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Atto a cui si riferisce:
S.1/00759 premesso che: il diabete è una malattia sistemica e l'occhio può essere colpito in ogni suo distretto. La retinopatia diabetica è la complicanza microvascolare più comune del diabete...



Atto Senato

Mozione 1-00759 presentata da LAURA BIANCONI
martedì 4 aprile 2017, seduta n.799

BIANCONI, ALBERTINI, ANITORI, BILARDI, CONTE, DALLA TOR, DI GIACOMO, FORMIGONI, MANCUSO, MARINELLO, Luciano ROSSI - Il Senato,

premesso che:

il diabete è una malattia sistemica e l'occhio può essere colpito in ogni suo distretto. La retinopatia diabetica è la complicanza microvascolare più comune del diabete mellito. Secondo i dati più aggiornati, interessa oltre 1.000.000 di persone e circa il 2 per cento dei 4 milioni di diabetici sviluppano una forma grave di tale complicanza. La retinopatia diabetica è la prima causa di cecità ed ipovisione grave in età lavorativa (tra 20 e 67 anni) nei Paesi industrializzati, la quinta causa di cecità prevenibile e il deficit visivo moderato-grave è responsabile, secondo i dati presentati in Senato nel maggio 2012 dalla Società italiana di oftalmologia, del 13 per cento dei casi di grave handicap visivo. I fattori di rischio che determinano l'insorgenza precoce della retinopatia diabetica e una sua rapida evoluzione sono: la durata del diabete, lo scompenso glicemico, in modo particolare l'iperglicemia, e l'ipertensione concomitante;

secondo i dati dell'osservatorio "Arno 2015", la prevalenza del diabete è pari al 6,2 per cento, alla quale devono essere sommati i casi di diabete misconosciuto che, secondo stime recenti, corrispondono al 20-30 per cento del totale (circa un milione di italiani), con una prevalenza complessiva superiore all'8 per cento. Pertanto, il numero dei diabetici in Italia sarebbe pari a 5 milioni di individui, ossia un caso ogni 12 abitanti. Il diabete mellito riduce l'aspettativa di vita di 5-10 anni e secondo i dati ISTAT costituisce l'ottava causa di morte in Italia, con un'importante diseguaglianza territoriale, essendo la causa di morte più frequente nel Sud e nelle isole;

considerato che:

il diabete, quando causa una disabilità, ha un impatto notevolissimo sulla qualità di vita;

la retinopatia diabetica colpisce i capillari della retina, producendo lesioni o ischemie e causando ipovisione di diverso grado. In base alla presenza e alla numerosità delle lesioni, la retinopatia diabetica si presenta in due stadi: la retinopatia diabetica non proliferante, che può essere di gravità lieve, moderata o grave o preproliferante e la retinopatia diabetica proliferante. Come ricordato, questa patologia rappresenta la più comune complicanza microvascolare del diabete mellito e può causare una disabilità visiva in duplice maniera: una perdita o riduzione più o meno severa della visione centrale, a seguito dell'edema maculare, oppure una compromissione della visione periferica conseguente alla retinopatia preproliferante e proliferante, a cui può anche associarsi un danno maculare. Di fatto, la retinopatia diabetica proliferante non è la causa più frequente di riduzione visiva, ma, sicuramente, è la più invalidante. Una ipovisione o cecità di tipo periferico e, ancor più, di tipo misto limita l'autonomia del soggetto in più ambiti della quotidianità, portando alla dipendenza e all'isolamento con ricadute sull'autostima ed autoefficacia dell'individuo;

le persone diabetiche sottovalutano la retinopatia diabetica e spesso giungono alla valutazione dell'oculista solo di fronte ad un danno irreversibile e consolidato, perché i sintomi spesso compaiono tardivamente;

la retinopatia diabetica o altre maculopatie oggi non sono contrastate in modo efficace, perché i pazienti o non sono trattati adeguatamente o sono sottodiagnosticati; inoltre, i trend negativi aumentano, in quanto la popolazione interessata non è sottoposta a screening con la necessaria periodicità. Malgrado le raccomandazioni delle linee guida, ribadite anche nella revisione e aggiornamento del 2015, dall'analisi dei dati più recenti, oggi disponibili, che sono quelli del 2015 dell'osservatorio Arno, condotto con la Società italiana di diabetologia (SID), emerge che solo l'11,1 per cento della popolazione presa in considerazione si è sottoposta a visita specialistica. Un aspetto negativo, che appare ancora più preoccupante rispetto a quanto emerge dai dati dell'Associazione medici diabetologi (AMD) nell'intervallo temporale 2004-2011, secondo i quali il 25 per cento dei soggetti diabetici erano stati sottoposti allo screening annuale per la retinopatia. Ottimale sarebbe la visita oculistica completa periodica, ma in considerazione della prevalenza della popolazione colpita con trend in forte aumento, delle lunghe liste di attesa e della reale possibilità di intervento delle strutture sanitarie, in una fase di screening è la retinopatia diabetica la patologia da individuare e monitorare, in quanto la vera responsabile di condizioni di ipovisione e cecità;

i dati epidemiologici mostrano uno scenario preoccupante: all'incremento della prevalenza non corrisponde un'offerta adeguata, sia per la distribuzione territoriale dei servizi specialistici, sia per le risorse strumentali e umane per la prevenzione e per il trattamento della retinopatia diabetica. Questo genera un aumento dei casi di ipovisione o di cecità evitabili, con un grave impatto sulle condizioni di vita delle persone coinvolte e sull'equilibrio della spesa pubblica. Tutto ciò genera un considerevole aumento dei costi sanitari, la riduzione della capacità lavorativa, la conseguente diminuzione della contribuzione fiscale e previdenziale e un incremento dei costi sociali, sia per le famiglie, sia per gli enti locali;

le evidenze scientifiche dimostrano che la natura asintomatica, subdola e rapida del decorso della retinopatia diabetica e il suo carattere di attuale emergenza sociosanitaria impongono: 1) la diagnosi precoce come presupposto fondamentale per evitare o, quanto meno, rallentare la progressione della menomazione visiva; 2) programmi di screening per ridurre in modo significativo sia l'insorgenza della patologia, sia il suo peggioramento. Per il diabete mellito tipo 1, la visita oculistica completa deve essere intrapresa dopo 5 anni dalla diagnosi o alla pubertà. Nel diabete mellito tipo 2 lo screening va effettuato alla diagnosi, a fronte di una maggiore probabilità di riscontro di alterazioni retiniche già in atto. In entrambe le forme di diabete mellito, la ripetizione dello screening, che rappresenta uno degli interventi a più elevato rapporto tra costo e efficacia, è raccomandata dopo 24 mesi in assenza di retinopatia diabetica, oppure dopo 12 o 6 mesi in caso di retinopatia diabetica rispettivamente non proliferante, lieve o moderata. L'osservazione di lesioni più avanzate impone una valutazione specialistica più ravvicinata o d'urgenza, in relazione alla gravità del quadro clinico e istopatologico; 3) programmi di prevenzione secondaria, come dimostrato da evidenze internazionali e da studi condotti in Italia, attraverso la telemedicina, dotando le strutture di base di un retinografo non midriatico e ricorrendo alla tele refertazione differita, da parte dell'oftalmologo. Oltre ad un sensibile contenimento dei costi, con questa metodologia si può garantire il raggiungimento e il monitoraggio della quasi totalità della popolazione diabetica, sicuramente raddoppiando, se non triplicando, i numeri attuali; 4) il trattamento diversificato, a seconda della forma clinica di retinopatia diabetica, garantendo anche i farmaci innovativi, al fine di contrastare drasticamente l'ipovisione e la cecità. Naturalmente, per garantire un effetto terapeutico ottimale, è fondamentale una buona aderenza alla terapia,

impegna il Governo, alla luce delle raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, del piano nazionale diabete, supportato dalle linee guida internazionali e nazionali, a far sì che il sistema sanitario italiano, declinato nelle diverse Regioni:

1) attui scelte di politica sanitaria, in materia di programmazione, prevenzione primaria e secondaria, diagnosi e terapia, che consentano modelli gestionali efficaci a livello nazionale, regionale e locale, garantendo adeguati finanziamenti che permettano anche l'attuazione dei nuovi LEA;

2) rafforzi politiche sanitarie che rendano prioritari e incrementino la programmazione dei servizi territoriali per la prevenzione, la diagnosi e la terapia della retinopatia diabetica, al fine di garantire a tutte le persone con diabete appropriatezza diagnostico-terapeutica, equità ed uniformità dei servizi, riduzione delle liste d'attesa;

3) definisca a livello nazionale e regionale percorsi diagnostici terapeutici assistenziali, al fine di incrementare ed ottimizzare le attività sanitarie, i servizi e migliorare la compliance dei pazienti diabetici;

4) realizzi campagne istituzionali d'informazione, attraverso sia i tradizionali mezzi di comunicazione (televisione, radio e carta stampata), sia i new media (web, social);

5) sostenga progetti di lavoro con team multi specialistici, comprendenti medici di medicina generale, diabetologi e oculisti;

6) promuova iniziative strutturate di diagnosi precoce e di screening della retinopatia diabetica e di altre patologie oculari;

7) realizzi nelle diverse Regioni sistemi di valutazione dell'efficacia e dell'efficienza dei modelli organizzativi e dei percorsi di prevenzione, diagnosi e trattamento della retinopatia diabetica e delle altre patologie oculari.

(1-00759)