• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07359 TOSATO - Al Ministro della giustizia - Premesso che secondo quanto risulta all'interrogante: da un articolo apparso di recente, il 4 aprile 2017, sul quotidiano "L'Arena", è emerso che:...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07359 presentata da PAOLO TOSATO
mercoledì 12 aprile 2017, seduta n.807

TOSATO - Al Ministro della giustizia - Premesso che secondo quanto risulta all'interrogante:

da un articolo apparso di recente, il 4 aprile 2017, sul quotidiano "L'Arena", è emerso che: «Ai carabinieri che si erano presentati all'ingresso del carcere con un mandato di perquisizione avrebbe riferito che no, non potevano entrare. «Ragioni di sicurezza», (...) Gli investigatori vicentini si erano presentati a Montorio per perquisire la cella di Emanuel Demaj, il boss albanese di 32 anni recentemente condannato a quasi 13 anni in appello per una raffica di rapine, che avrebbe prima cercato di evadere dalla casa circondariale di Vicenza, e poi - trasferito a Verona - avrebbe fatto postare su Facebook una foto che lo ritraeva durante la festa dietro le sbarre. Ma la direttrice dell'istituto non aveva consentito. Dopo quel rifiuto, il procuratore Cappelleri e il pubblico ministero Golin hanno iscritto sul registro degli indagati la direttrice del carcere scaligero di Montorio Maria Grazia Bregoli, già stimata responsabile del San Pio X di Vicenza: l'ipotesi a suo carico è il favoreggiamento personale. Il fascicolo è stato trasmesso per competenza territoriale a Verona (...) Nel corso di quelle verifiche, i detective accertarono un altro particolare quanto mai inquietante: su un profilo Facebook era stata pubblicata la foto di una cena organizzata per il compleanno di un detenuto a Montorio: un gruppo di amici sorridenti che mangia con appetito e che brinda. Fra di loro, Demaj. Chi aveva scattato la foto? Come era finita su internet? Evidentemente, qualcuno dentro al carcere con lo smartphone collegato al web. Una volta emersa la circostanza, era scoppiato un polverone. In realtà, come emerso in altre indagini, in molte strutture carcerarie italiane entrano telefoni: al San Pio X quello di Demaj era nascosto fra la gelatina. (...) Per questo, una volta ricostruiti i passaggi, i carabinieri avevano ritenuto di perquisire la cella. Ma Bregoli si sarebbe opposta, e a nulla sarebbero valse le rimostranze della procura vicentina. I militari rientrarono a Vicenza con un nulla di fatto; la perquisizione venne compiuta qualche settimana dopo (Bregoli in questa seconda circostanza non era in servizio), e nella disponibilità di Demaj fu trovato un altro telefonino. Il comportamento della direttrice, per la procura di Vicenza, ha violato la legge: avrebbe favorito un indagato. Bregoli avrà modo di chiarire»;

appare verosimile ipotizzare, dalle dichiarazioni riferite, da un lato, che vi possa essere una responsabilità della direttrice Maria Grazia Bregoli, che si sarebbe illegittimamente opposta alla perquisizione, e dall'altro lato, che non ci sarebbero controlli sufficienti, al fine di evitare l'ingresso illecito dei telefoni cellulari nel carcere,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti evidenziati e quali iniziative intenda adottare, anche di natura emergenziale, da un lato, al fine di impartire direttive che consentano il rafforzamento dei controlli da parte del personale di Polizia penitenziaria per evitare l'introduzione illecita di telefoni cellulari nelle carceri, e dall'altro lato, quali iniziative, anche di carattere disciplinare, intenda intraprendere nei confronti della direttrice Maria Grazia Bregoli, che si sarebbe opposta alla perquisizione disposta dai pubblici ministeri della cella di Emanuel Demaj.

(4-07359)