• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/04248 su proposta del Ministero del lavoro nel 2012 l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.), del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri,...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-04248presentato daGIORDANO Giancarlotesto diVenerdì 28 marzo 2014, seduta n. 200

GIANCARLO GIORDANO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
su proposta del Ministero del lavoro nel 2012 l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.), del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha avviato una meritoria campagna di informazione e di sensibilizzazione dove uno dei principali obiettivi è quello di veicolarla «sui principali media — stampa, tv, affissioni, e distribuzione di materiale informativo» continuando a promuovere la «cultura del rispetto»: «il rispetto della persona, dei diritti e delle differenze. La paura del diverso spesso diventa un automatismo che produce atteggiamenti difensivi che sfociano nella discriminazione»;
in particolare è stata realizzata, in collaborazione con l'istituto «Beck» di Roma, una serie dal titolo «Educare nella diversità a scuola», suddivisa in tre distinte pubblicazioni, destinate agli/alle insegnanti delle scuole primarie, secondarie di primo grado e di secondo grado, sulle tematiche della discriminazione e della lotta all'omofobia, delineandone le cause e proponendo soluzioni e modalità di azione nell'ambito scolastico, seguendo l'esempio di altri paese europei che già da diversi anni hanno realizzato simili iniziative;
la diffusione di tale materiale informativo è stata, al momento, inopinatamente sospesa in quanto si sono registrate forti e condizionanti reazioni e prese di posizioni da parte di forze e di esponenti politici, giornalistici ed ecclesiastici riconducibili agli ambienti più integralisti del cattolicesimo italiano, arrivando a definirli «libelli omofili» (dichiarazione di Camillo Langone su Il Foglio del 12 febbraio 2014) e inserendoli in una sorta di «Indice da Sant'Uffizio» stante le parole espresse dal Cardinale Bagnasco il 24 febbraio 2014 in occasione della prolusione con le quale ha aperto i lavori del «Consiglio permanente dei Vescovi» dove, tra l'altro, ha affermato «in realtà mirano a istillare nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre... È la lettura ideologica del “genere” — una vera dittatura — che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l'identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati ? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l'esplicita autorizzazione ? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga»;
le pubblicazioni individuano tra i diversi fattori che possono aumentare il grado di omofobia, anche la religione, laddove si dice testualmente: «In realtà non è solo il genere sessuale l'unica componente che appare discriminante in termini di propensione all'omofobia. Tratti caratteriali, sociali e culturali, come l'età avanzata, la tendenza all'autoritarismo, il grado di religiosità, di ideologia conservatrice, di rigidità mentale, costituiscono fattori importanti da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo. Come appare evidente, maggiore risulta il grado di ignoranza, di conservatorismo politico e sociale, di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un'attitudine omofoba. È chiaro inoltre che i tratti qui citati a mero titolo esemplificativo non solo aumentano la possibilità di omofobia in un individuo, ma in generale anche le probabilità che il medesimo individuo coltivi dentro di sé altre forme di pregiudizi»;
gli opuscoli, come detto, sono state realizzate avvalendosi della collaborazione di personalità del mondo scientifico-educativo seguendo le linee guida indicate dal Ministero competente attraverso il dipartimento delle politiche sociali e per le pari opportunità, destinandole a una utenza professionale (gli/le insegnanti) e strutturandole attraverso un linguaggio specialistico in cui emergono indicazioni metodologiche evitando qualsiasi impostazione ideologica sul tema e proponendo numerosi riferimenti bibliografici che costituiscono di per sé una rassicurante e qualificata garanzia di confronto;
per tali motivi appare all'interrogante francamente frettolosa e inopportuna l'iniziativa della Viceministro al lavoro e alle politiche sociali con delega alle pari opportunità Maria Cecilia Guerra, che di recente pure si era distinta per le sue coraggiose prese di posizione in materia di adozioni di coppie non eterosessuali, la quale probabilmente scossa dall'onda lunga delle polemiche, ha preso le dovute distanze dall'iniziativa trasmettendo una nota circostanziata di demerito, al dottor Marco De Giorgi, direttore dell'U.N.A.R;
non si tratta di riaprire antagonismi di natura anticlericale, inesistenti e antistorici, tantomeno di riproporre in modo ideologico la delicata questione dell'omofobia e della difesa dei diritti civili di tutte le minoranze, quanto di inserire questa sconcertante vicenda sullo sfondo più generale della questione della salvaguardia dell'autonomia istituzionale in questo Paese rispetto a qualsiasi potere forte e a qualsiasi forma di integralismo che volesse condizionarne il libero e democratico svolgimento delle sue funzioni nonché il valore fondativo della laicità dello Stato –:
come intenda intervenire perché sia consentita l'immediata e libera diffusione delle pubblicazioni «Educare nella diversità a scuola» sia in forma cartacea che digitale. (4-04248)