• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/11674    fino al 2015, la normativa in materia di risoluzione delle crisi bancarie prevedeva l'applicazione del cosiddetto burden sharing, ossia la riduzione del valore nominale delle azioni e...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-11674presentato daFANUCCI Edoardotesto diMartedì 27 giugno 2017, seduta n. 821

   FANUCCI, MARCO DI MAIO, CARBONE, BOCCADUTRI, BONIFAZI, BARBANTI, CAPOZZOLO, COPPOLA, COVA, DONATI, FREGOLENT, GADDA, GALPERTI, GIULIETTI, LODOLINI, MORANI, MORETTO e PARRINI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
   fino al 2015, la normativa in materia di risoluzione delle crisi bancarie prevedeva l'applicazione del cosiddetto burden sharing, ossia la riduzione del valore nominale delle azioni e delle obbligazioni subordinate in caso di dissesto;
   in base a questa disciplina, il Governo e la Banca d'Italia hanno avviato la procedura di risoluzione della crisi di quattro banche in amministrazione straordinaria – Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti, a novembre 2015;
   l'onere del salvataggio è stato, conseguentemente posto a carico degli investitori in azioni e obbligazioni subordinate, ma anche del sistema bancario italiano mediante il Fondo di risoluzione, separando, per ciascun delle banche la parte «buona» da quella «cattiva» del bilancio;
   in particolare, nella bad bank sono stati concentrati i prestiti in sofferenza che residuavano una volta fatte assorbire le perdite dalle azioni e dalle obbligazioni subordinate e, per la parte eccedente, da un apporto del fondo di risoluzione: tali prestiti in sofferenza sono stati svalutati, su richiesta della Commissione europea, al 17,5 per cento, pari a 1,5 miliardi dall'originario valore di 8,5 miliardi, mentre mediamente, in Italia, sono iscritti nei bilanci delle banche al 40 per cento circa del valore originario;
   nel burden sharing, la necessità di chiedere il contributo degli obbligazionisti è causata dall'eccessiva svalutazione dei crediti deteriorati;
   per la valutazione delle sofferenze destinate a essere cedute, le disposizioni applicabili, in particolare l'articolo 36 della Bank Recovery and Resolution Directive, prevedono che il prezzo di trasferimento rifletta il valore economico di mercato del sottostante;
   a quanto si apprende da fonti di stampa, sembrerebbe che, pochi giorni prima dell'approvazione del decreto di risoluzione delle quattro banche, avvenuto il 22 novembre 2015, siano state fornite alla direzione concorrenza della Commissione europea, da parte di alcuni dirigenti del Ministero dell'economia e delle finanze, informazioni in merito all'ultima operazione di cessione, compiuta da Banca Etruria, in quel momento commissariata dalla Banca d'Italia, di un pacchetto di NPL (non performing loans) che riguardava 1.860 propri clienti e aveva un valore lordo di 302 milioni di euro;
   secondo le medesime fonti di stampa, sarebbero state comunicate le modalità di una operazione, perfezionatasi solo nel febbraio 2016, di cessione al credito fondiario del citato pacchetto a un prezzo netto pari al 14,7 per cento del valore effettivo, mentre per operazioni simili negli anni e nei mesi precedenti non si era mai scesi al di sotto del 20 per cento;
   tale comunicazione avrebbe cambiato radicalmente le condizioni di cui si stava discutendo poiché dagli atti della Commissione europea sembrerebbe che, fino ad allora, l'orientamento fosse quello di chiedere all'Italia una svalutazione dei crediti compresa tra il 20 e il 22 per cento del valore, analogamente a quanto richiesto in precedenza ad altri Stati membri: la media del prezzo dell'operazione con gli orientamenti della Commissione avrebbero, pertanto, determinato il 17,5 per cento contenuto nel decreto di risoluzione;
   in una audizione tenuta il 19 aprile 2016, il Governatore della Banca d'Italia ha affermato che i valori di cessione sono stati oggetto di verifica da parte di esperti indipendenti che hanno determinato nel 22,3 per cento il valore di trasferimento delle sofferenze delle quattro banche: un valore che, se realizzato, non avrebbe comportato l'azzeramento delle obbligazioni subordinate –:
   se il Ministro ritenga opportuno effettuare una verifica interna per accertare la veridicità dei fatti riportati in premessa e, qualora accertata l'iniziativa personale e non rispondente alle decisioni dei vertici del Ministero dell'economia e delle finanze, quali iniziative intenda assumere nei confronti dei dirigenti che hanno comunicato informazioni riservate. (5-11674)