• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.7/01342 (7-01342) «Paglia, Marcon, Airaudo, Fratoianni».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01342presentato daPAGLIA Giovannitesto diLunedì 18 settembre 2017, seduta n. 852

   La VI Commissione,

   premesso che:

    con il decreto-legge n. 99 del 2017, come modificato dalla legge di conversione 31 luglio 2017, n. 121, il Governo ha dettato regole e modalità di esecuzione della liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza;

    in particolare, questo processo ha significato l'acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo spa degli asset dei due istituti, ad esclusione di quelli deteriorati, destinati a Gsa e di alcune società ritenute non appetibili da Intesa, rimaste in capo al liquidatore;

    fra gli obiettivi dichiarati dal Governo c'era la salvaguardia dei lavoratori impegnati nelle banche venete, per la quale sono stati impegnati 1,25 miliardi di euro di risorse pubbliche, finalizzate a gestire gli esuberi del gruppo consolidato, impegno confermato dallo stesso cessionario, Banca Intesa, che in diverse sedi ha assicurato che, a seguito del trasferimento del personale delle banche in liquidazione, non si darà luogo a licenziamenti e si farà ricorso, su base volontaria, agli incentivi al prepensionamento previsti nell'ambito del fondo di solidarietà del settore del credito, nonché ad ulteriori misure volte a salvaguardare i livelli occupazionali;

    il suddetto piano degli esuberi coinvolge circa 4.000 dipendenti, che potranno chiedere per la loro uscita anticipata uno «scivolo» fino a sette anni, dei quali poco meno di 1.100 provenienti dalle due banche in liquidazione, mentre i restanti, circa 2.900, da Banca Intesa;

    secondo fonti sindacali (Fisac Cgil, First Cisl) l'accordo raggiunto da Banca Intesa, nell'ambito dell'operazione di integrazione delle due banche in liquidazione, avrebbe esteso l'uso del suddetto fondo di solidarietà fino a 84 mesi per la prima tranche da 1.000 esuberi ed a 60 mesi per le successive 3.000 uscite, tutte, come sottolineato dall'amministratore delegato dell'istituto cessionario Carlo Messina, rigorosamente «volontarie»;

    deve essere rimarcato, quindi, che con l'operazione, pur in modo indolore, il Governo non ha scelto di affrontare la questione occupazionale nel suo complesso, essendosi limitato a destinare 1,25 miliardi di euro alla banca cessionaria perché gestisca in proprio gli esuberi, strategia che comporterà nell'immediato una significativa contrazione occupazionale;

    infatti, secondo quanto si apprende dalle medesime fonti sindacali e giornalistiche, permarrebbero due problemi: il primo è quello relativo alla sorte dei lavoratori delle società non ricomprese nel perimetro della fusione con Intesa Sanpaolo, cioè circa 700 persone, attualmente non contemplate negli accordi, che potrebbero anche avere le condizioni soggettive utili a godere dell'uscita anticipata garantita dai fondi pubblici; il secondo riguarderebbe i 200 giovani lavoratori precari dei due istituti ai quali non è stata prospettata alcuna soluzione diversa dalla mancata riconferma del contratto, e per i quali la fusione coincide quindi con il licenziamento;

    con riferimento ai dipendenti delle 14 società delle due banche in liquidazione ma non rilevate dal cessionario, l'allarme arriva dagli stessi sindacati che, nel sottolineare in particolare il caso della Bim, forniscono un elenco dettagliato, riferito ai dati relativi al bilancio 2016, secondo cui tali società comprendono 684 lavoratori ai quali aggiungere i 319 lavoratori già impiegati nelle controllate estere. Sempre secondo il sindacato, la componente maggiore è costituita dai 481 dipendenti di Bim Banca Immobiliare (Veneto Banca) e delle sue controllate italiane Symphonia Sgr, Bim Fiduciaria e Bim Insurance Brokers. Secondo lo stesso sindacato, non risultano transitate da Veneto Banca a Banca Intesa neppure Apulia Prontoprestito (con 41 dipendenti), Claris Leasing (con 29 dipendenti), Claris Factor (con 26 dipendenti), Apulia Previdenza (con 25 dipendenti) ed Immobiliare Italo Romena (con 7 dipendenti); così come non hanno trovato approdo dalla banca popolare di Vicenza in Banca Intesa le società Immobiliare Stampa (con i suoi 32 dipendenti), Farbanca (28 dipendenti), PrestiNuova, Nem Sgr e BpVi Multicredito (con 15 dipendenti complessivi);

    qualora i suddetti numeri fossero confermati dal Governo, l'intera operazione di liquidazione oltre a determinare una ingiusta ed odiosa discriminazione tra lavoratori, come evidenziato dal primo ordine di problemi, sembrerebbe ancora una volta scaricare l'intero costo di gestioni dissennate e di scelte politiche tardive e pasticciate sui più giovani;

    tra l'altro il decreto-legge n. 99 del 2017 non prevede alcuna esplicita disposizione a garanzia di quanto affermato dal cessionario con riferimento al piano degli esuberi, né tantomeno per quei dipendenti delle società partecipate dalle due banche venete che, non essendo stati acquisiti dal cessionario, rientreranno, insieme ai crediti deteriorati, nel perimetro della «bad bank» Sga;

    i dipendenti delle banche in questi anni hanno già pagato con pesanti sacrifici il prezzo delle difficoltà delle loro aziende e adesso per loro è arrivato il tempo di avere certezze e sicurezze occupazionali per il futuro,

impegna il Governo:

   a vigilare, per quanto di competenza, affinché nell'ambito delle procedure di trasferimento del personale e della trattativa sugli esuberi vengano coinvolti e garantiti, con priorità, tutti i lavoratori, compresi quelli che, pur lavorando per le società partecipate dalle due banche cedute, sono stati esclusi dal decreto-legge n. 99 del 2017 dal perimetro della fusione;

   ad adottare iniziative per definire una norma che chiarisca, all'interno del decreto-legge n. 99 del 2017, che, nell'ambito della procedura di liquidazione, rientrano anche tutti quei lavoratori delle società partecipate dalle due banche cedute e che, secondo quanto dallo stesso stabilito, non sarebbero attualmente ricompresi nel perimetro della fusione con Banca Intesa;

   ad assumere ogni iniziative di competenza perché Banca Intesa si faccia carico degli oltre 200 lavoratori precari delle due ex banche venete, che non devono essere gli unici a non vedere garantita la propria continuità occupazionale.
(7-01342) «Paglia, Marcon, Airaudo, Fratoianni».