• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01259    premesso che:     la produzione di pomodoro da industria in Italia si mantiene mediamente intorno ai 5,5 milioni di tonnellate per anno;     la produzione del...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01259presentato daMONGIELLO Colombatesto diLunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

   La XIII Commissione,
   premesso che:
    la produzione di pomodoro da industria in Italia si mantiene mediamente intorno ai 5,5 milioni di tonnellate per anno;
    la produzione del pomodoro da industria risulta fortemente concentrata in due zone del Paese: al Sud, nella provincia di Foggia, ed a Nord, nell'area padana (Piacenza, Ferrara, Parma, Mantova, Ravenna e Cremona);
    la provincia di Foggia concentra un quarto della superficie nazionale a pomodoro da industria e circa un terzo della produzione nazionale. In quest'area si coltiva prevalentemente pomodoro a bacca allungata destinato per lo più alla produzione di pomodori pelati;
    nell'ambito del settore aggregato del pomodoro da industria, l'Italia è leader assoluto nell'Unione europea per quanto riguarda il prodotto trasformato ed il relativo valore aggiunto, rimanendo all'avanguardia per la qualità, nell'innovazione di prodotto e di packaging;
    le industrie italiane di trasformazione del pomodoro contano circa 200 imprese con oltre 15.000 addetti e sono distribuite in due principali distretti: il distretto Centro-nord, localizzato tra Toscana e Lombardia, e il distretto del Sud, localizzato principalmente in Campania. Esse trasformano circa l'80 per cento del pomodoro prodotto in Italia ed esportano pelati, passata, polpa, sughi e concentrati, per oltre 750 milioni di euro nei Paesi dell'Unione europea;
    negli ultimi anni il settore ha registrato numerose problematiche, soprattutto a causa della mancanza di programmazione della produzione e per l'assenza di effettivi coordinamenti tra settore agricolo e imprese di trasformazione;
    la mancanza di programmazione ha consentito un aumento delle importazioni di pomodoro dell'11,5 per cento solo negli ultimi due anni, raggiungendo nel 2015 la cifra di 151,5 milioni di chilogrammi, favorendo la diffusione di prodotto di dubbia qualità, anche in ragione della mancanza di trasparenza riguardo all'origine;
    le importazioni rappresentano ormai quasi il 23 per cento del pomodoro italiano se si considera che solo nel 2016 sono state importate 168.443 tonnellate di triplo concentrato di pomodoro (oltre la metà proveniente dalla Cina), e che per ottenere un chilogrammo di tale prodotto sono necessari almeno 9 chilogrammi di pomodoro fresco;
    le criticità del settore si evidenziano soprattutto nel Sud dell'Italia dove è forte il rischio della «fuga» degli operatori. I prezzi sono crollati negli ultimi anni e non di rado i produttori hanno dovuto minacciare di non seminare per le annate di riferimento;
    a rischio è l'intera filiera che nel Sud Italia coinvolge decine di migliaia di agricoltori e quasi un centinaio di stabilimenti di trasformazione, per un giro d'affari annuo compreso tra 1,5 e 2 miliardi di euro;
    il problema più consistente è rappresentato, in gran parte, dalla mancanza di programmazione della coltivazione e spesso i contratti con l'industria di trasformazione non si stabiliscono nei tempi corretti, ossia possibilmente entro il 31 gennaio, lasciando nell'incertezza ed in balia di gravi asimmetrie produttive il relativo comparto agricolo;
    in tali condizioni la parte industriale gioca la sua forza riuscendo ad imporre prezzi spesso non remunerativi alla parte agricola. Quest'ultima è particolarmente debole, perché esposta alle manovre speculative che alcune industrie attuano, riducendo le quantità di prodotto ritirato;
    il Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante l'organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, prevede, tra l'altro, la possibilità per gli Stati membri di riconoscere le organizzazioni interprofessionali, le quali possono svolgere un ruolo importante facilitando il dialogo fra i diversi soggetti della filiera e promuovendo le migliori prassi e la trasparenza del mercato;
    per essere riconosciute, le organizzazioni interprofessionali devono essere costituite da rappresentanti delle attività economiche connesse alla produzione e ad almeno una delle seguenti fasi della catena di approvvigionamento: trasformazione o commercio, compresa la distribuzione, di prodotti di uno o più settori;
    esse devono essere costituite per iniziativa di tutte o di alcune delle organizzazioni o delle associazioni che le compongono. Inoltre, devono perseguire una finalità specifica, tenendo conto degli interessi dei loro aderenti e dei consumatori. In particolare, esse possono adottare misure atte a prevedere il potenziale di produzione e rilevare i prezzi pubblici di mercato, nonché a contribuire ad un migliore coordinamento delle modalità di immissione dei prodotti sul mercato allo scopo redigendo contratti tipo compatibili con la normativa dell'Unione per la vendita di prodotti agricoli ad acquirenti o la fornitura di prodotti trasformati a distributori e rivenditori al minuto, tenendo conto della necessità di ottenere condizioni concorrenziali eque e di evitare distorsioni del mercato;
    tale normativa è stata da ultimo recepita e ridisciplinata dallo Stato italiano ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2015, n. 91;
    sarebbe auspicabile che anche per il settore del pomodoro da industria del Centro-Sud Italia fosse costituita e riconosciuta una pertinente organizzazione interprofessionale, capace di fare sintesi delle varie problematiche esistenti nei settori della relativa filiera, segnatamente nel comparto della produzione agricola, e di sviluppare misure atte a risolverle e a fare crescere e rendere maggiormente competitive le produzioni agricole ed i relativi prodotti trasformati,

impegna il Governo:

   ad intraprendere le occorrenti iniziative per fare fronte alle crescenti problematiche che attraversano il sistema della produzione e della trasformazione del pomodoro da industria del Centro-Sud Italia ed, in tale ambito, a favorire la costituzione ed il riconoscimento di un'organizzazione interprofessionale per il relativo settore Centro-meridionale;
   ad adottare una forte iniziativa a livello comunitario per un sistema di etichettatura obbligatoria dell'origine del pomodoro utilizzato in tutti i derivati, compresa la polpa, valido in ambito europeo;
   ad intraprendere le opportune iniziative volte a sostenere il vero made in Italy attraverso la creazione di una filiera agricola italiana, con l'obiettivo di combattere le inefficienze e le speculazioni, di assicurare acquisti convenienti alle famiglie e di sostenere il reddito degli agricoltori.
(7-01259) «Mongiello, Ginefra, Grassi, Cera».