• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/17150    in data 18 febbraio 2016 è stata pubblicata la risoluzione presentata dal primo firmatario del presente atto n. 7-00925 che tratta l'argomento della gestione dei fanghi di depurazione...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17150presentato daZOLEZZI Albertotesto diLunedì 3 luglio 2017, seduta n. 825

   ZOLEZZI, BUSTO, DAGA, DE ROSA, MICILLO, TERZONI e VIGNAROLI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   in data 18 febbraio 2016 è stata pubblicata la risoluzione presentata dal primo firmatario del presente atto n. 7-00925 che tratta l'argomento della gestione dei fanghi di depurazione con specifico riferimento alla possibile contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS);
   in data 8 febbraio 2017 è stata approvata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (istituita con legge 7 gennaio 2014, n. 1) la relazione sull'inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcune aree della regione Veneto, che affronta i gravi aspetti sanitari correlati all'esposizione a PFAS e riporta i dati tedeschi del 2006 in cui un grave inquinamento delle acque da PFAS fu dovuto allo sversamento di fanghi di depurazione contaminati;
   in data 27 giugno 2017 è stata pubblicata la risoluzione presentata dal primo firmatario del presente atto finalizzata a impegnare il Governo anche in relazione allo «stop» alla produzione di PFAS e all'inquinamento, e alla richiesta di stato d'emergenza per le aree intorno alla Miteni di Trissino (VI), responsabile del 97 per cento delle emissioni PFAS secondo la relazione ecomafie;
   i dati dell'Arpa Vicenza in merito al depuratore della Valle dell'Agno, a Trissino, gestito da Alto vicentino servizi (AVS) mostrano concentrazioni di PFAS totali di 269 microgrammi/chilogrammo di sostanza secca nei fanghi di depurazione civile catalogati CER 190805;
   sono stati inviati alla discarica di Mariana Mantovana (MN), gestita da Tea s.p.a. (autorizzazione integrata ambientale regione Lombardia AD 21/101 del 30 maggio 2013), nel 2013: 2272,74 tonnellate, nel 2014: 2229,98 tonnellate nel 2015: 2196,46 tonnellate nel 2016: 2210,98 tonnellate di fanghi, in totale 8.910,16 tonnellate, che potrebbero equivalere a circa 2,396 chilogrammi di PFAS, in maggioranza PFOS (la molecola più pericolosa) e non risulta alcun trattamento specifico dei percolati di tale discarica;
   pensando al limite di 500 ng/litro di PFAS della normativa nazionale sulle acque (decreto legislativo n. 172 del 2015), questa quantità di fanghi potrebbe potenzialmente portare a soglia di contaminazione 5 miliardi di metri cubi di acqua, dopo un chilogrammo circa di PFAS giunto all'azienda Indecast di Castiglione delle Stiviere (Mantova) che ha portato a soglia due miliardi di metri cubi di acqua;
   il primo articolo di stampa locale sulla questione risulta sia stato quello pubblicato sulla Gazzetta di Mantova, pubblicato il 21 febbraio 2016 relativo alla risoluzione presentata dal primo firmatario del presente atto in Commissione ambiente alla Camera; altri articoli di stampa veneta furono pubblicati già nel 2013, quindi i tecnici di settore dovrebbero essere informati, soprattutto quelli di una società come TEA s.p.a. che aspira a diventare il gestore unico dell'acqua della provincia di Mantova –:
   se il Ministro intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per fermare quello che agli interroganti appare un «turismo» dei fanghi contaminati da PFAS, nonché per garantire adeguata gestione dei rifiuti contaminati da PFAS e adeguati controlli nelle aree della provincia di Mantova potenzialmente contaminate. (4-17150)