• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/03864 MONTEVECCHI, PUGLIA, DONNO, GIROTTO, ENDRIZZI, NUGNES, MORRA, CASTALDI, GIARRUSSO, SCIBONA, PAGLINI, CAPPELLETTI, BOTTICI, AIROLA - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-03864 presentata da MICHELA MONTEVECCHI
giovedì 6 luglio 2017, seduta n.854

MONTEVECCHI, PUGLIA, DONNO, GIROTTO, ENDRIZZI, NUGNES, MORRA, CASTALDI, GIARRUSSO, SCIBONA, PAGLINI, CAPPELLETTI, BOTTICI, AIROLA - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo, dell'interno e della salute - Premesso che:

i cisternoni romani, detti "degli Spasiano", siti a Sorrento (Napoli), per la loro importanza e dimensione sono una rilevante testimonianza dello sviluppo raggiunto dalla città in età augustea. Edificati unitamente all'acquedotto del Formiello, che storicamente li alimentava, risalgono al periodo augusteo (I secolo dopo Cristo) e caddero in disuso nel 476 dopo Cristo;

si tratta di un'opera laterizia di oltre 4.000 metri quadrati a forma di parallelogramma, con volte a botte, rivestita all'interno da una malta durissima. I cisternoni furono restaurati all'epoca dell'imperatore romano Antonino Pio, come risulta dal ritrovamento di un'iscrizione scolpita su una fistula acquaria di piombo, conservata oggi presso il museo Correale di Sorrento;

il loro valore archeologico è stato ufficialmente riconosciuto con un decreto del Ministero per i beni culturali e ambientali emanato nel 1982;

considerato che:

da notizia riportata dai quotidiani on line "Sorrento news telestreet arcobaleno" in data 30 gennaio e "Positano news" in data 31 gennaio 2016 si apprende di un caso eclatante di abuso ai danni di una vasta area in una zona sottoposta a vincolo archeologico, denominata "cisternoni romani degli Spasiano";

inoltre, «Tale sito non suscita alcun interesse agli amministratori sorrentini che lo hanno abbandonato all'incuria, in spregio al sacrosanto dovere di tutelare un bene di proprietà dei cittadini. Ad oggi pare che il Comune ancora non abbia dato prosieguo agli abusi rilevati nel 2016 dal Commissariato di Polizia diretto dall'allora vice questore Antonio Vinciguerra che, insieme alle Autorità di Vigilanza Sanitaria, scoprirono un abuso di una gravità inaudita sul piano urbanistico, ma anche su quello sanitario, un ristoratore fu denunciato per "occupazione illegittima e opere abusive di porzione del sito archeologico cisterne basse" trasformato in un vero e proprio deposito a servizio del ristorante. Per il titolare dovrebbe essere scattata anche la denuncia da parte del Comune di Sorrento per l'appropriazione dell'area archeologica con segnalazione alla Sovrintendenza ai Beni Ambientali e Archeologici di Napoli che, almeno fino a questo momento, non risulta abbia ancora effettuato i necessari sopralluoghi anche per la verifica dei danni causati al sito dall'intervento», come si legge su "Telestreet Arcobaleno" il 19 maggio 2017;

considerato inoltre che, con una nota del 3 luglio 2009, prot. n. 6486, il Ministero per i beni e le attività culturali denunciava una situazione di incuria e di grave abuso con rischio di possibili, irrimediabili incalcolabili danni a tali beni archeologici, come si leggeva su un articolo di "Positano News" del 5 ottobre 2013,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, attivarsi presso l'amministrazione competente, affinché siano verificati l'operato dell'amministrazione comunale, nonché la presenza di ulteriori abusi nell'area, in considerazione del fatto che il complesso dei cisternoni romani in uso al terreno che li incorpora appartiene ipso iure al demanio comunale;

se non ritengano di dover avviare un'indagine conoscitiva al fine di appurare l'esito dell'intervento del commissariato di Polizia di Sorrento e dell'autorità di vigilanza sanitaria;

quali iniziative il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo intenda intraprendere al fine di accertare il corretto operato della Soprintendenza ai beni ambientali e archeologici di Napoli che, nonostante l'opera sia sottoposta a vincolo ministeriale, a notizia degli interroganti non avrebbe effettuato i necessari sopralluoghi per la verifica della condizione del sito.

(3-03864)