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Atto a cui si riferisce:
S.1/00760 premesso che: nel corso del 2013, l'Unione europea ha varato la riforma della politica agricola comune (PAC) per il periodo 2014-2020, con un pacchetto legislativo composto da quattro...



Atto Senato

Mozione 1-00760 presentata da FRANCESCO CAMPANELLA
martedì 4 aprile 2017, seduta n.799

CAMPANELLA, DE PETRIS, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, VACCIANO, BAROZZINO, DE PIETRO, BOCCHINO, MASTRANGELI - Il Senato,

premesso che:

nel corso del 2013, l'Unione europea ha varato la riforma della politica agricola comune (PAC) per il periodo 2014-2020, con un pacchetto legislativo composto da quattro regolamenti principali: il regolamento (UE) n. 1307/2013, recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori, il regolamento (UE) n. 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, il regolamento (UE) n. 1305/2013 sul sostegno allo sviluppo rurale, il regolamento (UE) n. 1306/2013 sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio degli interventi, ed alcune disposizioni collaterali di rilievo, fra le quali le misure di sostegno per il comparto vitivinicolo;

la riforma ha introdotto importanti innovazioni nell'impostazione e nella gestione degli aiuti al settore agricolo, con l'obiettivo dichiarato di predisporre un maggiore orientamento al mercato delle aziende, prevedendo un budget complessivo per il nostro Paese di 41,5 miliardi di euro, dei quali 27 miliardi per i pagamenti diretti, 4 miliardi per l'organizzazione comune del mercato del vino e del mercato dell'ortofrutta e 10,5 miliardi di euro per lo sviluppo rurale, che attivano un cofinanziamento nazionale di pari entità;

di particolare rilievo, anche per le implicazioni sulle politiche nazionali, è stata l'introduzione della figura dell'"agricoltore attivo", finalizzata a consentire la destinazione dell'aiuto agli operatori che svolgono effettivamente, in modo prevalente, l'attività professionale agricola e ad escludere dalla ripartizione delle risorse comunitarie coloro che detengono i terreni agricoli ad altro scopo;

il 14 settembre 2016, la Commissione europea ha presentato una proposta di riesame intermedio della riforma della PAC, che si sostanzia in un pacchetto di modifiche regolamentari, attualmente all'esame del Parlamento europeo, contenute in una proposta di regolamento "omnibus", con il quale si intende affrontare alcuni problemi applicativi della riforma, ma anche delineare, di fatto, gli orientamenti futuri delle politiche agricole dell'Unione;

la proposta di regolamento "omnibus" intende, fra l'altro, introdurre importanti modifiche al quadro di misure in vigore in materia di gestione dei rischi di mercato per gli agricoltori, di semplificazione delle procedure burocratiche, di accesso agli aiuti per i giovani, di gestione del regime dei prodotti di qualità, nonché sulla facoltà di "disaccoppiare" gli aiuti rispetto alla produzione in alcuni settori e di risarcire i danni da calamità naturale;

il dibattito in corso sulla modifica e sulle prospettive della politica agricola, l'unica politica economica effettivamente condivisa fra gli Stati membri, si sviluppa, in coincidenza con il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, in un momento particolarmente delicato per l'Unione, in cui si manifestano orientamenti che mettono apertamente in discussione le ragioni che hanno condotto a definire il quadro di scelte comuni dei Paesi membri;

la politica agricola comune non ha ad oggi risolto adeguatamente i problemi di sperequazione nella distribuzione dei fondi a danno delle piccole aziende, che pure costituiscono, tuttora, una rete territoriale insostituibile per la produzione del cibo e la tutela della biodiversità agraria. Nel nostro Paese, le aziende agricole che ricevono fino a 5.000 euro all'anno sono l'87 per cento del totale, e hanno incassato il 26 per cento dei fondi stanziati, mentre il restante 13 per cento delle aziende riceve i due terzi dell'aiuto pubblico;

l'attuazione della riforma della PAC non ha inoltre arrestato i fenomeni di concentrazione oligopolistica delle aziende che forniscono le sementi, i macchinari e i mezzi tecnici per l'agricoltura e che controllano le piattaforme della grande distribuzione, fenomeno in preoccupante crescita, che contribuisce alla perdita di potere negoziale e di reddito per gli agricoltori lungo le filiere, e al costante ampliamento della forbice tra i prezzi alla produzione e i prezzi al consumo;

l'applicazione tecnica della riforma non ha inoltre prodotto, ad oggi, le attese semplificazioni burocratiche a favore degli operatori agricoli, i quali rimangono, invece, fortemente soggetti ad un sovraccarico di oneri amministrativi che grava fortemente sui loro bilanci, anche in considerazione del carico aggiuntivo di difficoltà che deriva nel nostro Paese dai ritardi organizzativi delle Regioni e degli enti erogatori degli aiuti;

per effetto dei suddetti ritardi organizzativi e dei mancati controlli, la Commissione europea si appresta ad imputare all'Italia, negandone la liquidazione, parte dei fondi FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) 2007-2013, assegnati nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale, per un totale di un miliardo e 700 milioni di euro;

dai dati diffusi recentemente dalla Commissione europea, risulta inoltre che l'Italia, con il 6,2 per cento dei fondi erogati ai beneficiari al 31 dicembre 2016, si colloca al penultimo posto all'interno dell'Unione europea per la quota di risorse comunitarie spese per gli interventi del programma di sviluppo rurale 2014-2020, evidenziando un preoccupante ritardo nella capacità di spesa, più che dimezzata rispetto al 14,2 per cento della media europea complessiva,

impegna il Governo, nell'ambito dei negoziati rivolti all'approvazione della nuova regolamentazione, finalizzata a modificare le disposizioni attuative della politica agricola comune, a farsi promotore dei seguenti indirizzi:

1) a ribadire, in sede europea, la rilevanza strategica della politica agricola comune quale strumento finalizzato a garantire l'approvvigionamento alimentare europeo, stabilizzare i mercati e mantenere l'uso agricolo del suolo, anche assicurando nella prossima programmazione l'invarianza delle risorse e la loro equa ripartizione fra i Paesi membri;

2) ad intervenire sull'orientamento degli aiuti, al fine di assicurare un supporto adeguato alle aziende contadine a conduzione familiare, che costituiscono tuttora una quota rilevante delle aziende operanti e contribuiscono in modo decisivo al mantenimento delle biodiversità agricola e animale, alla difesa del suolo e al contrasto dei fenomeni di abbandono dei terreni marginali;

3) a prevedere misure finalizzate al contrasto dei fenomeni di eccessiva concentrazione e di oligopolio nella fornitura delle sementi, dei macchinari e dei mezzi tecnici per l'agricoltura e nel controllo delle piattaforme della grande distribuzione, anche incentivando le misure rivolte ad accorciare i rapporti di filiera ed a promuovere il contatto diretto fra gli agricoltori ed i consumatori;

4) a favorire l'accesso alla terra, in particolare per i giovani agricoltori, che intendono avviare l'attività, implementando altresì misure, anche di politica nazionale, che facilitino la redistribuzione dei diritti all'uso delle terre agricole, proteggendo la loro destinazione prioritaria alla produzione di cibo e riducendo il consumo di suolo;

5) a considerare, nella definizione delle ipotesi di distribuzione delle risorse tra i Paesi membri, interventi premianti in aggiunta al parametro della superficie agricola utilizzata, quali il livello di occupazione, gli investimenti fissi di capitale e il valore aggiunto, con particolare attenzione alle aree rurali, dove il rischio di abbandono è molto alto e dove l'agricoltura rappresenta un'importante fonte di reddito per la popolazione locale;

6) ad elevare la qualità degli strumenti organizzativi dell'offerta agricola e a favorire i modelli di economia contrattuale nel governo delle filiere, facilitando il riconoscimento delle organizzazioni dei produttori, delle loro associazioni e la collaborazione interprofessionale;

7) a mettere in campo strumenti più efficaci per prevenire e gestire le crisi di mercato, favorendo la crescita di strumenti assicurativi a copertura delle perdite di reddito per gli agricoltori, riducendo la soglia di intervento e semplificando le condizioni operative per il riconoscimento del danno;

8) a promuovere una nuova dimensione delle politiche di greening, maggiormente attenta alla sostanza dei risultati ambientali, che non al formale rispetto di adempimenti burocratici, con particolare impegno a favore delle misure rivolte alla riduzione dei consumi idrici, all'accumulo di carbonio nei suoli quale contrasto del cambiamento climatico, alla riduzione dell'uso dei prodotti chimici, anche promuovendo le colture erbacee, le colture sommerse e le leguminose nel novero di quelle sostenibili, con l'obiettivo di formulare un piano per le colture proteiche rivolto a ridurre la dipendenza europea dalle importazioni;

9) a ribadire la rilevanza della figura giuridica dell'"agricoltore attivo", adoperandosi affinché tale normativa non venga rimessa in discussione e sia consentita agli Stati membri la necessaria flessibilità nell'applicazione della stessa, garantendo l'indirizzo delle risorse prioritariamente verso chi vive di agricoltura e considerando anche il contributo, a tal fine, dell'occupazione regolare;

10) ad adottare misure rivolte ad un'effettiva semplificazione degli adempimenti burocratici per gli agricoltori, anche dando piena attuazione agli interventi di riforma degli enti erogatori nazionali e concordando con le Regioni gli interventi rivolti ad efficientare ed accelerare in misura sostanziale il sistema di erogazione dei benefici.

(1-00760)