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Atto a cui si riferisce:
S.1/00821 premesso che: la produzione europea di riso ammonta a 1,8 milioni di tonnellate annue per un fatturato annuo di circa 3 miliardi di euro; la filiera risicola europea presenta delle...



Atto Senato

Mozione 1-00821 presentata da DANIELA DONNO
martedì 25 luglio 2017, seduta n.864

DONNO, GAETTI, SANTANGELO, GIROTTO, CATALFO, MARTON, CAPPELLETTI, GIARRUSSO, BERTOROTTA, PUGLIA - Il Senato,

premesso che:

la produzione europea di riso ammonta a 1,8 milioni di tonnellate annue per un fatturato annuo di circa 3 miliardi di euro;

la filiera risicola europea presenta delle peculiarità che la distinguono dalle filiere risicole del resto del mondo; infatti, è caratterizzata da: a) un'elevata specializzazione; b) un fondamentale ruolo di gestione delle acque, garantendone la disponibilità nel lungo termine; c) un'importante valenza ambientale in termini di riduzione dell'inquinamento delle acque sotterranee, di preservazione di diverse specie di animali, di prevenzione dei fenomeni alluvionali e di contrasto della salinizzazione dei terreni limitrofi alle foci dei fiumi; d) un prodotto che non può essere considerato una commodity, in quanto rifornisce diversi segmenti di mercato; e) una valenza storica, sociale e culturale;

l'Italia è il principale produttore di riso dell'Unione europea, con oltre il 50 per cento della produzione e delle superfici investite: dei 475.000 ettari che in Europa sono dedicati alla risicoltura, circa 234.000 ettari sono in Italia;

la filiera italiana produce circa 1.400.000 tonnellate di riso greggio, raggiungendo anche un massimo di 1.500.000 tonnellate, dal quale si ottiene un milione di tonnellate di riso lavorato e un fatturato, rispettivamente, di 500 milioni e 1,55 miliardi di euro;

le aziende risicole italiane sono circa 4.000, vi sono 107 aziende di trasformazione e 70 aziende che trasformano solo la propria produzione, per un totale di 10.000 addetti;

l'Italia è l'unico Paese europeo e mondiale che, per la sua lunga tradizione, ha creato e migliorato la varietà originale, in modo da adattarla al territorio e alle tradizioni locali;

le regioni in cui si coltiva la maggior parte del riso italiano sono Piemonte e Lombardia, che rappresentano il 92 per cento del totale delle superfici risicole italiane, e poi Veneto, Emilia-Romagna e alcune zone tipiche della Sardegna, Calabria e Toscana;

considerato che:

il settore risicolo nazionale sta vivendo una crisi assai grave, la quale, peraltro, si è aggravata nel corso degli ultimi anni, a causa dell'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 732/2008 del Consiglio, del 22 luglio 2008, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate (SPG), successivamente aggiornato dal regolamento (UE) n. 978/2012;

il sistema di preferenze generalizzate, istituito dal 1971 per aiutare la crescita dei Paesi in via di sviluppo, è lo strumento con il quale l'Unione europea accorda un accesso più facile al proprio mercato ad alcuni Paesi mediante la concessione di una tariffa preferenziale dei dazi applicabili all'atto dell'importazione. Il sistema comprende il cosiddetto regime EBA ("everything but arms"), che concede l'accesso senza dazi e contingentamenti a tutti i prodotti provenienti dai Paesi meno sviluppati (least developed country, LDC), senza limitazioni quantitative e senza dover pagare alcuna tariffa, ad eccezione delle armi;

l'aumento anomalo delle importazioni di riso a basso prezzo dai Paesi asiatici sta riducendo i prezzi di mercato del riso prodotto nell'Unione europea al di sotto dei costi di produzione, con gravi danni per le imprese europee;

la crisi è certificata dalla stessa Commissione europea che ha preventivato, per la campagna in corso, rimanenze finali, ovvero prodotto non collocato sul mercato, pari a 585.000 tonnellate, circa un terzo dell'intera produzione comunitaria;

questo stato di cose ha portato gli agricoltori a diminuire del 40 per cento la superficie a riso indica, quello maggiormente in concorrenza con il prodotto di importazione dai Paesi meno avanzati, e ad aumentare, nel contempo, di oltre il 14 per cento la superficie coltivata a riso japonica, creando in tal modo i presupposti per lo squilibrio di mercato di entrambe le tipologie di riso con il conseguente crollo delle quotazioni dei risoni;

entro novembre 2017 la Commissione europea sarà chiamata a redigere una relazione sugli impatti derivanti dall'importazione di risi dai Paesi extra Unione europea;

i rappresentanti della filiera risicola europea sono gravemente preoccupati dalla situazione di mercato delle campagne scorse e dalle prospettive per i prossimi anni;

la risicoltura europea rischia, infatti, di essere fortemente ridimensionata, mettendo in pericolo un vasto territorio e tutta la filiera, con gravi ripercussioni non solo economiche ed occupazionali ma anche ambientali (l'abbandono dei terreni coltivati compromette, infatti, l'ecosistema e l'equilibrio idrogeologico) e sanitarie (nei prodotti di origine asiatica è stata rilevata la presenza di pesticidi non autorizzati);

il sistema di preferenze generalizzate prevede in ogni caso meccanismi di sorveglianza e di salvaguardia, che consentono anche di ripristinare i normali dazi della tariffa doganale comune, qualora un prodotto originario di un Paese beneficiario di uno dei regimi preferenziali sia importato in volumi o a prezzi tali da causare, o rischiare di causare, gravi difficoltà ai produttori dell'Unione europea di prodotti simili o direttamente concorrenti;

considerato inoltre che:

ognuna delle varietà tipiche italiane (oltre un centinaio, tra cui Carnaroli, Arborio, Roma-Baldo, Ribe, Vialone nano, Sant'Andrea e Thaibonnet) possiede caratteristiche specifiche, legate ai luoghi e alle tecniche con cui avviene la coltivazione;

preservare e difendere l'esistenza di tali varietà è importante anche per custodire una lunga tradizione agricola, nonché per riconoscere le caratteristiche legate alla trasformazione ed alla lavorazione in cucina del prodotto e preservarne le tipicità della tradizione gastronomica che così fortemente caratterizza la coltura e la ricchezza italiana nel mondo;

la riorganizzazione del mercato del riso deve, pertanto, andare nella duplice direzione di valorizzare le varietà e le produzioni, anche quelle nuove, e di fornire al consumatore informazioni reali sulle caratteristiche del prodotto che sta acquistando e consumando;

è evidente che l'importanza della filiera risicola italiana risiede nella strategicità territoriale e nella necessità di salvaguardare una specializzazione ed una specificità ad un'agro-biodiversità di prodotto che contribuisce a mantenere alta l'immagine del made in Italy alimentare, ma anche di assicurare la stabilità socio-economica di un complesso territoriale di assoluta rilevanza. Nelle regioni Piemonte e Lombardia la coltura del riso rappresenta il motore trainante dell'economia,

impegna il Governo ad adottare in tempi rapidi iniziative presso le sedi europee preposte, affinché la filiera risicola europea ed italiana sia tutelata attraverso le seguenti azioni:

1) la pronta applicazione della clausola di salvaguardia nei confronti delle importazioni dai Paesi meno avanzati (revisione del regolamento (UE) n. 978/2012), per rivedere le agevolazioni ad oggi previste per determinati dazi doganali, e la conseguente individuazione di regole condivise e reciproche sia tra gli Stati membri dell'Unione europea sia tra gli Stati membri dell'Unione europea e i Paesi terzi, in ambito fitosanitario e commerciale, per favorire un mercato trasparente nel rispetto dei diritti sociali, dei lavoratori e della tutela dell'ambiente;

2) il mantenimento della specificità del settore risicolo nell'ambito della prossima politica agricola comune, con obiettivi e strumenti adeguati per il comparto;

3) la promozione della conoscenza dei luoghi e della qualità delle produzioni risicole nazionali, ormai conosciute e affermate sui mercati internazionali e mondiali, anche e in particolare per i parametri di qualità e di sicurezza alimentare, decisamente superiori e lontanissimi da quelli del riso di provenienza asiatica, del tutto irrilevabili e incerti;

4) l'avvio, con le risorse che si renderanno disponibili, di campagne promozionali per incrementare il consumo di riso italiano nell'Unione europea;

5) la promozione, a livello nazionale ed europeo, di iniziative volte a potenziare l'attività di vigilanza e prevenzione delle pratiche commerciali scorrette, della pubblicità ingannevole e comparativa illecita, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti degli operatori eventualmente coinvolti in tali pratiche e di contrastare con maggiore determinazione ed efficacia il fenomeno dell'italian sounding;

6) l'adozione di iniziative volte a prevedere l'estensione dell'"assicurazione ricavi grano" alla filiera del riso italiano, al fine di costituire una rete protettiva per assicurare il reddito degli agricoltori;

7) la promozione di iniziative tese a valorizzare il riso italiano prodotto e lavorato direttamente dagli agricoltori (oppure in delega a laboratori terzi), immesso nel mercato locale tramite una filiera diretta ed una vendita "in sede", attraverso agriturismi (o equiparabili), oppure nei circuiti associativi di vendita, in modo da preservare l'identità e la tipicità della filiera locale tra produttore e prodotto;

8) l'adozione di tutte le azioni necessarie per non disperdere, pur nella chiara ottica di una semplificazione del sistema di etichettatura dei prodotti, mossa da esigenze di politica comunitaria e di mercato, la particolare tradizione della coltura risicola italiana.

(1-00821)