• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
S.2/00477 BLUNDO, MONTEVECCHI, SERRA, PUGLIA, GIARRUSSO, MANGILI, TAVERNA, GIROTTO, BERTOROTTA, CAPPELLETTI, CASTALDI, AIROLA, COTTI, DONNO, FATTORI, GAETTI, ENDRIZZI, LEZZI, NUGNES, MARTELLI,...



Atto Senato

Interpellanza 2-00477 presentata da ROSETTA ENZA BLUNDO
giovedì 27 luglio 2017, seduta n.867

BLUNDO, MONTEVECCHI, SERRA, PUGLIA, GIARRUSSO, MANGILI, TAVERNA, GIROTTO, BERTOROTTA, CAPPELLETTI, CASTALDI, AIROLA, COTTI, DONNO, FATTORI, GAETTI, ENDRIZZI, LEZZI, NUGNES, MARTELLI, PAGLINI, CATALFO, MARTON, CIOFFI, CIAMPOLILLO, LUCIDI, MORONESE, MORRA, SCIBONA, BUCCARELLA, SANTANGELO, BULGARELLI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute - Premesso che la legge 8 ottobre 2010, n. 170, ha introdotto nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento (DSA) in ambito scolastico, nonché le definizioni di dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Nello specifico, si definisce (art. 1) la dislessia come "un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell'imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura", la disgrafia come "un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica", la disortografia come "un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica", la discalculia come "un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell'elaborazione dei numeri";

considerato che:

le linee guida contenute nel decreto ministeriale n. 5669 del 2011 attuativo della legge n. 170 del 2010, invitava le figure professionali che si relazionano con gli allievi ad individuare comportamenti predittivi dei DSA e a comprendere come alcuni bambini possano avere stili cognitivi e modalità di apprendimento non comuni. La figura professionale di prossimità è sicuramente quella dell'insegnante, al quale viene riconosciuto il fondamentale compito di effettuare, attraverso l'osservazione, l'identificazione di indicatori e situazioni da risolvere e la conseguente "messa in atto di adeguate attività di recupero didattico mirato";

a parere degli interpellanti, la previsione di adeguate attività di recupero didattico mirato presuppone non solo che queste ultime siano realmente effettuate, ma anche documentate e monitorate, affinché si possa verificare se quanto messo in atto stia producendo dei miglioramenti, che le difficoltà non siano pertanto persistenti, il che escluderebbe azioni di altra natura se non quelle del rinforzo didattico e se vi siano, infine, le condizioni per proseguire nel programma di recupero didattico dell'alunno;

considerato inoltre che:

la legge n. 170 del 2010 stabilisce, al comma 2 dell'articolo 3, che "Per gli studenti che, nonostante adeguate attività di recupero didattico mirato, presentano persistenti difficoltà, la scuola trasmette apposita comunicazione alla famiglia". Inoltre, si precisa al comma 3 che "È compito delle scuole di ogni ordine grado, comprese le scuole dell'infanzia, attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti". Queste norme, a parere degli interpellanti, hanno prodotto negli ultimi anni un sostanziale arretramento, quasi una deresponsabilizzazione degli istituti scolastici nell'affrontare alcune difficoltà dell'apprendimento o dei nuovi saperi, sempre più classificate come potenziali disturbi e oggetto, pertanto, dell'intervento del Servizio sanitario nazionale (SSN). Questo tipo di approccio, di fatto, ha contribuito a lasciare ampio spazio alla medicalizzazione nelle scuole, trascurando di contro la possibilità, prevista dalla stessa legge n. 170 del 2010 di mettere in atto attività mirate di recupero didattico per superare i problemi di apprendimento;

tuttavia, si deve necessariamente tenere conto della carenza di informazioni e dati ufficiali aggiornati, un gap che ovviamente contribuisce a non offrire un quadro sufficientemente chiaro della situazione. I dati ufficiali più recenti in merito sono contenuti nel documento del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca intitolato "L'integrazione scolastica degli alunni con disabilità a.s. 2014/2015". Nel complesso si nota un aumento degli studenti con DSA che hanno ottenuto la certificazione, passando dallo 0,7 al 2,1 per cento sul totale degli alunni italiani. Nello specifico, poi, l'incremento principale si riscontra nella scuola secondaria superiore, dove le certificazioni si sono triplicate nel primo grado (passando dall'1,5 al 4,2 per cento) e nel secondo grado (dallo 0,6 al 2,5 per cento). Interessanti risultano anche essere la distribuzione geografica (Mezzogiorno 15 per cento, Centro 22, Nord-Ovest 41, Nord-Est 22 per cento) e la tipologia di disturbo (discalculia 18 per cento, dislessia 46, disortografia 20, disgrafia 20 per cento) degli alunni con DSA;

sulla base delle molte segnalazioni ricevute, risulta agli interpellanti che la crescita esponenziale dei casi sia anche dovuta al fatto che i docenti utilizzino molto frequentemente e con una certa superficialità l'opzione sanitaria, che si concretizza nell'attivazione di "interventi tempestivi e idonei a individuare i casi sospetti di DSA degli studenti, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate", ignorando completamente la fase "dell'adeguata attività di recupero didattico mirato". Segnalazioni che andrebbero comunque verificate dai Ministri in indirizzo, soprattutto perché la crescita abnorme di casi di DSA fa pensare che ciò che dovrebbe essere affrontato in ambito esclusivamente didattico-pedagogico, del rapporto scuola-famiglia e dei piani formativi degli insegnanti venga con estrema faciloneria convenientemente relegato a una questione di carattere sanitario;

altresì, il ricorso a strumenti dispensativi e compensativi non fa altro che aggravare il problema. Esonerare, infatti, l'alunno in difficoltà da determinate attività scolastiche produce due effetti: da un lato, ostacola o impedisce del tutto l'esercizio, primario ed efficace strumento terapeutico, facendo aumentare il gap con i propri coetanei; dall'altro, privandolo sostanzialmente del diritto all'apprendimento, si attivano automaticamente alcuni pericolosi meccanismi di emarginazione che avranno ovviamente degli effetti negativi sulla sua crescita;

infine, l'enorme quantità di bambini, attualmente diagnosticati come dislessici o affetti da altro disturbo dell'apprendimento, hanno in realtà solo bisogno di esercizio, della personalizzazione del piano formativo e di insegnanti opportunamente formati e costantemente aggiornati,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano opportuno fornire tempestivamente dati aggiornati sui bambini ai quali è stato diagnosticato un disturbo specifico dell'apprendimento;

se, nei limiti delle proprie attribuzioni e facendo ricorso ai poteri ispettivi riconosciuti dal nostro ordinamento, non ritengano urgente attivare un piano di controllo delle modalità di applicazione della legge n. 170 del 2010, al fine di verificare se nell'ambito delle istituzioni scolastiche si faccia ricorso all'attivazione del percorso di diagnosi di DSA solo ed esclusivamente in caso di documentata inefficacia del piano didattico mirato;

se non ritengano opportuno procedere alla convocazione di un tavolo interministeriale, che preveda anche la partecipazione di rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni, volto a verificare se i docenti siano adeguatamente formati ai fini della rilevazione del disturbo e della definizione e realizzazione degli interventi di recupero didattico mirato previsti dalla legge n. 170 del 2010.

(2-00477 p. a.)