• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/01873 BELLOT - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che: il regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, all'articolo 1 prevede che...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-01873 presentata da RAFFAELA BELLOT
martedì 18 marzo 2014, seduta n.211

BELLOT - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, all'articolo 1 prevede che "Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento";

l'articolo 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, prevede che le società e le imprese, nella relativa dichiarazione dei redditi, debbano indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione e la categoria di appartenenza, ai fini della verifica del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale;

in seguito alla massiccia campagna condotta dalla Rai nei confronti delle imprese successivamente all'entrata in vigore dell'articolo 17, con cui la concessionaria pubblica esigeva il pagamento del canone speciale per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive al di fuori dall'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall'uso al quale gli stessi venivano adibiti, il Ministero dello sviluppo economico ha ritenuto di dover intervenire con una nota esplicativa;

con nota del 22 febbraio 2012 il Dipartimento delle comunicazioni ha precisato che cosa debba intendersi per "apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni" ai fini dell'insorgere dell'obbligo di pagare il canone radiotelevisivo ai sensi della normativa vigente;

secondo questa nota, un apparecchio originariamente munito di sintonizzatore (come tipicamente un televisore) rimane soggetto a canone anche se successivamente privato del sintonizzatore stesso, ad esempio perché lo si intende utilizzare solo per la visione di DVD;

calcolando che la cifra da versare, a seconda della tipologia dell'impresa, può variare da un minimo di 200 ad un massimo di 6.000 euro all'anno, secondo una prima stima la Rai potrebbe incassare fino a 1,4 miliardi di euro per apparecchi che non vengono utilizzati per ricevere i canali Rai: oltre 400 milioni di euro versati dai liberi professionisti e 980 milioni versati dalle imprese;

nei fatti, ad esempio, una struttura culturale, come può essere un polo museale, che impieghi televisioni a circuito chiuso per trasmettere registrazioni inerenti alle mostre in corso o informazioni sul museo, è tenuta a pagare il canone Rai come se trasmettesse programmi della concessionaria pubblica, anche se gli apparecchi televisivi sono utilizzati esclusivamente come strumento di lavoro per finalità intrinseche,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire, anche attraverso una circolare esplicativa, al fine di escludere specificatamente fra gli apparecchi per i quali è dovuto il pagamento del canone Rai, elencati nella nota ministeriale del 22 febbraio 2012, quegli strumenti che, benché originariamente adattabili a ricevere il segnale, di fatto sono inutilizzabili per tale scopo perché sprovvisti di sintonizzatore e utilizzati per finalità di studio o lavorative.

(4-01873)