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Atto a cui si riferisce:
S.1/00803 premesso che: dal 1° gennaio 2017, ha iniziato ad avere significativa attuazione la riforma della tariffa elettrica domestica disposta dalla Autorità per l'energia elettrica e il gas e...



Atto Senato

Mozione 1-00803 presentata da GIANNI PIETRO GIROTTO
mercoledì 28 giugno 2017, seduta n.847

GIROTTO, CAPPELLETTI, CASTALDI, AIROLA, BERTOROTTA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, GAETTI, GIARRUSSO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, TAVERNA - Il Senato,

premesso che:

dal 1° gennaio 2017, ha iniziato ad avere significativa attuazione la riforma della tariffa elettrica domestica disposta dalla Autorità per l'energia elettrica e il gas e il sistema idrico (Aeegsi), con l'adozione delle delibere n. 582/2015, n. 782/2016, n. 799/2016 e n. 899/2016;

dal 1° gennaio 2018, la riforma sarà a regime. Ci sarà la piena applicazione della tariffa non progressiva per gli oneri di rete e verrà effettuato il primo intervento anche sulla tariffa per gli oneri di sistema, in modo da diminuire l'effetto di progressività e limitare a due il numero di scaglioni di consumo annuo;

in applicazione delle delibere adottate e precedentemente citate, a partire dal 2017, la tariffa di distribuzione, componente fondamentale della tariffa elettrica (approssimativamente il 20 per cento), non viene più pagata in proporzione ai consumi, ma in misura fissa rispetto alla potenza impegnata;

la componente tariffaria della distribuzione viene stabilita dalla riforma tariffaria in misura fissa rispetto alla potenza impegnata, così determinando un incremento del costo della tariffa elettrica per i consumatori con gli scaglioni di consumo più bassi;

per un cliente domestico, pensionato o studente, che consuma 1.000 kWh l'anno e ha 3 kW di potenza impegnata, i costi per la trasmissione, distribuzione e misura di energia elettrica erano nel 2016 di circa 48,50 euro;

attualmente, con l'applicazione della riforma della tariffa elettrica, il cliente pensionato o studente, a parità di consumi, nel 2017 dovrà pagare in misura fissa un importo circa doppio rispetto all'anno precedente, pari a 90,59 euro;

la riforma, eliminando la progressività, favorisce dunque chi consuma di più. La tariffa di distribuzione legata ai consumi era uno strumento finalizzato a promuovere comportamenti virtuosi, quali lo spegnimento delle luci quando non necessarie, la sostituzione delle lampadine con i led, l'utilizzo di elettrodomestici efficienti e l'autoproduzione di energia rinnovabile, che, invece, l'attuale conformazione tariffaria disincentiva, spingendo i consumatori verso un aumento indiscriminato dei consumi elettrici;

considerato che:

a seguito di quanto previsto dalla riforma, le società che effettuano il servizio di distribuzione elettrica godono di un ritorno garantito intorno al 6 per cento e di un ritorno effettivo assai più elevato. Dai dati contenuti nella relazione della 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato della Repubblica sulla risoluzione "sui risultati delle principali società direttamente o indirettamente partecipate dallo Stato", approvata il 15 marzo 2017, emerge che il più importante distributore italiano ha un rapporto fra il margine operativo e gli investimenti del 18 per cento (Ebitda del 18 per cento sulla RAB);

non dovrebbero essere consentite extra-rendite ai monopolisti, tanto più quando sono a carico delle fasce più deboli della popolazione, quali, ad esempio, i nuclei monofamiliari, ove manca il sostegno della solidarietà familiare. La Commissione europea ha di recente ribadito che è prioritario costruire strumenti per consentire anche alle fasce meno abbienti di risparmiare energia (articolo 1 della proposta di direttiva 2016/376/UE, che introduce l'articolo 7 a nella direttiva 2012/27/UE), mentre, in senso diametralmente opposto, la riforma varata in Italia finisce per obbligare i meno abbienti a scegliere fra la mancanza di accesso al servizio o l'incremento dei consumi;

occorrerebbe garantire che le tariffe di distribuzione siano flessibili, riflettere i costi e consentire meccanismi di partecipazione attiva alla riduzione del costo del servizio, premiando, ad esempio, chi consuma energia solo quando è meno oneroso per la rete (cosiddetti programmi di "demand response"), in linea con quanto previsto all'articolo 16 della proposta di regolamento 2016/0379/UE della Commissione europea. La riforma tariffaria, che applica la componente della distribuzione in misura fissa rispetto alla potenza impegnata, non garantisce la flessibilità richiesta dalla proposta di regolamento europeo e non tiene conto del tempo e delle modalità di consumo di energia, ma solo dell'energia che viene impegnata sulla rete;

la riforma della bolletta domestica disposta ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, ha l'obiettivo di superare la struttura progressiva della tariffa rispetto ai consumi, non di rendere le tariffe elettriche totalmente indipendenti dai consumi. Ai sensi del comma 3 dell'articolo 11, l'adeguamento della struttura tariffaria deve essere tale da stimolare comportamenti virtuosi da parte dei cittadini, favorire il conseguimento degli obiettivi di efficienza energetica e non determinare impatti sulle categorie di utenti con struttura tariffaria non progressiva;

appare evidente, dunque, che la riforma delineata dall'Aeegsi non sia coerente con gli obiettivi previsti dal decreto legislativo n. 104 del 2012;

considerato inoltre che:

nella segnalazione inviata al Governo, al Parlamento e all'Aeegsi il 26 luglio 2016, l'Autorità garante per la concorrenza e il mercato (AGCM) ha censurato la mancanza di concorrenza nella distribuzione elettrica e ha chiesto una revisione ed integrazione della disciplina normativa e regolamentare riguardante i sistemi di distribuzione chiusi, volta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private. In particolare, l'AGCM ha segnalato che gli "ostacoli all'esistenza di reti private definiscono una discriminazione a favore del modello dominante di organizzazione del sistema elettrico, basato sulla centralizzazione della generazione di energia elettrica in impianti di grande dimensione e sulla trasmissione e distribuzione attraverso reti pubbliche dell'elettricità e dell'unità di consumo, che riflette per lo più le scelte tecnologiche compiute nel passato e non favorisce l'evoluzione delle reti verso nuovi modelli di organizzazione del sistema elettrico che possono utilmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi generali di convenienza dell'energia per gli utenti, innovazione, sicurezza e sostenibilità finanziaria del sistema elettrico nazionale, oltre che di tutela della concorrenza";

l'AGCM ha chiesto alle istituzioni preposte di intervenire per "una revisione ed integrazione della disciplina normativa e regolamentare riguardante i sistemi di distribuzione chiusi, volta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private diverse dalla Riu e ad eliminare ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzative delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione". A tale richiesta non è stato dato alcun seguito. Di fatto, il modello di distribuzione di energia elettrica esistente, vietando ingiustificatamente le reti private, garantisce un monopolio assoluto,

impegna il Governo:

1) ad adottare misure idonee a tutelare i consumatori dagli ingiustificati rincari determinati dalla riforma delle tariffe per la distribuzione elettrica;

2) ad adoperarsi, affinché i meccanismi tariffari della distribuzione applicati ai consumatori domestici siano conformi ai principi di equità sociale, ragionevolezza dei profitti dei concessionari esclusivi e di salvaguardia dell'efficienza energetica, tenendo conto dei principi di flessibilità e di premio verso i comportamenti responsabili recentemente stabiliti in sede europea;

3) a consentire, anche attraverso l'adozione di misure di carattere normativo, la realizzazione di sistemi di distribuzione chiusi, al fine di garantire la concorrenza nel settore, così come indicato dall'AGCM.

(1-00803)