• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/02208 MANCUSO, PAGANO, TORRISI, D'ALI' - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute - Premesso che: il diritto allo studio rappresenta uno dei principi...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02208 presentata da BRUNO MANCUSO
mercoledì 14 maggio 2014, seduta n.246

MANCUSO, PAGANO, TORRISI, D'ALI' - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute - Premesso che:

il diritto allo studio rappresenta uno dei principi fondamentali e inalienabili della persona, garantito dagli articoli 3, 33 e 34 e 97 della Costituzione, ovvero dal principio di uguaglianza sociale dei cittadini davanti alla legge, dalla libertà di scienze ed arti, dal diritto all'istruzione aperta a tutti e alla promozione meritocratica, dal principio d'imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione;

con l'entrata in vigore della legge n. 264 del 1999, il sistema universitario italiano ha adottato il numero chiuso o programmato per disciplinare l'iscrizione ad alcune facoltà;

il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca pro tempore con il decreto del 30 gennaio 2013, n. 47, cosiddetto «decreto AVA», ha sancito un ulteriore irrigidimento dei criteri di valutazione dei requisiti minimi di accesso;

oggi il 57 per cento dei corsi di laurea in Italia presenta barriere all'accesso;

i dati rispecchiano una situazione allarmante per l'Italia che conta meno laureati nella fascia di età 30-34 anni (il 20 per cento) rispetto alla media europea (32 per cento), risultando così ben lontana dagli obiettivi fissati dall'Unione, la quale pone al 40 per cento la soglia minima, da raggiungere nel prossimo decennio, dei neolaureati;

considerato che:

in Italia è cresciuta anche l'emigrazione intellettuale, provocando effetti disastrosi sul livello di competitività del sistema economico e produttivo del Paese, che avrebbe bisogno invece di un numero maggiore di risorse umane qualificate;

lo stesso Consiglio di Stato ha osservato che l'ammissione ai corsi di laurea non dipende in definitiva dal merito del candidato, ma da fattori casuali e affatto aleatori legati al numero di posti disponibili per ciascun ateneo e dal numero di concorrenti presso ciascun ateneo, ossia fattori non ponderabili ex ante;

gli stessi giudici hanno evidenziato che svolgendosi la prova unica nazionale nello stesso giorno presso tutti gli atenei, a ciascun candidato è data un'unica possibilità di concorrere, in una sola università, per una sola graduatoria, con l'effetto pratico che coloro che conseguono in un dato ateneo un punteggio più elevato di quello conseguito da altri in un altro ateneo rischiano di essere scartati, e dunque posposti, solo in virtù di un dato casuale del numero di posti e di concorrenti in ciascun ateneo;

l'attuale situazione determina tra i giovani studenti che vogliono affermare le loro naturali inclinazioni verso uno specifico settore professionale un pericoloso senso di impotenza e di frustrazione con riflessi spesso irreversibili sull'equilibrio psicofisico individuale;

il TAR del Lazio ha ammesso con riserva studenti esclusi a frequentare le lezioni in attesa della pronuncia della Corte costituzionale sulle evidenti disparità di trattamento tra un ateneo e l'altro;

attorno ai test d'accesso si è sviluppato pertanto un fiorente mercato di assistenza legale a causa dei vari ricorsi avviati al TAR nelle varie regioni d'Italia, nonché dei costosi corsi privati di preparazione che nulla hanno a che fare con le competenze richieste ai laureandi, con la conseguenza di un onere per le famiglie italiane, le quali si vedono discriminate ulteriormente di fronte al fondamentale diritto all'istruzione pubblica in ragione della loro capacità di spesa, e per lo Stato che deve anche farsi carico dei costi legati ai crescenti ricorsi amministrativi nelle varie sedi dei Tribunali italiani;

di fronte alla crescente disoccupazione giovanile è quanto mai necessario investire in istruzione e formazione, garantendo uguali possibilità di accesso allo studio così come alla ricerca di un posto di lavoro;

oggi molti giovani ricorrono anche all'estero solo per conseguire la laurea aggirando così la normativa italiana che prevede numeri programmati;

per alcune facoltà, quali per esempio Medicina e chirurgia, sarebbe utile approntare prove d'accesso che tengano conto delle inclinazioni individuali dei concorrenti, visto che la professione futura di medico, per la sua complessità, non può prescindere dai requisiti personali non valutabili attraverso test a risposta multipla,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo promuovere la modifica di queste disposizioni al fine di evitare di assistere a questa continua emigrazione di risorse umane qualificate che scelgono di lavorare e produrre al di fuori del nostro Paese;

se intenda attivarsi al fine di abolire, in particolare, il test di medicina, e rimuovere definitivamente le barriere iniziali come indicato in un'intervista pubblicata sul "Corriere della Sera" del 30 aprile 2014, in cui il Ministro dichiarava che "solo attraverso lo studio, i risultati e il sacrificio si giudica un buon medico";

se intenda promuovere il "modello francese", e in particolare istituire un primo anno aperto a tutti con sbarramento finale;

se e quali azioni in alternativa intenda promuovere al fine di garantire il libero acceso alla formazione universitaria e il diritto allo studio;

se intenda introdurre una normativa apposita che disciplini le iscrizioni agli albi con regole specifiche ogniqualvolta il diploma di laurea venga conseguito in Paesi diversi dall'Italia.

(4-02208)