• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00052 esaminato il Doc. LVII, n. 2 (Documento di economia e finanza 2014), premesso che: il DEF 2014 presenta dati macrocconomici ancora sconfortanti: un tasso di crescita dell'economia...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00052 presentata da MASSIMO BITONCI
giovedì 17 aprile 2014, seduta n.233

Il Senato,
esaminato il Doc. LVII, n. 2 (Documento di economia e finanza 2014),
premesso che:
il DEF 2014 presenta dati macrocconomici ancora sconfortanti: un tasso di crescita dell'economia mondiale in rallentamento, la persistente contrazione del PIL e l'aumento del tasso di disoccupazione al 12,1 per cento nel 2013 nell'Eurozona, accompagnati da un livello di indebitamento persistentemente alto ed un rischio deflazionistico oramai riconosciuto;
dall'introduzione dell'euro nel 2002 la politica monetaria è stata trasferita alla BCE mentre la politica fiscale è stata quasi totalmente devoluta all'UE con l'approvazionc del Fiscal compact nel 2012. Oggi, senza le leve monetaria e fiscale non è più possibile per un governo di uno Stato membro porre in essere una politica economica;
i commi 2 e 3 dell'articolo 50 del TUE prevedono una via negoziale per la revisione e l'uscita di un Paese dai Trattati;
il nostro Paese sta vivendo un impoverimento costante e diffuso. Più del 30 per cento delle persone residenti è a rischio di povertà o esclusione sociale. L'indicatore deriva dalla combinazione del rischio di povertà, della severa deprivazione materiale e della bassa intensità di lavoro. Dal 2011 questo indicatore è in crescita dell'1,7 per cento annuo . Il rischio di povertà o esclusione sociale è di 5 punti percentuali più elevato rispetto a quello medio europeo;
a fronte della povertà in aumento tra i cittadini, il nostro Paese da ottobre 2013 spende circa 12 milioni di euro al mese per l'operazione mare nostrum, che ha raccolto dalle coste nordafricane e portato nel nostro Paese 20.500 persone da gennaio ad oggi. Per ciascuno di essi lo stato italiano paga almeno 45 euro al giorno, 1.300 euro al mese, quando non ricorre a strutture alberghiere che costano fino a 140 euro a notte per la loro ospitalità, con costi non quantificati relativamente ad assistenza sanitaria;
nel discorso di insediamento il premier Renzi ha ricordato i numeri del tracollo dell'economia del lavoro dimenticandosi di dire che a causarlo è stato proprio il suo partito sotto i dettami dell'Unione europea; nel medesimo discorso ha espresso la volontà di tagliare il cuneo fiscale senza spiegare dove intenda reperire le risorse necessarie;
i provvedimenti di riforma del mercato del lavoro presentati al Parlamento - cosiddetti decreto-legge n. 34 e disegno di legge job-act intervengono, rispettivamente, sulle tipologie contrattuali e sulla revisione, mediante delega al Governo, degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro, in materia di maternità e di riordino delle forme contrattuali, ma nulla contemplano riguardo a quello che oggi rappresenta l'ostacolo primario alla ripresa dell'occupazione ovvero il costo del lavoro troppo alto;
la contrazione dell'offerta occupazionale combinata al prolungamento dell'età pensionabile introdotto con la riforma delle pensioni Fornero ha di fatto bloccato l'accesso dei giovani nel modo del lavoro, portando la disoccupazione giovanile nel nostro Paese al record storico del 42,2 per cento,
impegna il Governo:
a negoziare in sede europea una revisione dei Trattati, in particolare per ciò che riguarda la moneta unica e le politiche fiscali, anche valutando l'opportunità di recedere dall'area euro;
a rendere noto il costo complessivo sul bilancio pubblico statale e regionale dell'immigrazione conseguente all'operazione mare nostrum e alla ospitalità concessa ai migranti, per l'anno in corso e per gli anni a venire, imponendo che tali costi siano condivisi con i partner europei;
ad attuare un considerevole abbattimento della tassazione sulle imprese e del cuneo fiscale, ritenuto nel particolare contesto socio-economico attuale il solo intervento strategico per un vero rilancio dell'occupazione;
ad abrogare l'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di nuovi requisiti di accesso al diritto pensionistico, che ha favorito l'aumento esponenziale della disoccupazione e rappresenta tuttora un dramma sociale per oltre 400.000 esodati.
(6-00052)
BITONCI, COMAROLI, CONSIGLIO, CALDEROLI, DIVINA, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CANDIANI, CENTINAIO, CROSIO, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI.