• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/17257    il prefetto di Venezia Carlo Boffi ha firmato un'ordinanza «per l'immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte» presenti all'interno...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17257presentato daCIMBRO Eleonoratesto diMartedì 11 luglio 2017, seduta n. 831

   CIMBRO, ZOGGIA, RICCIATTI, LAFORGIA, SPERANZA, SCOTTO, ROBERTA AGOSTINI, ALBINI, BERSANI, FRANCO BORDO, BOSSA, CAPODICASA, D'ATTORRE, DURANTI, EPIFANI, FAVA, FERRARA, FOLINO, FONTANELLI, FORMISANO, FOSSATI, CARLO GALLI, KRONBICHLER, LEVA, MARTELLI, MELILLA, MURER, NICCHI, GIORGIO PICCOLO, PIRAS, QUARANTA, RAGOSTA, SANNICANDRO, STUMPO, ZACCAGNINI, ZAPPULLA e ZARATTI. — Al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
   il prefetto di Venezia Carlo Boffi ha firmato un'ordinanza «per l'immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte» presenti all'interno dello stabilimento balneare Punta Canna a Chioggia. L'atto è stato notificato al gestore dello stabilimento balneare, Gianni Scarpa. Nell'ordinanza è ordinato a Scarpa «di astenersi dall'ulteriore diffusione di messaggi contro la democrazia». L'ordinanza è arrivata dopo la «visita» della Digos e dei vigili urbani, in seguito alle polemiche per la spiaggia nostalgica del Ventennio mussoliniano;
   non vi è alcun dubbio che nelle intenzioni del gestore dello stabilimento balneare che inneggia al fascismo di Chioggia e che intrattiene i bagnanti in discorsi stile Duce, in un ambiente pieno di cartelli con immagini di Mussolini e saluti romani, non ci sia solo «il desiderio di suscitare un sorriso». Anche a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate dal gestore a Repubblica: «la democrazia mi fa schifo, qui valgono, le mie regole, i tossici li sterminerei...»;
   non sono mancate l'indignazione e la rabbia di cittadini e amministratori, che hanno esortato a revocare la concessione balneare dello stabilimento, definito dal suo titolare «zona antidemocratica e a regime», con tanto di esortazione ad avere un atteggiamento quanto meno remissivo (Non rompete i c...). Lo stabilimento ha ricevuto la visita della Digos di Venezia, «per accertamenti», e domani anche la Polizia locale effettuerà le verifiche del caso: «Se ci saranno infrazioni alla normativa per quanto ci riguarda, profili penalmente rilevanti o irregolarità nella struttura – ha chiarito il vicesindaco Marco Veronese – il Comune interverrà immediatamente. La notizia di reato è già all'attenzione dell'autorità giudiziaria e quindi l’iter farà il suo corso»;
   quella ostentazione di memorabilia del ventennio – tra gadget fascisti, poster del Duce, il tutto condito dai giudizi sprezzanti del titolare dello stabilimento – ha dunque acceso le ire di tanti. Su tutti l'Anpi di Chioggia, che ha «stigmatizzato il comportamento provocatorio e pericoloso del gestore» e chiesto «l'immediata revoca della concessione balneare e l'applicazione delle sanzioni previste dalle leggi». «Chioggia antifascista non c'entra niente con questo ciarpame: il tizio è miranese, i clienti sono turisti che vengono da altre parti del Veneto», afferma l'Anpi. «Al personaggio ricordiamo che Punta Canna non è «casa sua», come ama asserire: in quanto concessione demaniale sul suolo italiano, egli è tenuto a rispettare le leggi dello Stato, congruenti con la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista» –:
   se non ritenga necessario intervenire, attraverso la prefettura e la questura di Venezia, al fine di verificare tutte le iniziative possibili per evitare il protrarsi di una situazione che vede propagandare i princìpi e simboli del fascismo e che genera grave danno alla memoria e ai valori della Costituzione;
   se non ritenga urgente e doveroso assumere iniziative, per quanto di competenza, per avviare un approfondimento sulla questione;
   quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di impedire che situazioni analoghe possano verificarsi in futuro. (4-17257)