• Testo RISOLUZIONE CONCLUSIVA

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Atto a cui si riferisce:
C.8/00246 Risoluzione conclusiva 8-00246presentato daFIORIO Massimotesto diMartedì 27 giugno 2017 in Commissione XIII (Agricoltura) Risoluzioni 7-01221 Fiorio, 7-01240 Faenzi, 7-01272...



Atto Camera

Risoluzione conclusiva 8-00246presentato daFIORIO Massimotesto diMartedì 27 giugno 2017 in Commissione XIII (Agricoltura)

Risoluzioni 7-01221 Fiorio, 7-01240 Faenzi, 7-01272 Catanoso, 7-01276 Zaccagnini e 7-01286 Fedriga: Interventi a sostegno del settore del riso.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

  La XIII Commissione,
   premesso che:
    la produzione europea di riso ammonta a 1,8 milioni di tonnellate annue per un fatturato annuo di circa 3 miliardi di euro. L'Italia è il maggior produttore di riso con i suoi 234 mila ettari coltivati a riso, 4.265 aziende risicole, 100 industrie risiere per un fatturato annuo di 1 miliardo di euro;
    la filiera risicola europea presenta delle peculiarità che la distinguono dalle filiere risicole del resto del mondo; infatti, è caratterizzata da:
     a) un'elevata specializzazione;
     b) un fondamentale ruolo di gestione delle acque, garantendone la disponibilità nel lungo termine;
     c) un'importante valenza ambientale in termini di riduzione dell'inquinamento delle acque sotterranee, di preservazione di diverse specie di animali, di prevenzione dei fenomeni alluvionali e di contrasto della salinizzazione dei terreni limitrofi alle foci dei fiumi;
     d) un prodotto che non può essere considerato una commodity in quanto rifornisce diversi segmenti di mercato;
     e) una valenza storica, sociale e culturale;
    la filiera europea del riso sta vivendo in questi anni una profonda crisi aggravata dall'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 732/2008 del Consiglio, del 22 luglio 2008, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate (SPG), successivamente aggiornato dal regolamento (CE) n. 978/2012;
    il sistema di preferenze generalizzate, istituito dal 1971 per aiutare la crescita dei Paesi in via di sviluppo, è lo strumento con il quale l'Unione europea accorda un accesso preferenziale al proprio mercato ad alcuni Paesi mediante la concessione di una tariffa preferenziale dei dazi applicabili all'atto dell'importazione. Il sistema comprende il cosiddetto regime EBA («everything but arms»), che concede l'accesso senza dazi e contingentamenti a tutti i prodotti provenienti dai Paesi meno sviluppati (Least developed country – LDC), senza limitazioni quantitative e senza dover pagare alcuna tariffa, eccezion fatta per le armi e le munizioni. Per i prodotti sensibili, quali riso, zucchero e banane, è stata prevista una implementazione graduale del regime;
    l'aumento anomalo delle importazioni di riso a basso prezzo dai Paesi asiatici sta riducendo i prezzi di mercato del riso prodotto nell'Unione europea al di sotto dei costi di produzione, con gravi danni per le imprese europee;
    l'analisi del mercato dalla data di completa liberalizzazione delle importazioni dai PMA (1o settembre 2009) ha infatti evidenziato:
     a) una crescita progressiva delle importazioni totali dell'UE (incremento del 65 per cento dalla campagna 2008/2009 alla campagna 2015/2016), raggiungendo il record di 1,34 milioni di tonnellate nella campagna 2015/2016;
     b) un rilevante incremento delle importazioni di riso semigreggio Basmati (aumento del 97 per cento dalla campagna 2008/2009 alla campagna 15/16);
     c) un aumento spropositato sia delle importazioni di risone dai Paesi africani, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) (crescita del 5.650 per cento dalla campagna 2008/2009 alla campagna 2015/2016) sia delle importazioni di riso lavorato dai PMA (aumento del 4.440 per cento dalla campagna 2008/2009 alla campagna 2015/2016);
     d) un incremento delle importazioni di riso lavorato in piccole confezioni (crescita del 45 per cento dal 2013 al 2016, monitorati dalla Commissione per anno solare);
    questi trend, dovuti principalmente alla completa liberalizzazione delle importazioni dai PMA e dagli ACP hanno determinato una forte riduzione della superficie dell'Unione europea a riso indica (riduzione del 40 per cento) ed un aumento della superficie dell'Unione europea a riso japonica (aumento del 14 per cento), creando uno squilibrio di mercato per entrambe le tipologie di prodotto. La Commissione europea ha preventivato per la campagna 2016 – 2017 stock finali ad un livello record di 586.000 tonnellate (equivalente al 30 per cento della produzione dell'Unione europea) e la situazione non potrà che peggiorare se i due studi pubblicati dalla Commissione europea alla fine del 2016 troveranno conferma nei fatti;
    nello studio intitolato Eu agricultural outlook – Prospects for Eu agricultural markets and income 2016/2026 la Commissione europea ha evidenziato per il settore del riso un aumento del consumo di appena il 6 per cento che sarà completamente coperto dall'aumento delle importazioni, in particolare dai PMA che arriveranno a rappresentare il 50 per cento dell'import dell'Unione europea totale;
    lo studio dal titolo «Cumulative economic impact of future trade agreements on Eu agriculture», effettuato dal JRC (Joint research centre), si è concentrato sugli effetti dei negoziati di libero scambio per i diversi mercati agricoli dell'Unione europea, prendendo in esame i maggiori esportatori di riso come i Paesi dell'area economica Mercosur, la Thailandia ed il Vietnam, ma non l'India. Lo studio mette in evidenza che il settore del riso risulterà essere uno dei più penalizzati con un consistente aumento delle importazioni, soprattutto dalla Thailandia, che determinerà una riduzione della produzione dell'Unione europea ed un calo delle quotazioni;
    entro novembre 2017 la Commissione europea sarà chiamata a redigere una relazione sugli impatti derivanti dalla importazione di risi dai Paesi extra Unione europea;
    i rappresentanti della filiera risicola europea sono gravemente preoccupati dalla situazione di mercato delle campagne scorse e dalle prospettive per i prossimi anni;
    la risicoltura europea rischia, infatti, di essere fortemente ridimensionata, mettendo in pericolo un vasto territorio e tutta la filiera, con gravi ripercussioni non solo economiche ed occupazionali ma anche ambientali (l'abbandono dei terreni coltivati compromette, infatti, l'ecosistema e l'equilibrio idrogeologico) e sanitari (dai prodotti di origine asiatica è stata rilevata la presenza di pesticidi non autorizzati);
    i Paesi europei produttori di riso (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Bulgaria e Ungheria) si sono incontrati nel mese di febbraio 2017 a Milano per condividere una piattaforma comune condivisa dall'intera filiera (agricoltori, trasformatori ed istituzioni) che è stata presentata ai Ministeri dell'agricoltura delle rispettive nazioni. Obiettivo prioritario di tale documento è l'apertura di un tavolo con la Commissione europea per la revisione delle norme vigenti sulla importazione di riso dagli stati extra comunitari;
    il sistema di preferenze generalizzate (SPG) prevede in ogni caso meccanismi di sorveglianza e di salvaguardia, che consentono anche di ripristinare i normali dazi della tariffa doganale comune, qualora un prodotto originario di un Paese beneficiario di uno dei regimi preferenziali sia importato in volumi o a prezzi tali da causare o rischiare di causare gravi difficoltà ai produttori dell'Unione europea di prodotti simili o direttamente concorrenti;
    con il regolamento (UE) n. 1169/2011 l'Unione europea si è dotata di norme efficaci, rigorose, chiare e trasparenti in materia di origine dei prodotti;
    in seguito a tale regolamento è stato emanato il decreto interministeriale 9 dicembre 2016 «Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del Regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori». Grazie a tale atto viene indicato con chiarezza la provenienza delle materie prime di molti prodotti come latte Uht, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini (in particolare, Paese di mungitura del latte e Paese di condizione o trasformazione del latte);
    nel mese di dicembre 2016 è stato inviato a Bruxelles, per la prima verifica, lo schema di decreto, condiviso dai Ministri delle politiche agricole Maurizio Martina e dello sviluppo economico Carlo Calenda, che introduce la sperimentazione dell'indicazione obbligatoria dell'origine per la «filiera grano pasta in Italia»;
    grazie a tale atto sarà predisposto un modello di etichettatura che consente di indicare con chiarezza al consumatore, sulle confezioni di pasta prodotta in Italia, l'area dove è coltivato il grano e quello in cui è macinato. In particolare, se coltivazione e molitura avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: «Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE»; e se il grano duro è coltivato almeno per il 50 per cento in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: «Italia e altri Paesi UE e/o non UE»;
    è auspicabile, alla luce di quanto espresso, che venga adottata un'analoga sperimentazione dell'indicazione obbligatoria dell'origine anche per la filiera risicola in Italia;
    il 23 luglio 2014 la Commissione agricoltura della Camera dei Deputati ha approvato la risoluzione numero 8-00069 che ha impegnato, tra l'altro, il Governo:
     a) ad intervenire in tempi rapidi nelle competenti sedi europee a tutela delle imprese risicole italiane e del mercato nazionale in senso più generale, affinché sia attivata la clausola di salvaguardia prevista all'articolo 22 del regolamento (UE) 978/2012;
     b) ad adottare le iniziative necessarie per rendere immediatamente applicabile al riso e ai prodotti a base di riso la normativa sull'etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari a tutela dei consumatori e degli operatori della filiera e ad attivarsi affinché, nel quadro di quanto stabilito nel regolamento (UE) n. 1169/2011, l'Unione europea si doti di norme efficaci, rigorose, chiare e trasparenti in materia di origine dei prodotti;

impegna il Governo:

   ad adottare in tempi rapidi iniziative presso le sedi europee preposte, coerentemente anche con quanto fino ad oggi attivato nel rispetto degli impegni assunti con la citata risoluzione numero 8-00069, affinché la filiera risicola europea ed italiana sia tutelata attraverso le seguenti azioni:
    a) la pronta applicazione della clausola di salvaguardia nei confronti delle importazioni dai PMA (revisione del regolamento UE n. 978/2012) per rivedere le agevolazioni ad oggi previste per determinati dazi doganali e la conseguente individuazione di regole condivise e reciproche sia tra gli Stati membri dell'Unione europea sia tra gli Stati membri dell'Unione europea e i Paesi terzi, in ambito fitosanitario e commerciale, per favorire un mercato trasparente nel rispetto dei diritti sociali, dei lavoratori e della tutela dell'ambiente;
    b) il mantenimento della «specificità» del settore risicolo nell'ambito della prossima politica agricola comune con obiettivi e strumenti adeguati per il comparto;
    c) la promozione della conoscenza dei luoghi e della qualità delle produzioni risicole nazionali, ormai conosciute e affermate sui mercati internazionali e mondiali, anche e in particolare per i parametri di qualità e di sicurezza alimentare, decisamente superiori e lontanissimi da quelli del riso di provenienza asiatica, del tutto irrilevabili e incerti;
    d) l'adozione – anche alla luce delle mozioni approvate dall'Assemblea della Camera dei deputati nel novembre 2015 – di iniziative volte ad introdurre, nel più breve tempo possibile, anche per la filiera risicola, ancorché in via sperimentale, l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di produzione, ovvero l'origine della materia prima, al fine di salvaguardare e valorizzare un comparto estremamente significativo dell'agroalimentare nazionale;
    e) a valutare la possibilità di avviare, con le risorse che si renderanno disponibili, campagne promozionali per incrementare il consumo di riso nell'Unione europea;
    f) la promozione, a livello nazionale ed europeo, di iniziative volte a potenziare l'attività di vigilanza e prevenzione delle pratiche commerciali scorrette, della pubblicità ingannevole e comparativa illecita, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti degli operatori eventualmente coinvolti in tali pratiche e di contrastare con maggiore determinazione ed efficacia il fenomeno dell’italian sounding;
    g) l'adozione di iniziative volte a prevedere l'estensione della polizza «salva grano» alla filiera del riso, «rete protettiva» per assicurare il reddito degli agricoltori.
(8-00246) «Fiorio, Gallinella, Faenzi, Catanoso, Fedriga, Sani, Oliverio, L'abbate, Russo, Luciano Agostini, Benedetti, Massimiliano Bernini, Carra, Causin, Cecconi, Cova, Di Stefano, Falcone, Ferrari, Gagnarli, Gallo, Guidesi, Lupo, Mongiello, Nastri, Parentela, Romanini, Simonetti, Taricco, Venittelli, Zanin».