• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/11080    l'interrogante ha ricevuto, dopo 5 mesi, risposta alla propria interrogazione 4-14804 del 16 novembre 2016 da parte del sottosegretario Amendola, ancorché ampiamente...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-11080presentato daDI STEFANO Manliotesto diGiovedì 6 aprile 2017, seduta n. 775

   MANLIO DI STEFANO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . — Per sapere – premesso che:
   l'interrogante ha ricevuto, dopo 5 mesi, risposta alla propria interrogazione 4-14804 del 16 novembre 2016 da parte del sottosegretario Amendola, ancorché ampiamente insoddisfacente;
   la questione, come è noto, si riferisce alla vicenda dell'azienda italiana Barolo & C. Snc Lituania e del mancato recupero del credito commerciale, garantito da istituti bancari del Paese e risalente al 1995, già evidenziata nella citata interrogazione che, tuttavia non può essere rubricata alla stregua di «una questione commerciale tra privati», come scrive il Sottosegretario nella sua risposta;
   appare evidente, infatti, come, fra tutti gli alti funzionari e diplomatici o Ministri che si sono susseguiti nel tempo, nessuno sia mai stato capace, a parere dell'interrogante, di sottolineare con forza agli omologhi lituani la vicenda della ditta Barolo & C., poiché la garanzia bancaria da essa ricevuta e costituita da un credito documentario irrevocabile, era stata emessa da una banca interamente di proprietà del stato lituano, la quale aveva anche posto il riservato dominio sui macchinari forniti e quando il cliente è fallito, anziché almeno restituirli alla citata ditta, li hanno venduti e trattenuto l'intero ricavato. Peraltro, come si evince dalla lettera dell'11 dicembre 2008 inviata al signor Barolo dal Ministero interrogato, questi avrebbe potuto utilizzare proprio tale argomento senza tuttavia minimamente imporsi, visti i risultati, in quanto, secondo lo scrivente, sembra sia stato sempre accettata passivamente la contestabilissima risposta dei lituani, ovvero che si tratta solo di mere questioni commerciali tra privati;
   quantomeno, nell'occasione della concessione di alcuni immobili all'ambasciata lituana a Roma (questione già evidenziata nella citata interrogazione) e in parziale contropartita, i funzionari avrebbero dovuto e potuto facilmente imporre ai lituani il pagamento del dovuto al signor Barolo;
   peraltro, appare interessante quanto afferma anche l'attuale ambasciatore a Vilnius che, nella sua e-mail del 7 marzo 2014 indirizzata al signor Barolo, ammette gli innumerevoli errori che erano stati commessi nel passato riferiti soprattutto al fatto che sarebbe stato molto facile sfruttare quell'occasione per ottenere il pagamento delle somme dovute;
   sempre nella citata risposta del sottosegretario Amendola si fa riferimento al mancato ricorso alle vie legali da parte del signor Barolo, nel senso di un errore che andava evitato; tuttavia, come scrive all'interrogante il signor Barolo, egli non aveva potuto adire le vie legali perché in caso di controversia il contratto prevedeva solo il ricorso a un arbitrato internazionale che a quel tempo la Corte lituana non riconosceva e che aveva atteso tutti questi anni perché quando egli ne sollecitava la conclusione gli veniva chiesto sempre di pazientare in quanto ogni volta venivano addotte sempre svariate motivazioni tipo: visite ufficiali di Capi di Stato o Ministri, oppure che erano in corso importanti trattative per la vendita di elicotteri e altro, oltre alla famosa questione della Villa Lituania –:
   quali ulteriori e più decise iniziative di competenza intenda adottare per consentire al signor Barolo di poter recuperare il suo credito;
   se non ritenga di voler verificare se e quali inadempienze si siano eventualmente verificate in ordine alla vicenda in oggetto da parte dei funzionari diplomatici succedutisi nel tempo. (5-11080)