• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.5/02347 la Tirreno Power — controllata al 50 per cento da Suez Gaz de France e per il restante 50 per cento da Energia Italian — il cui 78 per cento è detenuto dalla Sorgenia del gruppo De...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-02347presentato daGALLINELLA Filippotesto diMercoledì 12 marzo 2014, seduta n. 188

GALLINELLA, ZOLEZZI e MANTERO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
la Tirreno Power — controllata al 50 per cento da Suez Gaz de France e per il restante 50 per cento da Energia Italian — il cui 78 per cento è detenuto dalla Sorgenia del gruppo De Benedetti — è uno dei principali produttori di energia elettrica in Italia e si radica sul territorio nazionale attraverso tre centrali termoelettriche (tra le quali quella di Vado Ligure) e 17 centrali elettriche;
nel febbraio 2014 diverse fonti stampa hanno riportato la notizia che tra il 2000 e il 2007, secondo la procura della Repubblica di Savona, circa quattrocento persone residenti nell’«area di ricaduta» della centrale elettrica Tirreno Power di Vado Ligure e Quiliano sarebbero decedute per gli effetti delle emissioni in atmosfera dei gruppi a carbone che alimentano la centrale stessa;
secondo il procuratore ci sarebbero stati anche «tra i 1.700 e i 2.000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini sarebbero ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d'asma tra il 2005 e il 2012»;
sull'attività di Tirreno Power sono aperti da tempo due filoni d'inchiesta da parte della procura, uno per disastro ambientale e l'altro per omicidio colposo. Per il primo filone, qualche settimana fa, sono arrivante anche le dimissioni dell'ex direttore generale della centrale di Vado Ligure, chiamato a rispondere sulle emissioni degli impianti e indagato per disastro ambientale;
nel gennaio 2014 la centrale è stata spenta da una decina di giorni per una disputa sulla qualità del combustibile d'emergenza, ritenuto troppo inquinante perché eccessivamente ricco di zolfo, dalla commissione Ippc del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
l'11 marzo 2014 il gip di Savona ha disposto il sequestro di due gruppi a carbone della centrale di Vado Ligure, per il superamento alcuni limiti di emissioni imposti dall'autorizzazione integrata ambientale;
molte associazioni ambientaliste e comitati nati spontaneamente nella zona della centrale (Rete savonese fermiamo il carbone) puntano il dito anche contro le deroghe alle emissioni concesse dall'Aia (autorizzazione integrata ambientale) ministeriale, ritenendole «clamorosamente superiori a quelle previste dalla normativa... ad esempio, per monossido di carbonio è stato concesso un limite in concentrazione di ben cinque volte superiore al massimo previsto» e richiedendo rilievi pubblici sulle emissioni;
nel 2011, regione Liguria e Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare hanno dato il via libera al progetto di ampliamento della centrale di Vado che prevede la ristrutturazione dei due gruppi a carbone e la realizzazione di un gruppo da 460 megawatt. I lavori dovrebbero durare undici anni e si ipotizza una riduzione del 70 per cento delle emissioni ridotte nell'atmosfera rispetto a quelle attuali. Il progetto prevede che la centrale sia completamente rinnovata per il 2023;
agli interroganti preme, infine, sottolineare una preoccupazione delle associazioni ambientaliste — che rimanda inevitabilmente ad un altro disastro ambientale del nostro Paese, l'Ilva di Taranto — che è «il ricatto occupazionale». In diverse interviste, infatti, i vertici della Tirreno Power di Vado Ligure hanno affermato che «se verrà meno il rapporto di fiducia con il territorio si potrebbe anche prendere in considerazione di valutare altri siti per il prosieguo dell'attività» –:
se, in base a quanto esposto in premessa, specie in relazione alle ultime gravi dichiarazioni del procuratore di Savona che hanno portato al sequestro di parte dell'impianto, non si intenda procedere ad una immediata revisione dell'autorizzazione all'ampliamento della centrale di Vado Ligure;
se siano stati avviati o se si intendano avviare con urgenza degli studi epidemiologici e sulle emissioni al fine di avere un ulteriore quadro della situazione descritta dalle indagini della procura e al fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini;
se siano fondate le accuse delle associazioni ambientaliste relative alle deroghe sulle emissioni concesse dall'autorizzazione integrata ambientale. (5-02347)