• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00346    vista la Relazione all'Assemblea deliberata dalle Commissioni III Affari esteri e comunitari e IV Difesa della Camera dei deputati in data 1 agosto 2017;    premesso...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00346presentato daRAMPELLI Fabiotesto diMercoledì 2 agosto 2017, seduta n. 847

   La Camera,
   vista la Relazione all'Assemblea deliberata dalle Commissioni III Affari esteri e comunitari e IV Difesa della Camera dei deputati in data 1 agosto 2017;
   premesso che:
    dopo la chiusura della rotta balcanica i migranti che salpano dalle coste libiche verso l'Italia e l'Europa meridionale rappresentano il novanta per cento del totale e, dopo l'aumento del 18 per cento degli ingressi clandestini registrato già nel 2016, per l'anno in corso l'Unione ha preso atto del fatto che «non ci sono indicazioni che il trend possa cambiare finché non migliorerà la situazione economica e politica» nei paesi di origine e in Libia, e ha stimato le persone pronte a partire dalla Libia nel corso della prossima estate tra settecentomila e il milione;
    la crescita esponenziale del flusso migratorio che attraverso la Libia per poter poi raggiungere via mare l'Italia ha, infatti, tra le sue cause, la situazione di crisi nell'area del Mediterraneo centrale determinata dal perdurante conflitto interno in Libia e dal conseguente collasso del sistema statuale;
    rispetto alla «Dichiarazione di Malta dei membri del Consiglio europeo sugli aspetti esterni della migrazione; affrontare la rotta del Mediterraneo centrale» adottata dall'Unione europea il 3 febbraio 2017, che impegnava gli Stati membri «a prendere ulteriori misure per ridurre in maniera significativa i flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale e smantellare il modello di attività dei trafficanti, rimanendo al contempo vigili riguardo alla rotta del Mediterraneo orientale e ad altre rotte» non è stato compiuto alcun progresso;
    tra le ipotesi dibattute nel vertice di Malta vi era stata quella di creare una line of protection, di fatto un blocco navale da realizzare con unità e uomini libici finanziati dalla Commissione con duecento milioni di euro a valere sul Fondo fiduciario dell'Unione europea per l'Africa, volto a costituire una prima linea di difesa per impedire le partenze, dietro alla quale dovrebbero continuare ad operare le navi europee della missione «Sophia», con lo scopo di soccorrere i migranti alla deriva e di distruggere i barconi catturati;
    è completamente fallito il piano dei ricollocamenti e, con esso, l'applicazione di un criterio di equa distribuzione dei migranti tra gli Stati membri, nonché, sinora, anche i primi tentativi di accordo con la Libia e con le Nazioni dell'Africa settentrionale e sub sahariana finalizzati a contrastare il traffico di esseri umani;
    intanto, la missione EunavforMed è ferma da ormai diciotto mesi alla seconda fase, e non sembra avviata all'operatività della fase tre, per la quale si rendono necessari sia una risoluzione delle Nazioni unite sia il consenso e la cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero, e nell'ambito della quale sarebbe finalmente possibile neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell'impegnarsi in ulteriori attività criminali;
    altro fallimento della gestione dell'emergenza migratoria come attualmente configurata è certamente rappresentato dal cosiddetto approccio hotspot, i punti di crisi la cui istituzione è stata deliberata nell'ambito dell’«Agenda europea delle migrazioni», finalizzati a gestire in modo più efficace le procedure di identificazione e smistamento dei migranti irregolari;
    la missione di supporto alla Guardia costiera libica nasce in modo intempestivo e in una situazione di grande ambiguità e rischia, pertanto, di esporre i nostri militari a gravi rischi perché costretti ad operare in uno scenario che potrebbe divenire con grande rapidità uno scenario di guerra;
    non può essere dimenticato, infatti, che due terzi delle zone costiere della Libia sono sotto il controllo del generale Haftar,

impegna il Governo

   a predisporre il massimo impegno dando ampi poteri allo Stato Maggiore della Difesa affinché la sicurezza dei nostri militari sia l'elemento prioritario per definire il dispositivo da impiegare;
   ad adottare tutte le iniziative necessarie, se del caso anche normative, per velocizzare le procedure di identificazione dei migranti, quelle relative alle verifiche circa la concedibilità dello status di rifugiato e quelle per rimpatriare i soggetti che non hanno titolo a rimanere in Italia;
   ad attivarsi in sede europea ai fini della realizzazione di un sistema di gestione dell'immigrazione e di asilo coerente ed equilibrato, che passi attraverso la revisione del Regolamento di Dublino, la messa in atto di misure concrete contro l'immigrazione irregolare attraverso la presente missione, quali, in primo luogo, il riaccompagnamento nei porti della Libia delle imbarcazioni che trasportano i migranti, e a garantire l'efficacia dei meccanismi di espulsione attraverso la negoziazione di appositi accordi con gli Stati di origine dei migranti;
   a promuovere un dibattito in sede NATO per chiarire quale sia il ruolo della Francia in Libia, al fine di deliberare una strategia complessiva unitaria in ambito NATO verso la Libia, e per chiedere alla Francia un impegno del generale Haftar a collaborare nel contrasto all'immigrazione clandestina;
   a promuovere in ambito europeo l'adozione di misure finalizzate alla prevenzione delle migrazioni attraverso il sostegno dei paesi di origine;
   ad avviare la graduale dismissione dei centri hotspot realizzati sul territorio nazionale, al contempo promuovendo, in collaborazione con gli Stati membri dell'Unione europea e gli organismi internazionali che si occupano dei fenomeni migratori, alla istituzione di centri sul modello degli hotspot in Libia e nelle località di partenza dei migranti, al fine di verificare la sussistenza dei requisiti per la concessione di misure di protezione internazionale già nei luoghi di origine e disincentivare le partenze;
   a sollecitare in sede europea l'adozione delle iniziative necessarie affinché gli Stati membri riducano in misura sostanziale i tempi di risposta alle domande di ricollocazione delle autorità italiane e incrementino gli impegni nel quadro del programma di ricollocazione;
   a sollecitare la rapida conclusione degli accordi di riammissione tra Unione europea e i Paesi di provenienza dei migranti, al fine di rendere più agevoli le procedure di rimpatrio di coloro che non hanno diritto a misure di protezione, e ad applicare le stesse in ambito nazionale;
   a promuovere il varo della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che possa dare avvio alla terza fase di EunavforMed, al fine di contrastare con maggiore efficacia i trafficanti di esseri umani.
(6-00346) «Rampelli, Cirielli, La Russa, Giorgia Meloni, Murgia, Nastri, Petrenga, Rizzetto, Taglialatela, Totaro».