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Atto a cui si riferisce:
C.1/01619    premesso che:     i robot, in tutto il mondo, sono circa 1,8 milioni di unità, il 70 per cento dei robot è utilizzato in 5 Paesi: Germania, Usa, Cina, Giappone e Corea...



Atto Camera

Mozione 1-01619presentato daCIVATI Giuseppetesto diMartedì 2 maggio 2017, seduta n. 787

   La Camera,
   premesso che:
    i robot, in tutto il mondo, sono circa 1,8 milioni di unità, il 70 per cento dei robot è utilizzato in 5 Paesi: Germania, Usa, Cina, Giappone e Corea del Sud;
    tra il 2002 e il 2010, le unità vendute sono passate dalle 69.000 alle 121 mila e la previsione è che, nel 2018, i robot acquistati dalle aziende saranno oltre 400.000, con un incremento del 500 per cento delle vendite globali rispetto al 2002;
    in Cina, ogni 100 operai sono presenti in media 0,3 robot o cobot, mentre, in Corea del Sud, la media è di 4,3 robot ogni 100 operai;
    l'80 per cento dei robot presenti nelle industrie opera per il 43 per cento nel settore automotive, per il 21 per cento, nell'elettronica, per il 9 per cento, nell'industria del metallo e per il 7 per cento nel settore chimico industriale; si stima che, entro il 2020, il valore del mercato dei robot e dell'intelligenza artificiale raggiungerà 150 miliardi di euro;
    in Asia la domanda di robot è 3 volte superiore rispetto al resto del mondo: le previsioni per il 2018 riportano una richiesta di ben 275 mila unità solo nel continente asiatico. L'Europa e gli Stati Uniti, invece, si fermano rispettivamente a 66 mila e 48 mila. Si prevede che, entro il 2099, il 70 per cento degli attuali lavori saranno totalmente automatizzati;
    uno studio svolto in Francia afferma che dall'utilizzo dei robot e dell'intelligenza artificiale potrebbe derivare la perdita di 3 milioni di posti di lavoro; lo studio segnala come i settori nei quali si prevede una riduzione degli occupati sono i seguenti: agricoltura, costruzioni, industria, settore alberghiero, pubblica amministrazione, esercito;
    i ricercatori di Bruegel di Bruxelles hanno ipotizzato che tra il 45 per cento e il 60 per cento della forza lavoro presente in Europa potrebbe essere sostituita dai robot entro pochi decenni;
    nel rapporto Man and Machine in Industry 4.0, analizzando 23 settori diversi dell'economia tedesca, gli analisti hanno previsto che l'impatto dell'automazione sarà positivo, di circa 350 mila unità in un decennio, ma questo dato deriva dall'aumento di occupati nel settore dell'informatica di poco inferiore al milione di nuovi posti di lavoro, e dal decremento dei lavoratori impiegati nella catena di montaggio e in altri settori della produzione che vedranno una contrazione di oltre 600 mila lavoratori;
    Pew Research, con una accurata inchiesta dal titolo « Future of the internet», svolta tramite interviste che hanno coinvolto quasi duemila esperti, analisti e costruttori di prodotti tecnologici, ha evidenziato che i robot e l'intelligenza artificiale interverranno entro il 2025 nei settori della salute, dei trasporti, della logistica, dei servizi ai consumatori e della manutenzione della casa; mentre ritardi sono segnalati nella formazione scolastica e universitaria, che non appare oggi in grado di preparare adeguatamente le persone alle sfide occupazionali del prossimo decennio ed oggi appare improrogabile intervenire in tale situazione;
    la robotica e l'intelligenza artificiale imporranno il ripensamento del concetto di lavoro, dal quale deriveranno modalità di produzione con, a lungo termine, ripercussioni sull'orario di lavoro e sul tempo libero;
    secondo alcune stime, otto milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti e 15 milioni in Gran Bretagna sono a rischio per l'automazione; le occupazioni più in pericolo sono quelle meno retribuite, il rischio è quindi che l'introduzione dei robot e dell'intelligenza artificiale possa ampliare il divario sociale tra lavoratori;
    in sede di Unione europea si è avviato un ampio dibattito, valutando al contempo soluzioni, sul rischio, come evidenziato da numerosi studi, che dalla robotica e dall'intelligenza artificiale possa derivare l'espulsione dal lavoro di milioni di persone, alle quali dovranno, in ogni caso, essere garantite forme di tutela del reddito, tutele previdenziali e garanzia di servizi sociali di sostegno; tra le ipotesi vi è la possibilità di tassare i robot per finanziare un fondo di solidarietà per i disoccupati, ovvero garantire un reddito minimo;
    è di tutta evidenza che se l'utilizzo dei robot e dell'intelligenza artificiale genera profitti, derivanti, in particolare, anche da risparmi sul costo del lavoro, è necessaria una revisione complessiva della fiscalità legata al lavoro al fine di non penalizzare ulteriormente il lavoro umano e da garantire il finanziamento degli ammortizzatori sociali e delle misure di sostegno al reddito;
    non a caso il 16 febbraio 2017 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita la Commissione europea ad avviare un'analisi e un monitoraggio dell'impatto dell'uso dei robot in particolare relativamente alla creazione e alla perdita di posti di lavoro e sulla capacità di sostenibilità dei sistemi di protezione sociale dei Paesi aderenti;
    uno studio dell'università di Harvard, firmato dall'economista James Besson e rilanciato dal sito del World economic forum, afferma che sarà automatizzato il 73 per cento dei servizi alberghieri e di ristorazione, il 60 per cento dei lavoratori dell'industria manifatturiera, delle attività agricole, nonché del settore dei trasporti e dell'edilizia; il 41 per cento di sostituzioni nel settore dell'arte, intrattenimento e ricreazione, il 43 per cento delle attività nei servizi finanziari;
    sempre secondo lo studio dell'università di Harvard, le sostituzioni di personale con robot e intelligenza artificiale interesserà meno i seguenti settori: gli insegnanti, con una previsione del 27 per cento di indice di sostituzione, dei dirigenti e dei manager con una previsione di sostituzione del 35 per cento, dei professionisti con una previsione di sostituzione del 35 per cento e il personale medico e sanitario con una previsione di sostituzione del 36 per cento;
    va, altresì, riconosciuto il potenziale in termini di innovazione e di economia che questo balzo tecnologico può rappresentare, se adeguatamente accolto e preparato, sia in termini sociali che di tessuto imprenditoriale ed economico, e che è fondamentale, in quest'ottica, riconoscere e supportare adeguatamente le molte realtà di eccellenza nella ricerca legata proprio al mondo della robotica e dell'intelligenza artificiale, settori per altro riconosciuti di primaria importanza anche dal Piano nazionale per la ricerca, e il ruolo chiave che queste possono ricoprire nello sviluppo culturale e tecnologico del nostro Paese;
    al momento non può non segnalarsi come da parte del Governo non sussista alcuna previsione programmatica di definizione di un quadro complessivo che risponda né alle problematiche, né alle opportunità derivanti dall'utilizzo dei robot e dell'intelligenza artificiale, di quella che molti definiscono la «quarta rivoluzione industriale»;
    in materia di robotica e di intelligenza artificiale è necessario affrontare, in tempi brevi, questioni rilevanti relative: agli investimenti nel nostro sistema di ricerca e formazione, alla revisione del sistema di sicurezza sociale, che sia in grado di affrontare i nodi quali la tutela dei lavoratori che potranno essere espulsi dai luoghi di produzione; le questioni dell'imposizione fiscale da ripensare; l'esigenza di pensare a un futuro di medio/lungo termine che porti ad una effettiva riduzione dell'orario di lavoro; l'innovazione complessiva del sistema produttivo italiano per prepararlo ad accogliere in maniera virtuosa il cambiamento in essere; questioni che vanno affrontate con interventi legislativi che non si limitano ai piani industria 4.0, in forma di forti incentivi fiscali, senza che questi siano inseriti in un contesto strutturale,

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative, anche di carattere normativo, che si pongano l'obiettivo di fornire un quadro di riferimento per l'utilizzo dei robot e dell'intelligenza artificiale e che affrontino questioni rilevanti quali la definizione di un quadro di sicurezza sociale, capace di affrontare le problematiche derivanti dall'impatto negativo sull'occupazione, attraverso la formazione permanente, la riduzione dell'orario di lavoro, l'imposizione fiscale, da ripensare rispetto al mondo del lavoro, l'istituzione di un reddito minimo garantito;
2) ad assumere iniziative, anche in sede comunitaria, che portino a una maggiore giustizia fiscale nei confronti dei grandi gruppi multinazionali che adottano pratiche elusive, spesso coincidenti proprio con i colossi dell'Information & Communication Technology (Ict), che sono gli attori principali della transizione in corso verso l'automazione e l'intelligenza artificiale;
3) ad assumere iniziative per dare il reale supporto finanziario ai settori della ricerca relativi alla robotica e all'intelligenza artificiale, considerati prioritari dallo stesso programma nazionale per la ricerca 2015-2020;
4) ad avviare, a livello nazionale, anche attraverso l'istituzione di un apposito Osservatorio, l'analisi e il monitoraggio permanente dell'impatto dell'uso dei robot e dell'intelligenza artificiale, in particolare individuando i settori produttivi dove si verifichino o possano verificarsi la creazione ovvero la perdita di posti di lavoro e la loro quantificazione, nonché della sostenibilità del sistema di protezione sociale del nostro Paese in relazione all'impatto della «quarta rivoluzione industriale», coinvolgendo tanto gli attori politici, sociali ed economici, quanto quelli della ricerca, al fine di individuare un quadro di azioni e di soluzioni innovative in grado di rispondere alle criticità e di creare opportunità reali per il nostro Paese;
5) a promuovere e sostenere, nelle scuole, la cultura tecnico-scientifica, nonché a promuovere e sostenere nelle università e nei centri di ricerca i già esistenti percorsi di formazione di profili professionali che siano in grado di progettare e utilizzare robot e intelligenza artificiale, in tutti i settori produttivi, che sono attualmente penalizzati dai pesanti tagli subiti nel corso degli anni;
6) ad assumere iniziative volte a prevedere, nel prossimo disegno di legge di bilancio, adeguate risorse per le forme di sicurezza sociale, di tutela del reddito dei lavoratori, della promozione della formazione di personale altamente specializzato, di finanziamento della ricerca nei settori della robotica e dell'intelligenza artificiale, di politiche industriali orientate alla riconversione tecnologica.
(1-01619) «Civati, Airaudo, Brignone, Costantino, Daniele Farina, Fassina, Fratoianni, Giancarlo Giordano, Gregori, Andrea Maestri, Marcon, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pastorino, Pellegrino, Placido».