• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/12094    la Banca centrale europea mette in luce una serie di criticità rispetto al calcolo dei dati di Eurostat sul tasso di disoccupazione, poiché il metodo di calcolo è basato su convenzioni...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-12094presentato daRIZZETTO Waltertesto diMartedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

   RIZZETTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
   la Banca centrale europea mette in luce una serie di criticità rispetto al calcolo dei dati di Eurostat sul tasso di disoccupazione, poiché il metodo di calcolo è basato su convenzioni statistiche che non tengono conto di chi ha smesso di cercare un posto di lavoro, perché scoraggiato, e soprattutto dei «sottoccupati», ossia, chi suo malgrado lavora part-time;
   secondo la Banca centrale europea i dati sul tasso di disoccupazione, dunque, si basano su convenzioni internazionali poco realistiche; si consideri, a titolo di esempio, che basta aver lavorato un'ora in una settimana per essere registrato tra gli occupati. La Banca centrale europea ha quindi calcolato la percentuale dei senza lavoro al netto delle consuetudini statistiche ed è arrivata alla conclusione che dal 9,5 per cento stimato da Eurostat, per l'area euro si arriverebbe al 18 per cento, ossia quasi il doppio. Ai disoccupati in senso stretto, vale a dire i cittadini che cercano lavoro ma non lo trovano, vanno aggiunti quelli che hanno smesso di cercare un'occupazione non sperandoci più e i sottoccupati, ossia quanti lavorano meno ore di quanto vorrebbero. Solo questi ultimi, secondo l'Eurotower, sono ben 7 milioni nei 19 Paesi che hanno adottato l'euro, a fronte di 15 milioni di disoccupati «ufficiali»;
   gli analisti della la Banca centrale europea hanno, dunque, riscontrato che persiste un alto grado di sottoutilizzo della manodopera (o «eccesso di offerta» nei mercati del lavoro) ben superiore al livello suggerito dal tasso di disoccupazione;
   risulta quindi poco attendibile il calcolo del tasso di disoccupazione basato sulla definizione dell'Organizzazione internazionale del lavoro, a cui fanno riferimento le statistiche nazionali, per l'Italia quelle dell'Istat, e quelle dell'intera Unione europea diffusa da Eurostat;
   per quanto riguarda la situazione occupazionale dei singoli Paesi, in particolare, emerge che in Italia il sottoutilizzo di manodopera ha continuato ad aumentare per tutta la durata della ripresa, contrariamente a quanto è successo per esempio in Spagna e altri Paesi; inoltre, nel nostro Paese la sola disoccupazione giovanile, il cui calcolo ovviamente è caratterizzato dagli stessi limiti di quella generale, resta superiore di oltre tre volte rispetto a quella totale, un primato negativo che condivide solo con il Lussemburgo –:
   quali siano gli orientamenti del Ministro interrogato sui fatti esposti in premessa;
   se e quali iniziative intenda adottare, considerando che la Banca centrale europea ha verificato che i dati ufficiali sulla disoccupazione sono lontani dalla realtà e che, in particolare, in Italia è allarmante il dato relativo all'aumento della disoccupazione giovanile nonché al sottoutilizzo di manodopera. (5-12094)