• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/12092    nell'indagine condotta dall'Istat in collaborazione con il Ministero della giustizia, si legge che negli ultimi 5 anni si registrano 774 casi di donne uccise, con una media di circa 150...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-12092presentato daGALGANO Adrianatesto diMartedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

   GALGANO, OLIARO, CATALANO, MUCCI, MOLEA e MENORELLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
   nell'indagine condotta dall'Istat in collaborazione con il Ministero della giustizia, si legge che negli ultimi 5 anni si registrano 774 casi di donne uccise, con una media di circa 150 all'anno: questo significa che in Italia ogni due giorni ne muore una;
   secondo le stime del 2016 in Italia sono più di 1.600 i figli rimasti orfani di madre a causa di un femminicidio. Questi ragazzi, che si possono definire vere e proprie «vittime secondarie», subiscono molteplici danni, spesso irreparabili, legati al trauma per avere in alcuni casi assistito direttamente all'omicidio, al lutto violento, all'indigenza, alla mancanza di un'educazione adeguata e di una guida in un'età molto delicata per la crescita;
   purtroppo non esiste ancora una legge specifica che li tuteli o li sostenga, anche economicamente, a differenza di quanto invece accade per altre categorie, come per le vittime di mafia, o del terrorismo;
   il 3 ottobre 2007 a Palagonia, in provincia di Catania, Marianna Manduca (che aveva denunciato molteplici volte le minacce e violenze subite) fu uccisa con sei coltellate al petto dal marito, Saverio Nolfo. L'uomo è attualmente in carcere dove sta scontando la condanna a 20 anni per l'omicidio commesso;
   è evidente che nonostante le molteplici denunce della vittima per le violenze subite da parte del coniuge, i pubblici ministeri non furono in grado di fermare i maltrattamenti;
   i tre bambini rimasti orfani sono stati affidati a Carmelo Cali, il cugino della madre assassinata, che ne è diventato tutore a tutti gli effetti. Sulla base della legge del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati, costui aveva fatto ricorso alla Corte di cassazione, affinché agli stessi venissero riconosciuti i danni subiti a causa della negligenza dei giudici;
   il 13 giugno 2017 la corte d'appello di Messina ha emesso la sentenza che ha stabilito il dolo e la colpa grave dei magistrati che, nonostante le dodici denunce della donna, non fecero quanto era in loro potere per evitare il tragico epilogo. Il tribunale ha condannato la Presidenza del Consiglio dei ministri al risarcimento di 300 mila euro di danni ai tre orfani;
   gli avvocati Alfredo Galasso e Licia D'Amico, legali dei figli di Marianna Manduca, hanno reso noto sulla stampa che Palazzo Chigi ha deciso di presentare istanza di ricorso alla sentenza della corte d'appello di Messina;
   un fenomeno sociale come l'omicidio di genere necessita di una presa di coscienza e quindi di responsabilità da parte dello Stato –:
   se il Governo non ritenga opportuno assumere iniziative per rinunciare all'impugnazione della sentenza della corte d'appello di Messina, che non punisce la magistratura nel suo complesso, ma riconosce la responsabilità di singoli giudici. (5-12092)