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Atto a cui si riferisce:
C.1/01608    premesso che:     nel 2008 è iniziata una fase di crisi che, pur riducendo il proprio impatto, non si è conclusa. La sua natura è strutturale e collegata a diverse...



Atto Camera

Mozione 1-01608presentato daCATALANO Ivantesto diMercoledì 19 aprile 2017, seduta n. 781

   La Camera,
   premesso che:
    nel 2008 è iniziata una fase di crisi che, pur riducendo il proprio impatto, non si è conclusa. La sua natura è strutturale e collegata a diverse cause. Di fatto, questa crisi ha evidenziato un cambiamento in atto, sempre più importante e dagli effetti più diffusi, nel modo di produrre, consumare, acquistare beni e servizi;
    questo cambiamento è dovuto a trasformazioni introdotte da innovazioni scientifiche e tecnologiche che influenzano la vita delle persone, in particolare le loro abitudini e i loro comportamenti. Di conseguenza, è cambiato, e sta ancora cambiando, in questi anni, lo scenario economico, sociale e persino culturale;
    una progressiva accelerazione dell'innovazione può tendere a rendere le figure professionali inadeguate nel tempo sia per la rapida obsolescenza delle competenze stesse, sia perché i compiti svolti sono parzialmente automatizzati;
    una recente ricerca dell'Ocse sul futuro del lavoro indica che in Italia il 9,6 per cento dei lavori sono caratterizzati da mansioni con una probabilità di elevata automazione ed un 34 per cento con una probabilità media di automazione che comporti cambiamenti significativi nelle mansioni svolte;
    questo fenomeno rischia di rendere subottimale ai fini della contribuzione al bene comune risorse umane importanti oltre a porre alla società, nel suo insieme, il problema del sostentamento e del welfare per queste ultime;
    l'attuale formazione prevede dei momenti della vita, nei quali una persona si forma e quelli nei quali lavora, formalmente strettamente demarcati. La formazione scolare, seguita poi da un'attività lavorativa più o meno lunga e da ulteriori eventi di formazione occasionali. La formazione in generale specializza la persona; una specializzazione che diviene parte dell'identità stessa della persona. Ciò fa sì che, una volta che la professionalità diventa obsoleta, la persona entri in crisi e si senta inutile e obsoleta a sua volta. Questo paradigma potrebbe non essere più attuale se si ipotizza verosimile che le persone, per poter stare al passo con l'accelerazione nel cambiamento che si intravede, debbano alternare nella loro vita, frequentemente, periodi di istruzione a periodi di attività lavorativa, il cosiddetto « lifelong learning» al quale il nostro sistema scolare non è preparato;
    dalla già citata ricerca dell'Ocse, emerge che in Italia, tra le persone con minore competenze per affrontare lavori a base tecnologica, solo l'8 per cento delle persone in età lavorativa partecipa a corsi di formazione;
    con insistenza si sente parlare di come intelligenza artificiale e robot possano trasformare e trasformeranno il mondo del lavoro (sia nella produzione che nel commercio);
    grazie agli sviluppi dell'elettronica e dell'intelligenza artificiale, l'automazione di attività ripetitive, sia nella manipolazione di oggetti materiali, con robot nelle fabbriche, che di manipolazione di oggetti immateriali, con infobot negli uffici, riguarderà settori progressivamente sempre più ampi dell'economia;
    l'automazione si basa sull'adozione e sulla diffusione della tecnologia; mentre alcuni lavori scompaiono, nuovi lavori sono creati direttamente e indirettamente dallo sviluppo tecnologico; tali lavori non rimpiazzano necessariamente quelli vecchi, ma sono accompagnati da un forte effetto moltiplicatore e da un aumento della produttività, essenziale per il nostro Paese con una produttività ferma da decenni;
    lo sviluppo tecnologico, inoltre, presenta prospettive che possono portare benefici alla salute, alla comunicazione, all'inclusione sociale ed al welfare, alla lotta alla fame se inserito nel quadro di politiche e strategie che riportano l'area del possibile all'interno di una visione di futuro;
    recentemente, è emersa nel dibattito internazionale la possibilità di applicare una tassa sui robot, provvedimento difficile da definire nel merito dell'applicazione e potenzialmente dannoso negli effetti in quanto tassa sugli investimenti quindi recessiva;
    non è una questione di mercato, ma di prospettiva della società, dove i sistemi continentali (più di quelli nazionali) possono interpretare un ruolo, se capaci di indicare strategie di sviluppo che generino valore e sappiano distribuirlo;
    si parla di una quarta rivoluzione industriale, dove l'automazione, internet delle cose, una diversa organizzazione delle filiere e dei rapporti tra imprese, consentirà a imprese «virtuose» di trascinare e guidare la crescita economica;
    questo «piano» è parte della strategia complessiva, la anticipa, ma allo stesso tempo evidenzia come ci siano molti aspetti, ricadute, precondizioni che richiedono una riflessione e la costruzione di strumenti e politiche per far sì che una rivoluzione tecnologica trovi corrispondenza nell'evoluzione sociale e nelle politiche nazionali ed europee;
    l'Europa, all'inizio del millennio, ha definito la propria strategia, indicando nella «Società della Conoscenza» il proprio specifico asset nel mercato globale. Questo significa che i Paesi europei riconoscono che il capitale umano e il fattore umano sono elementi su cui investire rispetto ad altri sistemi che hanno puntato, per esempio, sul costo del lavoro come leva di sviluppo. Le imprese europee, quelle sopravvissute al trauma di una competizione con sistemi con un costo del lavoro imparagonabile al nostro, hanno innovato e compreso che l'innovazione, è una leva su cui investire e attraverso la quale competere. Lo hanno fatto anche medie imprese e iniziano a farlo le reti di imprese più piccole;
    tuttavia, di fronte a questa rivoluzione, che aumenterà l'importanza di robot e intelligenza artificiale, non solo nella produzione di beni, ma soprattutto nello scambio e nell'erogazione di servizi, la politica ha il compito di interrogarsi e di prospettare scenari, definire strategie e priorità perché il mondo del lavoro, gli investimenti, il welfare possono trovare opportunità di miglioramento ed evitare rischi di impoverimento o emarginazione;
    è indispensabile attivarsi per raccogliere informazioni, dati, progetti, iniziative, proposte che consentano di definire il quadro per arrivare a promuovere politiche su alcune aree strategiche, dove le norme possano accompagnare un cambiamento virtuoso: la scuola, l'università, la ricerca, i trasporti, la comunicazione, la sicurezza informatica (solo per citare i più sensibili e diretti);
    è necessaria un'attenta analisi delle forme e delle regole del lavoro, dal momento che anche il mondo del lavoro, delle professioni, dei tempi e delle modalità di lavoro si trasformerà, così come mostrano alcuni fenomeni riscontrati in questi anni e interpretati con concezioni e regole del passato;
    va valutato l'aspetto economico e fiscale dell'impatto di una trasformazione della produzione con una forte automazione, in modo che la produzione di ricchezza sia accompagnata anche da un modello di ridistribuzione del valore generato;
    va anche considerato il fenomeno che porta le aziende, per poter meglio gestire il rischio derivato da un cambiamento sempre più vorticoso, abilitate da tecnologie di automazione del coordinamento sempre più evolute, a diventare «elastiche» ovvero a distribuire il rischio di impresa su tutto il proprio ecosistema: fornitori, partner, lavoratori. Questo tipo di impresa, in rapida diffusione, richiede un cambiamento di paradigma nella logica di protezione della persona che oggi avviene di fatto attraverso il posto di lavoro; è imperativo che altre forme vengano identificate per il futuro. Questo modello impone, inoltre, una maggiore necessità per i lavoratori di acquisire competenze di tipo imprenditoriale, obiettivo che il sistema scolare attuale non riesce a gestire;
    le premesse qui esposte lasciano aperto il campo delle possibilità, che oscilla tra rischi e opportunità,

impegna il Governo:

1) a costituire un osservatorio interministeriale, coinvolgendo i Ministeri competenti, che effettui monitoraggi, raccolte di dati ed analisi quantitative e qualitative circa l'adozione di sistemi robotici e di intelligenza artificiale, misurandone gli effetti sulla produttività e sull'occupazione e che proponga periodicamente misure ed interventi per massimizzare i benefici, mitigando gli effetti negativi;
2) a proporre nuovi strumenti e istituti per il lavoro, alla luce di uno scenario di dematerializzazione del lavoro che riduce il suo legame con i tradizionali tempi e luoghi di prestazione, e dell'incremento del lavoro autonomo;
3) ad affrontare il tema di un nuovo sistema di allocazione/riallocazione/formazione delle risorse umane che sia anche molto più attento ai percorsi imprenditoriali, considerando:
   a) l'imprenditorialità e l'incubazione di impresa a tutti gli effetti un percorso formativo tra quelli istituzionalizzati;
   b) la necessità di potenziare e rendere flessibile il sistema della formazione, puntando soprattutto su imprenditorialità, sulla risoluzione dei problemi, competenze trasversali e conoscenza della tecnologia per facilitare la nascita di nuove attività economiche ed il reimpiego delle persone;
   c) la necessità di promuovere l'apertura del sistema della formazione pubblica al mercato, favorendo l'accesso agile all'enorme quantità di offerta formativa che l'innovazione e le tecnologie stanno portando;
   d) la rivalutazione del ruolo tradizionalmente svolto da albi professionali e di nuove forme di intermediazione algoritmica da parte di piattaforme digitali;

4) a promuovere attività di studio, programmazione e incentivazione di nuove forme di welfare e previdenza, che possano accompagnare le attuali e le prossime generazioni di giovani, attraverso prime sperimentazioni di ridistribuzione del valore generato dalle migliori e più avanzate pratiche di Industria 4.0;
5) a realizzare un libro bianco di proposte in materia che riguardino i diversi Ministeri competenti, nell'ottica di un Piano nazionale per le sfide proposte dalla quarta rivoluzione industriale, considerato che l'Italia è il secondo Paese manifatturiero dell'Unione europea;
6) a promuovere, a livello europeo, un dibattito per la definizione di una proposta organica di una politica europea su questi temi per nuovi obiettivi chiave per i prossimi dieci anni.
(1-01608) «Catalano, Quintarelli, Monchiero, Molea, Galgano, Menorello, Oliaro, Vargiu».