• Testo MOZIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.1/00770 premesso che: la politica agricola comune (PAC) è una delle politiche comunitarie di maggiore importanza, dal momento che impegna circa il 34 per cento del bilancio dell'Unione europea ed...



Atto Senato

Mozione 1-00770 presentata da LUCIO BARANI
martedì 4 aprile 2017, seduta n.799

BARANI, MAZZONI, AMORUSO, AURICCHIO, COMPAGNONE, D'ANNA, FALANGA, GAMBARO, IURLARO, LANGELLA, Eva LONGO, MILO, PAGNONCELLI, PICCINELLI, SCAVONE, VERDINI - Il Senato,

premesso che:

la politica agricola comune (PAC) è una delle politiche comunitarie di maggiore importanza, dal momento che impegna circa il 34 per cento del bilancio dell'Unione europea ed è stata prevista dal Trattato istitutivo della Comunità;

la PAC ha conosciuto un'incessante evoluzione nel tempo, come nel 1992 il progetto di riforma McSharry con il quale si voleva ridurre l'onere della politica agricola comunitaria, poiché ritenuto così pesante da compromettere lo sviluppo di altre politiche;

negli ultimi anni, gli organi dell'Unione hanno radicalmente cambiato la politica tradizionale e, mentre in precedenza il reddito degli agricoltori comunitari veniva sostenuto principalmente a mezzo di sussidi, dagli anni '90 si è cominciato a dare maggiore applicazione al sistema delle "quote" di produzione, in modo da garantire agli agricoltori un livello minimo dei prezzi dei prodotti e di ripartire equamente tra i vari Paesi comunitari una quota di produzione garantita. Tale politica ha però avuto un esito sostanzialmente negativo, in particolare per l'Italia che, non avendo saputo ottenere quote adeguate alla sua capacità produttiva e al suo fabbisogno interno, ha visto molto penalizzato il proprio settore agroalimentare. Ciò è dipeso anche dal fatto che i Paesi mediterranei non hanno saputo fare fronte comune per difendere le loro esigenze specifiche nel settore agricolo, a differenza dei Paesi dell'Europa settentrionale e della Francia che hanno saputo volgere la politica agricola comunitaria a proprio favore attraverso un'azione più incisiva e presente;

la strategia "Europa 2020" annovera tra gli obiettivi di politica europea da adottare entro il 2020 l'occupazione, la ricerca e l'innovazione, l'istruzione, la riduzione della povertà, i cambiamenti climatici e l'energia;

a livello legislativo comunitario sono state previste 7 sfide riguardanti la PAC oggi: l'alimentazione, la globalizzazione, l'ambiente, la sfida economica, la sfida territoriale, la diversità dell'agricoltura e la semplificazione della politica;

il primo pilastro della PAC è costituito dai pagamenti diretti che si articolano in 7 componenti: pagamento di base; pagamento redistributivo per i primi ettari; pagamento ecologico, o greening; pagamento delle aree svantaggiate; pagamento per i giovani agricoltori; pagamento per i piccoli agricoltori; pagamento accoppiato;

in base al primo pilastro e alle sue componenti, alcune devono essere attivate obbligatoriamente, mentre altre hanno un regime facoltativo, in quanto è a discrezione degli Stati membri se attivarle o meno, il tutto entro percentuali del massimale nazionale;

al "greening" hanno diritto gli agricoltori che beneficiano del pagamento di base se rispettano sui loro ettari ammissibili tre pratiche agricole: diversificazione delle colture, mantenimento dei prati e pascoli permanenti esistenti, aree di interesse ecologico;

il "pagamento delle aree svantaggiate" è una forma di sostegno attivabile in modo facoltativo dallo Stato membro e prevede la percentuale di finanziamento entro la soglia del 5 per cento del massimale nazionale ed è indirizzato a quelle aree interessate dai vincoli naturali;

il "pagamento per i giovani agricoltori" è stato previsto per promuovere il rinnovo generazionale, il pagamento di base accordato ai giovani agricoltori (di età inferiore a 40 anni) al loro primo insediamento viene integrato da un ulteriore 25 per cento per i primi 5 anni di attività. Il suo finanziamento proverrà fino al 2 per cento dalla dotazione nazionale e sarà obbligatorio per tutti gli Stati membri. Questa disposizione si aggiunge alle altre misure a disposizione dei giovani agricoltori nel quadro dei programmi dello sviluppo rurale;

il "pagamento per i piccoli agricoltori" è una forma di sostegno attivabile in modo facoltativo dagli Stati membri e incide nella misura del 10 per cento del massimale nazionale fino alla somma di 1.250 euro per azienda;

il "pagamento accoppiato" è una forma di sostegno attivabile in modo facoltativo dagli Stati membri nella misura fino al 13 per cento del massimale nazionale dei pagamenti diretti (escluso tabacco, patate e settore vitivinicolo) e un ulteriore 2 per cento per le colture proteiche. Il pagamento accoppiato è collegato a un prodotto specifico allo scopo di risolvere gli effetti potenzialmente negativi della convergenza interna per settori specifici di determinate regioni. Quindi la componente è finalizzata a quei settori che subiscono gli effetti negativi dell'uniformazione dei titoli, come la zootecnia, l'olio d'oliva, il pomodoro da industria, la barbabietola, eccetera;

per il 2017 le percentuali del pagamento di base e del pagamento greening sono state modificate dal decreto 11 ottobre 2016: il pagamento accoppiato aumenta dall'11 al 12 per cento, mentre il pagamento di base scende dal 58 al 57 per cento. Si pensa che tale previsione possa creare un aumento delle complicazioni burocratiche dal momento che tutti i titoli assegnati andranno ricalcolati da Agea facendoli diminuire dell'1 per cento e considerando che anche il pagamento greening diminuisce dell'1 per cento;

considerato che:

appare fondamentale immaginare un comparto agricolo che sia in grado di garantire un vero reddito agli agricoltori e una nuova valorizzazione delle aree rurali, nonché di produrre alimenti garantendo la sicurezza alimentare e l'alta qualità legata al territorio e assicurare la salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio anche attraverso la promozione dell'uso di energia da fonte rinnovabile;

i veri problemi degli agricoltori nascono dall'incertezza delle norme e dalle inefficienze informatiche degli organismi burocratici preposti; infatti, nonostante l'evoluzione della PAC (apprezzabile certamente il fatto che per il frumento duro ci sarà un aumento delle risorse per 8 milioni di euro e il pagamento passa da 67 a 75 euro all'ettaro), l'applicazione del sistema di aiuti risulta ancora oggi problematica e complessa; permane lo squilibrio territoriale tra centri e aree marginali e degradate, come pure permangono criticità rispetto alle crisi di mercato, alle questioni dell'erba medica, delle colture diversificanti, della corretta interpretazione del termine " elementi caratteristici del paesaggio",

impegna il Governo:

1) ad attivare quelle azioni facoltative (per esempio pagamento redistributivo per i primi ettari, pagamento delle aree svantaggiate eccetera) previste nel primo pilastro della PAC, le quali potrebbero rivelarsi degli straordinari strumenti per fronteggiare la crisi ciclica che attanaglia il settore da anni, promuovendo meccanismi di gestione amministrativa snelli, rapidi, chiari, intellegibili per tutti gli operatori, il più possibile sburocratizzati, consentendo così agli operatori non solo la profonda conoscenza delle possibilità della riforma, ma anche la facilità di accesso alle misure di sostegno;

2) ad istituire un programma nazionale di gestione delle azioni volte a risarcire le attività agricole da eventi climatici avversi e crisi di mercato nonché a intervenire presso la UE, perché si possa istituire anche un fondo europeo per le avversità ambientali in agricoltura;

3) a porre in essere, nel minor tempo possibile, tutte le azioni necessarie a garantire le "condizionalità ex ante" strettamente funzionali ad un'efficiente ed efficace attuazione dei programmi nazionali e regionali, con particolare riferimento alle interrelazioni tra banche dati per il dialogo interistituzionale tra gli enti preposti al rilascio della documentazione necessaria per l'attività istruttoria legata alla concessione dei benefici previsti dalla PAC;

4) a trovare una soluzione all'annoso problema dell'accesso al credito per le imprese agricole, al fine di garantire la quota di cofinanziamento privato necessaria alla realizzazione dei progetti di investimento, in particolare quelli riconosciuti ammissibili a finanziamento comunitario;

5) ad assicurare che le prerogative in materia di politica agricola comune affidate ai singoli Stati membri possano essere esercitate in modo tale da fornire un nuovo impulso alle imprese agroalimentari nazionali, tutelando e sostenendo le produzioni di eccellenza del made in Italy, ricercando anche nuovi sbocchi per le esportazioni intra ed extracomunitarie;

6) a favorire l'accesso alle misure di sostegno alle imprese condotte da giovani e da imprenditrici agricole;

7) a consentire che la politica comune europea giunga a riguardare tutte le fasi della filiera agroalimentare, dalla produzione alla distribuzione, intervenendo anche sull'organizzazione comune di mercato, e a sollecitare idonee misure di sostegno delle zone svantaggiate, mediante specifici strumenti, anche finanziari, per compensare le difficoltà strutturali e competitive che caratterizzano tali zone, anche alla luce dell'attuale assetto della ripartizione dei premi del primo pilastro della PAC, che non privilegia detti territori.

(1-00770)