• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/11116    la regione Campania è proprietaria dell'impianto sportivo «Arturo Collana» per il quale è scaduto (nel 2014) il contratto di comodato d'uso gratuito (anni 6+6) con il quale il comune...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-11116presentato daVEZZALI Maria Valentinatesto diMartedì 11 aprile 2017, seduta n. 778

   VEZZALI e D'ALESSANDRO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per lo sport . — Per sapere – premesso che:
   la regione Campania è proprietaria dell'impianto sportivo «Arturo Collana» per il quale è scaduto (nel 2014) il contratto di comodato d'uso gratuito (anni 6+6) con il quale il comune di Napoli lo gestiva e per il quale ha dichiarato di non voler rinnovare il contratto;
   la regione Campania con bando n. 338 del 24 luglio 2014 indice un «Avviso Pubblico» per l'affidamento della concessione d'uso e gestione dell'impianto sportivo; riservato al Coni, Cip, Federazioni, associazioni sportive o gruppi di associazioni sportive (legge regionale n. 18 del 2013, (articolo 20));
   all'Avviso partecipa l'Ati Cesport, associazione sportiva dilettantistica, per sé, ma anche quale capofila del raggruppamento temporaneo di 8 associazioni sportive operanti sul territorio;
   il comune contesta l'avviso pubblico; ritiene più corretto l'affidamento in base alla legge n. 147 del 2013; la regione accoglie l'istanza e sospende il bando per ragioni tecniche;
   settemila atleti e quaranta associazioni, in attesa di decisioni, sono, di fatto, senza casa;
   il bando viene riaperto e il comune indice una conferenza di servizi invitando la società Giano srl a presentare il progetto di rivalutazione dello «Stadio Collana» in base alla legge n. 147 del 2013;
   la fatiscenza della struttura richiede l'intervento della regione che chiude precauzionalmente l'impianto per inagibilità, stanzia 200.000 euro per lavori straordinari;
   all'inizio del 2017 la Giano srl presenta la domanda di partecipazione; l'esame delle proposte dei tre partecipanti alla gara si conclude con l'affidamento e la concessione dell'impianto ad Ati Cesport che si aggiudica la gara col massimo del punteggio (100/100) (decreto dirigenziale n. 110);
   il secondo classificato (la società Giano srl) presenta ricorso al Tar. Il ricorso viene respinto, la regione conferma l'aggiudicazione definitiva all'Ati Cesport e comunica al comune che il passaggio di consegne dovrà avvenire entro il 30 giugno;
   il comune ricorre al Tar impugnando la procedura insistendo sull'applicazione della legge 147;
   la regione contesta il ricorso al Tar e ribadisce la richiesta di voler rientrare nel possesso dell'impianto per poterlo consegnare all'affidatario e cominciare i lavori di messa in sicurezza e ammodernamento, visto che una commissione tecnica della regione, dopo un attento e circostanziato sopralluogo, ha determinato l'inagibilità dell'intera struttura;
   al Consiglio di Stato, la Giano srl rinuncia alla sospensiva; la regione firma il contratto alla Ati Cesport; la Giano srl, ci ripensa, rinuncia alla sospensiva e ricorre ancora al Consiglio di Stato che accoglie il ricorso e annulla l'assegnazione;
   il Tar sentenzia su avviso pubblico di concessione; il Consiglio di Stato, invece, applica la legge n. 163 che disciplina le gare di appalto pubbliche;
   alla luce della sentenza del Consiglio di Stato, la regione inoltra ricorso interpretativo prima di annullare l'avviso pubblico e procedere alla stesura di un nuovo bando;
   questa situazione di stallo appare lesiva degli interessi prima di tutto della collettività locale, dei giovani e delle associazioni sportive che per perfezionare l'aggiudicazione si sono esposte economicamente;
   appare inoltre inutilmente capziosa questa disputa tra amministrazioni e onerosa la scelta di affidare l'impianto Collana con procedura di appalto, invece di utilizzare l'avviso pubblico che trasferisce i costi sull'aggiudicatario;
   tale precedente appare pericoloso posto che insidierà tutte le associazioni sportive che per il futuro volessero provare a chiedere alle amministrazioni pubbliche la gestione degli impianti con finalità non lucrative, ma per concorrere all'integrazione e lavorare in realtà difficili, in periferie degradate allo scopo di impedire a tanti giovani di perdersi in percorsi di disagio –:
   se non intenda assumere iniziative di competenza, anche normative, dirette ad evitare che si verifichino situazioni come quella descritta in premessa. (5-11116)