• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00334    udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri,    premesso che:     il 22 e 23 giugno 2017, nella riunione del Consiglio europeo si affronteranno...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00334presentato daBRUNETTA Renatotesto diMercoledì 21 giugno 2017, seduta n. 818

   La Camera,
   udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri,
   premesso che:
    il 22 e 23 giugno 2017, nella riunione del Consiglio europeo si affronteranno i seguenti temi ritenuti più urgenti: migrazione, rafforzamento della cooperazione dell'Unione europea nel campo della sicurezza esterna e della difesa, occupazione e crescita, relazioni esterne, mercato unico – individuando i settori che necessitano di progressi più rapidi;
    per quanto riguarda la trattativa con il Regno Unito, i membri del Consiglio europeo saranno chiamati a discutere gli ultimi sviluppi intervenuti nei negoziati a seguito della notifica del Regno Unito a norma dell'articolo 50 del Testo Unico Europeo e dovrebbero altresì approvare le modalità procedurali per il trasferimento delle agenzie dell'Unione europea la cui sede attuale è nel Regno Unito;
   con riferimento ai problemi legati al fenomeno migratorio,
    i Capi di Stato e di Governo affronteranno i temi relativi all'attuazione delle misure adottate per arginare i flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale; agli sviluppi sulla rotta del Mediterraneo orientale; alla dichiarazione Unione europea-Turchia e agli strumenti creati per affrontare le cause profonde, della migrazione; alla riforma del sistema europeo comune di asilo, incluse le modalità di applicazione dei principi di responsabilità e solidarietà;
    il tema delle migrazioni, quindi, continua a imporsi sugli altri presenti nell'agenda politica dei Paesi membri permanendo le difficoltà interne all'Unione europea nel trovare una politica comune di gestione dei flussi in entrata, di difesa dei confini e di accoglienza: le iniziative e le misure poste in essere fino ad oggi per fronteggiare il fenomeno migratorio non hanno quasi mai prodotto esiti positivi, registrando di fatto il fallimento di una politica europea comune delle migrazioni;
    l'instabilità politica che colpisce i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa e l'emergenza umanitaria che ne consegue sono all'origine della pressione migratoria verso la sponda sud dell'Unione europea che non è destinata a diminuire;
    i dati ufficiali degli sbarchi segnalano un costante aumento negli arrivi di migranti: nel 2016 sono arrivate in Italia 181.000 persone, il dato più alto mai registrato. Ma gli arrivi nel 2017 sono ulteriormente aumentati: al 16 giugno sono stati 65.500, ben il 17,5 per cento in più dello stesso periodo del 2016. Inoltre, non si può non rilevare la fallimentare situazione dei ricollocamenti negli altri Paesi europei: dall'Italia devono partire 39.600 migranti entro settembre 2017 e, ad oggi, dopo un anno e mezzo dall'inizio del programma, ne sono partiti solo 6.500;
    come reso noto da Frontex, da giugno 2016, un numero significativo di imbarcazioni con migranti sono state soccorse da navi Ong senza alcuna precedente chiamata di soccorso e senza informazioni ufficiali sul luogo del salvataggio. La presenza e le attività delle Ong vicino, e a volte entro, il limite della 12 miglia delle acque territoriali libiche sono raddoppiate rispetto all'anno 2015, per un totale di 15 mezzi, 14 navali e 1 aereo. Parallelamente, il numero complessivo di incidenti e di morti in mare è aumentato drammaticamente, a causa dell'uso di imbarcazioni sempre più fatiscenti ed economiche, fino a veri e propri canotti, il cui motore viene recuperato dai trafficanti una volta arrivati nel tratto di mare in cui sostano i mezzi delle Ong, e alle partenze anche in condizioni meteorologiche proibitive: l'obiettivo infatti non è più raggiungere le coste italiane per entrare illegalmente nel nostro territorio, ma farsi soccorrere dalla Guardia costiera italiana o dalle navi Ong, con grande risparmio per i trafficanti che possono ridurre anche il costo di viveri e carburante;
    il 23 marzo 2017, l'Ufficio di Presidenza della 4a Commissione difesa del Senato ha convenuto, unanimemente, sull'opportunità di svolgere un'indagine conoscitiva sul contributo dei militari italiani al controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo e l'impatto delle attività delle organizzazioni non governative;
    allo stesso tempo, il tema è stato approfondito nell'ambito dell’«Indagine conoscitiva sulla gestione del fenomeno migratorio», promossa dal Comitato parlamentare Schengen, presieduto da Forza Italia. In riferimento al ruolo delle Ong nell'ambito del salvataggio in mare, dall'indagine effettuata, che è ancora in corso e che sta procedendo con le audizioni delle stesse Ong, è risultato evidente come, dalla seconda metà del 2016, siano cambiate le modalità di traffico dei migranti. Niente più barconi, niente più scafisti criminali, niente più «facilitatori» del trasporto illegale che possono essere incriminati. Ma gommoni destinati ad affondare, guidati dagli stessi migranti, che non riescono ad arrivare molto lontano rispetto alle acque libiche. Contemporaneamente, con un automatismo che non può che destare allarme, negli stessi mesi, si è registrata la massima presenza di imbarcazioni delle Ong nelle acque del Mediterraneo centrale, proprio a ridosso delle coste libiche;
    in particolare, nel documento approvato dalla Commissione difesa del Senato si evidenzia, tra l'altro:
     a) è innanzitutto ribadito che non può essere consentita dal diritto interno e internazionale la creazione di corridoi umanitari da parte di soggetti privati, trattandosi di un compito che compete esclusivamente agli Stati e alle organizzazioni internazionali o sovranazionali;
     b) la problematica giuridica legata all'attualità della normativa internazionale vigente risalente a 30 anni fa non tiene adeguatamente conto della nuova realtà costituita dalle organizzazioni private che effettuano in via esclusiva attività di ricerca e soccorso in mare;
     c) l'opportunità che le organizzazioni non governative vengano riconosciute parte integrante di un sistema di soccorso nazionale, e che quindi le loro attività vengano coordinate dalla Guardia costiera e dalle amministrazioni competenti e siano obbligate a conformarsi agli obblighi e ai requisiti necessari allo svolgimento delle attività di salvataggio in mare;
     d) la necessità di attribuire la responsabilità delle aree di ricerca e soccorso in mare agli Stati competenti, con particolare attenzione a Malta che non ha recepito la direttiva IMO (Organizzazione marittima internazionale), in materia di place of safety pur rivendicando un'area Sar eccessivamente estesa in relazione al suo territorio;
     e) l'importanza di costituire il prima possibile un Mrcc (Maritime rescue coordination centre) libico pienamente operante, supportando contemporaneamente il percorso di rafforzamento, fino alla completa autonoma capacità operativa, della guardia costiera libica di ricerca, soccorso e accoglienza sul territorio;
     f) la necessità di realizzare, in territorio libico, tunisino e maltese, sotto l'egida dell'Onu, dell'Unhcr e dell'Oim, place of safety in grado di accogliere i migranti soccorsi in corrispondenza delle zone Sar di competenza, nel rispetto dello spirito e della lettera della Convenzione di Amburgo;
    ad ogni modo è del tutto evidente la necessità di sostenere un quadro regolamentare chiaro, con direttive specifiche, valide per tutti gli attori che operano in mare, ovviamente in linea e nel quadro delle norme internazionali vigenti. Il Governo italiano ha il compito, su impulso e indicazione del Parlamento, a seguito dell'attività istruttoria che Camera e Senato stanno portando avanti, di stabilire regole di ingaggio trasparenti, facendo chiarezza, anche nelle opportune sedi internazionali, sui compiti specifici di Eunavformed, Frontex, Guardia costiera e Ong;
    l'assenza di un prevalente principio di solidarietà tra i Paesi dell'Unione europea (pur sancito dal Trattato di funzionamento dell'Unione europea) porta ad un'accentuazione della contrapposizione di interessi tra gli Stati dell'Unione europea ed a un ormai evidente fallimento del regolamento di Dublino;
    infine, per quanto concerne l'accordo Unione europea-Turchia – che prevede: il rinvio in Turchia di tutti i nuovi migranti irregolari e i richiedenti asilo le cui domande sono state dichiarate inammissibili e che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alle isole greche; l'accelerazione sulla liberalizzazione dei visti e il rilancio del processo di adesione della Turchia all'Unione europea –, sarebbe fondamentale proseguire nell'attuazione degli accordi, verificando il reale utilizzo dei fondi già erogati, circa 3 miliardi di euro, e da erogare entro il 2018;
   con riferimento alle politiche riguardanti la sicurezza e la difesa,
    nel recente incontro di Taormina del G7 del 26 e 27 maggio 2017 i Capi di Stato e di Governo dei Paesi hanno dichiarato la volontà di essere uniti per garantire ai loro cittadini la sicurezza e preservare i loro valori e stili di vita. A tal fine, i Governi del G7 intendono porre in essere azioni funzionali a identificare, rimuovere e perseguire, in modo appropriato, i terroristi e coloro che ne favoriscono le attività;
    l'attenzione dei Governi dell'Unione europea per garantire la sicurezza all'interno dei suoi confini rimane alta, come dimostrano anche l'iniziativa legislativa che intende modificare il regolamento 1683/1995 che stabilisce un modello uniforme per i visti, al fine di prevenire gli occorsi numerosi e gravi incidenti di contraffazione e di frode del visto, e i contenuti dell'incontro dei Ministri dell'interno del 9 giugno 2017 in merito al Sistema europeo di informazione e di autorizzazione per il viaggio (ETIAS) funzionale a porre in essere controlli incrociati al fine di evitare che persone che rappresentano un rischio per la sicurezza dell'Unione europea possano giungervi;
    i gruppi terroristici, o che comunque incitano all'odio e alla violenza contro i Paesi occidentali, mostrano un interesse crescente per le piattaforme digitali che non richiedono l'identificazione, e per tale ragione rimane importante rafforzare l'impegno contro il cyberterrorismo, al fine di identificare e assicurare la rapida eliminazione del contenuto terroristico e violento dell'estremismo on line. Sul punto Europol tra il 25 e il 26 aprile 2017 ha individuato 2.068 contenuti di tale specie, in 6 lingue ed ospitati su 52 piattaforme online;
    per evitare una «balcanizzazione» dell'area del Nord Africa e del Medio Oriente è importante che l'Unione europea rafforzi ed ampli le iniziative sino ad ora adottate per sostenere la stabilità politica e la pace in Africa e nel Medio oriente necessaria per sconfiggere il terrorismo, prioritariamente di Daesh e di Al Qaeda, e per evitare che nuove crisi degenerino ed indeboliscano ulteriormente la già delicata e precaria situazione di equilibrio in Medio Oriente; impone rilievo e considerazione la tensione all'interno del mondo arabo sunnita, nei confronti del Qatar con cui l'Italia vanta relazioni bilaterali e che è uno dei grandi investitori nel nostro Paese, con investimenti pari a 6 miliardi di dollari del fondo sovrano Qatar, in settori decisivi per lo sviluppo del nostro Paese: immobili di pregio (i grattacieli di Porta Nuova a Milano, con le Torri Unicredit e il bosco verticale; la Costa Smeralda), settore bancario, finanziario, dei trasporti, dell'alta moda (Valentino, Pal Zileri);
    le conclusioni del Consiglio sulla sicurezza e la difesa nel contesto della strategia globale dell'Unione europea del 18 maggio 2017 prendono atto dei progressi compiuti riguardo al rafforzamento della cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa e forniscono orientamenti per i lavori futuri. In materia di cooperazione tra Stati, l'Edap, piano d'azione di difesa europeo, stima che la carenza di collaborazione tra Paesi dell'Unione europea in materia di difesa porti ad un costo annuale che oscilla tra i 25 e i 100 miliardi di euro. Ogni euro investito in difesa, genera un ritorno di 1,6 milioni, in particolare nei settori della ricerca, tecnologia e dell’export. Il Consiglio sostiene gli sforzi tesi a migliorare la cooperazione: in ambito di politica di sicurezza e difesa Comune, già politica europea di sicurezza e difesa, con i Paesi partner, in particolare mediante il contrasto delle minacce ibride, la comunicazione strategica, la cybersicurezza, la sicurezza marittima, la riforma del settore della sicurezza, la sicurezza delle frontiere, la dimensione esterna della migrazione irregolare/della tratta degli esseri umani, la lotta al crimine organizzato e al traffico di armi, nonché la prevenzione e il contrasto della radicalizzazione e del terrorismo, sfruttando per quanto possibile le sedi esistenti di cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa;
   con riferimento all'Accordo di Parigi sul clima,
    prosegue l'impegno dell'Unione europea a mantenere e dei singoli Stati parte ad implementare gli impegni presi a Parigi, un impegno che l'Unione europea considera non rinegoziabile. L'Accordo definisce un piano d'azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2oC; punta a limitare l'aumento a 1,5oC, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici; ha l'obiettivo di fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile, pur riconoscendo che per i Paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo; intende procedere successivamente a rapide riduzioni in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili;
   con riferimento all'occupazione,
    per quanto concerne le iniziative per i giovani e la lotta contro la disoccupazione giovanile, nel nostro Paese si registra una delle più alte percentuali dell'Unione europea di inoccupazione giovanile tra i 15 e i 29 anni. Oltre alla precarietà del lavoro, il problema più grave della condizione giovanile in Italia rimane la disoccupazione e la relativa inattività;
    i programmi economici non sono sempre stati efficaci nel difendere il bene più prezioso dell'Italia, vale a dire le nostre risorse umane. I giovani motivati, non solamente quelli con un curriculum ad alta specializzazione, trovano un'occupazione adeguatamente remunerata non in Italia, ma all'estero. Sono infatti oltre 107.000 gli italiani che sono espatriati nel 2015 e che si sono iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), 6.232 persone in più rispetto all'anno precedente, soprattutto persone tra i 18 e i 34 anni, con un incremento pari al 6,2 per cento. Nel 2016, le persone che si sono trasferite all'estero sono state 115.000, soprattutto studenti e neolaureati. Un'Italia che è quindi sempre più un Paese di persone anziane, non solamente perché l'aspettativa di vita è maggiore, ma soprattutto perché l'incertezza occupazionale e un reddito insufficiente, se rapportato al costo della vita, determina una minore propensione ad avere figli;
   con riferimento alle relazioni esterne,
    rimane aperta la questione delle sanzioni economiche alla Federazione russa. Come noto da marzo 2014, in seguito all'annessione della penisola della Crimea alla Federazione russa e al ruolo di Mosca a supporto dei movimenti separatisti ucraini, la comunità internazionale, in particolar modo Stati Uniti ed Unione europea, ha deciso per l'adozione e la graduale estensione di sanzioni di natura economica riguardanti gli scambi commerciali con la Federazione russa in settori economici specifici (limitazioni all'accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell'Unione europea; divieto di esportazione e di importazione per quanto riguarda il commercio di armi; limitazione all'accesso della Federazione russa a determinati servizi e tecnologie sensibili);
    l'Italia, dopo la Germania, è il primo partner commerciale della Federazione russa e le limitazioni sul commercio con la Federazione russa hanno determinato un disavanzo di miliardi di euro;
    il superamento delle sanzioni avrebbe probabili conseguenze positive su alcune questioni di grande interesse per la comunità internazionale e per l'Unione europea: permetterebbe, infatti, di normalizzare quel rapporto nato nel 2002 quando con l'accordo di Pratica di Mare si è dato avvio ad una partnership strategica tra la Nato e la Federazione stessa e permetterebbe di allargare la coalizione dei Paesi contro il terrorismo e di favorire processi distensivi in tutto il mondo, in particolare nei Paesi del Mediterraneo, come testimonia la Dichiarazione conclusiva dei Capi di Stato e di Governo al vertice del G7 di Taormina con riferimento alla lunga e sanguinosa guerra in Siria che si protrae da 6 anni;
    per quanto concerne gli investimenti, gli Stati Uniti hanno promosso due accordi internazionali: il Tpp (Partenariato trans-Pacifico), avviato nel 2005, con l'Australia, il Brunei Darussalam (Dimora della pace), il Canada, il Cile, il Giappone, la Malesia, il Messico, la Nuova Zelanda, il Perù, Singapore e il Vietnam, e il Ttip (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti), con l'Unione europea, in corso di negoziato dal 2013, accordo che anche l'attuale Amministrazione statunitense non intende far venire meno, ma ridiscutere i contenuti in base al suo programma di governo;
    è opportuno che il Parlamento italiano abbia contezza di ciò che l'entrata in vigore del Ttip comporterà per il nostro Paese da un punto di vista delle politiche commerciali e della tutela della salute, se è vero che:
     a) l'Italia acquista dagli Stati Uniti 806 milioni di euro di prodotti agroalimentari, di cui circa i 2/3 riconducibili a beni agricoli;
     b) il saldo commerciale dei beni alimentari è positivo e superiore a 2,5 miliardi di euro, mentre quello agricolo sarebbe negativo per oltre 452 milioni di euro. Nello specifico, il saldo è negativo per commodity come cereali e soia;
     c) verrebbe meno l'efficacia dell'articolo 20 dell'Accordo, generale sulle tariffe ed il commercio (Gatt), valido per l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), che contiene la disciplina generale delle eccezioni che possono essere invocate dallo Stato per il perseguimento di politiche, che pur comportando restrizioni al commercio in contrasto con l'accordo, sono ritenute meritevoli di tutela. Ovvero verrebbe meno il principio di precauzione, cioè delle misure necessarie per la protezione di salute, vita delle persone, degli animali e dei vegetali; conservazione delle risorse naturali esauribili;
     d) il made in Italy, inteso non solamente come produzione localizzata nel nostro Paese, ma come percezione del prodotto nel suo insieme, continua a rappresentare un asset che deve generare ulteriori potenzialità per l'economia italiana e il lavoro. È importante che il made in Italy rimanga un brand delle imprese italiane. La presenza sul mercato internazionale dei prodotti italiani permette di rafforzare la catena produttiva in Italia a beneficio dell'occupazione;
    è importante, per una sana ripresa dell'economia, che sia favorevole a determinare occupazione di lungo periodo e ad attrarre e a produrre investimenti, che i punti 19 e 20 del comunicato finale dei Capi di Stato e di Governo al vertice di Taormina trovino sostegno, sviluppo, potenziamento ed armonizzazione nelle strategie dell'Unione europea per il mercato unico e nelle sue politiche indirizzate alla crescita e alla competitività. Politiche appropriate dalle quali tutte le imprese e i cittadini possano utilizzare al meglio le opportunità offerte dall'economia dell'Unione europea e dall'economia globale;
    le barriere tariffarie, le sovvenzioni inappropriate da parte dei Governi e delle istituzioni correlate, nonché le operazioni finanziarie ad alta frequenza, distorcono i mercati e non favoriscono né l'economia, né l'occupazione, né creano benefici reciproci tra gli Stati. Particolare attenzione, per evitare una pericolosa distorsione dei mercati, deve essere data alle operazioni finanziarie ad alta frequenza;
    con riferimento al processo di uscita del Regno Unito dall'Unione europea, due Agenzie dell'Unione europea hanno sede nel Regno Unito: la European Banking Authority (EBA) e la European Medicines Agency (EMA), l'istituzione incaricata di valutare e autorizzare l'immissione in commercio dei farmaci in Europa. Molti Stati parte dell'Unione europea sono interessati ad ospitare Ema, e con essa il suo staff di circa 900 persone altamente qualificate che vengono percepite come una spinta per il settore farmaceutico del Paese ospitante e una maggiore fonte di accesso a ricercatori esperti;
    sul punto è necessario che le Camere abbiano contezza di ciò che l'uscita del Regno Unito comporterà in termini finanziari per ciascun Stato parte. Questi infatti cesserà di pagare la sua quota di contributi al bilancio comunitario, pari a euro 20 miliardi e 522 milioni su un totale di oltre 152 miliardi. Per compensare questa mancata entrata, dal 2019 le possibili soluzioni prevenderanno necessariamente o un aumento proporzionale dei contributi per i 27 Paesi rimasti nell'Unione europea ad invarianza di bilancio, o una riduzione dello stesso, e di conseguenza anche la consistenza dei fondi dell'Unione europea per i Paesi membri, od anche la sospensione di programmi e di iniziative da determinarsi. Ad oggi, il contributo italiano al funzionamento dell'Unione europea è pari a euro 17 miliardi e 693 milioni. L'Europa a 27 comporterà costi maggiori e dunque il contributo richiesto all'Italia potrebbe essere superiore a 19 miliardi di euro (+7,4 per cento). Solo per il 2019, la contribuzione aggiuntiva del Governo al bilancio dell'Unione europea dovrebbe essere di circa 1,3 miliardi di euro;
    il contributo a regime richiederà ulteriori sforzi finanziari da parte dell'Italia per mantenere gli impegni richiesti dall'Unione europea di risanamento dei conti pubblici italiani, di diminuzione delle spese per il settore pubblico e del debito, in un periodo in cui l'Italia continua a mantenere una crescita inferiore al resto dell'Europa;
   con riferimento al programma per un Europea digitale,
    i processi in atto per aumentare l'utilizzo delle nuove tecnologie digitali nella società, sia a livello di pubblica amministrazione che di singoli utenti, dimostrano che la loro applicazione contribuisce sempre più ed in modo determinante allo sviluppo socio-economico di un Paese, in quanto la ricerca di nuove tecnologie digitali e il loro utilizzo creano nuove forme imprenditoriali e, conseguentemente, ulteriore occupazione e specializzazione professionale,

impegna il Governo:

  a porre all'attenzione del Consiglio europeo:

1) la necessità che l'Unione europea condivida con l'Italia il peso e i costi della pressione migratoria sulla rotta del mediterraneo centrale:
   a) continuando ad adoperarsi affinché i Paesi di partenza dell'ondata migratoria si impegnino per un maggiore controllo delle frontiere, impedendo la partenza e il passaggio diretto verso la Libia;
   b) impegnandosi a rivedere e rendere compatibile l'attuale ordinamento internazionale sul salvataggio in mare con la reale dinamica del traffico di esseri umani in atto;
   c) proseguendo nel dialogo con Malta per una ragionevole delimitazione dell'area Sar, eliminando la sovrapposizione con l'area di competenza italiana, e per intervenire con attività di soccorso e trasporto presso i propri porti dei migranti nell'area di responsabilità delineata;
   d) proseguendo l'azione volta ad agevolare la piena assunzione dei Paesi dell'area (Libia e Tunisia) delle proprie responsabilità nelle operazioni di salvataggio compiute nelle aree Sar di loro competenza;
   e) ribadendo la necessità di un maggior sostegno ai Paesi più coinvolti nell'attuale crisi migratoria (Grecia ed Italia) nei costi e nelle procedure di rimpatrio degli immigrati clandestini, come peraltro prospettato dagli accordi de La Valletta, che prevedevano una rafforzata cooperazione tra Stati al fine di facilitare il ritorno e la reintegrazione dei migranti irregolari;
   f) ribadendo la richiesta di risorse aggiuntive a livello europeo, per il fondo europeo, per il fondo lanciato la La Valletta, volto a sostenere economicamente i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente che si impegnino ad accogliere in loco e a frenare le partenze dei migranti, sul modello dell'accordo siglato dall'Unione europea e Turchia adottato per contenere le migrazioni dalla Siria, per il quale l'Unione europea si è impegnata a versare alla Turchia 3 miliardi di euro ogni anno;
   g) riaffermando la necessità di condizionare l'attribuzione dei fondi europei, in particolare della politica di coesione, al pieno rispetto da parte di tutti gli Stati membri degli obblighi in materia di immigrazione e asilo;
   h) dando attuazione all'accordo di Malta e al piano d'azione de La Valletta che prevedono l'impegno dell'Unione europea nel garantire, in Libia, capacità e condizioni di accoglienza; adeguate per i migranti, anche con la costruzione’ di campi di accoglienza, con il supporto di Unhcr e Oim;
   i) valutando la possibilità di realizzare, in territorio libico, tunisino e maltese, Place of safety in grado di accogliere i migranti soccorsi in mare in corrispondenza delle zone Sar di competenza, nel rispetto dello spirito e della lettera della Convenzione di Amburgo, nel pieno rispetto degli obblighi europei ed internazionali a tutela dei diritti umani;
   l) modificando il sistema di Dublino poiché accordo sorpassato, inefficiente e iniquo nei confronti dei Paesi di sbarco, in particolar modo di Italia e Grecia;
   m) rafforzando la politica europea di vicinato che mira a gestire le relazioni con l'Unione europea con 16 Paesi vicini, meridionali e orientali, e che ha come principale obiettivo innanzitutto quello di promuovere l'integrazione economica e la pacificazione nelle aree di conflitto;

2) l'opportunità di diminuire progressivamente, in tempi certi e ravvicinati, le sanzioni economiche nei confronti della Federazione russa, valutando in che modo ciò possa determinare effetti negativi per la Repubblica di Ucraina, il tutto al fine di sostenere un accordo soddisfacente per entrambe le parti e per l'Unione europea la normalizzazione dei rapporti amichevoli con un partner importante quale la Federazione russa;

3) tenuto conto che le varie politiche sino ad ora adottate in materia di occupazione in seno all'Unione europea non hanno determinato risultati uguali in tutti gli Stati parte, a definizione di un cronoprogramma per una road map di azioni efficaci ed efficienti, da applicarsi ai Paesi in cui la sottoccupazione, la disoccupazione e il « brain drain» giovanile sono più marcati, il cui obiettivo sia quello di facilitare l'inserimento dei giovani e di coloro che cercano lavoro nel mondo produttivo, verificando i motivi per i quali in alcuni Paesi le problematiche e le criticità in materia di lavoro (bot(lenecks) rimangono elevate;

4) l'importanza del trasferimento in Italia della sede dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA);

5) la necessità di proseguire negli impegni presi sulla necessità di limitare le emissioni di CO2 al fine di prevenire gli effetti negativi, anche di natura economica, che essi determinano per l'uomo e per l'ambiente;

6) l'importanza di sollecitare i singoli Stati parte dell'Unione europea a proseguire nelle politiche interne volte a favorire l'utilizzo dei sistemi digitali e delle nuove tecnologie su tutto il loro territorio nazionale, con particolare attenzione alle pubbliche amministrazioni, al fine di facilitare lo scambio di informazioni in tempo reale tra amministrazioni centrali e periferiche, a vantaggio dell'utente, al fine di velocizzare i processi burocratici e favorire impresa ed occupazione;

7) la necessità di un migliore coordinamento a livello europeo nella lotta al terrorismo, in particolare promuovendo una più stretta cooperazione e comunicazione tra i servizi di intelligence nazionali e potenziando a livello europeo le attività di ricerca e sviluppo nel settore della cyber-sicurezza, con particolare riferimento alle tecnologie di informazione e comunicazione, agli standard di sicurezza e ai regimi di certificazione, favorendo ogni iniziativa volta a sostenerne il finanziamento attraverso le risorse dell'Unione europea;

8) con riferimento alla politica estera (PESC) e di difesa (PSDC) comune, l'importanza di offrire, nella nuova strategia globale in materia di politica estera e di sicurezza, rilievo centrale all'assetto geopolitico dell'area mediterranea, caratterizzata da forte instabilità e fonte di gravi minacce per la sicurezza dell'Unione europea, analogamente, la necessità di operare un deciso spostamento dell'asse prioritario di attenzione dell'Unione europea verso l'area del Mediterraneo, in termini di cooperazione sia politicale economica, con particolare riferimento alla stabilizzazione della Libia, garantendo ruolo primario all'Unione europea nell'ambito delle iniziative che verranno assunte, in particolare per il sostegno alla ricostruzione delle istituzioni militari e civili e del tessuto sociale e politico del Paese;

9) la strategicità di assicurare, nel momento in cui si realizzano tutte le condizioni necessarie, nel rispetto del diritto internazionale, la tempestiva attivazione delle ulteriori fasi operative della missione Eunavfor Med Operazione Sophia;

10) la necessità di implementare il processo di integrazione in materia di difesa e sostenere e rafforzare la politica di sicurezza e di tesa comune.
(6-00334) «Brunetta, Occhiuto, Ravetto, Vito, Elvira Savino».