• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/11089    l'articolo 4, comma 24, lettera b) della legge 28 giugno 2012, n. 92, ha introdotto in via sperimentale, per il triennio 2013 – 2015, la possibilità per la madre lavoratrice di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-11089presentato daGIACOBBE Annatesto diVenerdì 7 aprile 2017, seduta n. 776

   GIACOBBE, ARLOTTI, BARUFFI, BASSO, BORGHI, CAROCCI, FABBRI, FRAGOMELI, GNECCHI, GRIBAUDO, GUERRA, INCERTI, PATRIZIA MAESTRI, PIAZZONI, ROSTELLATO, GIOVANNA SANNA, TINAGLI, CASELLATO e CINZIA MARIA FONTANA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 4, comma 24, lettera b) della legge 28 giugno 2012, n. 92, ha introdotto in via sperimentale, per il triennio 2013 – 2015, la possibilità per la madre lavoratrice di richiedere, al termine del congedo di maternità ed entro gli undici mesi successivi, in alternativa al congedo parentale, voucher per la fruizione di servizi di baby sitting, ovvero un contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per infanzia o dei servizi privati accreditati, per un massimo di sei mesi;
   tale beneficio è stato prorogato anche per l'anno 2016 dall'articolo 1, comma 282, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità);
   con la legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017), all'articolo 1, comma 356, la misura è stata ulteriormente prorogata per gli anni 2017-2018, estendendo il beneficio anche alle lavoratrici autonome e imprenditrici;
   in particolare, è degna di nota la possibilità di corrispondere, «al fine di sostenere la genitorialità», un contributo economico per l'utilizzo della rete pubblica dei servizi per l'infanzia, in alternativa al congedo parentale, e quindi agevolando anche il rientro al lavoro delle madri lavoratrici con una offerta di servizi;
   secondo le disposizioni dell'Inps (circolare n. 169 del 16 dicembre 2014), il pagamento sarà corrisposto direttamente dall'Inps alla struttura scelta fino ad un massimo di 600,00 euro mensili per ogni bambino e per un periodo massimo di sei mesi, sulla base delle mensilità concesse alla beneficiaria; le somme saranno erogate a seguito dell'invio della richiesta di pagamento da parte della struttura alla sede provinciale Inps territorialmente competente: la struttura è tenuta ad inviare contestualmente il modello di delegazione liberatoria e la dichiarazione della madre beneficiaria di utilizzo del contributo economico;
   il pagamento del contributo viene dunque corrisposto dall'Inps esclusivamente alla struttura accreditata; nelle strutture comunali, il comune dovrà applicare una retta agevolata a chi risulterà beneficiario (alla retta mensile verrà sottratto il contributo concesso ai sensi delle norme citate), mentre la quota mancante verrà riscossa direttamente, inoltrando richiesta di pagamento all'Inps, contributo che verrà versato sul conto corrente del comune successivamente all'erogazione del servizio;
   come denunciano alcuni enti locali interessati, esiste il rischio concreto che l'Inps trasmetta il contributo al comune in tempi non coincidenti con le scadenze di bilancio, come già accade, ad esempio, per il progetto «Home care», per il quale risulta non siano ancora stati rimborsati contributi relativi all'anno 2015;
   in particolare per i piccoli comuni questo costituisce un problema significativo;
   vanno evitate tutte le criticità che possano scoraggiare l'utilizzo di importanti sostegni alla genitorialità e al sistema di servizi per l'infanzia –:
   quali iniziative intenda adottare per garantire che l'Inps proceda con sollecitudine al pagamento dei contributi in questione, sia alle strutture pubbliche sia a quelle private accreditate che gestiscono i servizi per l'infanzia. (5-11089)