• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00352 premesso che: l'articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 afferma che «Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00352presentato daSPADONI Maria Ederatesto diLunedì 28 aprile 2014, seduta n. 219

La III Commissione,
premesso che:
l'articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 afferma che «Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità»;
l'articolo 7 della stessa dichiarazione proibisce ogni forma di discriminazione: «Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione»;
molti trattati internazionali contengono indicazioni come queste, che non menzionano esplicitamente «l'orientamento sessuale», ma tale lacuna è stata colmata da numerosi Paesi con leggi specifiche che includono anche l'orientamento sessuale, o specificatamente l'omosessualità, tra i gruppi oggetto di tutela;
il comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, nel 1994, ha equiparato, nel caso «Nicholas Toonen vs. Australia», la menzione di «sesso» a quella di «orientamento sessuale»;
in 78 Paesi del mondo l'omosessualità è considerata un reato; in sette di questi (Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan, Yemen e negli stati della federazione della Nigeria che applicano la sharia e nelle zone meridionali della Somalia) i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la pena di morte;
nel rapporto annuale 2013 Amnesty International ha denunciato violazioni dei diritti umani, aggressioni, intimidazioni e discriminazioni nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) in più di 40 Paesi: Albania, Armenia, Bahamas, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Camerun, Cile, Croazia, Danimarca, Fiji, Gambia, Georgia, Ghana, Grecia, Guyana, Iran, Iraq, Italia, Giamaica, Lettonia, Libano, Liberia, Lituania, Macedonia, Malawi, Moldova, Montenegro, Nigeria, Russia, Serbia, Sudafrica, Taiwan, Trinidad e Tobago, Tunisia, Turchia, Ucraina, Uganda, Ungheria, Uruguay, Zimbabwe;
in Turchia la discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere è nella legge e nella prassi; si riflette negli ostacoli per accedere al lavoro, soprattutto per le donne transgender, che spesso vengono aggredite, a volte uccise e non sono tutelate da questa discriminazione;
nel 2009, cinque donne transgender sono state uccise e solo in un caso è stata emessa una condanna verso i responsabili;
il ministro della giustizia turco Bekir Bozdag ha annunciato pochi giorni fa un progetto per costruire zone separate per i gay nelle strutture carcerarie, una nuova misura per «proteggere i detenuti separandoli in base al loro orientamento sessuale»;
tale provvedimento, se generalizzato in veri e propri reparti per detenuti gay, può finire per rivelare l'orientamento sessuale dei detenuti, un'umiliante forzatura che comporta isolamento nell'isolamento;
dall'articolo Justice minister announces exclusive prisonsfor LGBTs, sparking debate del giornale turco Hurryiet, si afferma che «l'unico studio approfondito sulla questione dei detenuti LGBT è stata effettuata dall'organizzazione Kaos GL nel 2008.» Ovviamente «L'organizzazione ha sottolineato che rivelare l'orientamento sessuale deve essere una libera scelta del detenuto e non deve diventare un obbligo»;
la Turchia è un Paese candidato all'ingresso nell'Unione europea;
per aderire all'Unione europea, il Paese richiedente deve rispettare i principi dell'articolo 6, paragrafo 1 del TUE, comuni agli Stati membri e sui quali si fonda l'Unione europea la libertà, la democrazia, il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e lo stato di diritto. Qualsiasi Paese che intenda aderire all'Unione europea, pertanto, deve rispettare i criteri di adesione, o criteri di Copenaghen, in base ai quali la Commissione esprime il proprio parere relativo a qualsiasi domanda di adesione, tra cui stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, lo stato di diritto, i diritti dell'uomo nonché il rispetto e la tutela delle minoranze,

impegna il Governo:

a intraprendere ogni iniziativa utile affinché il Governo turco si impegni concretamente a modificare il proprio ordinamento interno, nel rispetto degli accordi internazionali sottoscritti e ratificati, allo scopo di garantire anche ai cittadini e cittadine gay lesbiche, transgender e intersessuati quei diritti fondamentali della persona che spettano ad ogni essere umano;
a sollecitare da parte delle autorità turche interventi anche legislativi atti a contrastare l'omofobia e tutti gli atteggiamenti di violazione della dignità umana, garantendo a tutti e tutte la libera espressione della propria identità di genere;
a sollecitare il Governo turco ad assumere iniziative di tutela dei detenuti gay che evitino reparti «confino» e di «appestati», come invece rischiano di diventare le prigioni turche se verrà messa in atto la proposta discriminatoria del Ministro Bekir Bozdag;
ad assumere una iniziativa in sede di Unione europea affinché l'Unione si faccia garante di una convenzione tra le organizzazioni dei diritti umani turche ed europee, e le autorità carcerarie di quel Paese, affinché siano consentiti e normati l'accesso delle citate organizzazioni agli istituti di detenzione e pena e il lavoro di supporto psicologico e materiale delle stesse nei confronti della popolazione detenuta.
(7-00352) «Spadoni, Manlio Di Stefano, Di Battista, Sibilia, Del Grosso, Grande, Scagliusi».