• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.4/04355 il 29 luglio 2013 il terminale di rigassificazione offshore di OLT-LNG Toscana (controllata dalla tedesca E.On Ruhrgans AG al 46,79 per cento, dalla multiutility italiana Iren Mercato S.P.A. al...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-04355presentato daSEGONI Samueletesto diGiovedì 3 aprile 2014, seduta n. 204

SEGONI, ARTINI, BALDASSARRE, GAGNARLI, DE ROSA, DAGA, BUSTO, ZOLEZZI, TERZONI, FANTINATI, DA VILLA, PRODANI e CRIPPA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
il 29 luglio 2013 il terminale di rigassificazione offshore di OLT-LNG Toscana (controllata dalla tedesca E.On Ruhrgans AG al 46,79 per cento, dalla multiutility italiana Iren Mercato S.P.A. al 46,79 per cento comprensivo del 5,08 per cento di A.S.A. Servizi Ambientali SPA, dalla Olt Energy Toscana Società per azioni, della famiglia Belleli, con il 3,73 per cento, dalla Golar offshore Toscana Limited, con il 2,69 per cento è arrivato di fronte alle coste livornesi: un impianto che avrebbe dovuto essere operativo nell'esercizio 2008/2009 e che è stato invece inaugurato commercialmente il 20 dicembre 2013;
i suoi costi di realizzazione, inizialmente stimati in 350-400 milioni sono lievitati enormemente, fino ad un costo complessivo di 850-900 milioni di euro;
dalla data della sua inaugurazione ad oggi, non risulta essere stato attivato dalla società OLT nessun contratto di fornitura per il gas liquido (GNL), né è stato effettuato alcuno stoccaggio presso il terminale di gas in attesa di cessione a terzi, perciò il terminale di rigassificazione risulta, ad oggi, inutilizzato, come confermato dai dati forniti dal Ministero dello sviluppo economico. Ciò a conferma di quanto pubblicato in numerosi articoli usciti su molte testate nazionali e locali: «Rigassificatore di Livorno: nessun contratto di fornitura», a firma di Silvia Pieraccini, pubblicato su Il Sole 24 ore del 28 gennaio 2014, «Il rigassificatore OLT pagato con le bollette» a firma di Gil.F, pubblicato su Il Secolo XIX del 26 gennaio 2014, «Dopo il parere positivo dell'Autorità su rinuncia esenzione Tpa. Ora terminale inattivo, in prospettiva c’è il gas da trazione», a firma di C.M. pubblicato sul quotidiano online Quale Energia del 22 gennaio 2014, «Rigassificatore di Livorno, 10 anni per avviarlo ma nemmeno un metro cubo di gas scaricato», di Enrico Musso, pubblicato su Huffington Post dell'11 febbraio 2014, «Offshore fermo: per ora non ha clienti» di Mauro Zucchelli, pubblicato su Il Tirreno del 30 gennaio 2014, «Rigassificatore: contratti in alto mare» di Marco Gasperetti, pubblicato sul Corriere Fiorentino del 29 gennaio 2014;
come già esposto nell'interrogazione a risposta scritta 4-02173, presentata martedì 15 ottobre 2013, nella seduta n. 97, il numero dei giorni in cui il rigassificatore non sarà in grado di operare sono inevitabilmente destinate ad aumentare, anche a causa dell'impatto dei cambiamenti climatici. E sussiste la possibilità di collisione di un'altra nave con il FSRU, oltre che quella di attacchi terroristici: aspetti questi finora mai considerati dal Rapporto finale sulla sicurezza OLT LNG Toscana, e che rendono ulteriormente sconveniente l'utilizzo di tale impianto;
in particolare, dal già citato articolo apparso su Quale Energia in data 22 gennaio 2014 e ripreso da varie fonti di stampa, si apprende che si starebbe aspettando un decreto del Ministero dello sviluppo economico, che dovrebbe dare il via libera al cosiddetto «fattore di garanzia» per il terminale Gnl Livorno: una delibera del 2008 dell'Autorità per l'energia prevede per i gestori dei rigassificatori «un fattore di garanzia che assicura anche in caso di mancato utilizzo dell'impianto, la copertura di una quota pari al 71,5 per cento di ricavi di riferimento (...) per un periodo di 20 anni». In questo modo si consentirebbe al rigassificatore di entrare nel sistema regolato, in cui il proprietario renderebbe disponibile l'impianto ad altri potenziali operatori ed in cambio verrebbe garantita la percentuale di ricavi di cui sopra, indipendentemente dal suo utilizzo (quindi anche se dovesse rimanere completamente inutilizzato), prelevandoli dalle bollette degli utenti. Si afferma inoltre che l'Autorità per l'energia, dopo le precedenti controversie legali con OLT, avrebbe dato il proprio parere positivo alla rinuncia dell'esenzione dell'accesso a terzi chiesta dalla società stessa: in questo modo il Ministero interrogato sarebbe nelle condizioni di dare il proprio via libera. Inoltre, nel provvedimento atteso sarà necessariamente sottolineato anche il carattere «strategico» del rigassificatore: un presupposto essenziale affinché l'impianto possa godere della copertura dei ricavi assicurata dal fattore di garanzia. Tale copertura, secondo quanto affermato nel già citato articolo dell'Huffington Post dell'11 febbraio, ammonterebbe ad un costo di circa 100 milioni di euro nei 20 anni, da scaricare sui contribuenti;
nell'interrogazione pubblicata in data 3 ottobre 2013 nella seduta n. 118 dal senatore Gianni Pietro Girotto si affermava che «il rigassificatore in questione risultante l'altro, molto costoso e che la sua gestione finanziaria risulterebbe incompatibile con l'accesso regolato dei terzi. A tal proposito, la stessa Commissione europea, nel documento SG-Greffe (2009) D11105, affermava che: «La specifica natura del terminal lo rende molto costoso. Allo stesso modo la limitata capacità di stoccaggio e la sua posizione in mare aperto (esposta alle differenti condizioni meteorologiche), la collocano in condizioni logistiche più complesse di altri terminal GNL tradizionali, rendendolo finanziariamente insostenibile con l'accesso regolato da terzi»;
da ciò si evince, a giudizio dell'interrogante, che la Commissione europea, già nel 2009, individuava i limiti di questo progetto; la crisi economica e l'attuale diffusione delle energie rinnovabili hanno poi ulteriormente contribuito a rendere fallimentare questo impianto. Secondo Belleli, socio di minoranza di OLT, «la richiesta di rientro nel mercato regolato nasconderebbe mancanze gestionali di OLT e l'intenzione del socio forte E.On di dismettere le attività italiane» (dichiarazione tratta dal già citato articolo del Sole 24 ore del 28 gennaio 2014). Esiste un dossier, datato ottobre 2013, «E.On Project Chicago», che riporta testualmente: in vendita tutti gli asset italiani per ricavarne da due a 3 miliardi di euro;
nonostante questo, il Viceministro per lo sviluppo economico ha confermato che il governo considera l'OLT di Livorno uno degli impianti strategici per il rifornimento energetico del Paese e ha evidenziato il risparmio significativo che questo inverno l'OLT avrebbe prodotto. Gli interroganti non comprendono quale sia «il risparmio significativo» prodotto. (Fonte: Ministero dello sviluppo economico – Dipartimento per l'Energia – DGSAIE, già citata: in gennaio il contributo del rigassificatore OLT alle importazioni di gas dell'Italia è stato pari a zero). Da fonti certe è dato sapere che il contributo del rigassificatore di Livorno alle importazioni di gas nel mese di febbraio è stato anch'esso pari a zero. Quindi, da quando il rigassificatore di Livorno ha iniziato le attività commerciali, cioè dal 20 dicembre 2013, le uniche gasiere arrivate sono servite solo a testare la funzionalità dell'impianto e le importazioni di gas dal terminale di Livorno sono state pari a zero. Aggiunge il Viceministro De Vincenti, ai parlamentari riuniti nella commissione «attività produttive», convocata per mettere a punto l'indagine sulle strategie energetiche nazionali: OLT è conveniente per il sistema-Paese perché «più sicuro ed economico». In merito al «più sicuro» si è ancora in attesa di una risposta esaustiva alle interrogazioni parlamentari già presentate negli scorsi mesi, sia alla Camera che al Senato. Circa il «più economico», a giudizio degli interroganti, l'informazione dovrebbe essere suffragata dai numeri;
recentemente fonti giornalistiche (articolo a firma Gilda Ferrari pubblicato da Il Secolo XIX il 30 marzo 2014) hanno riportato che è stato già raggiunto l'accordo politico per l'accesso al «fattore garanzia», che il Viceministro allo sviluppo economico, Claudio De Vincenti, ha annunciato che il terminale OLT potrà accedere al cosiddetto «regime regolato» e pertanto potrà usufruire di altri 110 milioni di euro (in base alle stime dell'AEEG), e che il Governo, in particolare tramite le persone di Matteo Renzi e del sottosegretario Delrio (già sindaco di Reggio Emilia dal 2004 al 2013), si appresti a formalizzare il tutto mediante un imminente decreto-legge;
da questa operazione trarrebbe evidentemente e concretamente un vantaggio Iren, che è una multiutility comunemente associata ad ambienti politici di centrosinistra, è controllata dai comuni di Genova, Torino e Reggio Emilia, registra utili in costante calo, ha un indebitamento finanziario di 2,52 miliardi di euro e secondo inchieste giornalistiche Delrio sembra avere notevoli influenze su Iren;
la ricaduta economica dell'operazione sarebbe a carico dei contribuenti italiani, tramite un aggravio sulle bollette del gas, come dichiarato dal presidente dell'AEEG Bortoni, in una dichiarazione raccolta dal giornalista Navach e pubblicata dall'agenzia Reuters nel 31 marzo 2014 –:
se i Ministri interroganti siano a conoscenza della situazione descritta;
se, e per mezzo di quale atto, il rigassificatore offshore di Livorno sia già stato ufficialmente incluso fra le opere energetiche di interesse strategico nazionale, come preannunciato dagli articoli citati in premessa;
se ed attraverso quali strumenti siano stati quantificati gli aggravi dei costi in bolletta per i cittadini derivanti dal conseguimento dello status di «impianto strategico» e dal conseguente accesso al regime regolato;
quali siano i reali costi complessivi a carico dei cittadini per la realizzazione e la messa in esercizio del rigassificatore offshore OLT di Livorno;
se sia stato valutato l'impatto dei costi assicurativi di tale opera sulle finanze pubbliche, anche in base al rischio di incidente rilevante che questa comporta, e, in caso affermativo, se detto impatto abbia un qualche collegamento con il fatto che attualmente l'impianto sia inutilizzato;
se sia stata verificata l'ipotesi che i fondi derivanti dall'accesso al regime regolato non siano configurabili come aiuti di Stato, che esporrebbero all'ennesima procedura d'infrazione europea;
se non si ravvisi un sostanziale conflitto d'interessi nell'attribuzione di ingenti fondi ad una società per azioni che fa capo ad ambienti contigui ad alcuni membri del Governo. (4-04355)