• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.3/03556 ORELLANA - Al Ministro della giustizia - Premesso che: il 2 marzo 2017 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-03556 presentata da LUIS ALBERTO ORELLANA
mercoledì 8 marzo 2017, seduta n.779

ORELLANA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il 2 marzo 2017 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e il figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito, che poi hanno portato all'assassinio del ragazzo e al tentato omicidio della moglie;

la Corte ha condannato l'Italia a risarcire 30.000 euro alla vittima per danni non pecuniari e 10.000 euro a titolo di rimborso delle spese affrontate;

la Corte ha imputato all'Italia la violazione dell'articolo 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea dei diritti umani;

il caso si riferisce a quanto avvenuto a Remanzacco, in provincia di Udine, il 26 novembre 2013, quando Andrei Talpis, ora in prigione con una condanna all'ergastolo, marito di Elisaveta Talpis, uccise il figlio 19enne e tentò di uccidere anche la moglie;

la pena è stata inflitta a Talpis dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Udine l'8 gennaio 2015, che ha altresì condannato l'uomo a un risarcimento di 400.000 euro alla moglie;

considerato che:

prima che si scatenasse la furia omicida di Talpis, la moglie aveva già denunciato il marito e sia lei sia i vicini avevano rivolto alle autorità ripetute richieste di intervento;

i giudici di Strasburgo hanno stabilito che "non agendo prontamente in seguito a una denuncia di violenza domestica fatta dalla donna, le autorità italiane hanno privato la denuncia di qualsiasi effetto creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che infine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio";

tale sentenza diventerà definitiva tra 3 mesi, se le parti non faranno ricorso;

tenuto conto che:

come riportato dagli organi di stampa, Titti Cerrano, uno degli avvocati della donna, che ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, ha spiegato: "abbiamo presentato ricorso alla Corte di Strasburgo perché nella storia di questa donna ci sono tutti gli elementi di violenza ripetuta, grave e soprattutto sottovalutata e non riconosciuta", aggiungendo: "la donna aveva denunciato più volte, aveva chiesto aiuto, ma il Comune non aveva ritenuto la situazione così grave" e che "il marito il giorno stesso in cui ha ucciso il figlio e ferito gravemente la moglie era stato fermato in stato di ubriachezza ma era stato poi rilasciato";

il sindaco di Remanzacco, il procuratore di Udine e l'avvocato di Andrei Talpis avrebbero, invece, offerto delle ricostruzioni parzialmente contrastanti con la versione della donna;

tenuto conto che:

con la legge n. 77 del 2013, il Parlamento italiano ha ratificato la convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, la "Convenzione di Istanbul", sottoscritta a Istanbul l'11 maggio 2011;

la convenzione di Istanbul, che ha valore di trattato, può essere considerata come il più completo tra gli strumenti vincolanti per prevenire la violenza sulle donne, in quanto esorta gli Stati firmatari ad attuare tutte le misure necessarie, affinché si pervenga ad un radicale cambiamento di mentalità per eliminare i pregiudizi fondati sull'"inferiorità" delle donne e sui ruoli stereotipati attribuiti a donne e uomini;

la convenzione di Istanbul affida, altresì, ai singoli Stati il compito di prevenire, fermare e sanzionare la violenza sulle donne, in qualunque ambito anche domestico, affermando il principio che nessun argomento di natura culturale, storica o religiosa può essere addotto come giustificazione;

un altro degli obiettivi della convenzione è quello di promuovere la cooperazione internazionale, garantendo l'adeguato sostegno alle organizzazioni e alle autorità preposte all'applicazione della legge, in modo che possano collaborare efficacemente, al fine di adottare un approccio integrato per l'eliminazione della violenza contro le donne e la violenza domestica;

giova inoltre ricordare che il Parlamento italiano ha convertito in legge il decreto-legge sul femminicidio n. 93 del 2013 (legge n. 119 del 2013), che prevede azioni di prevenzione, educazione e formazione volte a garantire un "piano antiviolenza", finanziato con 10 milioni di euro; la legge, tra l'altro, garantisce il patrocinio gratuito per le donne che hanno subito stalking, maltrattamenti domestici e mutilazioni genitali;

gli episodi descritti, però, a giudizio di alcune associazioni e delle organizzazioni sindacali, dimostrano che "Le leggi ci sono ma sono solo in parte attuate e con troppa lentezza, lasciando da sole le donne, e questa è una delle ragioni per cui spesso non denunciano", così come denuncia Loredana Taddei, responsabile delle Politiche di genere della Cgil,

si chiede di sapere:

quali azioni intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per evitare che in futuro si ripetano episodi drammatici come quello descritto e per evitare che le autorità competenti non diano la giusta e tempestiva attenzione a denunce di violenza domestica che possono sfociare in tragedie;

se non intenda favorire un aggiornamento e una verifica dello stato di attuazione della convenzione di Istanbul, che l'Italia ha ratificato, delle altre leggi finalizzate a proteggere le donne da episodi di violenza.

(3-03556)