• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00230 in occasione della riunione del Consiglio europeo che avrà luogo a Bruxelles nei giorni 9 e 10 marzo prossimi venturi; premesso che: l'ordine del giorno...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00230 presentata da ANDREA CIOFFI
mercoledì 8 marzo 2017, seduta n.779

Il Senato,
in occasione della riunione del Consiglio europeo che avrà luogo a Bruxelles nei giorni 9 e 10 marzo prossimi venturi;
premesso che:
l'ordine del giorno della riunione fra i Capi di Stato e di Governo europei si presenta fitto di argomenti determinanti non solo per il futuro europeo, ma soprattutto per l'Italia: crescita ed economia, migrazione, sicurezza e difesa comune sono di primario ordine anche nell'agenda politica nazionale;
i dati diffusi dalla Commissione europea lo scorso 22 febbraio sullo stato di salute dell'economia italiana sono tutt'altro che rosei: il debito è stimato in risalita sul PIL oltre il 133 per cento, con fortissime deviazioni verso il percorso di avvicinamento al 60 per cento del PIL nei prossimi 20 anni, inoltre l'Italia risulta essere l'unico Paese dell'Eurozona con crescita sotto l'1 per cento (stimata allo 0,9 per cento per l'anno in corso);
la disoccupazione italiana resta una delle più alte all'11,6 per cento a fronte di una media europea dell'8,1 per cento, a cui si vanno a sommare le difficoltà del sistema bancario, i ritardi di competitività e degli investimenti in lenta risalita che non riescono a trascinare la crescita a cui si aggiungono i rischi di quello che viene definito "ciclo politico", ovvero il rischio che in prossimità delle elezioni politiche si vada a dilatare la spesa pubblica con l'obiettivo di ottenere consensi più che mirare alla stabilità dei conti e dello sviluppo;
"L'Italia presenta eccessivi squilibri"- si legge a pagina 25 della Comunicazione della Commissione sul progresso delle riforme strutturali nell'Eurozona, la numero 90 del 22 febbraio 2017. Per il nostro Paese sono indicate come principali criticità l'alto debito, la "protratta debolezza nella dinamica della produttività" in un "contesto di alti NPL (ovvero prestiti non performanti) e disoccupazione". Nel testo è riconosciuta una serie di "riforme positive", ma si osserva che "l'impulso delle riforme è rallentato dalla metà del 2016".
"L'alto debito pubblico e la protratta debolezza nelle dinamiche della produttività implicano in prospettiva rischi di rilevanza transfrontaliera, in un contesto di alti non-performing loans e disoccupazione - è scritto nella relazione - Il tasso di debito pubblico è pronto a stabilizzarsi, ma non ha ancora avviato un percorso di discesa a causa del peggioramento del deficit primario strutturale ed una sommessa crescita nominale. La competitività resta debole mentre le dinamiche della produttività sono rimaste sommesse, anche a causa della lenta ripresa degli investimenti".
"Lo stock degli NPL ha solo cominciato a stabilizzarsi ed ancora pesa sui profitti delle banche e sulle politiche di prestito, con conseguenze negative sulla crescita futura". "Dopo positive riforme nei processi di bilancio, nel mercato del lavoro, nel settore bancario, nelle procedure per insolvenza, nel sistema giudiziario e nella pubblica amministrazione, lo slancio delle riforme si è indebolito da metà del 2016 e restano lacune in politiche importanti, in particolare per quanto riguarda la concorrenza, la tassazione, la lotta alla corruzione ed il quadro della contrattazione collettiva";
la situazione economica nazionale, a cui si dovrà far fronte al fine di evitare una procedura di infrazione europea per deficit eccessivo, con una nuova manovra di finanza pubblica entro il mese di aprile, è strettamente legata anche al contesto economico europeo su cui pesano importanti appuntamenti elettorali tra cui la Francia e la Germania e anche nuove prospettive di rafforzamento dell'Unione europea stessa, ancora una volta da un punto di vista economico, finanziario;
nel Libro bianco sul futuro dell'Unione europea, presentato lo scorso 1° marzo in vista del 60° anniversario dei Trattati di Roma del prossimo venturo 25 marzo, si fa chiaramente riferimento a un'Europa più unita con un'unione economica, finanziaria e di bilancio. L'Unione europea avrebbe un proprio "ministro del bilancio" e tutte le procedure di coordinamento finanziario e dei bilanci nazionali che ora fanno riferimento ad accordi intergovernativi quali il fiscal compact e a pacchetti normativi noti come il six pack e two pack potrebbero essere integrati nei testi dei Trattati, in vista di una loro revisione;
il processo di maggiore integrazione europea supererebbe il mero ambito economico-fiscale e attraverso il ricorso a forme di cooperazione rafforzate (nella cosiddetta "Europa a due velocità"), che andrebbe a partire dall'Eurozona, a coinvolgere anche altri settori tra cui la fiscalità, le questioni sociali, la difesa e la sicurezza interna, di cui si parlerà più in avanti in questo documento;
tra i punti in discussione nella riunione del Consiglio europeo strettamente correlati all'economia e crescita vi è anche l'aspetto legato alla politica commerciale europea;
la Strategia dell'Unione europea, delineata nella comunicazione "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015) 497), basata sui tre principi fondamentali dell'efficacia, della trasparenza e dei valori europei, punta a salvaguardare il modello sociale e normativo europeo vigente a livello interno e a promuovere in tutto il mondo valori europei come lo sviluppo sostenibile, il rispetto dei diritti umani, il commercio equo ed etico e la lotta alla corruzione nelle negoziazioni. Nelle varie fasi negoziali e nella redazione degli ultimi trattati di libero scambio europei, primi fra tutti il TTIP e il CETA, questi aspetti non sembrano essere rispettati;
l'approccio della Strategia commerciale europea che favorisce la stipula di trattati di libero scambio deve necessariamente associarsi alla loro qualificazione come trattati misti, che devono così essere ratificati dagli Stati membri ed esaminati dai rispettivi Parlamenti nazionali secondo le rispettive procedure di ratifica;
i trattati di nuova generazione incentrati su una logica di regolamentazione possono porre delle limitazioni e condizionare la legislazione nazionale in settori nevralgici del diritto, quali i servizi pubblici, la salute, l'ambiente, il lavoro, tutti costituenti settori in cui sono presenti beni pubblici e beni comuni, sia in una dimensione nazionale che europea, da preservare e tutelare;
nella risoluzione del Consiglio d'Europa n. 2152 del 27 gennaio 2017, «"Nuova generazione" di accordi commerciali e le loro implicazioni sui diritti sociali, la salute pubblica e lo sviluppo sostenibile», emergono i potenziali rischi sui beni pubblici e beni comuni, sulla tutela dell'ambiente, la salute e i diritti dei lavoratori, derivanti da trattati commerciali, come il TTIP e il CETA, prima concepiti e poi negoziati e redatti con scarsa trasparenza e senza il preventivo vaglio dei Parlamenti nazionali;
ritenuto, inoltre, che:
il Consiglio europeo si occuperà nuovamente di politiche dell'immigrazione in particolare in merito agli sviluppi del vertice di Malta dello scorso 3 febbraio in cui sono state approntate nuove strategie per contenere il flusso dei migranti irregolari dalla Libia verso l'Italia;
sulla rotta del Mediterraneo centrale nel 2016 sono arrivati più di 181.000 migranti irregolari e con l'avvicinarsi della primavera i flussi sono destinati a una forte intensificazione; per questo risulta essere necessario un complesso di interventi volti a rafforzare la sicurezza delle frontiere libiche;
gli Stati membri si sono impegnati a garantire, formazione, equipaggiamento e supporto alla guardia costiera libica, al fine di smantellare il traffico di essere umani e migranti attraverso operazioni rafforzate che vedano in primo piano la Libia partendo dalle esperienze maturate dall'operazione EUNAVFOR MED - SOPHIA, una forte azione di cooperazione allo sviluppo al fine di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni libiche e nel contempo la garanzia di dignitose condizioni di accoglienza dei migranti in transito;
dubbi possono essere sollevati nel basarsi sull'esperienza di EUNAVFOR MED in quanto l'operazione militare ha presentato forti limiti operativi: il programma, approvato dal Consiglio e dalla Commissione europea lo scorso maggio, prevedeva l'opportunità di distruggere le imbarcazioni degli scafisti nelle acque libiche, se non addirittura direttamente sul territorio libico. Queste attività di contrasto, che renderebbero concretamente utile tale operazione, non possono effettuarsi senza un preventivo accordo con lo Stato costiero, proprio perché necessitano di uno sconfinamento nelle acque libiche o l'approdo su terra. Ad oggi, tale accordo non si è potuto raggiungere a causa della mancanza in Libia di un Governo stabile con cui si possa avviare un'attività congiunta di contrasto ai trafficanti di uomini, dunque l'operazione stessa può essere considerata di dubbia validità;
oltre alle politiche migratorie, durante la riunione del Consiglio europeo, parte del dibattito sarà rivolto anche un rafforzamento della strategia di sicurezza e difesa comune. Come prefigurato dalla Strategia globale per la politica estera e di sicurezza, del 28 giugno 2016, e dal connesso Piano d'azione per la difesa, del 30 novembre 2016, proseguendo nella direzione già intrapresa della costituzione di un gruppo di Stati membri impegnati in un'integrazione più stretta nell'ambito della difesa, si apre la strada verso un'effettiva difesa comune dell'Unione europea, compresa la messa in comune dei servizi e delle informazioni di intelligence, sia in termini di capacità operative che di ricerca industriale;
una vera Unione europea di difesa deve essere, però, fortemente ancorata ai principi di difesa della pace e vedere la UE come protagonista nella risoluzione dei conflitti e non invece, come troppe volte sta accadendo, essere parte e responsabile degli stessi,
impegna, quindi, il Governo:
- a promuovere a livello europeo un dibattito approfondito e un'analisi strutturale del Libro bianco sul futuro dell'Unione europea al fine di delineare nuove forme di integrazione europea che prescindano dalla tecnocrazia e burocrazia finanziaria, basate su istituzioni e organismi democratici e non la mera unione monetaria;
- a sostenere una revisione dei trattati, scongiurando l'istituzionalizzazione degli accordi sul coordinamento delle politiche di bilancio come il fiscal compact e permettendo, invece, agli Stati membri di rinegoziare sia l'appartenenza all'Unione europea che l'eventuale appartenenza alla zona euro, in modo che quest'ultima non escluda la prima, dando possibilità ai popoli di esprimersi attraverso consultazioni referendarie ad ogni nuova fase di integrazione europea;
- nell'ambito della politica commerciale, a farsi portatore nelle opportune sedi istituzionali sovranazionali, dell'istanza di una sospensiva dei negoziati sul TTIP sostenendo sia la contrarietà ai suoi attuali contenuti sia alle modalità di negoziazione fin qui condotte;
- a sospendere l'applicazione del CETA anche nella parte di esclusiva competenza comunitaria, fintanto che non si saranno espressi sulla ratifica tutti i Parlamenti nazionali degli Stati membri;
- nelle more di una sospensiva dei negoziati in essere, a compiere ogni passo affinché i futuri negoziati commerciali dell'Unione europea siano basati su meccanismi trasparenti, comprensibili dai cittadini e, soprattutto, aperti al contributo e al vaglio dei Parlamenti nazionali, questi ultimi essendo direttamente interessati a decisioni sulle numerose materie che, sul piano nazionale, sono di loro competenza e che garantiscano apposite clausole di salvaguardia a tutela degli interessi nazionali;
- stante i risultati del vertice di Malta, a revocare l'operazione EUNAVFOR MED con relativo finanziamento, in quanto non riscontrabili i presupposti per il perseguimento degli obiettivi originali, al fine di avviare una nuova missione con i medesimi obiettivi di soccorso dei migranti in mare attraverso l'uso di mezzi e personale civile;
- in ambito della difesa europea, a farsi promotore di una cooperazione difensiva alternativa alla NATO, o quantomeno prevedere una cooperazione capace di ridare autonomia ai Paesi europei per ribilanciare gli equilibri e allontanare la pericolosa china interventista e militarista statunitense riscontrata negli ultimi decenni;
- a delineare a livello europeo uno strumento orientato principalmente, se non esclusivamente, alle missioni di peacekeeping, anche al servizio delle Nazioni Unite, non certo ad innalzare il livello dello scontro e delle tensioni verso i Paesi del vicinato (si veda il caso russo in particolare) come vorrebbero i Paesi baltici, la Polonia e la Romania;
- a promuovere una cooperazione nel settore della difesa finalizzata a eliminare inutili duplicazioni e sprechi, per favorire la standardizzazione degli equipaggiamenti, i risparmi e le economie di scala, permettendo quindi un taglio dei costi al bilancio della difesa negli Stati membri. Garantendo così un recupero di fondi da reinvestire, auspicabilmente, nel sociale e nella lotta alle crescenti disoccupazione e disuguaglianze.
(6-00230)
CIOFFI, MONTEVECCHI, AIROLA, BERTOROTTA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, COTTI, CRIMI, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MORONESE, MORRA, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, TAVERNA.