• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/02149/040 premesso che: l'articolo 1 autorizza la proroga della partecipazione di personale militare alla missione in Afghanistan denominata International Security Assistance Force (ISAF); ...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02149/040presentato daDURANTI Donatellatesto diGiovedì 13 marzo 2014, seduta n. 189

La Camera,
premesso che:
l'articolo 1 autorizza la proroga della partecipazione di personale militare alla missione in Afghanistan denominata International Security Assistance Force (ISAF);
il 2014 è l'anno in cui terminerà la missione ISAF in Afghanistan. Tuttavia, a circa 9 mesi dalla conclusione delle operazioni di combattimento, sono numerose le incognite sul futuro del paese e sull'impegno dell'Alleanza Atlantica nell'area. Tali incognite sono legate sia alla situazione strategica, in relazione all'insorgenza talebana, sia alla situazione politica, viste le future elezioni presidenziali del prossimo aprile;
i militari italiani in Afghanistan sono attualmente circa 2.200: 200 a Kabul, sede del comando generale di ISAF, e la restante parte nella regione Ovest. Dal gennaio 2013 ad oggi c’è stato un taglio di mille unità. Nella base di Herat sono attualmente dispiegati circa 1.400 italiani, mentre 600 si trovano nella base avanzata di Shindand. Nel corso di quest'anno i militari italiani lasceranno Shindand proseguendo nel processo che affida progressivamente alle forze di sicurezza afgane (giunte a 350.000 effettivi) la responsabilità del controllo dell'intero territorio nazionale. I rientri in Italia di uomini e mezzi proseguiranno lino ad arrivare, a fine dicembre di quest'anno, a quota 800-900 militari;
dal primo gennaio 2015 ISAF terminerà, per lasciare spazio ad una nuova missione, più contenuta nei numeri e con compiti di addestramento delle forze afghane, che si chiamerà Resolute Support. Non è ancora deciso nei numeri l'impegno dell'Italia, che comunque dovrebbe attestarsi intorno alle 7-800 unità da mantenere sempre ad Herat;
il giudizio sulla missione ISAF, a ridosso della sua conclusione, è certamente negativo, suffragato dal drammatico bilancio in termini di vittime, sia tra forze ISAF (oltre 3.000 morti tra i militari di 49 Paesi), sia tra i civili afghani (per i quali le perdite si attestano intorno alle decine di migliaia). A tutto ciò va sommata la lacerazione interna al paese, diviso ed ancor più soggetto ad una deriva integralista, con le forze talebane impegnate a negoziare il loro ritorno al potere;
il presidente afghano Karzai ha affermato che la permanenza NATO non è gradita al suo popolo e è rifiutato di negoziare un ulteriore impiego delle forze NATO sul suo territorio;
il segretario della difesa USA, Hagel ha parlato della possibilità di una «Zero option» che prevede ritiro completo e definitivo di tutte le truppe statunitensi dall'Afghanistan entro il 31 dicembre 2014. Se tale opzione dovesse verificarsi dopo la fine di quest'anno non rimarrebbe alcun soldato statunitense in Afghanistan, neppure in funzioni di addestramento e appoggio alle forze locali,

impegna il Governo:

a concludere al più presto il suo impegno militare in Afghanistan;
a non prendere parte alla missione atlantica Resolute Support, che dovrebbe succedere all'ISAF, non impiegando ulteriormente proprie forze nel territorio afghano.
9/2149/40. Duranti.