• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/03627 CATALFO, PUGLIA, PAGLINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che: "opzione donna" è un regime pensionistico introdotto dall'articolo 1, comma 9, della legge 23...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-03627 presentata da NUNZIA CATALFO
mercoledì 29 marzo 2017, seduta n.796

CATALFO, PUGLIA, PAGLINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

"opzione donna" è un regime pensionistico introdotto dall'articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243, che "conferma" la possibilità di conseguire, in via sperimentale, il diritto all'accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza dei previgenti requisiti contributivi ed anagrafici fino al 31 dicembre 2015. Tale misura sperimentale consente alle lavoratrici di applicare le regole più favorevoli in vigore fino al 31 dicembre 2007, ossia di ottenere la pensione con 35 anni di contributi ed almeno 57-58 anni di età, accettando però il calcolo della pensione con il sistema di calcolo contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 180, invece del retributivo o misto e l'applicazione delle "finestre mobili" per la decorrenza del trattamento pensionistico (12-18 mesi per lavoratrici dipendenti ed autonome). Trattandosi di regime sperimentale, il legislatore del 2004 ha, dunque, impegnato il Governo ad una verifica entro il 31 dicembre 2015 dei "risultati della predetta sperimentazione, al fine di una sua eventuale prosecuzione"; prosecuzione quindi possibile, ovviamente quale traslazione in avanti della data del 31 dicembre 2015, al fine di consentire ad altre lavoratrici che maturano il requisito anagrafico e contributivo successivamente al 31 dicembre 2015 di beneficiare ancora della sperimentazione;

a seguito della legge 22 dicembre 2011, n. 214, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, con l'art. 24, cosiddetta riforma Fornero, sono state introdotte, tra l'altro, nuove disposizioni in materia di trattamenti pensionistici dirette a garantire il rispetto degli impegni con l'Unione europea; ai sensi dell'articolo 24, comma 14, il regime opzione donna sopravvive alla riforma pensionistica Fornero, ma conserva il differimento dell'accesso effettivo alla pensione per l'adeguamento alla speranza di vita (criteri applicativi nella circolare Inps n. 219 del 4 gennaio 2013, punto 10);

con circolare n. 35 del 14 marzo 2012, l'Inps prevede un anticipo del termine ultimo per esercitare la "facoltà opzione donna" al 2014 anziché al 2015, ritenendo la data del 31 dicembre 2015 quale termine ultimo entro il quale collocare anche la decorrenza del trattamento pensionistico (cosiddette finestre mobili di 12-18 mesi per lavoratrici dipendenti ed autonome) e non soltanto la maturazione dei requisiti di legge. Secondo l'Istituto, le date di maturazione dei requisiti devono intendersi fissate entro il 30 novembre 2014 per le lavoratrici dipendenti private; entro il 30 dicembre 2014 per le lavoratrici pubbliche e, infine entro il 31 maggio 2014 per le lavoratrici autonome;

la legge 28 dicembre 2015, n. 208, rivede, all'art. 1, comma 281, la posizione assunta dall'Inps e procede ad una "sanatoria", ripristinando l'effettivo termine del 31 dicembre 2015, quale data di maturazione dei requisiti di legge; il comma 281 provvede dunque alle necessarie autorizzazioni di spesa per l'estensione del regime, tenuto conto della nota tecnica dell'Inps del 28 agosto 2015 che stima l'ingresso di 36.000 donne (lavoratrici dipendenti private, pubbliche ed autonome) in possesso dei requisiti al 31 dicembre 2015, con facoltà di presentare domanda in qualsiasi momento successivo alla prima decorrenza utile maturata nel regime sperimentale e, quindi, successiva alla data del 31 dicembre 2015 (cosiddetta cristallizzazione);

considerato che:

l'ingresso delle 36.000 lavoratrici previsto dalla nota tecnica Inps in modo scaglionato nel triennio 2016-2018 prevede la numerosità per anno delle lavoratrici optanti ed i relativi oneri previdenziali stimati anno per anno, che ammonterebbero a complessivi 2,5 miliardi di euro nel periodo 2016-2021 e calcolati su una media di pensioni valutate dall'Inps stessa, come risulta dalle tabelle incluse nella nota tecnica;

la numerosità delle potenziali donne optanti per l'anno 2016 prevista dalla nota tecnica risulta pari a 22.900 lavoratrici per un onere a carico della finanza pari a 160 milioni di euro; per l'anno 2017 un totale progressivo di 32.100 donne (stimando adesioni in ritardo) con un onere di 405 milioni di euro e, infine, nel 2018 per un totale progressivo di 33.600 donne (stimando le adesioni in ritardo) con un onere di 702 milioni di euro;

dall'esame dei dati riportati dalla nota tecnica si rileva che dall'anno 2022 si producono già effetti positivi per la finanza pubblica e nell'anno 2025 si concretizza un risparmio di 368,8 milioni di euro; nel 2028 è ipotizzabile il pareggio dei conti sulla base di un risparmio costante di circa 300 milioni di euro;

la legge 28 dicembre 2015, n. 208, istituisce al comma 281 dell'art. 1 un monitoraggio, tramite il "contatore", necessario per consentire la redazione da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di una relazione da presentare al Parlamento, entro il 30 settembre di ogni anno, sull'attuazione della sperimentazione con particolare riferimento al numero delle lavoratrici interessate e agli oneri previdenziali conseguenti, con un raffronto degli specifici oneri previdenziali conseguenti all'attuazione e le relative previsioni di spesa. Prevede quindi che il Parlamento, sulla base di tale relazione effettuata con riferimento al monitoraggio con cadenza annuale (cosiddetto contatore), adotti un successivoprovvedimento legislativo di proroga del regime sperimentale opzione donna "Qualora dall'attività di monitoraggio (...) risulti un onere previdenziale inferiore rispetto alle previsioni di spesa (...), anche avuto riguardo alla proiezione negli anni successivi, (...) [disponendo] l'impiego delle risorse non utilizzate per interventi con finalità analoghe a quelle di cui al presente comma, ivi compresa la prosecuzione della medesima sperimentazione";

inoltre, con la legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), articolo 1, commi 222-225, il legislatore, confermando la data di ultimazione al 31 dicembre 2105 della sperimentazione, si limita soltanto ad un'estensione dell'opzione alle circa 4.000 lavoratrici (del quarto trimestre degli anni 1957 e 1958) che erano rimaste escluse per effetto dell'incremento dell'aspettativa di vita; tale intervento legislativo a detta degli interroganti non costituisce alcuna proroga della sperimentazione;

considerato infine che:

la nota tecnica Inps del 28 agosto 2015 prevede l'accesso di un contingente di 36.000 donne già in possesso requisiti al 31 dicembre 2015 con possibilità di presentare domanda in qualsiasi momento successivo alla prima decorrenza utile maturata nel regime sperimentale e, quindi, successiva alla data del 31 dicembre 2015;

per questo contingente di lavoratrici gli oneri pensionistici a carico dello Stato dal 2016 al 2021 ammontano a 2,555 milioni di euro. A partire dal 2022 inizieranno i "risparmi" e nel 2028 si concretizza il punto di pareggio con un "risparmio" di oneri previdenziali stimabile in circa 300 milioni di euro annui, per effetto del quale dal 2029 lo Stato "guadagnerà" quasi 300 milioni di euro all'anno, fino al decesso delle persone interessate;

ne consegue che, ipotizzando una vita residua media di circa 20 anni, a partire dal 2029, il guadagno complessivo sulle 36.000 donne sarà pari a circa 6 miliardi di euro;

se si estendesse la proroga al 31 dicembre 2018, l'ampliamento della platea di donne aderenti al regime sperimentale apporterebbe ulteriori benefici alle casse dello Stato: a titolo esemplificativo, ipotizzando di estendere ad una platea di aderenti costante pari a 36.000 unità all'anno per il triennio 2016-2018, i benefici per lo Stato decorrerebbero a partire dagli anni 2030-2032, e il risparmio complessivo ammonterebbe a circa 24 miliardi di euro;

le risorse non utilizzate nel 2016 atte a consentire il prosieguo della sperimentazione ammontano a circa 58 milioni di euro e risultano certificate dal confronto tra i dati Inps della nota tecnica e quelli della tabella fornita dall'Inps in data 2 febbraio 2017 in risposta all'interrogazione dell'on. Polverini 5-10456 avente ad oggetto le pensioni liquidate, in attuazione delle disposizioni dell'articolo 1, comma 9, relative all'opzione donna: a) nota tecnica Inps del 28 agosto 2015: accessi all'opzione donna previsti per l'anno 2016 pari a 22.900 (dipendenti e autonome del settore privato e settore pubblico) con un onere previsto di 160 milioni di euro; b) tabella Inps del 2 febbraio 2017: accessi all'opzione donna previsti per l'anno 2016 pari a 16.790 (dipendenti e autonome del settore privato e settore pubblico);

ai sensi del citato comma 281, tali risparmi, conseguenti al ridotto impiego di risorse per oneri previdenziali relativi ad un minor accesso di donne lavoratrici nell'anno 2016 (16.790 di accessi effettivi) rispetto a quelli stimati (22.900 di accessi previsti), devono essere impiegati per la prosecuzione del regime sperimentale, consentendo ad un ulteriore contingente di donne di usufruire del regime sperimentale opzione donna,

si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda ottemperare agli adempimenti di cui all'art. 1, comma 281, della legge n. 208 del 2015, dando attuazione a quanto previsto dalla legge n. 243 del 2004 e destinando i risparmi relativi ad una proroga al 2018 di "opzione donna", assumendo le opportune iniziative normative.

(3-03627)