• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00327    premesso che:     sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione del Consiglio europeo del 22-23 giugno 2017 con all'ordine del...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00327presentato daMARCON Giuliotesto diMercoledì 21 giugno 2017, seduta n. 818

   La Camera,
   premesso che:
    sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione del Consiglio europeo del 22-23 giugno 2017 con all'ordine del giorno alcune delle questioni più urgenti, tra cui le migrazioni, la sicurezza e la difesa, l'attuazione del mercato unico e l'economia, la partecipazione al prossimo G20 ed i negoziati relativi alla Brexit;
    sarebbe auspicabile che il prossimo Consiglio europeo segni una netta discontinuità con le politiche fin qui seguite dall'Unione europea, al fine di bloccare processi disintegratori del progetto dell'Europa unita, di cui la Brexit rappresenta un campanello di allarme di un crescente sentimento di contrarietà al progetto europeo. L'Unione europea è oggi ben lungi dal presentare un quadro di stabilità, le sue istituzioni necessitano di un ulteriore rafforzamento democratico, ha bisogno di una classe dirigente in grado di far ripartire il progetto di integrazione economica e sociale dei cittadini dell'Unione;
    il Governo italiano, sulla base del piano d'azione presentato dalla Commissione europea, ha approvato un pacchetto di misure volte a delineare la nuova strategia governativa sul tema della sicurezza in tema e sul tema del contrasto al fenomeno migratorio;
    sul primo punto si tratta di una risposta securitaria a un problema sociale, proponendo un'idea di sicurezza vecchia e banalmente repressiva, alternativa e contrapposta ad una tradizione di sicurezza «democratica», partecipata, ispirata a logiche di prevenzione per la gestione del flusso migratorio;
    sul secondo aspetto proponendo soluzioni che riducono i diritti e le garanzie per rendere più rapidi i rimpatri forzati, e per limitare i flussi migratori con una serie di accordi bilaterali con i Paesi di origine e transito dei migranti noti per i regimi dittatoriali e le sistematiche violazioni dei diritti umani;
    al vertice di Bratislava del settembre 2016, i 27 leader dell'Unione europea hanno deciso di dare nuovo slancio alla sicurezza esterna e alla difesa europee;
    in questo quadro, raggiungere l'obiettivo del 2 per cento del Pil in spese per la difesa come chiesto da Donald Trump per non «moderare» l'impegno degli Usa nell'Alleanza Atlantica, rappresenterebbe un conto da oltre 96 miliardi di dollari in più all'anno per i 22 Paesi della Unione europea che fanno anche parte della Nato. Per l'Italia (all'1,1 per cento del Pil nel 2016) l'aumento dovrebbe essere di 18,35 miliardi di dollari;
    l'unione monetaria così come realizzata all'insegna di politiche di mera austerità imposte da singoli governi, a partire da quello tedesco, senza mirare invece alla realizzazione di politiche comuni in ambito economico, fiscale e sociale si è dimostrata sempre più insostenibile: si è realizzata attraverso una svalutazione del lavoro, la riduzione della spesa pubblica e degli investimenti pubblici, ed ha alimentato gli squilibri geografici, depresso l'economia e la crescita, fatto crescere le diseguaglianze. Tali politiche, come ha dovuto ammettere ormai anche la maggior parte degli economisti mainstream, hanno avuto effetti negativi sulla crescita economica e l'occupazione;
    in un periodo durante il quale consumi ed investimenti privati faticano a crescere, è lo Stato che deve intervenire con politiche espansive, anche aumentando la spesa pubblica per investimenti per stimolare direttamente la domanda;
    l'articolo 16 del Trattato prevede che il Fiscal compact venga inserito entro il 31 dicembre 2017, come parte integrante, nei trattati fondativi della Unione europea. Tale trasformazione imporrà ai Paesi sottoscrittori il pieno dispiegamento dei suoi obblighi, e assai più difficoltoso, complesso e arduo procedere alla sua cancellazione o anche solo ad una sua revisione;
    la Commissione europea ha prodotto un libro bianco che segna l'avvio del confronto sull'Europa a più velocità. La Commissione europea pur non effettuando volutamente una scelta fra le varie ipotesi, tuttavia fa emergere la propensione per l'ipotesi di un'Europa a centri concentrici ossia a due velocità, allineandosi con le dichiarazioni del Governo tedesco;
    l'ipotesi di un unico Ministro europeo del Tesoro, in assenza di un perfezionamento del circuito democratico, che porti a una piena legittimazione popolare (diretta o indiretta) di tutte le istituzioni dell'Unione, può apparire come la volontà di chi propone politiche economiche caratterizzate dalla mera austerità dei conti pubblici, di controllare meglio ed in maniera più incisiva i bilanci degli stati nazionali non fidandosi dei criteri più «politici» della stessa Commissione europea;
    la stessa proposta di trasformare il Meccanismo europeo di stabilità (Esm) in un Fondo monetario europeo dotato dei poteri di sorveglianza dei bilanci nazionali, serve ad esautorare la Commissione europea, che in questi anni, secondo alcuni, ha dimostrato troppa discrezionalità nel giudicare le finanze statali dei paesi membri. La trasformazione dell'Esm in un Fondo monetario europeo viene presentata come un primo passo per fare sì che il centro possa controllare meglio la periferia, premessa per poi garantire maggiore solidarietà. Ma questa strategia dei due tempi non convince (il timeline è fissato al 2025, o oltre), in quanto non può esistere un'unione monetaria senza solidarietà;
    la Commissione propone l'implementazione degli European Safe Bonds (ESB), i «supertitoli» cartolarizzati emessi da un veicolo istituzionale europeo, attraverso cui si raggrupperebbero i rischi sottostanti ai singoli BTP, BONOS, eccetera. In questa maniera si fornirebbe uno strumento monetario molto liquido atto a sostituire il ruolo preponderante dei titoli di Stato nel mercato europeo dei prestiti interbancari. La finalità esplicita è quella di ricapitalizzare le banche attraverso un nuovo asset (l'ESB) dal valore stabile e sicuro;
    dall'altro lato con la riforma prevista, i titoli standard, che ora sono contabilizzati a rischio «zero» nei bilanci bancari grazie ad una malleva della normativa europea, non lo sarebbero più. Per le banche italiane si profilano, con tutta probabilità, nuove, costose ricapitalizzazioni (ma ci si può chiedere sottoscritte da chi) entro la scadenza del 2019. Oppure, più semplicemente, si venderanno i titoli più rischiosi in portafoglio, cioè quelli della periferia; Si rischia concretamente di marginalizzare i paesi con un alto fabbisogno finanziario come l'Italia, che dovrebbero emettere titoli standard a costi molto elevati, che potrebbe portare verso un euro a più velocità con tutte le criticità che ne derivano;
    sul versante della politica estera, alla sicurezza e alla difesa, il conflitto in corso nello Yemen dal 2015 ha provocato migliaia di vittime tra i civili, milioni di sfollati e l'insorgere nelle ultime settimane di un'epidemia di colera tra la popolazione stremata ha gravi implicazioni per la regione e costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza a livello internazionale. È ormai confermato ed incontrovertibile che da almeno due anni continuano a partire dall'Italia e dagli altri Paesi europei forniture di bombe destinate all'Arabia Saudita, Paese che, a capo di una coalizione militare, è intervenuto nel conflitto in atto in Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite;
    tra i temi del G20 del 7 e l'8 luglio 2017 spicca per la sua importanza la discussione sull'attuazione dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (il cosiddetto «COP 21»),

impegna il Governo:

a sostenere nell'ambito del Consiglio europeo del 22-23 giugno 2017 e negli altri consessi che coinvolgono l'Unione europea:

1) in riferimento al fenomeno migratorio:
   a) la promozione di una politica che si opponga ai respingimenti verso i Paesi di origine e di transito e garantisca a tutti i migranti l'accesso a una piena e chiara informazione sulla possibilità di chiedere protezione internazionale;
   b) la promozione dell'apertura immediata di corridoi umanitari di accesso in Europa per garantire «canali di accesso legali e controllati» attraverso i Paesi di transito ai rifugiati che scappano da persecuzioni, guerra e conflitti per mettere fine alle stragi in mare e in terra, e quindi debellare il traffico di esseri umani, anche con visti e ammissioni umanitarie;
   c) una riforma più generale del diritto d'asilo finalizzata a rendere più strutturale il concetto di ricollocamento dei rifugiati, a proporre quindi un reale «diritto di asilo europeo», capace di superare il «regolamento di Dublino»;
   d) la promozione del principio di un'accoglienza dignitosa, e dunque la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti sparsi in Europa proporre un piano europeo straordinario per l'accoglienza dei profughi;
   e) l'implementazione rapida del programma di ricollocamento, ad oggi dimostratosi un fallimento, affiancandolo con la creazione di adeguate strutture per l'accoglienza e l'assistenza delle persone in arrivo, e la previsione di adeguate sanzioni ai Paesi dell'Unione europea che si oppongono ai ricollocamenti dei migranti come l'Ungheria, la Polonia e la Repubblica Ceca;
   f) il reperimento, in sede europea, delle necessarie risorse finanziarie per garantire, specialmente nei Paesi più poveri, che i trasferimenti sociali ai rifugiati non siano a loro spese, e per realizzare diversi interventi di sostegno sia verso i richiedenti asilo che verso le aree più sotto pressione dai flussi migratori;
   g) la programmazione di interventi di cooperazione allo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere, a partire dal continente africano, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici, e l'attuazione di un grande piano di investimenti pubblici diretti dell'Unione europea per l'economia di pace, per il lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica del continente africano;
   h) che gli accordi dei paesi europei con i paesi di origine e di transito come la Libia e il Sudan siano condizionati dal rispetto dei diritti umani e in particolare dallo smantellamento dei campi lager dove vengono reclusi i migranti e dalla costituzione di centri di accoglienza sotto l'egida dell'Unhcr;

2) in riferimento alla sicurezza e alla difesa:
   a) l'impegno a dare seguito con urgenza all'invito del Parlamento europeo, espresso nella risoluzione 2016/2515(RSP), che chiede l'imposizione di un embargo sulla vendita delle armi all'Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale Paese nello Yemen e del fatto che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi all'Arabia Saudita viola pertanto la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008;
   b) l'adozione di iniziative urgenti per bloccare la vendita di armi a tutti i Paesi responsabili di aver supportato, finanziato e armato, direttamente o indirettamente, Daesh e altri gruppi terroristici;
   c) iniziative concrete per arginare il flusso dei foreign fighters soprattutto facendo pressioni sulla Turchia, a partire dalla richiesta che al confine tra Turchia e Siria venga dislocato un controllo internazionale della frontiera sotto mandato ONU e che la Turchia cessi immediatamente ogni forma di ostilità nei confronti delle milizie curde dello YPG/YPJ e dello HPG che stanno combattendo contro Daesh in Siria e Iraq;
   d) le proposte volte a promuovere attività di intelligence tradizionali a discapito di una sorveglianza di massa, scarsamente efficace e costosa, non solo in termini di diritti civili, proponendo in sede di Consiglio europeo attività coordinate tra le agenzie di intelligence degli Stati europei e dirottando verso queste attività i fondi relativi alle ingenti spese per le campagne militari all'estero, costose e controproducenti;
   e) il convinto dispiegamento di un grande piano europeo contenente misure per il dialogo interculturale e interreligioso contro l'emarginazione, e quindi per l'integrazione e contro l'odio, affinché si debellino le motivazioni e le radici che conducono alla radicalizzazione e al terrorismo;
   f) il rifiuto delle richieste di aumento delle spese militari dell'Unione europea, e le proposte di rafforzamento della capacità militare dell'Unione in risposta alla crisi, posto che il ricorso alla coercizione nazionale e internazionale non potrà risolvere i problemi socio-economici più di quanto non abbia fatto in passato;
   g) l'avvio di un processo per arrivare ad una difesa europea comune, come era previsto negli anni della fondazione delle Comunità europee, intesa come sinergia industriale e messa in comune dei sistemi d'arma, riducendo le spese militari degli stati membri;

3) in riferimento all'occupazione, alla crescita e alla competitività:
   a) una riscrittura dei Trattati che migliori la loro armonizzazione con i principi delle Costituzioni nate dopo la II Guerra mondiale. In assenza di tale riscrittura, a rifiutare di inserire il Fiscal compact nei Trattati europei opponendo il veto in sede europea;
   b) in particolare, una modifica dei Trattati e del diritto dell'Unione nel senso di includere la lotta alla disoccupazione e la promozione di un'elevata occupazione tra gli obiettivi principali delle politiche dell'Unione, nonché di integrare e modificare in tale senso lo statuto del sistema europeo di Banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE);
   c) la sostituzione del requisito di bilancio in pareggio con un requisito di bilanciamento dell'economia, che includa fra gli obiettivi livelli di occupazione alti e sostenibili;
   d) l'aumento sostanziale, in una prospettiva di lungo termine, delle dimensioni del budget comunitario, così da poter finanziare investimenti europei, insieme a beni e servizi pubblici e poter mettere in atto una politica fiscale anticiclica europea, a supporto delle politiche fiscali nazionali;
   e) la definizione di una strategia europea per gli investimenti a lungo termine, finalizzata allo sviluppo europeo, nazionale e locale, proponendo una sorta di «social compact», per lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, la lotta alle disuguaglianze ed alla povertà, da concordare con gli altri partner continentali, nel quale inserire, in particolare, un'indennità di disoccupazione europea;
   f) la mutualizzazione dei rischi del QE e l'introduzione a livello europeo di politiche di bilancio di compensazione dei disallineamenti dei cicli economici dei vari Stati membri, esattamente come accadrebbe in una unione monetaria completata dall'unione politica (si veda l'esempio degli Stati Uniti d'America);
   g) remissione di titoli di debito europei garantiti mutualmente da tutti gli stati membri;
   h) il trasferimento dei titoli di Stato comprati dalle banche centrali nazionali nell'ambito del QE nell'attivo di bilancio della BCE, e successivamente il loro congelamento a tempo indefinito, senza alcuna sterilizzazione;
   i) l'indizione di una conferenza europea sui debiti sovrani per affrontare le situazioni nazionali più critiche a partire da quella greca e la ristrutturazione del debito greco secondo le proposte dello stesso FMI;

4) in riferimento al vertice del G20 ad Amburgo, ed in particolare agli accordi sui cambiamenti climatici:
   a) l'impegno dell'Unione europea e dei suoi Paesi membri ad adottare, ed a proporre in sede di G20, l'accelerazione dell'attuazione del Trattato di Parigi sul contrasto ai cambiamenti climatici, adeguando gli impegni di riduzione delle emissioni all'obiettivo di limitare a 1,5oC l'aumento medio della temperatura globale, mettendo in campo da subito politiche efficaci per fare flettere verso il basso le emissioni di CO2 in atmosfera;

5) in riferimento ai negoziati della Brexit:
   a) la piena attuazione delle risoluzioni approvate dalla Camera dei deputati il 27 aprile 2017 ed in particolare degli impegni previsti dalla risoluzione 6-00316 come approvata dall'Assemblea;
   b) l'adozione di una tassa sulle transazioni finanziarie anche in seguito alla Brexit, proseguendo il negoziato tra Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Austria, Portogallo, Slovenia e Slovacchia.
(6-00327) «Marcon, Airaudo, Brignone, Civati, Costantino, Daniele Farina, Fassina, Fratoianni, Giancarlo Giordano, Gregori, Andrea Maestri, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pastorino, Pellegrino, Placido».