• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01233    premesso che:     nel dicembre 2016 è stato introdotto, ancorché in via sperimentale, l'obbligo di indicare nell'etichetta del latte e dei prodotti da esso derivati...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01233presentato daGALLINELLA Filippotesto diGiovedì 30 marzo 2017, seduta n. 770

   La XIII Commissione,
   premesso che:
    nel dicembre 2016 è stato introdotto, ancorché in via sperimentale, l'obbligo di indicare nell'etichetta del latte e dei prodotti da esso derivati commercializzati in Italia, la duplice menzione del Paese di mungitura e quello di condizionamento o trasformazione, ovvero dei «Paesi Ue» o «non Ue» nel caso in cui le predette operazioni avvengano in più Stati membri o Paesi terzi;
    analoga sperimentazione è in corso di finalizzazione relativamente alla filiera delle materie prime grano-pasta, a dimostrazione del fatto che la tracciabilità del prodotto è senz'altro veicolo prezioso per la valorizzazione e promozione del «made in Italy» oltre che strumento indispensabile per la determinazione di scelte consapevoli da parte del consumatore;
    sarebbe opportuno, alla luce delle criticità che investono alcuni comparti significativi del nostro agroalimentare, estendere tali sperimentazioni ai settori cunicolo, risicolo e del pomodoro;
    relativamente alla filiera cunicola, il regolamento (UE) 1169/2011 non include la carne di coniglio tra quelle per le quali vige l'obbligo di indicazione del Paese di origine anche se l'Italia, precedentemente alla sua entrata in vigore, introdusse tale obbligo, seppur per motivazioni di natura sanitaria, per le carni di pollame, poi ricomprese a pieno titolo nell'ambito di applicazione del citato regolamento che, come detto, inspiegabilmente esclude la carne di coniglio da quelle sottoposte a tracciabilità;
    come noto, settore risicolo nazionale, a seguito della liberalizzazione delle importazioni da alcuni Paesi terzi stabilite dai recenti accordi commerciali conclusi a livello comunitario, attraversa una pesantissima crisi che interessa sia il comparto del riso lavorato che quello del risone;
    la crisi è certificata dalla stessa Commissione europea che ha preventivato, per la campagna in corso, rimanenze finali, ovvero prodotto non collocato sul mercato, pari a 585 mila tonnellate, circa un terzo dell'intera produzione comunitaria; questo stato di cose ha portato gli agricoltori a diminuire del 40 per cento la superficie a riso Indica – quello maggiormente concorrenziato dal prodotto di importazione dai Paesi meno avanzati – e ad aumentare, nel contempo, di oltre il 14 per cento la superficie coltivata a riso japonica, creando in tal modo i presupposti per lo squilibrio di mercato di tutte le due tipologie di riso con il conseguente crollo delle quotazioni dei risoni verificatosi nel corso delle ultime settimane;
    tra le produzioni agroalimentari nazionali che necessitano di essere valorizzate la filiera del pomodoro da industria si contraddistingue per i profili di qualità e genuinità che sono alla base delle produzioni derivate e configurano il pomodoro italiano come una delle eccellenze a livello mondiale;
    giova ricordare che fin dal 2006 per la sola passata di pomodoro è stato introdotto l'obbligo di indicazione in etichetta dell'origine della materia prima utilizzata a testimonianza che anche per i derivati di pomodoro la piena tracciabilità delle produzioni è un imprescindibile elemento di competitività e distintività;
    la filiera del pomodoro costituisce inoltre una preziosa riserva occupazionale posto che nel settore dei prodotti derivati dalla trasformazione operano oltre 8 mila imprenditori agricoli che coltivano circa 72.000 ettari e 120 industrie con oltre 10 mila occupati ed un valore della produzione superiore a 6 miliardi,

impegna il Governo

ad adottare iniziative per introdurre, ancorché in via sperimentale, anche per le filiere risicola, cunicola e del pomodoro da industria l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di produzione ovvero l'origine della materia prima al fine di salvaguardare e valorizzare due comparti estremamente significativi dell'agroalimentare nazionale, posto che i prodotti che ne derivano esprimono una qualità molto superiore rispetto ad analoghi prodotti esteri e con il loro indotto offrono preziose ed indispensabili opportunità occupazionali.
(7-01233) «Gallinella, Cecconi, Benedetti, Massimiliano Bernini, Gagnarli, L'Abbate, Parentela, Lupo».