• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/17997 (4-17997)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17997presentato daMAESTRI Andreatesto diMartedì 3 ottobre 2017, seduta n. 863

   ANDREA MAESTRI, CIVATI, BRIGNONE e PASTORINO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   da quando Poste italiane nel 1998 si è trasformata in una società per azioni e il capitale pubblico si è ridotto, i contratti a termine sono cresciuti fino a riguardare dal 30 al 50 per cento della forza lavoro impiegata nei servizi di recapito, nonostante la normativa stabilisca il limite a 20;

   migliaia di ex-dipendenti con contratto a tempo determinato hanno un contenzioso aperto contro Poste italiane da oltre dieci anni e rivendicano la violazione della disciplina sui contratti a termine e delle clausole previste dalla direttiva 1999/70. Molti di loro hanno lavorato fino al 2008 con ripetuti contratti a tempo determinato, ma dopo la modifica del decreto legislativo n. 368 del 2001, con la legge n. 247 del 2007, che ha stabilito il tetto massimo a 36 mesi, l'azienda non ha più rinnovato loro il contratto;

   da quel momento Poste italiane ha sistematicamente assunto con contratti a tempo determinato per un massimo di 24 mesi – dato che oltre il contratto collettivo nazionale prevede un incremento di stipendio – per sostituzioni ma anche per coprire posizioni rimaste vacanti dopo i pensionamenti e che necessiterebbero di figure stabili;

   il decreto legislativo n. 23 del 2015 (cosiddetto Jobs Act) ha poi consentito alla società di incrementarne il ricorso;

   i sindacati denunciano Poste italiane di utilizzare contratti a tempo determinato di 24 mesi a «oltranza», con persone diverse inter-cambiate in modalità «usa e getta», in contrasto con quanto ribadisce la legislazione sul rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato che deve rappresentare la forma privilegiata di accesso al mondo del lavoro;

   questa pratica ha anche permesso all'azienda di non fare più ricorso alla «clausola elastica» che prevede di ricorrere a personale già formato per la carenza di organico, prima riducendo i precari interni – dipendenti costretti al part-time ma che attendono il passaggio al full-time – e poi quelli esterni che hanno acquisito competenze;

   per gli interroganti, un'azienda sana come Poste italiane, quotata in borsa, che ha chiuso il 2016 con risultati in forte crescita di fatturato e margini, dovrebbe astenersi da comportamenti che sono in netto contrasto con il dettato costituzionale, in particolare con l'articolo 36; si tratta di un'azienda che, per gli interroganti, al fine di tutelare esclusivamente i propri interessi contravviene all'articolo 4 «Tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori» del suo «Codice Etico»;

   a tutto ciò si aggiungono i suoi obblighi etici e comportamentali nei confronti della legislazione italiana e della Costituzione dovuti alla partecipazione dello Stato – tramite il Ministero dell'economia e delle finanze e attraverso la Cassa depositi e prestiti – che, con oltre il 60 per cento, rappresenta l'azionista principale e che, proprio grazie all'operazione di alienazione del 2014, ha permesso all'azienda di ottenere gli attuali risultati finanziari;

   recentemente il Ministro del lavoro e il presidente dell'Anpal hanno illustrato un pacchetto di incentivi per l'occupazione dei giovani, da inserire nella prossima legge di bilancio, che mira a dimezzare i costi dei contributi per i primi tre anni di contratto alla aziende che li assumono a tempo indeterminato. Secondo il presidente di Anpal, l'incentivo «avrà l'effetto di evitare (...) utilizzi opportunistici nel breve periodo (...) e di rilanciare le assunzioni stabili dei giovani» –:

   se il Governo sia a conoscenza della pratica utilizzata ad oltranza, da parte di Poste italiane, dei contratti a tempo determinato a 24 mesi e se, considerato il ruolo del Ministero dell'economia e delle finanze quale maggior azionista della società, non ritenga opportuno assumere iniziative affinché ne siano chiarite le motivazioni;

   se non ritenga urgente intervenire, per quanto di competenza, affinché Poste italiane, nel rispetto degli obblighi di legge, limiti il ricorso ai contratti a tempo determinato al 20 per cento e offra ai lavoratori con contratto a tempo determinato prospettive future reali, in virtù del dettato costituzionale, al fine di garantire ai cittadini attraverso il lavoro un'esistenza dignitosa.
(4-17997)