• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00237 premesso che: - le previsioni programmatiche per il periodo 2017-2020, illustrate nel Documento in esame, prospettano un indebitamento netto al 2,1 per cento del PIL per...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00237 presentata da GIOVANNA MANGILI
mercoledì 26 aprile 2017, seduta n.812

Il Senato,
premesso che:
- le previsioni programmatiche per il periodo 2017-2020, illustrate nel Documento in esame, prospettano un indebitamento netto al 2,1 per cento del PIL per il 2017, all'1,2 nel 2018, allo 0,2 nel 2019 per raggiungere poi il pareggio nel 2020;
- le previsioni dell'indebitamento del 2017 al 2,1 sono già comprensive della correzione richiesta dalla Commissione europea nella misura dello 0,2 per cento del PIL, e le misure correttive non sono contenute nello specifico nel presente Documento, ma solo elencate e riguardano anche interventi di aumento della pressione fiscale, quali la rimodulazione delle accise sul tabacco, la revisione dello Split Payment, che, come rilevato da CONFAPI in audizione "rischia di sottrarre alle nostre aziende liquidità e IVA a credito". Dunque, la difficoltà di raggiungere gli obiettivi prefissati nel Documento di economia e finanze 2016, nonostante le ripetute richieste di flessibilità, dimostra la fragilità e ristrettezza dei margini entro i quali il Governo anche per il 2017-2020, cerca di programmare la ripresa economica;
- il rapporto debito-PIL nel 2017 permane altissimo e si attesta al 132,5 per cento, ed è previsto una riduzione di 1,5 punti percentuali nel 2018, di 2,8 punti percentuali nel 2019 e di 2,5 punti percentuali nel 2020, anno in cui è previsto un rapporto debito-PIL pari a 125,7 per cento, ben oltre il limite del 120 per cento da ridurre di un ventesimo l'anno, secondo i parametri del fiscal compact, per arrivare al 60 per cento;
- la congiuntura internazionale è favorevole, infatti nel 2016 l'economia mondiale ha registrato un incremento del 3 per cento rispetto al 2015 e si è stabilizzata su un sentiero di crescita in tutti i Paesi avanzati, come si registra dai dati del primo trimestre del 2017. Anche in area euro ci sono evidenti segnali di ripresa e nel 2016 la crescita del PIL è stata dell'1,7 per cento, grazie soprattutto alla ripresa del mercato del lavoro, nonostante permanga alta, ha visto ridurre il tasso di disoccupazione dal 10 per cento del 2016 al 9,6 del gennaio 2017. In Italia, invece, il tasso di disoccupazione è ancora critico, pari all'11,5 nel 2017, in calo solo di 0,2 punti rispetto al 2016 e previsto all'11,2 nel 2018, al 10, 8 nel 2019 e al 10,2 nel 2020;
- per quanto riguarda l'Italia, secondo l'OCSE e il Fondo monetario internazionale la crescita del PIL per il 2017 e 2018 si attesterà all'1,6 per cento, mentre, grazie al miglioramento del clima favorevole registrato nel primo trimestre 2017, il Governo ha rivisto in rialzo il dato di crescita per quest'anno di 0,1 punti prevedendo una crescita dell'1,1 in termini percentuali, ma ha adottato previsioni a ribasso prudenziali per la crescita nella misura dell'1,0 per cento per il 2018, 1,1 per cento per il 2019 e 1,1 per cento per il 2020, inferiore sia alla media europea che alla media della crescita mondiale del 3 per cento, a causa della possibilità dell'attivazione nel 2018 delle clausole di salvaguardia (aumento aliquote IVA e accise sui carburanti), che ostacolerebbero l'accelerazione tendenziale dell'economia;
- infatti il PIL nominale tendenziale, considerato l'aumento dei prezzi e l'aumento delle aliquote IVA crescerebbe del 2,2 per cento nel 2017, del 2,9 per cento nel 2018-2019 e attestandosi al 2,8 nel 2020;
- le previsioni di crescita programmatiche sono insoddisfacenti e la esaltata riduzione dell'output gap, che dal 3,8 del 2015 si riduce allo 0,5 per cento nel 2019, è falsata da una valutazione a ribasso del tasso di crescita del PIL, influenzata dal prolungarsi della recessione. Il ritorno ad una politica economica espansiva porterebbe ad una ricchezza nazionale più elevata nel medio e lungo periodo;
- i proventi attesi dal piano di privatizzazioni sono pari allo 0,3 per cento annuo, destinato alla riduzione graduale del debito pubblico;
- i consumi privati delle famiglie in leggero rallentamento nel 2017 (+0,8 per cento) rispetto al 2016 (+1,2 per cento) rappresenteranno il maggior fattore di sostegno della domanda interna per la crescita del PIL, nonostante permanga una alta propensione al risparmio, una erosione del reddito disponibile legata all'aumento dell'IVA e la moderazione salariale;
- le esportazioni, come fattore di crescita, subiscono una leggera flessione dal 3,7 per cento previsto nel 2017 attestandosi ad una media del 3,2 per cento leggermente inferiore al tasso dei mercati esteri di interesse dell'Italia;
- per quanto concerne il saldo primario, ossia la differenza fra il totale delle entrate finali e le spese finali al netto degli interessi, l'Italia tra il 2009 e il 2016, insieme alla Germania, è il Paese che ha mantenuto l'avanzo primario in media più elevato e tra i pochi ad aver prodotto un saldo positivo, a fronte della gran parte degli altri Paesi membri, che invece hanno visto deteriorare la loro posizione nel periodo. L'avanzo primario programmatico è previsto all'1,7 nel 2017, al 2,5 nel 2018 per arrivare al 3,8 nel 2020;
- la spesa per interessi in percentuale al PIL anche se segue un percorso di riduzione, appare peggiore rispetto alle previsioni della scorsa Nota di aggiornamento e passa dal 3,9 nel 2017 (65.979 milioni) al 3,7 per cento (65.531 milioni) nel 2019 per poi crescere nel 2020 al 3,8 per cento, a causa del peggioramento del fabbisogno e dell'intervento a sostegno delle banche, nonché della scadenza di titoli di Stato nel 2019;
- la spesa in conto capitale, secondo le previsioni tendenziali, presenta un percorso decrescente nel periodo considerato, passando dal 3,4 per cento al 3,0 per cento del PIL al 2020, pari a 56,7 miliardi, andamento collegato alla riduzione della spesa primaria. Preoccupa a tal proposito una ulteriore riduzione dal lato della spesa per investimenti. E la preoccupazione nasce proprio in merito all'intenzione del Governo di disattivare le clausole di salvaguardia IVA e accise, sostituendole con misure, "sul lato della spesa e delle entrate". A tal proposito si tenga presente che dal lato delle entrate si propongono come di consuetudine anche misure di recupero e contrasto all'evasione, che, ben sappiamo, sono misure indefinite nell'"an" e nel "quantum". Inoltre, dal lato delle spese il Governo non può che tagliare gli stanziamenti di bilancio, non potendo più imporre tagli agli enti locali, che, in seguito all'introduzione del "pareggio di bilancio" possono chiudere con un passato di tagli annuali insostenibili conseguenti alle multiple revisioni dei "patti di stabilità". Vivendo in condizioni di estrema fragilità di risorse, non si ravvede la possibilità di adottare ulteriori tagli a carico dei predetti enti. Quindi è lecito aspettarsi riduzioni di stanziamenti nel bilancio dei dicasteri, che, comunque, in presenza di una mancata ed effettiva razionalizzazione della spesa pubblica indirizzata a migliore produttività ed efficienza di servizi, può comportare ulteriori tagli di spesa di servizi per la collettività;
- le specifiche misure con cui il Governo sostituirà l'aumento dell'IVA e delle accise sui carburanti saranno indicate nella prossima Nota di aggiornamento, ma ricordiamo che trattasi di reperire risorse pari a circa 19,5 miliardi nel 2018 e 23,2 miliardi per il 2019 e 2020. Sono ingenti risorse che, a causa dell'assoggettamento al fiscal compact, non possiamo destinare ad interventi di riduzione del carico fiscale sul lavoro ovvero ad investimenti strutturali, che generano occupazione;
- per quanto concerne il Piano nazionale delle riforme, si rileva che nel Documento in esame non sono state inserite novità rispetto alle riforme già contenute nel DEF 2016, nonostante l'attesa della revisione della tassazione dell'IRPEF e la pubblicizzata riduzione a regime del cuneo fiscale, necessarie per recuperare in tempi brevi i livelli occupazionali e di crescita pre-crisi;
- il quadro macroeconomico e gli obiettivi di finanza pubblica per gli anni successivi prospettati dal Governo, nonché le strategie per il conseguimento di tali obiettivi, risultano essere anche quest'anno inidonei e quindi di difficile realizzabilità;
- il Governo anche quest'anno mostra delle stime inadeguate e quindi generatrici di incertezza; l'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) infatti, indica come sostanzialmente indefinito il quadro, peraltro del tutto insoddisfacente, della politica di bilancio; giustamente l'UPB pone l'accento sulle indicazioni e le caratteristiche degli interventi espansivi su cui si basa il documento in esame. Tali scenari rendono del tutto impossibile la disattivazione delle clausole di salvaguardia. Tutto il quadro prospettato dal Governo è attraversato da una incertezza di base sulla dimensione dell'aggiustamento necessario e delle manovre da attuare. Benché formalmente l'UPB abbia validato le previsioni tendenziali, anche quest'anno ricorda al Governo che utilizza delle stime eccessivamente ottimistiche. Tale sopravvalutazione del quadro tendenziale, che poi è alla base della politica economica del Governo, non potrà far altro che generare nuova incertezza e misure inadeguate;
- in materia di affari costituzionali:
in ordine alla gestione dei flussi migratori di eccezionale portata, quali quelli che si stanno registrando e, in particolare, dell'estensivo utilizzo dei cosiddetti hot spot, preme segnalare che essi sono privi, al momento, di una chiara ed approfondita base giuridica, non vi sono sufficienti garanzie del trattamento riservato ai migranti al loro interno;
in ordine alle modalità di gestione dei servizi pubblici locali, questione che dovrà essere rimessa all'adozione di un nuovo decreto delegato, preme segnalare che la disciplina comunitaria mette sullo stesso piano, in maniera dunque equiordinata le modalità di gestione, compreso dunque l'in house e che la Corte costituzionale ha ravvisato in uno dei quesiti del referendum del 2011 l'obiettivo di non limitare le ipotesi di affidamento diretto, previste dal diritto comunitario, in particolare quelle di gestione cosiddetta "in house";.
- in materia di giustizia:
così come per il Documento di economia e finanza per il 2016 - ove gli interventi sulla giustizia si sostanziavano nel mero conseguimento di positivi risultati in termini di bilancio, attraverso provvedimenti tesi, di fatto, ad evitare la celebrazione di nuovi processi per ridurre le pendenze - il Documento in esame conferma la medesima impostazione attraverso il prosieguo di una legislazione nel settore civile, penale, fallimentare, che parte dal dichiarato presupposto, ribadito nella sezione 'strategia di riforma', per cui l'attuale sistema giudiziario, rappresenta un "freno alla crescita", ostacolo alla competitività. Da qui, le ricorrenti esigenze di snellire, velocizzare, efficientare, semplificare, razionalizzare, degiurisdizionalizzare riti e procedimenti (contemplando financo l'estinzione anticipata dei reati e l'abrogazione degli stessi per evitare i procedimenti penali ovvero favorendo oltremodo il ricorso alla conciliazione ed all'arbitrato, al fine di evitare o interrompere il processo civile), così da realizzare una giustizia che soddisfi il principale requisito della 'celerità', attrattiva per 'investimenti esteri e nazionali', sacrificando, se necessario, il diritto del cittadino a vedere tutelati i propri diritti davanti ad un giudice in un'aula di giustizia;
a complemento di un intervento sugli aspetti normativi a costo zero - tra tutti, il disegno di legge delega per l'efficienza del processo civile (A.S. 2284) e la proposta di legge sul processo penale e la disciplina della prescrizione (A.C. 4368) -, il Documento caldeggia atresì un'opera di armonizzazione delle perfomance dei tribunali basate sull'adozione delle best practices, relegando a poche righe consuntive la reale questione alla base delle inefficienze della giustizia e della connessa mancanza di competitività del 'sistema Paese', ovvero, le politiche del personale dell'amministrazione giudiziaria. Politiche che, in prospettiva, secondo il Documento in esame, potrebbero contare, attraverso una formula del tutto generica e non circostanziata, su di un "incremento delle risorse a disposizione dell'amministrazione giudiziaria";
ai fini di un concreto recupero di risorse sottratto da redistribuire, anche per significativi interventi in favore dell'efficienza del comparto giustizia, il DEF - che non prevede specifiche misure di rafforzamento dei compiti e degli strumenti a disposizione dell'Autorità nazionale anticorruzione - avrebbe dovuto allora contemplare, o quantomeno prefigurare, una severa e risoluta legislazione anticorruzione. La 'lotta alla corruzione', aspetto strategico del rilancio della competitività del Paese, risulta unicamente menzionata nel breve capitolo relativo all'approvazione della riforma del processo penale, in cui vengono peraltro eluse le richieste europee che prescrivevano un'azione in tal senso attraverso la riforma della prescrizione;
il Documento, è poi carente di una necessaria revisione del criterio di indennizzo per le vittime dei reati violenti, tardivamente introdotto dalla legge 7 luglio 2016, n.122 in seguito a due procedure di infrazione europee in violazione della direttiva del 2004/80, in quanto tale sistema di indennizzo risulta non solo pressoché inaccessibile per le vittime, ma anche insufficiente riguardo ai profili risarcitori e dunque passibile di condurre ad ulteriori procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese;
- in materia di affari esteri:
nel Documento di economia e finanza 2017, nell'ambito del quadro macroeconomico, si legge testualmente: "Le prospettive per il settore estero nel 2017 si muovono nella direzione di un progressivo rafforzamento in alcuni mercati chiave. È infatti da rilevare che i dati mensili tendenziali di inizio anno mostrano valori molto promettenti nei flussi di esportazioni verso la Russia, la Cina e altri Paesi asiatici"; gli ultimi dati ISTAT, infatti, indicano che a gennaio 2017 Russia, Cina, Stati Uniti e Giappone risultano essere gli sbocchi più dinamici per le esportazioni del nostro Paese;
tuttavia, risultano ancora in essere le sanzioni nei confronti della Russia che gravano, per il reiterarsi nel tempo delle pesanti conseguenze provocate da questa decisione, sul made in Italy con una stima di oltre 1,5 miliardi di euro e sulla riduzione delle esportazioni pari a circa 1,25 miliardi di euro, che interessa in modo sostanziale il settore agroalimentare comportando un danno gravoso;
- in materia di difesa:
il documento prevede nell'ambito del cronoprogramma delle riforme le iniziative elencate dal Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa del 2015, di cui si prevede l'attuazione entro il 2017. Il Programma nazionale di riforma menziona altresì le misure di riordino delle carriere delle Forze armate e delle Forze di polizia, previste da specifiche norme di delega legislativa (inserite nella legge n. 124 del 2015 e nella legge n. 244 del 2012). Il DEF tace però le evidenti contraddizioni presenti nel Libro Bianco con gli Atti del Governo nn. 395 e 396 ed in particolare il fatto che questi ultimi allontanano in modo decisivo l'obiettivo architrave del Libro Bianco, ovvero portare il bilancio della difesa in equilibrio tra il 50 per cento di spese per gli investimenti, il 25 per cento per il personale e il 25 per cento per l'esercizio;
in particolare, la scelta di aumentare la piramide gerarchica (con ben 16 gradi), comporta un costo di quasi un miliardo soltanto per i primi tre anni. Quindi - a regime - saranno necessari circa 400 milioni ogni anno. Con onere a carattere permanente, ai gradi più elevati sarà concesso un aumento di stipendio fisso del 6 per cento ogni due anni. Gli ufficiali superiori con grado da maggiore in su sarebbero oggi 12.346: e con i 470 (quattrocentosettanta) generali, arriviamo a 12.816. Una cifra destinata a crescere ininterrottamente fino ai 16.031 del 2022, per scendere poi pian piano fino al 2026 quando i 13.926 appartenenti agli alti gradi saranno pur sempre 1.110 più del numero previsto oggi dal riordino. I generali resteranno sempre gli stessi: 57 di Corpo d'armata, 104 di Divisione e 309 di Brigata. Molti di più rispetto ai posti di comando disponibili fra Esercito, Marina e Aeronautica. Abbiamo metà dei generali degli Usa (900 circa) che contano però su un milione e mezzo di effettivi. Dieci volte i nostri, previsti ridursi a 150 mila entro il 2024, quando avremo un ufficiale superiore per ogni dieci militari;
non solo non si rimette in discussione il privilegio dell'ausiliaria ma si cerca di far rientrare dalla finestra ciò che nella legge di stabilità il Parlamento ha voluto far uscire dalla porta (la promozione automatica al grado superiore alla vigilia del congedo);
manca totalmente una visione tesa a ridimensionare sul serio le spese militari a partire dalla totale assenza di ogni taglio nei sistemi d'arma più costosi (come gli F35), alla ridiscussione di alcune missioni internazionali ormai anacronistiche (l'Afghanistan ma non solo) e a contrastare e prevenire i fenomeni di corruzione nei grandi programmi di ammodernamento dei sistemi d'arma (a cominciare dalla cosiddetta legge navale) nonché alle gare di appalto oggetto di diverse inchieste giudiziarie che stanno coinvolgendo una parte dei vertici delle Forze armate;
- in materia fiscale e tributaria:
la programmata riduzione della pressione fiscale sui fattori produttivi, da realizzare mediante la riduzione del cuneo fiscale e aumento del reddito disponibile dei lavoratori, non risulta supportata da politiche di revisione strutturale del sistema fiscale tali da garantire un'equa redistribuzione dei carichi fiscali tra famiglie e imprese e tra le diverse classi di redditi. Contrariamente a quanto si sostiene, il livello di pressione fiscale resta ancora oggi tra quelli più elevati in ambito europeo e internazionale, con pesanti ricadute sia in termini di consumi delle famiglie (di cui solo il 10 per cento percepisce più di 55.000 euro annui) che di investimenti per le imprese;
non sono definite le modalità di attuazione della prevista razionalizzazione delle spese fiscali e delle tax expenditures. Si rammenta che tale obiettivo trova origine nell'esigenza di recuperare gettito attraverso l'eliminazione di spese fiscali superflue in termini di costi/benefici, nell'ottica di garantire una maggiore equità fiscale nella distribuzione dei benefici;
la riforma del sistema di tassazione del patrimonio immobiliare su base catastale, individuata tra gli strumenti che dovrebbero garantire un progressivo passaggio della tassazione dalle persone alla tassazione sui beni, non è accompagnata da una contestuale riduzione del sistema di tassazione sul reddito. Allo stato, dunque, la programmata riforma del catasto rischia di diventare uno strumento di aumento della pressione fiscale sui patrimoni immobiliari, in chiaro contrasto peraltro con la delega fiscale che prevedeva una revisione del catasto immobiliare ad invarianza di gettito per realizzare una ripartizione dei carichi fiscali in favore delle classi di contribuenti medio basse;
in tema di lotta all'evasione, gli obiettivi previsti (miglioramento della collaborazione tra amministrazione e contribuente e incentivi all'adempimento spontaneo) non trovano riscontro nelle misure introdotte negli ultimi anni, caratterizzate per lo più da interventi di breve periodo e di stampo condonistico finalizzati al mero recupero di gettito. Mentre sul versante della semplificazione fiscale, con l'introduzione della fatturazione elettronica e l'invio telematico dei dati di fatturazione è stata sprecata nuovamente l'occasione di realizzare una significativa riduzione degli oneri contabili e dichiarativi a carico di imprese e professionisti. Di fatto dunque le misure che si prevedono, tra cui il potenziamento e l'estensione dello split payment (con i suoi effetti distorsivi) nonché un irrigidimento delle procedure di compensazione, si sostanziano in aggravi fiscali e burocratici ai danni del comparto produttivo e professionale senza alcun apprezzabile beneficio in termini di riduzione della pressione fiscale e tutele da verifiche e accertamenti;
gli interventi predisposti dal Governo per rendere maggiormente stabile il sistema come la garanzia pubblica "GACS", il rilascio di garanzie pubbliche per l'emissione di nuove obbligazioni ed il programma di ricapitalizzazione precauzionale rappresentano interventi preposti alla mitigazione degli effetti della crisi del sistema bancario e non di certo alla risoluzione delle problematiche "ontologiche"; infatti l'incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti non ha subito sostanziali modifiche ed il tasso di copertura dei crediti deteriorati è aumentato al 47,3 per cento;
i correttivi apportati al rimborso forfetario di cui al decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, recante " Disposizioni urgenti per il settore creditizio" - cosiddetto "decreto 4 banche"- relativo alla risoluzione della crisi di Banca Marche, Banca popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti, non sono qualificabili soddisfacenti in quanto non sono orientati ad una effettiva ed integrale tutela dei risparmiatori soprattutto in considerazione del fenomeno del misselling;
in materia istruzione e beni culturali:
dall'analisi dei grafici di spesa in rapporto al PIL percentuale l'Italia continuerà ad occupare gli ultimi posti nelle medie europee in relazione ai finanziamenti da destinare al comparto istruzione, rilevandosi in tutta la sua gravità l'inadeguatezza delle attuali previsioni politiche ed economiche. Tali dati risultano gravati, inoltre, dai benefici pressoché assenti relativi alla recente riforma scolastica, rendendosi pertanto necessaria l'urgente inversione di tale tendenza;
con particolare riferimento ai decreti legislativi recentemente adottati dal Governo, si consideri l'investimento di risorse insufficienti, attraverso misure non condivise e non accettabili, rilevandosi, altresì, l'assenza di provvedimenti urgenti in materia di definizione e garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), nonché la mancanza di misure in materia di internalizzazione dei servizi scolastici, ancora gestiti attraverso il sistema CONSIP, per la diminuzione del numero di alunni per classe, per l'aumento del tempo pieno, con particolare riferimento alle Regioni del Sud, e, infine, per la coincidenza dell'organico di fatto con quello di diritto;
si ritiene priva di alcun fondamento l'affermazione contenuta nel Documento in esame secondo la quale le università "stanno velocemente convergendo verso uno standard comune", considerate le gravissime distorsioni che anche per l'anno 2017 verranno determinate dalla distribuzione della parte premiale ancora una volta direttamente sottratta dal Fondo di finanziamento ordinario, dal riparto di una ulteriore quota di FFO, pari a 55 milioni nel 2017 e 105 milioni a regime a partire dal 2018, secondo il calcolo del costo standard per ateneo, nonché dalla volontà di procedere all'assunzione di nuovi docenti anche attraverso chiamata diretta. Inadeguato al regolare funzionamento risulta, infine, lo stanziamento previsto per il Fondo ordinario per il finanziamento degli enti di ricerca, il più basso degli ultimi 5 anni;
in materia di sicurezza degli edifici scolastici, si considerano assolutamente non sufficienti le dotazioni previste per gli interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza nell'ambito della programmazione nazionale, assicurando la verifica della piena conformità alle vigenti disposizioni in materia di edilizia e alle norme tecniche antisismiche, l'attestazione dell'indice di vulnerabilità sismica, nonché l'eventuale e conseguente adeguamento derivante dall'assenza dei requisiti richiamati. Risulta necessario implementare, inoltre, l'Anagrafe dell'edilizia scolastica del MIUR, affinché costituisca un sistema continuamente aggiornato di tali dati tra il Ministero e le Regioni, assicurando un continuo aggiornamento e garantendo la dovuta trasparenza;
nell'ambito delle misure previste dal federalismo demaniale culturale risulta necessario garantire per i beni di interesse storico artistico la sussistenza del vincolo di destinazione d'uso, ovvero il divieto di alienazione di tali beni a soggetti privati, affinché tali disposizioni non si trasformino in svendite del patrimonio culturale a terzi;
si rileva, inoltre, la totale assenza di programmazione all'interno del Documento in materia di sport e attività connesse, tra le quali l'adeguato finanziamento al fondo "Sport e Periferie" introdotto dal decreto-legge n. 185 del 2015;
- in materia di ambiente:
l'inserimento degli indicatori del benessere equo e sostenibile - come previsto dalla legge n. 163 del 2016 - che tengono conto di fattori importanti per il benessere di una società - qualità e sostenibilità dell'ambiente, diseguaglianze economiche, qualità del lavoro, salute e livello di istruzione della popolazione - è un'innovazione positiva e condivisibile, anche se la scelta di soli 4 indicatori risulta ancora del tutto insufficiente; inoltre, appare in palese contraddizione con le scelte strategiche del Governo, che sembra piuttosto ancorato a modelli produttivi e di sviluppo basati sulla depredazione del territorio e delle sue risorse e privi della dovuta attenzione per l'impatto sulla collettività di tali scelte;
dal cronoprogramma per le riforme si evidenzia l'elaborazione del primo rapporto sul capitale naturale, previsto dal collegato ambientale (legge n. 221 del 2015), una novità che stride con il disegno di legge in corso di esame sulla contestatissima riforma sui parchi che di fatto monetizza e mette a "valorizzazione" economica beni comuni primari; proprio in riferimento al rapporto sul capitale naturale il Governo cita la riforma della legge sui parchi, che rischia di far prevalere sulla tutela dell'ambiente i micro-interessi locali, mette a repentaglio la fauna con il rischio che si permetta l'attività venatoria ai confini dei parchi e delle aree protette e fa prevalere gli interessi economici sulle ragioni della protezione della biodiversità;
l'allegato sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra ricostruisce puntualmente le varie fasi che hanno portato l'Unione europea ad adottare l'Accordo di Parigi che definisce quale obiettivo di lungo termine il contenimento dell'aumento della temperatura al di sotto dei 2 gradi centigradi; l'Accordo di Parigi ha effetto dal 2020 e intende proseguire e rafforzare quanto avviato con il Protocollo di Kyoto e con il suo emendamento (Emendamento di Doha3) che stabiliscono impegni di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra da parte dei Paesi industrializzati, rispettivamente, nei periodi 2008-2012 e 2013-2020;
a livello di Unione europea con il Pacchetto quadro clima - energia 2030 sono stati introdotti nuovi obiettivi per il periodo 2021-2030, relativi a: riduzione dei gas serra di almeno il 40 per cento a livello europeo rispetto all'anno 1990; obiettivo vincolante a livello europeo pari ad almeno il 27 per cento di consumi energetici da rinnovabili; obiettivo indicativo a livello europeo pari ad almeno il 27 per cento per il miglioramento dell'efficienza energetica nel 2030 rispetto alle proiezioni del futuro consumo di energia; proposte, queste, che rimangono buoni propositi in quanto necessitano di una seria politica di decarbonizzazione;
sul fronte del dissesto idrogeologico, il Governo ha varato il programma "Casa Italia": ampie risorse, destinate a diversi capitoli di spesa, sono state raggruppate in quello che si può definire un "carrozzone vuoto", con l'obiettivo dichiarato, ma non chiaramente delineato, della prevenzione, della manutenzione e della ristrutturazione delle infrastrutture, delle abitazioni e dei contesti urbani che hanno subito i danni del terremoto o che comunque sono a rischio sismico o idrogeologico; sono, inoltre, in corso di emanazione i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri volti a ripartire il 'Fondo di investimento' pluriennale, una quota rilevante del quale sarà assegnata nel 2017 per garantire la messa in sicurezza di scuole e uffici pubblici e l'adozione di misure per prevenire il rischio sismico e il dissesto idrogeologico (stimata pari a 0,5 miliardi);
nelle premesse al DEF 2017 si legge che per il piano nazionale contro il dissesto sono stati finanziati ulteriori 2 miliardi di euro che finanzieranno progetti di intervento non meglio specificati, ma nulla si dice a proposito del grave ritardo nella realizzazione delle opere, confermato dallo stesso ministro Galletti, il quale ha dichiarato a novembre del 2016 che solo il 15 per cento degli 800 milioni è ad oggi nelle casse regionali, mentre, secondo quanto affermato dalla struttura di missione, solo 3 sono i cantieri avviati dei 33 previsti;
il quadro degli investimenti relativi alle infrastrutture idriche previsti dal DEF 2017 registra la più totale assenza di programmazione da parte del Governo rispetto ad un contesto piuttosto preoccupante, con elevata età media delle infrastrutture e con il servizio fognario che copre circa l'84 per cento della popolazione residente ed il livello di copertura del servizio di depurazione dell'acqua ad usi civili pari ad un valore medio del 73 per cento; per quanto riguarda le reti idriche, il valore medio delle perdite in rete risulta pari quasi al 40 per cento circa del volume approvvigionato; la perdita giornaliera reale ammonta a circa 50 m3 per ciascun chilometro delle reti di distribuzione: un volume che soddisferebbe le esigenze idriche di un anno di 10,4 milioni persone; nel 2016, il 9,4 per cento delle famiglie italiane lamenta ancora un'erogazione irregolare dell'acqua nelle abitazioni, una percentuale che assume valori pari a 37,5 per cento in Calabria, 29,3 per cento in Sicilia e 17,9 per cento in Abruzzo:
all'interno del DEF 2017 inoltre si fa riferimento alle "ultime" 15 procedure di infrazione europee rimaste aperte contro l'Italia per mancato recepimento delle direttive e che questo sia il miglior risultato di sempre; eppure per quanto riguarda le infrastrutture idriche sull'Italia pendono ancora ben 3 procedure di infrazione europea; in queste procedure la Commissione europea afferma, in sostanza, che «la mancanza di idonei sistemi di raccolta e trattamento, previsti dall'Unione europea già dal 1998, comporta rischi per la salute umana, le acque interne e l'ambiente marino» e che nonostante «i buoni progressi la gravità delle persistenti lacune ha indotto ad adire nuovamente alla Corte di giustizia»;
questa è la prova tangibile della incapacità di spesa e investimenti in questo settore negli ultimi 20 anni; il dato ancora più allarmante è che, pur in presenza di risorse - 3,2 miliardi di euro (2,8 miliardi di euro solo per il Sud) stanziati - quasi 900 opere tra depuratori, fognature e acquedotti non sono ancora state avviate a gara; né gli strumenti miracolosi del Governo Renzi, come lo sblocca Italia, sono serviti a risolvere i problemi;
relativamente alla riforma della PA ed alla riforma dei servizi pubblici locali si afferma nel DEF 2017 che a breve sarà emanata una disposizione con cui prevedere "la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità", "garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali, in un'ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati" e "attuare i principi di economicità ed efficienza nella gestione dei servizi pubblici locali, anche al fine di valorizzare il principio della concorrenza".
- in materia di trasporti:
relativamente ai profili di interesse della commissione trasporti, si segnala come nel documento in esame vengano esaminati solo superficialmente le linee d'azione che intende perseguire il governo in materia di infrastrutture stradali e ferroviarie, oltre che nell'ambito del trasporto pubblico locale, della mobilità sostenibile e del trasporto merci, senza l'individuazione degli interventi necessari al reperimento delle risorse;
per quanto attiene il trasporto ferroviario, il Programma nazionale delle riforme definisce la cura del ferro come una attività in fase di realizzazione e sottolinea l'importanza del nuovo contratto di servizio, a durata decennale, stipulato con Trenitalia a gennaio 2017, quale strumento fondamentale per il conseguimento degli obiettivi di potenziamento e velocizzazione delle infrastrutture ferroviarie esistenti;
suddetto contratto di servizio, per ammissione dello stesso amministratore delegato di RFI in occasione di una sua audizione, è stato definito carente dal punto di vista finanziario con uno stanziamento non all'altezza del fabbisogno stimato da RFI. Non risulta chiaro quindi con quante e quali risorse il Governo intenda provvedere all'ammodernamento della rete e agli altri interventi contenuti nel documento;
nelle Appendici 1 e 2 dell'Allegato III sono elencati i programmi di interventi e gli interventi prioritari. Suddetto elenco risulta contenere opere dalla dubbia utilità sociale oltre che strategicità e dal rilevante impatto ambientale. Alla luce di evidenti situazioni di indisponibilità delle risorse, sarebbe il caso di rivedere la realizzazione di alcuni interventi ivi elencati, quali, ad esempio, l'attraversamento dello stretto paventato nell'ambito dell'intervento n. 12, o altre opere già definite prioritarie ed elencate nell'Allegato al DEF 2015;
sebbene il documento pluriennale di pianificazione, individuato dal Governo come uno dei due principali strumenti di pianificazione, non sia ancora stato redatto, nonostante la norma prevedesse come termine ultimo il 18 aprile 2017, molte nuove opere non ricomprese nell'elenco delle opere strategiche del governo, stanno procedendo nel loro iter progettuale con le modalità della legge obiettivo, ignorando, quindi, di fatto, le modifiche introdotte dalla riforma della disciplina degli appalti pubblici e delle concessioni, contenuta nel decreto legislativo n. 50 del 2016;
nei giorni precedenti alla emanazione del Documento di economia e finanza, articoli di stampa riportavano l'intenzione del Governo di procedere con le operazioni di privatizzazione, ovvero la vendita della seconda tranche di Poste italiane Spa e la privatizzazione di Ferrovie dello Stato, così come confermato anche nei documenti inviati a febbraio dal Governo a Bruxelles;
sebbene nel documento non compaiano passaggi relativi a Poste italiane e Ferrovie dello Stato, nel cronoprogramma vengono definiti in avanzamento gli interventi di privatizzazione volti a diminuire il debito pubblico;
poiché risulta essere totalmente assente una politica seria di lungo periodo mirante all'abbattimento del debito pubblico, tali interventi di cosiddetta privatizzazione rischiano di non essere risolutivi ed essere, piuttosto, controproducenti, raggiungendo risultati effimeri e assolutamente limitati temporalmente;
secondo le stime del Sole 24 Ore l'incasso per la cessione del 30 per cento di Poste, alla luce degli andamenti di borsa, dovrebbe attestarsi attorno a 2,4 miliardi e i proventi dall'operazione di privatizzazione di Ferrovie dello Stato dovrebbero attestarsi intorno a 3,5 miliardi. Le stime governative in merito sembrano più ottimistiche in quanto dalle due operazioni, secondo il Ministro dell'economia e delle finanze, il valore degli incassi dovrebbe aggirarsi sugli 8,5 miliardi. Suddetta discrasia risulta inaccettabile;
oltre agli aspetti meramente economici, una privatizzazione di Ferrovie dello Stato avrebbe delle inevitabili ricadute sul diritto alla mobilità dei cittadini, sulla sicurezza negli spostamenti e sul compito dello Stato di rispettare gli obblighi legati al servizio universale. Le logiche di mercato rischierebbero di ledere ulteriormente i servizi meno profittevoli quali il trasporto regionale e locale e rendere ancora più onerosi per lo Stato i necessari interventi di ammodernamento ed elettrificazione della rete esistente;
analoghe perplessità riguardanti le ricadute sulla qualità dei servizi universali erogati emergono relativamente alla vendita della seconda tranche di Poste italiane Spa;
le operazioni di privatizzazione, dunque non possono essere la risposta alla necessità di abbattere il debito pubblico;
- in materia di attività produttive:
si ritengono insufficienti gli interventi rivolti nel PNR alle attività produttive. Nel Country Report di febbraio 2017, la Commissione europea ha aggiornato l'esame approfondito condotto nell'ambito del monitoraggio degli squilibri macroeconomici nei confronti dell'Italia. All'origine degli squilibri macroeconomici dell'Italia e dell'andamento dell'economia italiana più negativo rispetto a quello della zona euro vi sono, secondo la Commissione, debolezze di tipo strutturale;
nel Rapporto sulla competitività dei settori produttivi realizzato a marzo 2017 dall'ISTAT si evince che: 1) le imprese esportatrici italiane sono poco meno del 6 per cento del totale; 2) la quota dell'Italia sul valore delle esportazioni mondiali è diminuita dal 4 per cento del 2001 al 3,4 per cento del 2008, attestandosi al 2,8 per cento del 2015; 3) l'Italia è passata dal sesto al decimo posto tra i Paesi esportatori; 4) le difficoltà delle imprese italiane nel competere sui mercati internazionali sono particolarmente evidenti per le produzioni tradizionali del made in Italy;
per creare lavoro occorre difendere e qualificare l'attuale occupazione rilanciando e rinnovando profondamente la base industriale e la specializzazione produttiva del Paese. La parola politica industriale è stata bandita e le stesse grandi imprese rimaste in mano pubblica non hanno nella generalità svolto funzione di traino di investimenti ed innovazione. Gli interventi di riduzione dell'onere fiscale per le imprese, la "semplificazione" degli iter decisionali, le misure del Jobs act , adottati in questi anni, non solo hanno penalizzato la tutela dei lavoratori, ma sono stati indiscriminati e non finalizzati a sostenere i settori ad alto contenuto tecnologico né le attività più innovative;
per rilanciare l'economia è necessario avviare una nuova politica industriale orientata a un modello di sviluppo ecosostenibile, redistribuire il reddito e il lavoro, generare nuova occupazione stabile e, per questa via, rilanciare la crescita;
in tale quadro le misure contenute nel disegno di legge per la concorrenza 2015, approvato dalla Commissione industria del Senato e all'esame dell'Assemblea, non delineano un quadro di riforme che possano avere un reale impatto in termini di effettiva apertura dei mercati. Le misure recate dal provvedimento sono poche e non sistematiche. Il provvedimento non apre realmente alla concorrenza, non rimuove i reali ostacoli allo sviluppo, a beneficio dei consumatori e del mercato. Non sono i consumatori al centro dell'agenda del Governo, non ci sono le condizioni per un mercato liberalizzato e più efficiente. Un chiaro esempio in tal senso sono le misure in materia di assicurazioni ed energia;
- in materia di mercato del lavoro:
i dati relativi al mercato del lavoro sono indicativi dei ritardi storici accumulati dalle regioni meridionali, nonché dagli effetti determinati dal periodo di grande crisi economica;
per quanto concerne il mercato del lavoro, il Documento sembrerebbe rilevare una crescita dell'occupazione dal 57,9 per cento di quest'anno al 58,3 per cento del 2018 per arrivare al 58,8 per cento nel 2019; flebile crescita che non si mostra sufficiente per dare una risposta concreta al mercato occupazionale. Il tasso di disoccupazione sembrerebbe previsto in leggera decrescita passando dall'11,5 per cento di quest'anno all'11,2 per cento nel 2018 e al 10,8 per cento nel 2019, valore che, è bene ricordarlo, è ben lontano dai valori pre-crisi (nel 2008 era al 6,7 per cento);
a livello territoriale, nelle Regioni meridionali il tasso di occupazione 15-64 anni cresce di 0,9 punti in un anno (a fronte di +1,1 nel Nord e +0,6 nel Centro). I divari territoriali, pertanto, restano accentuati: se nel Centro-Nord sono occupate oltre 6 persone su 10 tra i 15 e i 64 anni, nel Mezzogiorno continuano ad esserlo appena poco più di 4. I disoccupati e il relativo tasso crescono soprattutto nel Mezzogiorno, in corrispondenza della diminuzione degli inattivi. Si ampliano dunque i divari relativi alla disoccupazione: l'indicatore sale al 19,6 per cento nel Mezzogiorno e scende al 10,4 per cento nel Centro e al 7,6 per cento nel Nord;
non risultano cogenti le riforme realizzate per intervenire, in maniera radicale sullo sviluppo economico, sociale e occupazionale;
la permanenza del tasso di disoccupazione italiano sopra all'11 per cento nel biennio 2017-18 è stata evidenziata anche dalle previsioni della Commissione europea (Winter Forecast del febbraio 2017), secondo cui la creazione di occupazione netta avverrà ad un ritmo inferiore rispetto al biennio precedente: il tasso di disoccupazione è dunque destinato a rimanere sopra l'11 per cento nei prossimi anni (11,6 per cento nel 2017 e 11,4 per cento nel 2018 secondo la Commissione europea);
la Commissione rileva inoltre che, nonostante il graduale miglioramento del mercato del lavoro, la disoccupazione di lunga durata e quella giovanile restano alte. Il tasso di disoccupazione di lunga durata è stato del 7 per cento circa nel 2016. Il tasso di disoccupazione giovanile è del 40 per cento circa e più di 1,2 milioni di giovani non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano. L'attuazione della riforma delle politiche attive del mercato del lavoro, compreso il rafforzamento dei servizi pubblici per l'impiego, è ancora nelle prime fasi. La contrattazione a livello aziendale non è molto diffusa, il che ostacola la distribuzione efficace delle risorse e l'adeguamento delle retribuzioni alle condizioni economiche;
la riforma del lavoro, il cosiddetto Jobs act, ha depotenziato l'articolo 18,con la conseguenza di determinare, in materia di licenziamento ingiustificato, economico e disciplinare, «la regola della sola indennità»;
con riferimento agli incentivi finanziari per l'occupazione, dopo aver ripercorso le misure di recente predisposte - che come evidenziato non hanno portato agli effetti attesi - il Documento individua come futuri interventi (da adottare entro il 2017) senza tuttavia entrare nel dettaglio, il rafforzamento delle misure strutturali di decontribuzione del costo del lavoro e l'adozione di misure mirate sui redditi familiari più bassi;
nell'ambito delle cosiddette politiche attive, la costituzione dell'ANPAL non sembra contribuire al miglioramento dei Centri per l'impiego, che risultano estremamente carenti in termini di risorse umane e finanziarie;
si rileva che il Fondo per le politiche attive sia stato a tutt'oggi utilizzato dal Governo per esigenze improprie, come il finanziamento della cassa integrazione in deroga;
il PNR 2017 contiene un focus sul disegno di legge relativo al lavoro autonomo e al lavoro agile, attualmente all'esame in Senato, per la seconda lettura. Questo provvedimento registra un disegno complessivo non pienamente coerente al proprio interno, poiché l'applicazione di importanti norme vede come destinatari i professionisti iscritti agli ordini o collegi escludendo quella ampia platea di professionisti disciplinati dalla legge n. 4 del 2013 ovvero iscritti alla gestione separata INPS e fortemente presenti in Italia. Relativamente al lavoro agile il citato disegno di legge governativo mantiene alcune rigidità che rischiano di vanificare le opportunità offerte dall'innovazione tecnologica, per la definizione di una migliore organizzazione del lavoro;
i dati forniti dall'ISTAT in audizione sul DEF, davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, hanno posto in evidenza le drammatiche condizioni di povertà in cui versano l'11,9 per cento delle famiglie italiane, ovvero 7 milioni e 209mila persone, che nel 2016 si sono trovate nelle condizioni di "grave deprivazione materiale". I minori che nel 2016 risultano in condizioni di "grave deprivazione" sono 1.250.000, pari al 12,3 per cento della popolazione con meno di 18 anni. Secondo i dati dell'ISTAT, tra il 2015 e il 2016 l'indice di grave deprivazione peggiora per le persone anziane (65 anni e più), passando dall'8,4 per cento all'11,6 per cento, e per chi vive in famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (da 32,1 per cento a 35,8 per cento);
la grave situazione di stagnazione economica e deflazione della nostra economia con la riduzione dei salari e la mancanza di aumento della produttività non ha fatto altro che aumentare le disuguaglianze e accrescere la perdita di potere d'acquisto dei salari;
per quanto riguarda il divario di genere, come tutti i dati dimostrano, il nostro Paese continua ad avere un problema soprattutto occupazionale. Giovani donne "in famiglie con due figli con tasso di occupazione al 40 per cento rispetto al maschio, con tasso di occupazione dell'80 per cento, è un dato colossale che, così come rilevato anche in audizione dall'ISTAT, deve stimolare" a trovare soluzioni concrete;
si rileva che come risposta alla grave situazione esposta, il Governo si limita ad adottare il reddito di inclusione, come "misura universale di sostegno economico ai nuclei in condizione di povertà"; riordino delle prestazioni assistenziali; rafforzamento e coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali, "finalizzato a garantire maggiore omogeneità territoriale nell'erogazione delle prestazioni". Le risorse stanziate dal Governo ammontano solo a 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 nel 2018;
iI Movimento 5 Stelle sostiene da sempre la necessità di inserire nel nostro ordinamento una misura come il reddito di cittadinanza condizionato alla soglia di povertà e a interventi di politica attiva. Per il Movimento 5 Stelle, quindi, uno strumento che possa dirsi sul piano fattuale veramente efficace deve avere requisiti ben specifici: la misura deve essere condizionata alla soglia di rischio di povertà elaborata da EUROSTAT, fissata al 60 per cento del reddito disponibile equivalente mediano nazionale; prevenire le situazioni di grave privazione materiale e far uscire le famiglie da tali situazioni. Per contrastare in modo efficace la trappola della povertà, il complesso delle misure di sostegno al reddito deve essere fortemente condizionato dagli investimenti nelle politiche attive del lavoro e in particolare nei servizi sociali e nei servizi per l'impiego pubblici; investimenti mai fatti in questi quattro anni di Governo, malgrado ve ne fosse la possibilità nell'ambito della discussione sul Jobs act;
per le persone in età lavorativa è necessario prevedere l'obbligo della partecipazione a reali misure di sostegno per incoraggiare l'inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro quali: percorsi di formazione e riqualificazione professionale, ricerca attiva del lavoro, percorsi di accompagnamento all'inserimento lavorativo. In riferimento agli ultimi due punti, il Movimento 5 Stelle propone anche una seria riforma dei centri per l'impiego nell'ottica di rendere pienamente operativi tali organi statali, già esistenti, ma scarsamente efficienti, e renderli, quindi, finalmente produttivi;
la garanzia di un reddito minimo è compresa nella prima stesura del pilastro dei diritti sociali e, durante la conferenza ad alto livello tenutasi a Bruxelles il 23 gennaio 2017, a conclusione della consultazione pubblica su questo tema, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha ribadito che misure di reddito minimo dovrebbero essere adottate da tutti gli Stati membri. Inoltre, nell'allegato alla comunicazione della Commissione europea sul pilastro europeo dei diritti sociali, si può leggere che «la maggior parte degli Stati membri, ma non tutti, erogano un reddito minimo alle persone in condizioni di povertà o a rischio di povertà che non dispongono di altri mezzi di sussistenza. Tra i problemi attuali, però, figurano l'inadeguatezza della prestazione (che non permette ai beneficiari di sottrarsi alla povertà), una copertura ridotta e il mancato ottenimento di tale sostegno a causa della complessità delle procedure». Queste caratteristiche negative, scritte proprio dalla Commissione, sono tutte comprese nel disegno di legge che in questo momento il Governo sta portando all'esame dell'Assemblea;
il DEF evidenzia come la legge di bilancio 2017, introducendo misure volte a flessibilizzare l'età pensionabile, non abbia tuttavia modificato l'impianto strutturale del sistema pensionistico. La cosiddetta «Ape volontaria» costituisce, infatti, una misura che prevede un prestito a garanzia pensionistica, che - secondo il Governo - determina comunque oneri per lo Stato, poiché il prestito sarà restituito in 20 anni, a decorrere dal raggiungimento dell'età pensionabile. Il DEF ne valuta le conseguenze in termini di maggior impatto della spesa pensionistica sul PIL (fino a 0,14 per cento nel 2021), che nel periodo di previsione (cioè fino al 2060) dovrebbe attenersi a una percentuale di circa 0,1;
come ampiamente affermato dal Movimento 5 Stelle al momento dell'approvazione della legge di bilancio per il 2017, le disposizioni su entrambe le APE apparivano e si confermano come misure squisitamente elettorali piuttosto che come effettivi interventi migliorativi delle condizioni dei soggetti interessati. In un caso, infatti, si concede il prepensionamento a spese dell'interessato e nell'altro si riconosce una indennità di prepensionamento a soggetti deboli o che svolgono lavori gravosi ma con limiti di spesa e di tempo, di cui al momento non si conosce l'effettivo perimetro poiché tutto quanto viene rinviato ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che, ad oggi, è ancora all'esame del Consiglio di Stato;
l'Unione europea ha segnalato più volte: 1) l'elevato costo del lavoro in Italia; 2) l'eccessivamente bassa aliquota IVA ridotta (10 per cento); 3) la necessità di trasferire il carico fiscale dalle persone alle cose. Secondo dati recenti, su un lavoratore grava mediamente un cuneo fiscale che oscilla intorno al 48 per cento (oltre 10 punti sopra la media Osce). Le misure da predisporre dovranno tenere conto delle esigenze dei lavoratori. Quasi la metà del cuneo tra costo del lavoro e retribuzione netta è costituito dagli oneri sociali a carico dell'impresa. È quindi evidente che non si può realizzare una significativa riduzione del cuneo fiscale, e conseguentemente del costo del lavoro, senza agire su questo versante. Il PNR non prefigura scostamenti significativi rispetto alle linee guida tracciate dal precedente Governo Renzi, ossia la riduzione della pressione fiscale sui fattori produttivi ed, in particolare, il taglio del cuneo fiscale e contributivo sul lavoro, con precedenza per lavoratori giovani e donne;
nell'ambito del pubblico impiego, l'intesa raggiunta dalle parti sociali, con il contratto collettivo quadro del 5 aprile 2016, di assicurare incrementi economici non inferiori a 85 euro mensili lordi medi, cifra analoga alla dinamica contrattuale del settore privato nel medesimo periodo. Gli importi stanziati nella legge di bilancio per il 2017, sembrano coprire solo in parte l'impegno assunto. In termini di contabilità nazionale, il costo dei contratti a regime, sulla base della cifra indicata nel citato protocollo d'intesa e dell'ultimo dato disponibile sull'occupazione nel settore pubblico, dovrebbe attestarsi su un valore di circa 5 miliardi; il PNR 2017, ricorda la necessità di accompagnare le imprese, con un piano di ricollocazione e di politiche attive, nel processo di cambiamento produttivo e tecnologico;
le frequenti delocalizzazioni aziendali in Paesi esteri, provocano un depauperamento del tessuto economico e sociale dei territori;
- in materia di sanità ed affari sociali:
in riferimento alle misure di "riduzione della spesa" adottate dal Governo il DEF fa rientrare anche la rideterminazione del livello di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard e richiama la disciplina contenuta nel Patto per la salute relativo al triennio 2014-2016 ove la definizione del livello del finanziamento (già per il 2015 un finanziamento del SSN per circa 115 miliardi) è stata di fatto disattesa attraverso una rilevante e progressiva riduzione fissandola in 113 miliardi per il 2017, 114 miliardi per il 2018 e 115 miliardi nel 2019, vincolando, a partire dal 2017, una quota pari a 1 miliardo alla spesa per l'acquisto di particolari tipi di farmaci, come peraltro già avvenuto anche con i livelli essenziali di assistenza (LEA) la cui erogazione di 800 milioni erano condizionati all'adozione del decreto sui LEA;
il DEF evidenzia che, rispetto al 2015, la spesa per i redditi da lavoro dipendente è in riduzione mentre è in crescita la spesa per l'acquisto dei prodotti farmaceutici, per lo più imputabile alla spesa per farmaci innovativi, tra i quali quelli oncologici e quelli per la cura dell'epatite C e sulla politica del farmaco il Governo, anche nell'ambito del sistema di riforme che lo stesso propone, nulla innova e nulla dice riguardo la necessità di garantire la trasparenza delle misure che regolano la fissazione dei prezzi dei farmaci e a garantire il corretto esplicarsi di un sistema concorrenziale, a garanzia sia dell'appropriatezza e sia della ragionevole e universalistica accessibilità da parte degli utenti del sistema salute;
le previsioni per gli anni 2018-2020 prevedono che il rapporto fra la spesa sanitaria e PIL decresce e si attesta, alla fine dell'arco temporale considerato, ad un livello pari al 6,4 per cento e tale previsione si basa, tra le diverse cose, proprio sul contributo del SSN alla manovra di finanza pubblica e sugli interventi di contenimento della spesa sanitaria già programmati a legislazione vigente;
il DEF 2017 ribadisce che, in ogni caso, le misure di sostegno dei redditi e di modernizzazione del sistema saranno affiancate dalle misure di revisione della spesa pubblica, implementate da una nuova fase della spending review, che "dovrà essere più selettiva". Occorre, al riguardo, ricordare la "selettività" operata di recente proprio sul Fondo nazionale per le politiche sociali e sul Fondo per le non autosufficienze, privati rispettivamente di 211 milioni di euro sui 311,58 milioni e di 50 milioni sui 500 previsti, dopo che appena pochi mesi prima il Governo, quasi con meraviglia, li aveva aumentati;
unico barlume del programma nazionale di riforma è l'introduzione del "benessere equo e sostenibile" (BES), quale indicatore o parametro di misura atto ad efficientare la politica economica del Paese e a riguardo si auspica che tra gli indicatori del benessere equo e sostenibile sia individuato quanto prima proprio l'indicatore di salute, tenuto conto che lo sviluppo sostenibile per i cittadini è caratterizzato trasversalmente proprio dalla necessità prioritaria di promuovere salute e benessere psico-fisico e sociale ed in tale senso è oggi imprescindibile una visione intersettoriale del sistema salute, cui far corrispondere decisioni politiche fortemente integrate;
in relazione ai nuovi LEA che il DEF vanta, quasi non fosse un atto dovuto dopo ben 15 anni di latitanza, si rileva che l'impatto economico finanziario, stimato in 800 milioni di euro, è il risultato di una diffusa e diversificata opera di compensazione, non chiaramente desumibile dall'esame del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in vigore e scaturente dall'eliminazione di talune prestazioni e l'introduzione di nuove;
nell'ambito della prevenzione collettiva e della sanità pubblica, i nuovi LEA includono il Nuovo piano nazionale vaccini (NPNV) 2016-2018, già diffuso e richiamato nell'intesa del 7 settembre 2016, e introduce nuovi e costosi vaccini alcuni dei quali, senz'altro, non possono definirsi né obbligatori e né fortemente raccomandati e, ciò nonostante, sono posti a carico del Servizio sanitario nazionale con specifici fondi stanziati dalla legge di bilancio 2017;
il DEF annovera come misura di efficientamento del SSN anche la riforma della dirigenza sanitaria, adottata in attuazione della cosiddetta "delega Madia", poi dichiarata incostituzionale in alcune sue parti; ebbene a riguardo occorre evidenziare che le nomine dirigenziali in sanità, come anche segnalato dall'ANAC con delibera n. 1388 del 14 dicembre 2016, godono di un peculiare regime di trasparenza rispetto alla generalità dei dirigenti pubblici poiché non sono ad esempio obbligati a pubblicare tutti i compensi a carico della finanza pubblica; è inaccettabile che le disposizioni sulla trasparenza previste per la generalità della dirigenza pubblica non trovino invece applicazione esaustiva per la dirigenza sanitaria che, peraltro, si trova a gestire ingenti e importanti risorse economiche del Paese destinate alla salute dei cittadini e che, per contiguità alla politica e ad interessi politico-elettorali è, più di ogni altra dirigenza, collocata in un contesto a forte rischio di corruzione, quella corruzione che nella sanità vale ben 6 miliardi di euro;
- in materia di agricoltura:
le misure introdotte con legge di bilancio 2017, segnatamente l'esonero contributivo riconosciuto ad alcune categorie di operatori, l'abolizione della cosiddetta IRPEF agricola e il contrasto al caporalato e al lavoro sommerso non sono sufficienti ad assicurare la ripresa e lo sviluppo del settore primario;
a seguito del rilevante calo del valore aggiunto nell'agricoltura, silvicoltura e pesca, l'azione dal Governo, con riferimento al comparto primario, continua ad apparire del tutto insufficiente ad incidere in modo significativo sulle problematiche del settore: l'aumento continuo dei costi di produzione, la riduzione dei prezzi delle materie prime agricole, le conseguenze del cambiamento climatico in atto, la concorrenza sleale, la contraffazione e l'aumento della tassazione sono ancora le criticità più evidenti per le aziende agricole e della pesca;
con riferimento al carico fiscale è necessario sopprimere l'IMU sui terreni concessi in affitto e in comodato a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali per un contratto che non abbia durata inferiore a 5 anni;
l'indicazione dell'origine resta una tematica fondamentale per il settore agroalimentare non solo al fine di garantire ai consumatori un'informazione chiara ed esaustiva sulla tracciabilità dei prodotti ma anche per tutelare il nostro made in da una contraffazione sempre più diffusa e pertanto è necessaria una revisione della normativa comunitaria nel senso di rendere almeno obbligatoria l'indicazione dell'origine degli alimenti mono ingrediente;
la ricerca in agricoltura, specie per quanto riguarda quella sulla biodiversità agricola, è uno strumento indispensabile non solo al progresso del settore ma anche e soprattutto alla conservazione delle varietà e al mantenimento degli ecosistemi e a tal fine è urgente l'istituzione di una rete nazionale per la conservazione del germoplasma;
nel nostro Paese i numerosi braccianti agricoli stranieri, il cui lavoro di raccolta è indispensabile per l'economia agricola nazionale, risiedono in strutture di fortuna al limite della dignità umana ed è pertanto indispensabile ed urgente l'adozione da parte del Governo di misure volte a garantire la sistemazione logistica di detti lavoratori;
il Fondo di solidarietà per il settore della pesca previsto dalla legge di bilancio 2017 non risulta ancora istituito nonostante il 31 marzo 2017 quale termine ultimo per l'emanazione del decreto istitutivo, è sempre più urgente la definizione di strumenti che garantiscano un sistema strutturato di ammortizzatori sociali al comparto della pesca, con l'intento di affrontare in modo organico una questione che, di anno in anno, viene affrontata in maniera episodica con lo stanziamento di fondi a copertura dei fermi biologici,
impegna il Governo:
- in materia di politica economica:
- ad adottare tutte le misure di politica economica per accelerare il tasso di crescita dell'economia, derogando sin dalla programmazione 2017-2020 in corso alle regole di austerity imposte dal fiscal compact, nell'ottica di porre il veto all'inserimento del medesimo nei trattati europei e dare corso ad un periodo di politica economica espansiva, che abbia come priorità la destinazione di tutte le risorse disponibili agli investimenti pubblici, al sostegno dei redditi più bassi e al miglioramento delle condizioni di vita della collettività;
- a sospendere l'applicazione del raggiungimento del pareggio di bilancio e quindi il rispetto dell'indebitamento entro il 3 per cento del PIL, fino al conseguimento di uno stato di benessere sociale, in termini di sicurezza dell'occupazione, servizi ai cittadini, forme di sostegno ai redditi più bassi, innovazione e qualità dell'ambiente, pari ai livelli più elevati della media europea;
- a sostenere nelle sedi europee la politica di espansione, tramite l'interpretazione estensiva dei trattati esistenti, in modo da abbandonare l'attuale interpretazione promotrice di politiche di austerità;
- a intervenire, anche nelle sedi europee, per rilanciare il principio di una gestione autonoma del debito da parte degli Stati, basata non più su politiche di rigore, ma di riduzione progressiva del debito attraverso la crescita economica;
- a promuovere in sede europea iniziative per l'armonizzazione interna dei montanti di surplus/deficit tra i vari Paesi dell'Unione;
- a programmare una politica mission oriented incentrata sulla promozione dell'innovazione nei settori chiave con particolare attenzione al comparto dell'energia pulita;
- a considerare come vincolanti gli indicatori di benessere equo e sostenibile recentemente individuati nel Documento di economia e finanza, rendendoli programmatici;
- a promuovere misure adeguate di sostegno al reddito e di inclusione sociale, di entità non inferiore a quelle già adottate dagli altri Paesi europei, considerando anche le proposte di legge depositate in Parlamento su tali temi;
- a invertire le politiche economiche adottate sino ad oggi, basate sul principio del labour intensive, adottando politiche economiche capital intensive nei settori quali l'energia pulita e l'innovazione;
- in materia di finanza locale:
a reperire risorse per ridimensionare i tagli a carico degli enti locali per il 2017-2018 adottati dal decreto-legge n. 66 del 2014;
a porre in essere iniziative per risolvere le problematiche connesse alla dotazione organica dei comuni, in particolar modo alle esigenze di implementazione dei lavoratori stagionali;
a mettere in campo tutte le misure necessarie per dare la possibilità agli enti locali di uscire dalla spirale del cosiddetto Matthew effect, che comporta che i comuni più bisognosi e in difficoltà abbiano paradossalmente dotazioni minori di quelli più facoltosi, quindi ripartire meglio le risorse loro destinate nonché dare loro la possibilità di rinegoziare il loro debito;
- in materia di affari costituzionali e sicurezza:
ad incrementare significativamente ed in maniera strutturale le risorse economico-finanziarie destinate al comparto della sicurezza e dell'ordine pubblico, sia per consentire adeguati investimenti di carattere strumentale, sia per quelli necessari all'incremento del personale e al pieno adeguamento delle retribuzioni a quelle delle Forze di polizia europee;
ad incrementare le dotazioni del fondo per l'acquisto e ammodernamento dei mezzi strumentali in uso alle Forze di polizia e al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in considerazione delle indifferibili esigenze contingenti, anche in relazione ai fenomeni migratori in atto ed ai recenti eventi sismici;
a prevedere il pieno ristoro del mancato adeguamento contrattuale dall'anno 2010 all'anno 2015, in relazione alla dichiarata illegittimità costituzionale del blocco stipendiale derivante dal regime di sospensione della contrattazione collettiva;
a voler prevedere un piano straordinario di assunzioni nel settore della sicurezza e dell'ordine pubblico, volto prioritariamente all'incremento del personale nelle aree del Paese più esposte al fenomeno migratorio ed alla criminalità, oltreché in quelle colpite dai recenti e disastrosi eventi sismici;
a voler procedere ad una rivisitazione delle piante organiche del personale di Polizia di Stato ormai risalenti nel tempo e non più adeguate alle accresciute necessità di sicurezza dei cittadini;
ad assumere le opportune iniziative, di carattere normativo e regolamentare, affinché il personale dei Corpi di polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e di ogni altro corpo chiamato a svolgere funzioni di ordine pubblico sia munito - con assoluta urgenza - di sistemi idonei di equipaggiamento, con priorità per il personale operante in aree a rischio;
a voler assicurare, attraverso i più idonei provvedimenti dì carattere amministrativo, l'addestramento costante del personale dei corpi di polizia, in conformità alle nuove esigenze di sicurezza connesse al terrorismo internazionale; a voler effettuare una dettagliata ricognizione del personale di polizia assegnato a funzioni di carattere amministrativo, ovvero di scorta personale, al fine di una gestione efficiente ed efficace delle risorse organiche anche in relazione alle attuali esigenze di sicurezza;
a dismettere i centri hotspot attualmente operativi nel territorio nazionale, costosi ed inefficaci tanto sul piano economico quanto sul piano della tutela dei diritti fondamentali costituzionalmente riconosciuti ai migranti e a non dare seguito all'istituzione, come annunciato, di ulteriori e nuovi centri hotspot;
a non assumere iniziative normative che, rispetto alle modalità di gestione dei servizi pubblici, escludano la gestione pubblica e limitino la gestione diretta anche tramite società a totale capitale pubblico;
- in materia di giustizia:
a reperire di adeguate risorse finanziarie, volte ad adeguare, oltre alle facoltà assunzionali previste, il numero dei magistrati a disposizione e del completamento delle piante organiche del personale amministrativo degli uffici giudiziari al fine dell'abbattimento del contenzioso arretrato, fermo restando che il ripristino della piena funzionalità del sistema giudiziario italiano, inteso come investimento strategico, non possa passare solo dalla 'riforma' della procedura penale, civile, fallimentare;
a contemplare, o quantomeno prefigurare, una severa e risoluta legislazione anticorruzione, tale da prevedere: un 'DASPO' per i corrotti e corruttori, cioè l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'incapacità a contrarre con la pubblica amministrazione per chi è stato condannato definitivamente per un reato contro la PA; l'aumento delle pene per tutti i reati contro la pubblica amministrazione: riallineando le fattispecie e recuperando la logica delle sanzioni nel codice; una revisione della prescrizione che la interrompa dal momento del rinvio a giudizio dell'imputato nonché al raddoppio dei termini di prescrizione per i reati di corruzione; una tutela del segnalatore di reati, il whistleblower, con l'inserimento nel cronoprogramma del 2017 della definitiva approvazione della proposta di legge "Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato", attualmente all'esame del Senato; l'eliminazione delle soglie di non punibilità per il reato di falso in bilancio e, al fine di scoraggiare qualsiasi alleanza tra politica e criminalità organizzata, revisione della tipizzazione dell'articolo 416-ter del codice penale;
a ripristinare l'integrale tutela giudiziale, degradando a mera facoltà delle parti - e non a una condizione di procedibilità della domanda giudiziale - il ricorso agli strumenti di composizione stragiudiziale delle controversie, nella radicata e ferma convinzione che non si debba alleggerire il carico di lavoro dei giudici e fare fronte all'enorme arretrato dei tribunali comprimendo i diritti dei cittadini;
ad adoperarsi per escludere, nel corso dell'iter del disegno di legge delega governativo (A.S. 2284) sul processo civile relativamente alla disciplina del tribunale delle imprese, la previsione del raddoppio del contributo unificato limitatamente alle società di persone e alle piccole imprese, così da generare un positivo effetto sulla concorrenza, laddove anche ai soggetti economici di dimensioni ridotte sia pienamente consentito di agire in giudizio per far valere i propri diritti;
a ricomprendere tra le riforme necessarie, utili anche sotto il profilo del contenimento dei costi, l'introduzione di un vera class-action, votata alla Camera all'unanimità nel giugno del 2015 ed esclusa dai crono-programmi del 2016 e del 2017. Proposta che, se approvata in via definitiva, potrebbe da sola ridurre sensibilmente, accorpandole, le cause da parte di molteplici cittadini, consumatori e non, lesi dalle condotte offensive di un medesimo soggetto economico;
ad inserire nel cronoprogramma delle riforme per il 2017 la definitiva approvazione del disegno di legge volto ad introdurre il delitto di tortura nell'ordinamento italiano, onde evitare nuove ed ulteriori sanzioni per lo Stato da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo;
ad adoperarsi per escludere, nel corso dell'iter del disegno di legge delega governativo sul processo civile, approvato alla Camera ed attualmente al vaglio del Senato, che l'amministrazione della giustizia in ambito minorile, con particolare riferimento a quella penale, non possa essere assolutamente parificata e regolamentata secondo gli schemi della giustizia ordinaria, anche al fine di una più celere ed efficiente trattazione dei casi da parte di magistrati effettivamente specializzati;
ad incentivare l'accesso alla magistratura togata da parte dei giovani neolaureati, incrementando la frequenza dei concorsi, ampliando altresì i posti messi a disposizione ed abolendo l'attuale limite delle tre consegne per i candidati;
nell'ambito di una complessiva revisione della legge 24 marzo 2001, n.89 rispondente al dettato ed alla giurisprudenza della CEDU, valutare gli effetti applicativi delle disposizioni introdotte con la legge di stabilità 2016, al fine di adottare ulteriori iniziative normative volte a prevedere che l'esperimento dei rimedi preventivi alla durata irragionevole del processo non sia obbligatorio, bensì facoltativo, nonché il quantum per l'indennizzo da riconoscere per ciascun anno che eccede il termine ragionevole durata del processo permanga nei parametri del in vigore nel 2015;
- in materia di affari esteri e difesa:
all'interno del quadro macroeconomico del DEF 2017, a chiarire inequivocabilmente l'esatta corrispondenza tra i "promettenti valori nei flussi di esportazioni verso la Russia" e l'attuale, reiterato regime di sanzioni alla Russia, al fine di evitare che vengano colpiti ancora così duramente gli interessi nazionali, così come certificato dalle associazioni dei settori merceologici maggiormente interessati;
a ritirare lo schema del decreto legislativo recante disposizioni in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate (atto del Governo n. 396) e ripresentarlo tenendo presente le prescrizioni dello stesso Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa del 2015, ovvero portare il bilancio della difesa in equilibrio tra il 50 per cento di spese per gli investimenti, il 25 per cento per il personale e il 25 per cento per l'esercizio. Riequilibrio che può essere conseguito evitando la superfetazione di nuovi gradi, attuando la riduzione consistente del numero degli ufficiali ed in particolare dei generali e l'abolizione dell'istituto dell'ausiliaria;
a rivedere la partecipazione italiana ad alcune missioni internazionali ormai fallimentari (Afghanistan tra le prime) ;
a ridimensionare le spese per armamenti incompatibili con il carattere difensivo delle nostre Forze armate come gli F35 e a contrastare e prevenire i fenomeni di corruzione nei grandi programmi di ammodernamento dei sistemi d'arma (a cominciare dalla cosiddetta legge navale) nonché alle gare di appalto oggetto di diverse inchieste giudiziarie che stanno coinvolgendo una parte dei vertici delle Forze armate;
- in materia fiscale, tributaria e finanziaria:
ridurre la pressione fiscale sul reddito delle persone fisiche attraverso la revisione degli scaglioni IRPEF privilegiando, nell'ottica di redistribuzione della ricchezza, le fasce di contribuenti medio-basse, i nuclei familiari monoreddito e con più componenti e le diversità territoriali del Paese;
ridurre il costo fiscale del lavoro su imprese, in particolare per le piccole realtà imprenditoriali, professionali e artigianali, incentivando gli investimenti per imprenditoria giovanile e start-up;
introdurre regimi fiscali semplificati per imprese e società che garantiscono adeguate forme di affidabilità e regolarità fiscale con riduzioni di imposta e immunità da determinate tipologie di accertamento e verifiche fiscali;
riformare il sistema di riconoscimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali semplificando le modalità di fruizione, anche attraverso l'introduzione di modalità alternative volte a favorire il trasferimento del beneficio e ad anticiparne gli effetti;
potenziare e razionalizzare, anche nell'ambito della riorganizzazione del sistema delle agenzie fiscali, gli attuali strumenti di riduzione dell'indebitamento fiscale, limitando il ricorso alle esecuzioni forzate sui beni personali del debitore;
introdurre disposizioni di carattere normativo al fine di vietare allo Stato, alle fondazioni bancarie, alle imprese bancarie, finanziarie ed assicurative di effettuare investimenti in strumenti finanziari derivati o speculativi che implichino un rischio di perdite patrimoniali e siano pregiudizievoli per le risorse erariali e per il risparmio dei cittadini;
promuovere la separazione tra banche commerciali e banche d'investimento nonché l'istituzione di una banca pubblica degli investimenti al fine di favorire il finanziamento e la ripresa dell'economia reale.
- in materia di istruzione e beni culturali:
a prevedere adeguati stanziamenti da destinare al comparto istruzione, affinché sia invertita con urgenza la grave tendenza a sottostimare gli investimenti nel settore, assicurando un rapporto tra spesa e PIL adeguato agli standard europei e idoneo allo sviluppo culturale del Paese;
ad assicurare misure idonee all'efficientamento complessivo dell'intero sistema scolastico italiano, ponendo rimedio a gravi inadempienze quali, in particolare: assenza di provvedimenti in materia di internalizzazione dei servizi scolastici e conseguente superamento del sistema di appalti esterni; urgente necessità di definire e garantire i livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione; diminuzione del numero minimo di alunni o studenti per classe, anche in proporzione al numero di alunni con disabilità presenti per classe; assenza di misure per l'aumento del tempo pieno, con particolare riferimento alle regioni del Sud; la ormai insistita quanto auspicata e necessaria non coincidenza dell'organico di fatto con quello di diritto;
ad assicurare con urgenza, per le istituzioni universitarie e per gli enti di ricerca, una quota premiale aggiuntiva al finanziamento ordinario, con riferimento al FFO, nonché al FOE, rivedendo contestualmente la distribuzione dei finanziamenti attualmente attribuiti al FFO secondo il calcolo del costo standard per ateneo, impedendo l'assunzione di personale docente attraverso il sistema di "chiamata diretta" e stabilendo stanziamenti adeguati espressamente finalizzati all'opera e all'attività degli enti di ricerca;
a sancire l'indispensabile processo di integrazione e armonizzazione dei diversi percorsi formativi nell'intera filiera delle scuole musicali e a portare a compimento, a far tempo dalla legge n. 508 del 1999, l'incompiuta riforma dell'alta formazione artistica e musicale (AFAM);
a prevedere stanziamenti idonei in materia di sicurezza degli edifici scolastici, destinando risorse che assicurino la verifica della piena conformità alle vigenti disposizioni in materia di edilizia e alle norme tecniche antisismiche, l'attestazione dell'indice vulnerabilità sismica, nonché l'eventuale e conseguente adeguamento derivante dall'assenza dei requisiti richiamati; a implementare, inoltre, l'anagrafe dell'edilizia scolastica del MIUR affinché costituisca un sistema continuamente aggiornato di tali dati tra il Ministero e le Regioni che, con la dovuta trasparenza, possa promuovere, indirizzare e coordinare le attività di studio, ricerca, monitoraggio e normazione tecnica espletate dalle Regioni e dagli enti locali territoriali in ordine alle strutture scolastiche.
a garantire l'assunzione di misure idonee che, in materia di federalismo demaniale culturale, assicurino per i beni di interesse storico artistico la presenza del «vincolo di destinazione d'uso», ivi compreso il divieto di alienazione di tali beni a soggetti privati;
a incentivare e promuovere accordi di partenariato tra cooperative di professionisti in materia di beni culturali ed enti locali al fine di promuovere la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali;
a disporre un adeguato piano per la programmazione di lungo periodo in materia di sport e attività connesse, con particolare riferimento all'adeguamento degli stanziamenti previsti per il fondo "Sport e Periferie" introdotto dal decreto-legge n. 185 del 2015, assicurando il raggiungimento delle finalità definite dal provvedimento;
- in materia di ambiente:
ad avviare quanto prima un processo partecipativo e consultivo che coinvolga associazioni, rappresentanti del mondo delle imprese, del lavoro e della società civile che si articoli in due fasi: una prima fase di informazione diffusa sulle problematiche e gli obiettivi della strategia energetica nazionale e una seconda fase di proposte operative per favorire il risparmio energetico ed uso efficiente dell'energia e della sua domanda e un progressivo abbandono delle fonti fossili con diverse fasi a medio e lungo termine;
a promuovere le innovazioni tecnologiche nei settori dell'efficientamento energetico, delle fonti energetiche rinnovabili, dei sistemi di accumulo e di distribuzione;
a supportare gli obiettivi di decarbonizzazione totale con un'adeguata politica fiscale che contempli: l'eliminazione di tutti i sussidi diretti ed indiretti al fossile graduali e programmati nel tempo, ma totali nel medio termine; l'introduzione della carbon tax, tassa graduale e programmata su tutte le risorse energetiche, e non solo, che emettono biossido di carbonio nell'atmosfera; strumenti fiscali per cui ogni tonnellata di inquinamento da anidride carbonica rilasciata sarà soggetto ad un'aliquota fissata dal Governo;
a ripensare il progetto Casa Italia, utilizzando le risorse a tal fine previste per rafforzare invece il ruolo del Ministero dell'ambiente in modo che torni a svolgere il suo ruolo di coordinamento e di programmazione in correlazione con le autorità di bacino, con il dipartimento per il servizio geologico e con la protezione civile e ad investire sulla strategia nazionale per le aree interne sostenuta con fondi SIE e con risorse nazionali; a garantire l'efficientamento della capacità di spesa e realizzazione dei fondi già stanziati;
ad aumentare il controllo del territorio, contrastare l'abusivismo edilizio con seri provvedimenti, dare adeguata attenzione non solo al rischio sismico, ma anche adeguate mappature delle criticità territoriali dove insistono rischi vulcanici, idrici, chimici e ambientali;
a programmare un piano straordinario di investimenti nel settore idrico, che preveda l'aumento del Fondo per le risorse idriche di almeno 500 milioni di euro annui, e che abbia la finalità di dare certezze e produrre un'accelerazione degli investimenti previsti e di indirizzarli prevalentemente verso la ristrutturazione della rete idrica, con l'obiettivo di ridurre le perdite di rete, e verso le nuove opere, in particolare del sistema di depurazione e di fognatura.
ad investire maggiori risorse, a razionalizzare e monitorare con trasparenza ed efficacia, quanto previsto nei Patti per il Sud in cui sono previsti fondi e accordi di programma sul tema delle infrastrutture idriche;
ad elaborare una riforma dei servizi pubblici locali che fermi l'incentivazione delle privatizzazioni e garantisca l'accesso a tutti i cittadini ai servizi pubblici locali di qualità, a costi sostenibili, sottoposti ad una governance trasparente e partecipata, con il fine di rilanciare gli investimenti in questo settore;
- in materia di trasporti:
ad adoperare una reale revisione nonché razionalizzazione del numero complessivo degli interventi inseriti nelle Appendici 1 e 2 dell'Allegato III, tenendo conto della reale domanda di mobilità del Paese, delle esigue risorse finanziarie disponili e della vetustà degli studi di fattibilità;
a ridurre gli investimenti per la costruzione di nuovi corridoi e di nuove linee ferroviarie, destinando le esigue risorse disponibili ad interventi miranti al recupero, messa in sicurezza ed elettrificazione delle linee ferroviarie esistenti;
ad adottare interventi volti a migliorare la sostenibilità ambientale ed economica dei trasporti anche attraverso una ridefinizione dell'equilibrio modale che favorisca il trasporto delle merci e delle persone su ferro;
ad adeguare, senza adoperare una privatizzazione né liberalizzazione del settore con servizi a gara, l'offerta di trasporto pubblico locale alle reali esigenze di mobilità della popolazione, puntando sulla valorizzazione e l'efficientamento delle aziende di trasporto pubblico, da realizzarsi attraverso piani industriali credibili, stabilità del quadro normativo, incremento delle risorse finanziarie pubbliche e la definizione di criteri trasparenti di assegnazione delle stesse, ammodernamento della flotta, promozione della pianificazione integrata trasporti-territorio, nonché favorendo la trasparenza attraverso forme di partecipazione degli utenti nella programmazione e nel controllo;
a rivedere l'attuale impostazione relativa al project financing e agli altri istituti del partenariato pubblico privato al fine di ridimensionare il coinvolgimento dei capitali non pubblici nella realizzazione delle opere pubbliche e di pubblica utilità in Italia;
a sospendere ed annullare, poiché risulta essere totalmente assente una politica seria di lungo periodo mirante all'abbattimento del debito pubblico, gli interventi di cosiddetta privatizzazione messi in campo dal Governo, soprattutto per quanto concerne Poste italiane S.p.a. e Ferrovie dello Stato;
ad emanare, nel più breve tempo possibile, il documento pluriennale di pianificazione contenente l'elenco degli interventi relativi al settore dei trasporti e della logistica;
- in materia di attività produttive:
a favorire la riunificazione e l'incremento di tutti i fondi destinati alla ricerca al fine di per realizzare programmi finalizzati;
a superare le politiche di sostegno alla ricerca che privilegia i finanziamenti indiretti, inadatti a promuovere programmi di ricerca strategici e a sviluppare nuove aree di R&I;
ad utilizzare efficacemente i fondi del nuovo Programma nazionale di ricerca per far fronte all'esigenza di creare e stimolare mercati di beni e servizi innovativi, attraverso politiche imperniate sulla domanda;
ad avviare un nuovo programma di investimenti pubblici da destinare allo sviluppo di tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi, la diffusione e applicazione delle tecnologie dell'informazione e comunicazione - puntando su open data, open source e open innovation -, l'espansione delle conoscenze e della produzione di beni e servizi legati alla salute e al welfare pubblico;
a revisionare il masterplan per il Mezzogiorno, tenuto conto che l'idea iniziale di puntare con forza sui settori maggiormente vitali del tessuto economico meridionale (aerospazio, elettronica, siderurgia, chimica, agroindustria, turismo) per collocarli in un contesto di politica industriale e di infrastrutture e servizi che consentissero di far diventare le eccellenze meridionali veri diffusori di imprenditorialità e di competenze lavorative, è rimasta sostanzialmente ferma ed inattuata;
ad adottare misure strutturali per garantire la fruizione delle potenzialità delle tecnologie dell'informazione e per aumentare il possesso di competenze digitali del nostro Paese;
ad intervenire al fine di migliorare il settore di raffinazione e logistica petrolifera, attraverso la definizione di un piano rivolto alla riutilizzazione dei siti industriali della petrolchimica, molti dei quali dismessi o in dismissione, impiegandoli nella green economy e in particolare nella "green chemistry", per la realizzazione di «bio-based products», ossia prodotti ottenuti in tutto o in parte da materiali di origine biologica, con esclusione delle fonti fossili e minerarie, non rinnovabili, salvaguardando i livelli occupazionali;
a continuare nell'operazione di certificazione, in tempi brevi, dei debiti della pubblica amministrazione ai fini della compensazione con crediti fiscali da parte delle imprese, assumendo iniziative per prevedere delle sanzioni nei confronti degli enti inadempienti;
ad adoperarsi presso la Commissione europea affinché vengano adottate le opportune iniziative finalizzate a concordare un piano straordinario per il pagamento dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese creditrici, volte a prevedere che l'uscita di cassa non vada ad incidere sul pareggio di bilancio strutturale del nostro Paese per tutto il periodo ritenuto necessario per l'azzeramento dei debiti pregressi accumulati;
ad attuare un'efficace lotta alla contraffazione nelle dogane e sul territorio, in difesa dei consumatori e della produzione nazionale;
a sostenere il rilancio del settore turistico italiano attraverso l'adozione di misure per la riduzione del carico fiscale, la semplificazione burocratica e la facilitazione all'accesso al credito per le imprese turistiche, con particolare riferimento a quelle di medie e piccole dimensioni;
ad adottare misure in ambito turistico finalizzate a far sì che il settore costituisca effettivamente un driver di crescita per i territori, attraverso la promozione della mobilità sostenibile, lo sviluppo di infrastrutture fisiche e tecnologiche per il settore e la valorizzazione delle filiere, favorendo al contempo la destagionalizzazione dei flussi turistici con strumenti fiscali e di promozione;
a definire misure di raccordo ed integrazione tra il Piano di sviluppo del turismo e il Piano nazionale industria 4.0;
a realizzare una disciplina unitaria delle attività di sharing economy nel settore turistico che intervenga sulla normativa sull'intermediazione online, garantendo una maggiore tutela del consumatore, contrastando la concorrenza sleale, l'evasione e l'elusione fiscale e favorendo l'adozione di procedure trasparenti per la lotta all'abusivismo;
a perfezionare strumenti di intervento maggiormente puntuali e mirati che consentano di avviare azioni immediate volte a risollevare l'immagine e l'attrattività turistica del Paese, definendo nel contempo specifiche azioni volte a sostenere il reddito delle imprese e dei professionisti del settore turistico operanti nelle aree direttamente o indirettamente colpite dai recenti eventi sismici o operanti in aree limitrofe;
a promuovere azioni volte ad intervenire nelle aree a fallimento di mercato, dove il settore del turismo potrebbe diventare l'alternativa economica concreta per lo sviluppo sostenibile del territorio;
- in materia di politiche energetiche:
ad intervenire per sostenere le forme di autoconsumo di energia e la produzione da fonti rinnovabili, favorendo l'adozione di interventi rivolti alla riduzione dei consumi di energia e all'efficientamento energetico, attraverso:
- la diffusione delle conoscenze e dei comportamenti energetici virtuosi per la tutela dell'ambiente e, di conseguenza, della salute dei cittadini;
- la promozione di tariffe elettriche differenziate a seconda dell'ora di utilizzo e delle esigenze della rete, che permettano agli utenti di essere protagonisti attivi nella transizione energetica riducendo di conseguenza i prezzi dell'energia;
- la promozione e la trasformazione degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero;
- la definizione di politiche di efficienza energetica, al fine di rafforzare la sicurezza energetica nazionale ed europea;
- la revisione delle modalità con cui sono contabilizzati gli investimenti - nazionali ed europei - destinati all'efficienza, al fine di non contabilizzarli come "debito", tenuto conto degli enormi benefici di sicurezza, crescita e sostenibilità;
- la graduale soppressione dei sussidi e degli incentivi pubblici, diretti e indiretti, alle fonti fossili;
- la stabilizzazione del meccanismo di detrazione fiscale per la riqualificazione energetica degli edifici;
- la rimozione delle speculazioni presenti nei meccanismi di incentivazione, al fine di superare i fenomeni distorsivi che, ad esempio, attualmente si verificano con i certificati bianchi;
- una più efficace e funzionale azione del conto termico;
- la rimozione delle barriere che ostacolano il passaggio dalla generazione centralizzata, basata sulle fonti fossili, a quella distribuita, basata sulle fonti rinnovabili, nonché la promozione di condizioni di maggiore convenienza nell'uso dell'energia per gli utenti;
- la rimozione del divieto di realizzare sistemi di distribuzione chiusi e reti private;
- la pianificazione della completa sostituzione degli impianti alimentati a fonti fossili con impianti di generazione da fonte rinnovabile, distribuiti in maniera omogenea sul territorio;
- la pianificazione del blocco delle attività estrattive di idrocarburi su tutto il territorio nazionale, al fine di tutelare la salute e le attività economiche locali, come turismo e agricoltura che non si conciliano con l'attività estrattiva di idrocarburi;
a sostenere la migrazione dei consumi termici verso il vettore elettrico, soprattutto attraverso l'autoproduzione da fonti rinnovabili e in particolare per le aree con alti livelli di inquinamento dell'aria, oltre i limiti imposti dalle normative comunitarie;
a sostituire i mezzi di trasporto individuali e collettivi con mezzi che utilizzano combustibili alternativi puliti, come energia elettrica o idrogeno o equipollenti, prodotti da fonti rinnovabili;
ad individuare misure che facilitino l'uso delle rinnovabili nelle infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica;
a prevedere misure per favorire l'accumulo dell'energia nelle sue varie forme, privilegiando la diffusione di piccoli e medi impianti domestici e di quartiere, sia a servizio della produzione distribuita di energia da fonti rinnovabili che al fine di stabilizzare la rete elettrica, contribuendo a far diminuire il costo per la collettività;
ad abbandonare definitivamente la produzione di energia da fonti fossili e la realizzazione di nuove centrali;
a ridurre gradualmente l'importazione di energia elettrica prodotta da fonte nucleare, compatibilmente con le esigenze di sicurezza del sistema elettrico nazionale;
a rendere maggiormente efficiente il processo di liberalizzazione mercato elettrico e gas attraverso i seguenti interventi:
- mantenere il regime del mercato tutelato;
- superare il ricorso al mercato della capacità, in quanto costituisce un sistema obsoleto e penalizzante da un punto di vista di sviluppo tecnologico e corretta formazione dei prezzi di mercato;
- garantire a tutti la possibilità di produrre e stoccare l'energia rinnovabile autoprodotta, cedendo quella in eccesso ad altri consumatori;
- mantenere sotto il controllo pubblico il soggetto che avrà la concessione pubblica per la trasmissione dell'energia elettrica;
- in materia di lavoro:
a porre in essere una concreta razionalizzazione ed una semplificazione degli strumenti di sostegno al reddito attualmente esistenti al fine di pervenire, al pari di altri paesi europei, all'introduzione del reddito di cittadinanza quale meccanismo di protezione sociale universale, finalizzato a contrastare le disuguaglianze e a conseguire risultati concreti per contrastare la povertà;
ad incrementare le risorse e gli strumenti per le politiche attive del lavoro, investendo maggiori risorse per il riordino dei servizi per l'impiego al fine del rafforzamento della funzionalità dei centri, anche mediante l'assunzione di nuovi operatori, nell'ottica di un disegno complessivo di riforma, nonchè a procedere al monitoraggio, valutazione ed eventuale revisione dei compiti delle agenzie per il lavoro di somministrazione di lavoro e operare una generale razionalizzazione dei servizi per l'impiego,;
a porre in essere, attraverso opportuni strumenti normativi, una drastica riduzione della pressione fiscale per le aziende che investono in Italia e che creano posti di lavoro a tempo indeterminato, prevedendo inoltre sgravi contributivi crescenti a favore dei datori di lavoro che mantengono il lavoratore in azienda garantendone la costante riqualificazione;
abbandonare il sistema degli incentivi "una tantum" che hanno avuto il solo effetto di drogare il mercato del lavoro e ripristinare invece le misure di cui all'articolo 8, comma 9, della legge 29 dicembre 1990, n. 407;
a rendere immediatamente operativa, l'interoperabilità dei dati, introdotta nel nostro ordinamento grazie alle richieste del Movimento 5 stelle, a seguito dell'adozione del sistema unitario informativo e il fascicolo personale elettronico del lavoratore, a partire dai soggetti pubblici già esistenti (compresi i sistemi informativi dell'ISTAT), al fine di favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, lo scambio di informazioni tra organi ed enti deputati alla formazione ed al collocamento sì da garantirne una sempre maggiore efficacia di azione, consentendo al lavoratore di poter documentare in modo certo le competenze acquisite in ambito formale, non formale ed informale e le pregresse esperienze lavorative;
a valutare l'opportunità di ripristinare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori;
a valutare l'opportunità di realizzare «piani industriali» nei settori strategici, con finalità occupazionali, attraverso: a) la riduzione dell'orario di lavoro; b) adeguati investimenti pubblici e privati;
a valutare l'opportunità di prevedere un programma di riqualificazione professionale dei lavoratori coinvolti in un'eventuale conversione digitale delle aziende;
nell'ambito del pubblico impiego, a porre in essere tutte le misure atte a garantire l'assegnazione di risorse corrispondenti al numero effettivo dei beneficiari, finalizzate al rinnovo contrattuale;
nell'ambito del lavoro autonomo, a introdurre l'individuazione di parametri standard minimi, concernenti la natura, il contenuto e le caratteristiche delle prestazioni svolte dal lavoratore autonomo professionista sia nei confronti della committenza privata, sia nei confronti della pubblica amministrazione;
nell'ambito del lavoro agile, a prevedere l'introduzione di "fasce di reperibilità" entro le quali il lavoratore può essere contattato ed è tenuto a "rispondere", l'introduzione di una nuova disciplina dei controlli a distanza con la previsione del divieto di apparecchiature o dispositivi per finalità di controllo dell'attività dei lavoratori;
nell'ambito del sistema pensionistico, a procedere a una modifica delle attuali politiche in materia pensionistica e previdenziale a partire dall'abolizione della c.d. "riforma Fornero" di cui all'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011, dalla salvaguardia delle pensioni di reversibilità e dall'aumento degli assegni sociali;
a introdurre una flessibilità pensionistica diversa da quella prospettata con «l'anticipo pensionistico», conditio sine qua non per favorire il ricambio generazionale;
nell'ambito della riduzione del «cuneo fiscale» a prevedere - come sottolineato in sede di audizione da Confindustria - la rimodulazione del contributo CUAF (cassa unica assegni familiari), che porterebbe a una riduzione di circa 2 punti percentuali dei contributi sociali a carico delle imprese;
a prevedere altresì un tetto massimo pari a 5000 euro per i trattamenti pensionistici e la destinazione delle risorse ricavate da tale misura ad interventi di aumento delle pensioni minime;
ad assumere iniziative per una rivalutazione che accresca tale limite di reddito, quanto meno con riguardo alle pensioni a favore dei superstiti di assicurato e pensionato (cosiddetta reversibilità) percepite dagli orfani, al fine di innalzare la soglia oltre la quale il genitore superstite perde il beneficio della detrazione per carichi di famiglia a essi riferita;
- in materia di sanità ed affari sociali:
a chiarire, senza alcuna ambiguità e soprattutto in termini economici, la valenza del termine "condizionato" che, nell'ambito del livello di finanziamento del Fondo sanitario nazionale, crea diffuse incertezze sulla effettività delle risorse laddove sono "condizionate" al conseguimento di taluni atti o decreti, come fatto con gli 800 milioni dei LEA per il 2016 e come, da ultimo, si prevede, per il 2017, in relazione all'acquisto di farmaci innovativi per 1 miliardo di euro;
a presentare un nuovo Patto per la salute per il triennio 2017-2019 ove il livello del finanziamento del SSN sia ritenuto inderogabile, garantendo risorse adeguate e rivedendo la politica dei tagli, così da assicurare che l'incidenza della spesa sanitaria sul PIL sia collocata ad un livello accettabile tale da garantire il principio universalistico della tutela della salute e soprattutto così da assicurare l'effettiva esigibilità dei LEA, sulla base delle quantificazioni effettuate in sede di intesa Stato-Regioni dell'11 febbraio 2016;
a dare seguito alle raccomandazioni avanzate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva condotta sui vaccini nell'anno 2016 , tenuto conto della rilevanza dei vaccini in termini di spesa sanitaria a carico del Sistema sanitario nazionale (oltre 300 milioni di euro l'anno), in particolare nella parte in cui la citata Autorità raccomanda che sia chiarita l'evoluzione della profilassi in tal senso avvenuta nei confronti dei soggetti a cui l'offerta vaccinale viene destinata, e altresì nella parte in cui raccomanda che le decisioni di inclusione di un prodotto vaccinale in un programma pubblico di prevenzione e/o la sua qualifica in termini di essenzialità avvengano sempre con le massime garanzie di scientificità, trasparenza e indipendenza, facendo altresì ricorso in maniera espressa e verificabile agli strumenti ormai già ampiamente disponibili di analisi tecnico-economica, in particolare per i profili di costo-efficacia dei diversi prodotti vaccinali, alla luce delle indicazioni e migliori pratiche esistenti a livello internazionale, ciò tenuto conto che, rispetto all'offerta, l'inclusione e il successivo mantenimento di un vaccino nell'elenco di quelli essenziali ai sensi dei PNPV/LEA comportano un notevole vantaggio competitivo, in molti casi corrispondente a una sorta di garanzia d'acquisto da parte del SSN e tenuto conto dei condizionamenti della domanda e dell'impatto economico-commerciale che ne conseguono;
ad adottare misure atte a controllare i prezzi dei farmaci, garantendo che le intese in materia di prezzi sui farmaci siano trasparenti e conoscibili, con evidenza del metodo utilizzato per la definizione del prezzo e degli utili, anche modificando il sistema di rimborso dei farmaci e avviando un processo di riordino dell'AIFA;
a garantire che nell'ambito degli interventi di contenimento della spesa sanitaria concomitanti al DEF all'esame, il personale sanitario sia esonerato dal contribuire ulteriormente sia in termini di riduzione di organico e sia in termini di riduzione delle risorse destinate al trattamento economico permanente e accessorio, mantenendo altresì gli impegni concernenti le assunzioni di personale sanitario, dando così piena attuazione all'articolo 14 della legge n. 161 del 2014 (attuativa della legge europea) che, entrata in vigore nel novembre 2015, reca disposizioni attuative sull'organizzazione del lavoro del personale ospedaliero;
ad intervenire affinché siano recuperate le risorse recentemente sottratte sia al Fondo nazionale per le politiche sociali e sia Fondo per le non autosufficienze, privati rispettivamente di 211 milioni di euro sui 311,58 milioni e di 50 milioni sui 500 previsti;
ad intervenire affinché nell'ambito del "benessere equo e sostenibile" (BES), quale indicatore o parametro di misura atto ad efficientare la politica economica del Paese, sia individuato quanto prima proprio l'indicatore di salute, tenuto conto che lo sviluppo sostenibile per i cittadini è caratterizzato trasversalmente proprio dalla necessità prioritaria di promuovere salute e benessere psico-fisico e sociale;
ad intervenire affinché nell'ambito della riforma della dirigenza sanitaria, annoverata nel DEF come misura di efficientamento del SSN, sia recuperata ogni misura utile e rescindere l'inaccettabile meccanismo che lega le nomine della dirigenza sanitaria agli interessi della politica e sia dato seguito all'atto di segnalazione al Parlamento e al Governo fatto dall'Anac con delibera n. 1388 del 14 dicembre 2016;
- in materia di agricoltura:
ad esentare dal pagamento dell'IMU i terreni agricoli concessi in affitto e/o in comodato a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali il cui contratto di locazione e/o comodato abbia durata di almeno 5 anni;
ad istituire, almeno in via sperimentale, l'obbligo di indicazione in etichetta dell'origine degli alimenti mono-ingrediente commercializzati in Italia e ad intervenire nelle competenti sedi comunitarie affinché tale obbligo sia introdotto a livello unionale;
ad istituire una rete nazionale per la conservazione del germoplasma e ad incentivare e sostenere ulteriormente la ricerca finalizzata alla tutela e conservazione della biodiversità agricola;
ad adottare urgentemente misure volte a garantire la sistemazione logistica dei numerosi braccianti agricoli stranieri il cui lavoro di raccolta è indispensabile per l'economia agricola nazionale e che risiedono in strutture di fortuna al limite della dignità umana;
ad adottare urgentemente un sistema strutturato di ammortizzatori sociali per il settore della pesca.
(6-00237)
MANGILI, LEZZI, AIROLA, BERTOROTTA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MARTELLI, MARTON, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, TAVERNA.