si appresta a presentare ed approvare in Consiglio dei ministri decreti legislativi che dovranno dare attuazione alla legge n. 106 del 2016, recante «Delega...



Atto Camera

Interpellanza 2-01701presentato daDI VITA Giuliatesto diMercoledì 8 marzo 2017, seduta n. 755

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
   in questi giorni il Governo si appresta a presentare ed approvare in Consiglio dei ministri decreti legislativi che dovranno dare attuazione alla legge n. 106 del 2016, recante «Delega al Governo per la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale»;
   in occasione di tale passaggio cruciale si registra la nascita del Comitato denominato «La parola ai Volontari» (www.laparolaaivolontari.it), realtà che riunisce numerosissimi enti nazionali e a carattere locale, ed esperti del no profit e del volontariato italiano, con la finalità precipua di realizzare un percorso realmente partecipato di confronto tra gli attori coinvolti e di elaborazione condivisa dei suddetti decreti;
   l'intervento del Comitato nasce dalla preoccupazione procurata dalla lettura del testo, circolato tra gli addetti ai lavori, di uno schema di decreto legislativo recante «misure di sostegno allo sviluppo del terzo settore» nel quale il Comitato stesso evidenzia contrasti con quanto affermato nella legge delega;
   il 1o febbraio 2017 si è tenuto un incontro tra la delegazione del Comitato e il Sottosegretario Luigi Bobba, nel corso del quale è stato dato conto delle suddette criticità, tra le quali si segnalano in particolare le seguenti:
    mentre la legge n. 106 del 2016 recante la riforma in materia definisce come terzo settore l'insieme delle organizzazioni che, oltre a vari requisiti, svolgano «attività di interesse generale», lo schema di decreto darebbe invece per scontato che le organizzazioni di cui si parla svolgano queste attività, visto che sono già considerate di terzo settore. Le attività di interesse generale, tuttavia, non sono state ancora definite attraverso un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, così come stabilito dalla suddetta legge delega;
    si ritiene ingiusto considerare reti associative di II livello solo quelle che «associano direttamente o indirettamente un numero non inferiore a 500 enti...», perché tale criterio escluderebbe moltissime reti di volontariato pure importanti e significative;
    quanto al tema della rappresentanza, in più parti dello schema di decreto si farebbe riferimento ad una sola associazione degli enti di terzo settore, presupponendo un monopolio della rappresentanza inapplicabile al volontariato e al terzo settore, un universo assai complesso e diversificato che si occupa di tante e diverse «attività di interesse generale»; peraltro, questa associazione degli enti del terzo settore avrebbe il monopolio delle nomine in enti pubblici o con funzione pubblica, anche per conto degli altri enti –:
   il Consiglio nazionale del terzo settore riproporrebbe limiti e criticità che più volte sono stati sottolineati riguardo all'osservatorio del volontariato. Nella sua composizione e nel suo funzionamento non ci sono procedure democratiche, l'autonomia non è salvaguardata e non viene superata la dimensione puramente consultiva. Il consiglio nazionale con tutti questi limiti, deve anche procedere a nominare i rappresentanti del terzo settore al Cnel;
   una logica verticistica e centralistica starebbe alla base dello schema di decreto attuativo, in opposizione a quella che guida il volontariato presente, operante e radicato sul territorio, che invece procede dal basso verso l'alto e con precisi criteri democratici e di condivisione. L'evidenza di questo impianto verticistico si ritroverebbe in particolare nelle norme che riguardano i centri di servizio per il volontariato, dove finalità, programmazione, controllo, sanzioni, sono tutte stabilite centralmente da una fondazione di carattere privato governata a maggioranza dalle fondazioni di origine bancaria, marginalizzando le regioni e la dimensione territoriale che invece sono alla base delle leggi del terzo settore e dove coloro che devono essere controllati (si veda organismo nazionale di controllo – Onc, siedono allo stesso tavolo e con le stesse competenze dei controllori, in una confusione di ruoli;
   sempre in merito agli organi di controllo dei centri di servizio per il volontariato, è stato rilevato che, nello schema di decreto attuativo, sebbene durante il dibattito parlamentare sulla legge delega in questione era stata auspicata una riduzione dei costi nel settore, ne sarebbe stato previsto un aumento, se si considera il 5 per cento dell'1/15 ad essi assegnato;
   il decreto abolirebbe i fondi regionali a favore di un unico fondo nazionale, nonostante che la legge delega non abbia abolito i fondi regionali, ma ha sottolineato solo la necessità di un fondo nazionale per la perequazione, lasciando in essere i fondi regionali con percentuale da definire;
   si contesta, inoltre, nello schema di decreto, la previsione di attribuire a tutto il nuovo sistema di governo dei centri di servizio per il volontariato la forma giuridica di fondazione di diritto privato che dovrebbe gestire risorse anche di provenienza pubblica (credito d'imposta) e le cui nomine sono fatte con decreto ministeriale;
   la filosofia che sottende il decreto è secondo gli interroganti quella dell'esclusione di una prospettiva di rafforzamento del rapporto tra volontariato, centri di servizio per il volontariato, e istituzioni regionali e locali, che invece, in una logica di sussidiarietà e rinnovamento delle istituzioni pubbliche, sarebbe la strada maestra da perseguire –:
   entro quale data si preveda verrà esaminato lo schema di decreto del Consiglio dei ministri;
   se il Governo abbia avuto modo di interfacciarsi non solo con il Comitato citato, ma anche con i diretti interessati rappresentanti il mondo del volontariato e quale esito tali confronti abbiano avuto;
   considerato che la citata bozza di schema di decreto attuativo non appare agli interpellanti conforme ai principi e criteri direttivi propri della legge delega se, in che modo e con quali tempistiche, intenda modificare il suddetto schema di decreto, alla luce di quanto criticamente osservato dal Comitato.
(2-01701) «Di Vita, Lorefice, Silvia Giordano, Mantero, Grillo, Colonnese, Nesci».