• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07911 FILIPPIN, GINETTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che l'art. 27 della Costituzione prevede che le pene devono tendere alla rieducazione e risocializzazione del reo; a seguito dei...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07911 presentata da ROSANNA FILIPPIN
giovedì 27 luglio 2017, seduta n.867

FILIPPIN, GINETTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che l'art. 27 della Costituzione prevede che le pene devono tendere alla rieducazione e risocializzazione del reo; a seguito dei recenti interventi normativi si è assistito ad un'evoluzione della finalità della pena verso sistemi riparativi nei confronti della vittima e della società, pur in ossequio al principio dell'effettività e certezza delle pene;

considerato che

il cardine del nuovo ordinamento penitenziario, di cui alla legge n. 395 del 1975, è l'obbligo dell'osservazione scientifica della personalità del condannato per l'individualizzazione del trattamento penitenziario e per un programma di reinserimento e recupero che, con l'offerta di diverse opportunità, tra formazione, istruzione e soprattutto lavoro, scongiuri la recidiva e dia più sicurezza ai cittadini;

nell'ordinamento vigente, la detenzione in carcere costituisce l'extrema ratio, in particolare nella fase cautelare; con le recenti modifiche all'ordinamento è stata istituita la pena della detenzione domiciliare nonché l'istituto della messa alla prova per adulti ed inoltre, con la legge n. 103 del 2017, recante "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario", è previsto l'intervento sui meccanismi automatici che limitano l'accesso alle misure alternative al carcere;

vi è la necessità di implementare il sistema regionale dei circuiti penitenziari volti alla differenziazione del trattamento e all'osservazione della personalità del condannato, in attuazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000;

considerato, inoltre, che:

la legge delega n. 103 del 2017, con la previsione dell'eliminazione degli automatismi di preclusione all'accesso ai benefici penitenziari, e con la previsione di attività di giustizia di tipo riparativo, intende rafforzare il sistema dell'esecuzione esterna, che impone con forza peraltro di ripensare i compiti e le funzioni di tutti gli operatori penitenziari;

il Corpo di Polizia penitenziaria vive da anni una situazione di notevole criticità, a causa del persistente sovraffollamento delle carceri che, come è noto, deteriora notevolmente le condizioni di lavoro, soprattutto se accompagnato da un organico in notevole sofferenza: secondo quanto segnalato dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, a fronte di un organico di 45.325 unità, la forza lavoro presente al 1° gennaio 2016 è pari a 36.981, con una carenza di ben 8.344 unità;

a seguito del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 84 del 2015, recante "Regolamento di riorganizzazione del Ministero della giustizia e riduzione degli uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche", e successivi decreti attuativi, gli Uffici di esecuzione penale esterna (UEPE) sono divenuti articolazioni territoriali del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità;

in particolare, gli artt. 9 e 10 del decreto ministeriale 17 novembre 2015 individuano rispettivamente uffici distrettuali di esecuzione penale esterna e gli uffici interdistrettuali di esecuzione penale esterna. Il principale campo di intervento degli UEPE è quello relativo all'esecuzione delle sanzioni penali non detentive e delle misure alternative alla detenzione; a tal fine, elaborano e propongono alla magistratura il programma di trattamento da applicare e ne verificano la corretta esecuzione da parte degli ammessi a tali sanzioni e misure;

i compiti a loro attributi, indicati dall'articolo 72 della legge n. 354 del 1975 e dalle altre leggi in materia di esecuzione penale, si esplicano in diverse aree di intervento: attività di aiuto e controllo delle persone sottoposte alla messa alla prova e all'affidamento in prova al servizio sociale e di sostegno dei detenuti domiciliari; esecuzione del lavoro di pubblica utilità e delle sanzioni sostitutive della detenzione; attività di indagine sulla situazione individuale e socio-familiare nei confronti dei soggetti che chiedono di essere ammessi alle misure alternative alla detenzione e alla messa alla prova; su richiesta della magistratura di sorveglianza, le inchieste al fine dell'applicazione, modifica, proroga o revoca delle misure di sicurezza; attività di consulenza agli istituti penitenziari per favorire il buon esito del trattamento penitenziario;

nello svolgimento di tali attività, gli UEPE operano secondo una logica di intervento di prossimità e di presenza nel territorio, a supporto delle comunità locali e in stretta sinergia con gli enti locali, le associazioni di volontariato, le cooperative sociali e le altre agenzie pubbliche e del privato sociale presenti nel territorio, per realizzare l'azione di reinserimento ed inclusione sociale, e con le forze di polizia, per l'azione di contrasto della criminalità e di tutela della sicurezza pubblica;

all'interno degli UEPE operano differenti figure professionali tra le quali: dirigenti, assistenti sociali, psicologi, agenti di Polizia penitenziaria, funzionari amministrativi, contabili e personale ausiliario e di supporto e pertanto si rileva la necessità di adeguamento delle piante organiche di tutte le figure professionali coinvolte;

preso atto che:

gli interventi normativi degli ultimi due anni in materia hanno favorito l'ammissione dei detenuti alle misure alternative al carcere portando la popolazione detenuta da 66.000 del 2013 a 52.000 detenuti 2016 e di 40.000 unità in regime di esecuzione esterna;

si sono dimostrati insufficienti i finanziamenti ad enti locali, associazioni di volontariato, cooperative sociali ed altre agenzie del privato sociale presenti nel territorio, per realizzare l'azione di reinserimento ed inclusione sociale dei detenuti in esecuzione esterna;

in provincia di Vicenza, ad esempio, opera "Jonathan", associazione di promozione sociale che attua misure alternative al carcere e ha come obiettivo l'accompagnamento e il reinserimento sociale dei detenuti con preferenza per i più giovani ed i meno abbienti, ospitando fino a 20 persone, parte delle quali anche per la notte;

ai detenuti e gli ex detenuti ospitati nella struttura, situata in un casale appartenente alle suore della "Divina Volontà" di Vicenza, viene offerta un'esperienza formativo-lavorativa, con la possibilità di borse di lavoro, seppur non ancora in modo continuativo e stabile; la tipologia di lavoro svolto consiste in piccoli assemblaggi o imbustaggi per aziende del territorio;

la comunità riesce ad autofinanziarsi grazie a donazioni o a contributi che risultano essere spesso insufficienti per garantire la stabilità e la continuità del progetto,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle difficoltà che si sono manifestate, nello specifico, nell'attuazione del progetto "Jonathan" di Vicenza;

in quale modo intenda consentire a quelle associazioni che mettono a disposizione progetti e strutture per l'esecuzione esterna della pena di ricevere adeguati finanziamenti, atteso che essi, ad oggi, si sono rivelati evidentemente insufficienti.

(4-07911)