• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/00886 GIBIINO, SCOMA, SCILIPOTI, ALICATA - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che: le miniere che si sviluppano nella zona...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00886 presentata da VINCENZO GIBIINO
mercoledì 9 aprile 2014, seduta n.226

GIBIINO, SCOMA, SCILIPOTI, ALICATA - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

le miniere che si sviluppano nella zona centrale dell'entroterra siciliano fino ad estendersi nel territorio agrigentino rappresentano un'occasione per rilanciare sia l'attività produttiva da estrazione sia il settore turistico e l'economia dei rispettivi territori;

attualmente una delle principali possibilità di lavoro reale in quella zona della Sicilia sono le miniere;

la miniera di Pasquasìa è stata la più importante miniera della Sicilia per l'estrazione di sali alcalini misti, ed in particolare di kainite, per la produzione di solfato di potassio, situata in provincia di Enna, in territorio della città capoluogo, lungo la valle del fiume Morello. Essa produceva 2 milioni di tonnellate di sali potassici e kainite, rendendo da sola l'Italia autosufficiente per la produzione di potassio;

sin dal 1919, a Pasquasìa, era nota la presenza di giacimenti di sali potassici che erano stati utilizzati per qualche anno dalla società S.P.E.M., poi liquidata nel 1931. Le miniere furono riaperte nel 1959 dalla Montecatini; nel 1972 l'Ente minerario siciliano e l'ENI acquistarono la maggioranza della società e costituirono una nuova società ISPEA (Industria sali potassici e affini). Già nel 1961 la produzione raggiungeva le 150.000 tonnellate, rendendo così l'Italia autosufficiente per il minerale di potassio, per arrivare poi ad esportare negli anni '60 e '70 il minerale che è usato nei fertilizzanti in agricoltura;

inizialmente l'estrazione di materiale era orientata alla silvite e carnallite ; in seguito si scoprì un notevole giacimento di kainite e quindi l'impianto fu attrezzato opportunamente con un moderno stabilimento di flottazione per la sua successiva trasformazione in solfato di potassio;

modernamente attrezzata, utilizzava per l'estrazione ed il trasporto del minerale mezzi meccanici all'avanguardia quali: minatori continui, perforatrici, pale frontali, carri spatola, dumper, disgaggiatori meccanici, piattaforme aeree e nastrolinee con bilance dosimetriche. La miniera veniva coltivata con il metodo a "camere e pilastri abbandonati". Possedeva 4 pozzi di sfiato, di cui il più profondo arrivava a 1.000 metri di profondità, ed una rampa di accesso con un pendenza del 17 per cento, lunga 1.800 metri con diametro di 26 metri quadrati di sezione principale;

agli inizi degli anni ottanta l'ENEA ha effettuato studi per definire l'eventuale possibilità di stoccaggio definitivo di scorie nucleari, studio interrotto con un'ordinanza dall'allora sindaco della città ennese nel 1986;

nella produzione di solfato di potassio subentrò la società Italkali nel 1985, le attività della miniera cessarono repentinamente il 27 luglio 1992, ufficialmente in risposta ad una sentenza del Tribunale di Enna in merito ad un problema di inquinamento del fiume Morello dovuto alle attività della stesso impianto di estrazione;

l'Italkali, che è proprietaria anche dalla miniera di Realmonte, nel 1995, dopo la chiusura della miniera, consegnò al distretto minerario di Caltanissetta gli stabilimenti di superficie e le gallerie in buono stato di conservazione, fatte salve le gallerie profonde;

nell'aprile del 1996 l'Ente minerario siciliano (EMS) ha provveduto alla chiusura ermetica delle porte di accesso alle gallerie;

dal 1° gennaio 1999 la proprietà, con lo scioglimento dell'EMS, è passata alla Regione Siciliana che ne cura la sorveglianza;

il 24 maggio 2002 la TARPA ha l'incarico di redigere un piano di caratterizzazione relativo al sito minerario di Pasquasìa, in conformità al decreto ministeriale del 25 ottobre 1999, n. 471, recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni;

il 17 novembre 2008, con delibera n. 66 del Consiglio provinciale di Enna, viene istituita una «Commissione speciale per lo studio delle problematiche riguardanti la miniera di Pasquasia» per sovrintendere alle attività future della miniera abbandonata, al fine di redigere uno studio che valutasse, nel dettaglio, la eventuale possibilità di riapertura e messa in produzione della miniera e dello stabilimento di lavorazione dei sali ad essa collegato.

nel 2012 sono stati stanziati circa 24 milioni di euro messi a disposizione interamente dalla Regione per bonificare la miniera di Pasquasìa; l'appalto fu dato alla società «1 Emme» di Brescia;

il 28 luglio 2013 viene comunicato l'inizio dei lavori di bonifica della miniera dai residui di amianto ed oli cancerogeni. Verrà successivamente valutata la possibilità di riprendere l'attività estrattiva, ciò visto anche l'esistenza di autorevoli stime, secondo le quali il magnesio presente arriva al 16 per cento come ossido di magnesio e il 10 per cento con magnesio puro, materiale sufficiente per i prossimi 20 anni o anche più;

la miniera a partire dagli anni '60 ha rappresentato una delle più importanti fonti occupazionali per le province di Enna e di Caltanissetta, tanto che la sua chiusura è stata seguita da durissime proteste delle popolazioni locali. Infatti, durante l'attività dell'ultima fase, Pasquasìa dava direttamente lavoro a circa 500 dipendenti con un indotto altrettanto numeroso. Grazie alla sua produzione, l'Italkali, azienda gestore, era la terza fornitrice mondiale di sali potassici (solfato di potassio), per il cui trattamento di flottazione era stato anche creato l'invaso sul fiume Morello;

la chiusura della miniera ha decretato, a livello mondiale, la dismissione della Sicilia per la fornitura di sali potassici e derivati;

secondo alcune stime, Pasquasìa sarebbe potuta rimanere in attività per altri 8 anni, ma altre fonti autorevoli parlano di un periodo di produzione utile di anche 20 anni;

secondo dati del 1998 della stessa Italkali, la miniera era prevedibilmente produttiva per almeno un trentennio, con un livello produttivo medio annuo pari a 2 milioni di tonnellate del minerale kainite;

oggi il principale produttore mondiale di sali potassici è il Canada con i giacimenti di silvite del Saskatchewan, seguita dalla Russia con i suoi giacimenti di Solikamsk nella regione di Perm, negli Urali, dalla Bielorussia, dalla Germania con giacimenti in Alsazia, da Israele e dalla Giordania (queste ultime due utilizzano le acque del mar Morto molto saligne);

sul motivo per cui la miniera è stata chiusa, in modo così repentino malgrado l'abbondanza di minerale, negli anni si sono sostenute due tesi contrapposte;

alcune grandi multinazionali hanno mostrato da tempo l'interesse per l'ex sito minerario di Pasquasìa, tra cui una canadese e una australiana;

l'Italkali, di cui la Regione Siciliana detiene una partecipazione del 51 per cento, ha presentato un progetto di recupero della miniera al fine di realizzare un impianto innovativo per la trasformazione della kainite in solfato di potassio;

tale progetto potrà offrire una possibilità di sviluppo economico del territorio siciliano contribuendo a far diminuire il livello di disoccupazione anche giovanile,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza non intendano adottare ogni iniziativa volta a verificare lo stato attuale di tutte le miniere siciliane e a prevedere l'immediata riapertura del sito minerario di Pasquasìa anche durante la bonifica, come proposto dalla società Italkali, affinché possa continuare ad essere una risorsa per il territorio siciliano, sia in termini economici che di occupazione, come lo è stato in passato.

(3-00886)