• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07906 PEPE - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dell'interno - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante: la legge n. 97 del 2001, spesso disattesa,...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07906 presentata da BARTOLOMEO PEPE
giovedì 27 luglio 2017, seduta n.867

PEPE - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dell'interno - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:

la legge n. 97 del 2001, spesso disattesa, disciplina il rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare e gli effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche;

l'art. 3, comma 3, recita: "Salvo che il dipendente chieda di rimanere presso il nuovo ufficio o di continuare ad esercitare le nuove funzioni, i provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 perdono efficacia se per il fatto è pronunciata sentenza di proscioglimento o di assoluzione anche non definitiva e, in ogni caso, decorsi cinque anni dalla loro adozione, sempre che non sia intervenuta sentenza di condanna definitiva. In caso di proscioglimento o di assoluzione anche non definitiva, l'amministrazione, sentito l'interessato, adotta i provvedimenti consequenziali nei dieci giorni successivi alla comunicazione della sentenza, anche a cura dell'interessato";

come rilevato nell'atto 4-07295, pubblicato il 29 marzo 2017, la Regione Basilicata spesso non ritiene di applicare, rispetto ai propri funzionari, prescrizioni e misure, quali il trasferimento di sede o l'attribuzione di un incarico differente da quello già svolto dal dipendente, in presenza di evidenti motivi di opportunità circa la permanenza del dipendente nell'ufficio, in considerazione del discredito che l'amministrazione stessa può ricevere da tale permanenza, e sempre e comunque la rotazione degli incarichi;

tuttavia, ogni deroga ha un'eccezione e, giustamente, per il tenente Giuseppe Di Bello, accusato di aver divulgato dati inerenti alla qualità delle acque destinate ad uso umano e potabile per milioni di cittadini del Mezzogiorno d'Italia, in particolare per Basilicata, Puglia e Campania, il 25 maggio 2010, a seguito della sottoposizione a procedimento penale (n. 1.110/10 R. G. N. R. Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza) per il reato di cui all'art. 326 del codice penale, dal 30 settembre 2010, fu predisposta ordinanza di assegnazione temporanea all'ufficio cultura ed istruzione presso il museo e la pinacoteca provinciali;

il trasferimento presso il museo provinciale fu richiesto in quanto l'ufficio per i procedimenti disciplinari aveva disposto, ancor prima che fosse depositata la richiesta di rinvio a giudizio per evidenti motivi di opportunità, il trasferimento del tenente dall'ufficio di appartenenza ad un altro ufficio in applicazione dell'art. 3, comma 1, ultimo periodo della legge n. 97, che recita: "Salva l'applicazione della sospensione dal servizio in conformità a quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, quando nei confronti di un dipendente di amministrazioni di enti pubblici ovvero di enti a prevalente partecipazione pubblica è disposto il giudizio per alcuni dei delitti previsti dagli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319, 319-ter (...) e 320 del codice penale e dall'articolo 3 della legge 9 dicembre 1941, n. 1383, l'amministrazione di appartenenza lo trasferisce ad un ufficio diverso da quello in cui prestava servizio al momento del fatto", per il discredito che l'amministrazione pubblica potrebbe ricevere dalla permanenza presso la Polizia provinciale, ed il tutto sarebbe dovuto avvenire con attribuzione di funzioni corrispondenti, per inquadramento, mansioni e prospettive di carriera, a quelle svolte in precedenza;

in primo e secondo grado di giudizio veniva condannato a mesi 2 e giorni 20 di reclusione, con beneficio di non menzione della pena e non luogo a procedere perché incensurato. Già nei primi due gradi di giudizio venivano citati nella sentenza i principi moralmente apprezzabili del gesto del tenente, che era finalizzato a far conoscere un problema di rilevanza sociale che atteneva alla salute pubblica di milioni di cittadini;

si richiamano i dati diffusi con gli arresti di fine marzo 2016 e gli incidenti alla raffineria di Viggiano del gennaio 2017;

a seguito del primo annullamento della suprema Corte di cassazione avvenuta il 23 giugno 2015, il sindacato interno della Provincia di Potenza chiedeva il 19 ottobre dello stesso anno ai sensi del citato art. 3, comma 3, indirizzando una nota ufficiale al presidente e al direttore generale della Provincia, il reintegro nei ruoli, nei compiti e nelle funzioni del tenente Di Bello; nella stessa veniva precisato che lo stesso lavoratore Di Bello stava da anni subendo un trattamento demansionante e mobbing in quanto svolgeva mansioni non adeguate e dequalificanti, e sollecitava il rientro in servizio presso il Corpo di Polizia provinciale anche in ragione del fatto che nel frattempo a causa del ridimensionamento delle Province l'intero personale del museo e della pinacoteca, ad eccezione del tenente Di Bello, era stato assegnato alle dipendenze della Regione Basilicata;

in data 29 marzo 2017, il tenente Giuseppe Di Bello riceveva un secondo annullamento della sentenza con specificazione che l'ufficiale aveva diffuso i dati delle analisi sulle acque che erano state fatte a proprie spese e che non vi fosse alcun interesse privato, che fosse palese ed evidente l'interesse pubblico perseguito, che non vi fosse alcun danno ad alcuna pubblica amministrazione né alcun nocumento all'autorità giudiziaria, che lo stesso fosse incensurato;

a distanza di 7 anni e mezzo da quella che è stata riconosciuta come un'ingiustizia, il tenente Giuseppe di Bello ne subisce ancora le conseguenze;

ad oltre 7 anni di perdita di massa stipendiaria e un mobbing oltre i limiti dell'umana sopportazione, con il secondo annullamento in Cassazione, quei pochi compiti non di Polizia che aveva nel museo gli sono stati sottratti insieme ad altre somme di danaro dallo stipendio percepito sin dal primo giorno di lavoro;

si ricorda che in favore del tenente vi sono interrogazioni presentate al Parlamento europeo, al Senato della Repubblica, al Consiglio regionale della Basilicata e presso la Provincia di Potenza; pertanto, la prosecuzione di questo trattamento non giova all'immagine pubblica del Paese e basterebbe che si facesse un accertamento sui luoghi per restituire a tanti cittadini fiducia nell'operato della politica e delle istituzioni,

si chiede di sapere se i Ministri siano al corrente di quanto sopra e che cosa intendano fare per restituire al tenente Giuseppe Di Bello la divisa, che non riceve da quasi 8 anni, il proprio lavoro, svolto sempre tenendo alto il giuramento solenne che aveva dato all'atto dell'assunzione.

(4-07906)