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Atto a cui si riferisce:
C.1/00442 premesso che: dopo oltre due anni dal giorno del loro arresto, e nonostante le rassicurazioni dei vari Governi italiani nel frattempo succedutisi, non trova soluzione la vicenda...



Atto Camera

Mozione 1-00442presentato daMELONI Giorgiatesto diGiovedì 24 aprile 2014, seduta n. 218

La Camera,
premesso che:
dopo oltre due anni dal giorno del loro arresto, e nonostante le rassicurazioni dei vari Governi italiani nel frattempo succedutisi, non trova soluzione la vicenda dei due fucilieri del Reggimento «San Marco» della Marina Militare italiana arrestati in India perché accusati di aver ucciso, il 15 febbraio 2012, mentre erano in servizio antipirateria sulla nave commerciale Enrica Lexie, due pescatori locali;
i due militari si sono sempre proclamati innocenti, ma la loro posizione, a tutt'oggi, rimane piuttosto delicata;
come confermato più volte dalle stesse autorità civili e militari italiane, l'incidente è avvenuto in acque internazionali e precisamente a 32 miglia dalla costa indiana, una localizzazione che avrebbe dovuto sin dal principio fare venir meno la giurisdizione indiana a favore di quella italiana;
ciononostante la Corte suprema indiana ha negato la giurisdizione dello Stato italiano e, senza adeguata motivazione, ha rivendicato l'esercizio dei diritti sovrani di giurisdizione dell'India, a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo in palese violazione di una norma della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, disponendo, inoltre, che il processo fosse affidato a un tribunale speciale da costituire a New Delhi;
l'Italia, al contrario, ha rivendicato a più riprese la competenza giuridica sul caso, considerato che esso coinvolge organi dello Stato operanti nel contrasto alla pirateria sotto bandiera italiana e in acque internazionali;
in tale vicenda ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo le autorità italiane hanno mostrato sin dall'inizio di non avere adeguata consapevolezza del caso diplomatico aperto con il Governo di Nuova Delhi;
la mancanza di sostegno e solidarietà da parte degli alleati americani, europei e della Nato ha reso drammaticamente evidente lo scarso peso del nostro Paese nello scacchiere internazionale;
nonostante ciò, l'Italia continua a mandare militari sulle navi private per difendere il traffico marittimo nell'Oceano indiano dalla pirateria, come le operazioni «Ocean Shield» o «Atalanta» e a partecipare a missioni internazionali, a tutto beneficio anche dell'India;
notizie rassicuranti sembravano essere giunte dall'India quando il 24 febbraio 2014 la Corte suprema indiana, dopo aver escluso l'applicazione della legge antiterrorismo al caso, ha ammesso il ricorso italiano volto a impedire che la polizia dell'antiterrorismo (Nia, National Investigation Agency) prosegua le indagini e formuli i capi di accusa;
la Corte suprema, però, ha rinviato per l'ennesima volta l'udienza, con il rischio concreto che il periodo feriale prolunghi di nuovo una decisione sulla vicenda;
non favorevole a una soluzione veloce della vicenda processuale dei due marò è anche il clima pre-elettorale che si respira in India in questi mesi;
le sorti dei due fucilieri potrebbero, infatti, aggravarsi in forza delle elezioni politiche, definite le più grandi della storia, che si concluderanno il 16 maggio 2014;
sono di qualche giorno fa le preoccupanti dichiarazioni di Narendra Modi, leader dell'emergente partito dell'opposizione indù del Bjp, secondo il quale il Congresso avrebbe riservato un trattamento privilegiato ai due italiani che dal 18 gennaio 2013 si trovano in libertà provvisoria dietro cauzione nell'ambasciata d'Italia a New Delhi su ordine della stessa Corte Suprema;
anche l'attivista degli «anti corrotti» Arvind Kejriwal ha strumentalizzato la vicenda dei due marò rivendicando il diritto dell'India a giudicare, in quanto, a suo dire, l'incidente è avvenuto in acque indiane: affermazioni totalmente infondate, ma che dimostrano come sia delicata la posizione di Latorre e Girone;
i risultati delle elezioni in India si avranno il 16 maggio, un tempo sufficiente perché l'Italia avvii ogni possibile iniziativa per imporre, a chiunque vinca le elezioni indiane, il rispetto delle regole del diritto internazionale e la riconsegna ai due militari dell'immunità funzionale;
dopo che ci si è a lungo impegnati per una soluzione amichevole della questione, le uniche strade da percorrere ad oggi rimangono l'arbitrato internazionale che continua invece a languire, nonostante precisi pronunciamenti di rappresentanti politici ed istituzionali e il ricorso al Consiglio di Sicurezza, anche in base all'articolo 33 del Trattato ONU, atteso che solo per merito della civiltà e della pacificità dell'Italia la vicenda non ha pregiudicato la sicurezza internazionale,

impegna il Governo:

ad azionare il ricorso all'arbitrato internazionale previsto dall'annesso VII alla Convenzione del diritto del mare (UNCLOS), chiedendo nel frattempo al Tribunale internazionale del diritto del mare (Amburgo) una misura provvisoria volta al ritorno in patria di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in attesa della decisione finale;
a portare il caso all'attenzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché provveda a rinforzare il principio di immunità funzionale che riguarda i militari impegnati in azioni di antipirateria.
(1-00442) «Giorgia Meloni, Cirielli».