• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/16685    il 7 aprile 2017 il comune di Napoli ha trasferito decine di famiglie Rom che vivevano nell'insediamento informale di via Sant'Erasmo alle Brecce, Gianturco, anticipando di una settimana...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-16685presentato daMAESTRI Andreatesto diMartedì 23 maggio 2017, seduta n. 802

   ANDREA MAESTRI, CIVATI, BRIGNONE, MARCON, PALAZZOTTO, PANNARALE e PASTORINO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
   il 7 aprile 2017 il comune di Napoli ha trasferito decine di famiglie Rom che vivevano nell'insediamento informale di via Sant'Erasmo alle Brecce, Gianturco, anticipando di una settimana lo sgombero disposto dalla procura della Repubblica di Napoli. Le persone erano state preparate al trasferimento con la promessa da parte di comune e regione di una «rapida ricollocazione in un'area meglio attrezzata», facendo affidamento sui circa quindici milioni di euro di fondi europei «da destinare alle politiche di inclusione e sostegno ai diritti del popolo rom»;
   come riferito da Amnesty International – che è stata lasciata entrare nell'area dello sgombero per monitorare le operazioni, mentre i giornalisti sono stati lasciati fuori – della comunità originale composta di circa 1.300 persone che abitava a Gianturco, solo 200 persone erano presenti il giorno dello sgombero: oltre mille avevano scelto «spontaneamente», dopo il « mobbing comunale» – così definito da Padre Alex Zanotelli – di lasciare il campo e cercare per tempo nuove soluzioni abitative. Di loro si sono perse le tracce;
   130 persone sono state trasferite nell'area di via del Riposo mentre altri nuclei familiari sono stati spostati al centro di accoglienza Deledda dove molti rom hanno riferito di condizioni inadeguate, senza nessuna privacy, docce comuni e nessuna cucina;
   secondo Amnesty International la collocazione in via del Riposo è «un atto di segregazione razziale». In questo campo, dove i rom hanno alloggiato fino a quattro anni fa, quando il campo fu distrutto più volte da incendi di natura dolosa, «i container sono collocati a un metro e mezzo l'uno dall'altro, il livello del terreno è stato abbassato, d'inverno diventerà una sorta di piscina con l'acqua che entrerà in tutti i container». I muri sono già stati ricoperti di scritte razziste contro i rom e l'organizzazione è stata testimone di persone a bordo di automobili che hanno attraversato il campo appositamente per urlare insulti contro la comunità. Infatti, per le forti manifestazioni di intolleranza e per scongiurare episodi di violenza, le autorità locali hanno informato i ricercatori di aver previsto un servizio di vigilanza all'ingresso del campo;
   la richiesta da parte delle persone rom è quella di incontrare le istituzioni per conoscere i motivi che impediscono di utilizzare i fondi europei e nazionali a loro diretti in modo adeguato –:
   se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e se non ritenga opportuno assumere ogni iniziativa di competenza per favorire soluzioni in linea con gli standard internazionali nel rispetto della strategia nazionale per l'inclusione dei rom, sinti e camminanti;
   alla luce di manifestazioni di intolleranza sempre più frequenti verso la popolazione rom, se non ritengano urgente assumere al più presto iniziative normative in tema di integrazione, riconoscimento e tutela di tali comunità. (4-16685)